Questione di “Watt”…

Alcuni messaggi di lettori con richieste dirette d’informazioni di un certo genere e alcuni colloqui occasionali con personaggi noti e qualificati del mondo dell’audio professionale, hanno risvegliato in me un’impellente necessità di “togliermi dalla scarpa un sassolino” da troppo tempo sopportato, a volte per gentilezza nei confronti dell’interlocutore, a volte per disarmata desistenza di fronte a chi appare candidamente sicuro di quel che dice, a volte ancora per pura e venale ragione commerciale.

Non ce l’ho con nessuno in particolare ovviamente; il sassolino in questione deriva soltanto dalla constatazione che la cultura del “passa parola”, nonostante tutti gli sforzi che negli ultimi anni da parte di tanti, me compreso, sono stati fatti, ancora non è stata debellata, per lasciare spazio alla vera cultura, quella con la “C” maiuscola che in “Acustica”, in tutte le sue innumerevoli branche, è assolutamente necessario praticare se si vogliono avere certezze nel futuro del settore Audio, in particolare quello professionale.

Oggi non è più ammissibile si possa utilizzare lo stesso linguaggio senza senso che era utilizzato, per completa mancanza di cultura specifica, rispetto a molti argomenti tecnici 20/30 anni orsono.
Un linguaggio che non consente assolutamente la formazione di un’oggettiva capacità di giudizio, basata sulla conoscenza reale delle questioni tecniche, che sola può portare a scelte corrette ed oculate in sintonia con le effettive necessità.

Eppure recentemente, nonostante la diffusione d’informazioni attraverso le riviste di settore, migliorata rispetto al passato, la facile reperibilità di libri specifici, tra i quali alcuni, nonostante la lingua Inglese, assolutamente comprensibili, per dovizia di disegni, schemi e quant’altro, anche da chi questa lingua non conosce bene, la diffusione da parte d’alcuni seri fabbricanti di molte informazioni tecniche, spesso più numerose di quelle commerciali, il consistente numero di “workshops” che si tengono in diverse occasioni nelle città principali, le fiere di settore sempre più arricchite da conferenze specifiche, i numerosi corsi per fonici o tecnici del suono che ormai si svolgono con regolarità in alcune città della penisola; eppure, dicevo, proprio da personaggi frequentatori o in ogni modo fruitori di tutti questi mezzi d’informazione specifica mi sono sentito rivolgere le domande più insensate o ho dovuto ascoltare le affermazioni più ignoranti, nel senso etimologico della parola, rispetto a questioni tecniche basilari, la cui comprensione è alla radice di qualunque processo decisionale nel mondo dell’audio professionale.

Le più ricorrenti tra tutte, hanno meritato recentemente la mia attenzione e provocato questo mio “sfogo”, gia espresso qualche anno fa in altre pagine autorevoli (1) per analoghe ragioni.
Eccole:

“Quante migliaia di watts deve avere l’impianto?”
“Il mio impianto ha diecimila watts”
“Occorrono cinquantamila watts per sonorizzare quella piazza.”
“Quanti watts sono le casse?”
“Quanti watts è quell’impianto?
“Voglio un impianto da ventimila watts”

E così di seguito.

La tentazione di rispondere in modo sarcastico a tali affermazioni e domande, è stata in ogni occasione molto forte, ma l’ho sempre respinta, certo che l’interlocutore fosse in buona fede e meritasse una chiara spiegazione piuttosto che una battuta tagliente.

Ho deciso quindi di farlo ancora una volta anche su queste pagine, con la speranza di contribuire ad eliminare per sempre un falso tecnico che inquina il settore e genera confusione nel mercato con danni spesso irreparabili, d’immagine e di denaro, per coloro che giudicano buone le affermazioni senza senso o le risposte a tali domande.

Forse qualcuno in questo momento penserà :”Che giudizio esagerato per un modo innocente, anche se improprio, di utilizzare il linguaggio tecnico!”
Costui però si guarderà bene dallo spiegare, in buona o cattiva fede, che, attraverso una comunicazione errata, basata sull’uso improprio di un linguaggio di gran presa perchè poco conosciuto e apparentemente molto tecnico, si provocano grossi errori di valutazione in chi ascolta, con il danno che ne consegue, e con il rischio di dar vita a quello che legalmente si definisce “millantato credito” se non addirittura “truffa”.

Infatti oggi per la stragrande maggioranza degli operatori del settore il “conteggio dei watts” di un impianto audio è il metro di valutazione della sua qualità o almeno della sua utilizzabilità a livello “professionale” e quindi molto spesso, se non sempre, tale parametro ne determina l’acquisto.
Tutto questo sa d’oscurantismo medievale, tempo in cui, il Medio Evo intendo, tenere la gente nell’ignoranza, consentiva ai potenti di turno l’esercizio del potere e dei soprusi.

Nel duemila, in un paese che pretende di essere tecnicamente avanzato come il nostro, nell’era di Internet, questo non deve più avvenire.

Ogni serio operatore commerciale o tecnico ha il dovere etico oltre che professionale, se tale vuol dimostrare di essere, di fornire all’interlocutore elementi oggettivi sufficienti per la formazione del proprio giudizio, anche se l’interlocutore stesso non lo richiede espressamente o non è in grado di recepire, per scarsa conoscenza della materia.

Non intendo fare il moralizzatore, no di certo, ma ho molti segnali per credere ed affermare che i tempi sono maturi a chè tutti si comportino in questo modo, contribuendo alla diffusione di informazioni corrette ed in ultima analisi utili alla crescita del settore.

Ma dopo queste premesse vediamo quali sono le questioni tecniche sulle quali sono basate le mie affermazioni.

Innanzi tutto è meglio ricordare il significato esatto del tanto abusato Watt.

Watt, o semplicemente W, è l’unità di misura della potenza , P (Power in Inglese), così come il metro è l’unità di misura delle dimensioni.
La Potenza è una grandezza elettrica o acustica impiegata nei bilanci energetici o nella definizione dei limiti di funzionamento di un apparato.
In altre parole è la rapidità, quantificata in watts, con la quale l’energia è spesa (trasferita dagli amplificatori ai diffusori) per compiere un dato lavoro: ad esempio, scaldare un ferro da stiro, muovere un altoparlante, significa impiegare una certa energia elettrica (potenza), appunto espressa in watts.

Tali unità di misura sono adottate nell’ambito del SI, sistema metrico decimale moderno, derivato dall’originario “French Système International d’Unitès”, diffuso in tutti i paesi del mondo, a parte in alcuni paesi anglosassoni come Gran Bretagna e Stati Uniti nei quali è comunque in corso un lento adeguamento.

Ora, chiarito il significato di Watt, rileggendo le frasi più sopra riportate, chiunque è in grado di capire che non hanno alcun significato in riferimento alle prestazioni di un impianto audio professionale; “aria fritta” direbbe qualcuno.

Infatti, qual’è il significato, ad esempio di una frase come: “Quest’impianto ha 10’000 Watts” ?

Intanto i watts un impianto non li può avere, infatti non è un soggetto attivo capace di “possedere”; tutt’al più, considerando che per impianto si intenda, come è logico che sia, amplificatori e diffusori insieme, si potrebbe dire che quest’ultimi possono “ricevere” i watts che gli amplificatori ad essi connessi possono fornire.

I watts di cui si parla si riferiscono alla somma della potenza utile che ogni diffusore è in grado di accettare senza rompersi, con una distorsione tollerabile, o si riferiscono alla somma della massima potenza erogata dagli amplificatori connessi?

Quindi, 10’000 Watts sono ottenuti sommando la massima potenza di uscita indistorta degli amplificatori utilizzati?
E in quest’ultima ipotesi, privilegiata da molti venditori per impressionare gli sprovveduti con numeri sempre più grandi, questa potenza a quale carico o impedenza, è riferita?

Tutti sanno, o dovrebbero sapere, che un amplificatore audio è un generatore di tensione (Volt) costante, mentre la potenza (Watt) è variabile a seconda del carico o impedenza che è connesso ai suoi morsetti di uscita.
Questo significa che 10’000 Watts su 8 Ohms (impedenza tipica di un diffusore) dovrebbero teoricamente raddoppiare su 4 Ohms e addirittura quadruplicare su 2Ohms, anche se in realtà questo non avviene perchè l’amplificatore teorico non è in pratica realizzabile.

Possiamo vedere però, senza approfondirne qui le ragioni, che mediamente un buon amplificatore incrementa del 50% la propria potenza al dimezzamento dell’impedenza del carico.
Quindi, prendendo ad esempio il frasario citato, uno stesso impianto audio, potrebbe avere 10’000 Watts o 15’000 Watts o ancora 22’500 Watts secondo l’impedenza dei diffusori che lo compongono 8-4-2 Ohms.
(Per non tirare in ballo i watts RMS, PEAK ecc. che sconvolgerebbero ancora le cifre).

A quale delle tre condizioni si riferisce la “potenza dell’impianto” preso ad esempio?

Qualcuno, forse, dichiara l’impedenza dei diffusori che fanno parte dell’impianto, o d’ogni loro singola via e le potenze relative, in modo che si possa risalire alla potenza totale?
La risposta è retorica, ovviamente ! Nessuno!

Per questa strada, appare chiaro, non si troverà alcuna delucidazione sulla potenza dichiarata del nostro ipotetico impianto, ma soltanto maggiore confusione.

Consideriamo che i watts dichiarati, siano invece riferiti alla somma della potenza massima che i diffusori del nostro impianto sono singolarmente in grado di sopportare, senza rompersi e senza dare luogo a fenomeni di distorsione inaccettabile durante il funzionamento.

Questa logica potrebbe far apparire più corretto il frasario incriminato; ma anche questa ipotesi, naufragherà miseramente nella mancanza totale di risposte che dovrebbero scaturire dalle seguenti domande:

In che condizioni i diffusori dell’ipotetico impianto sopportano tale potenza?

Secondo quale normativa DIN, IEC, AES, EIA?

Per quale ampiezza di banda tale potenza è sopportata?

Di che potenza si tratta?

Per quanto tempo?

Si tratta di potenza continua media RMS, con segnale sinusoidale?

E’ forse potenza RMS continua ma con segnale musicale?

Non sarà forse potenza di picco, PEAK, con segnale musicale?

Molte altre domande di questo genere si potrebbero formulare mettendo a nudo una grande quantità di dubbi, ma appare chiara l’inutilità di un tal esercizio mentale, che non potrebbe portare ad alcuna conclusione per mancanza di informazione sufficiente.
Quindi anche per questa strada non è possibile attribuire alcun significato alle frasi incriminate, ed ancora una volta la potenza dichiarata per il nostro impianto ipotetico non ha nessun riferimento, tale da poter essere di benchè minima indicazione delle sue prestazioni.

Ma c’è di più, molto di più, da dire per mettere in evidenza quanto è sbagliato e assolutamente risibile, parlare di Watts riferiti ad un impianto audio, così come purtroppo è cattiva prassi (per usare un eufemismo) nel settore professionale.

Dai due naufragati tentativi di capire il significato dei watts, attribuiti ad un ipotetico impianto audio, sembra apparire almeno un fatto incontrovertibile; la potenza dichiarata in questo frasario senza senso, corrisponderebbe alla somma di quella riferita alla capacità di accettarne dei singoli diffusori, oppure, riferita a quella erogata dai singoli amplificatori, parte dell’impianto stesso, su un carico non dichiarato.

In altre parole per definire, o lasciar intendere, le prestazioni dell’impianto (allucinante!), si fornisce in un caso un dato di potenza in Watts (di nessun significato perchè riferito al niente), che risulterebbe, a sua volta, da una somma virtuale delle potenze accettate da tutti i diffusori che compongono l’impianto, o meglio d’ogni sezione di cui un diffusore è composto, sia esso a due vie, tre vie o quattro vie, con il sub o senza ecc.: nell’altro caso ipotizzabile si fornisce una somma delle potenze massime che ogni amplificatore erogherebbe, essendo connesso alle medesime sezioni, ora citate, dalle quali è composto un diffusore professionale.

In tutte e due le ipotesi, per un attimo ammettendo che si possano prendere in considerazione, appare che la potenza dichiarata dell’impianto non ha, in nessun caso, la minima attinenza con le prestazioni di cui è capace: fare una somma in questo modo, per usare il primo paragone comprensibile che mi viene in mente, è come sommare tra loro le potenze somministrate al frigorifero, alla lavatrice, alla lavastoviglie, all’aspirapolvere, al condizionatore, vantandosi di avere una casa da 10’000 watts; ridicolo no?

In un impianto audio, che deve riprodurre tutta la banda utile, dalla frequenza più bassa riprodotta dal subwoofer, alla frequenza più alta riprodotta dal tweeter o dalla tromba, secondo il numero di sezioni che compongono il diffusore, le prestazioni sono determinate, in termini di massima pressione sonora, in condizioni di distorsione accettabile e di sicurezza per gli altoparlanti, dalla sezione più debole di cui è composto il diffusore o l’insieme dei diffusori che formano l’impianto.

Quindi se proprio si volesse continuare nell’eresia di utilizzare i Watts per una valutazione delle prestazioni dell’impianto bisognerebbe almeno indicare solo i Watts della via piu debole dell’insieme: ma quale?

Secondo la marca, il modello, la configurazione di cui si parla, due vie, tre vie, quattro vie, con sub, senza sub, con più sezioni alti, medi, bassi, medio bassi ecc., ci ritroveremmo a dover indicare decine e decine di valori diversi da impianto ad impianto anche per la sola via più debole, nonostante l’evidente semplificazione del numero d’elementi da valutare.

Insomma anche per questa strada appare evidente che i “Watts” non possono, in alcun modo, dare indicazioni sensate delle prestazioni di un impianto audio.

Tutt’al più, se proprio si vuole trovare ad ogni costo un’indicazione di qualche utilità in questo frasario, propongo ufficialmente, che questi Watts stiano ad indicare l’assorbimento medio e quindi il consumo medio di potenza elettrica dell’impianto audio cui sono riferiti, o meglio degli amplificatori che ne sono parte integrante.

In questo caso, credo nessuno possa essere in disaccordo, avremmo almeno una chiara indicazione per i tecnici che dovranno fornire l’alimentazione all’impianto audio nel suo insieme, e certamente, almeno quest’ultimi, potrebbero allestire un impianto elettrico adeguato o scegliere un generatore di corrente di potenza sufficiente.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe trovarsi completamente disorientato di fronte alla scoperta e alla dimostrazione che il “metro” più adottato, il “Watt”, al quale riferirsi per la valutazione e la successiva scelta di un impianto di sonorizzazione, al di là della marca, è in realtà vuoto di significato e il suo utilizzo così com’è generalizzato dà luogo a “modi di dire” senza senso.

Si pensi ai musicisti, alle agenzie di spettacolo che diffondono i cosiddetti “riders”, ai “services” che offrono Watts a gogò ecc.

A costoro, io garantisco che, eliminata questa prassi scorretta, saranno i primi a goderne e li invito a fare un piccolo sforzo per adeguarsi ed avvantaggiarsi di rinnovate e ben più pertinenti indicazioni delle “performances” o attributi identificativi utili di un impianto audio per il rinforzo sonoro professionale.

Quali?

In un prossimo articolo su ZioShow, mi adopererò per individuarne uno (o due al massimo) da considerare, in ogni tipologia o dimensioni d’impianto, come riferimenti tali per cui, le prestazioni pratiche irrinunciabili nell’utilizzo di un impianto di sonorizzazione professionale, potranno essere messe a confronto in modo oggettivo consentendo al professionista di valutare e scegliere secondo propria necessità.

Non ho in mente di trovare attributi di merito più o meno qualificanti per un tipo di impianto di sonorizzazione pittosto che un’altro; non m’interessa provocare una ridda di giudizi partigiani tra operatori del settore.
Intendo individuare elementi di giudizio oggettivi e condivisi sufficienti a determinare valutazioni semplici e scelte coerenti.

Per far questo, poichè non sono e non mi sento il depositario della verità, chiedo, espressamente, a tutti coloro, fabbricanti, consulenti, tecnici, operatori ecc., che comprendono e condividono l’utilità di fare chiarezza per la crescita del settore, di inviarmi le loro opinioni, le loro idee, i loro suggerimenti.

Non so se il mio invito avrà un seguito numericamante importante, come ritengo debba essere, per l’importanza dell’argomento e dell’interesse che dovrebbe suscitare. Se così non fosse proseguirò nella mia strada, proponendo la mia soluzione, a fronte del problema prospettato in queste pagine, convinto che, almeno per ragioni di civiltà e di cultura, se non tecniche, quest’ultimo debba essere finalmente affrontato e risolto.

Guido Noselli

Referenze.
1) “Frequenze puntiformi, gnomi, folletti ed altre storie “, Giornale dell’AES Italiana del Novembre 1997.

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