Dal Vecchio al Nuovo

Vi ricordate quando non c’erano gli scanner o i testa mobile come erano i concerti o gli spettacoli televisivi? E vi ricordate quando furono introdotti i primi cambiacolore per i PAR? Sembrava già una cosa fantastica! Beh da allora di strada ne abbiamo fatta davvero tanta…

Come tutti abbiamo potuto constatare, con le nuove tecnologie, si sono potuti sviluppare tutta una serie di apparecchiature dedite agli effetti luce che di certo non vanno a guastare l’estetica dello spettacolo, anzi, tutt’altro…

Basta accendere la televisione, o recarsi ad un concerto, per vedere una miriade di fasci colorati e di effetti in movimento.
Personalmente, li adoro, ma credo che ultimamente si sta forse esagerando un po’ troppo, specie in certi spettacoli televisivi.
A mio modesto giudizio, il light designer, deve “cucire” l’illuminazione attorno allo spettacolo o, in caso di un concerto live, al cantante.
Però a volte si rischia di cadere in un banale errore. Ossia lo spettacolo non è più il concerto del cantante ma…. il lavoro del light designer!!!

Ossia si rischia di “coprire” il vero scopo dello spettacolo, mettendo in mostra le nostre doti.
Per noi del settore è una cosa fantastica, ma credo, e non dobbiamo scordarcelo, che lo spettacolo è mirato soprattutto al pubblico ed è al pubblico che deve piacere. Ossia, bisogna ricordarsi, sempre a mio parere, questa semplice regola e cioè che il cantante deve incantare le “orecchie” del pubblico mentre noi dobbiamo incorniciare il tutto per soddisfare anche gli “occhi” del pubblico presente in sala o in piazza.

Insomma non solo luci, luci, luci, luci… Anche se, dobbiamo ammetterlo, ci piacerebbe tanto!

Non per fare propaganda a nessuno, ma ultimamente ho avuto modo di assistere al concerto di Ligabue, dove, un bravissimo light designer “made in Italy”, di nome Graziano “Billy” Bigliardi, è riuscito a creare uno splendido contesto di luci con l’utilizzo di semplici fari senza far ricorso a scanner o teste mobili.

E’ vero, forse a lui sarebbe piaciuto inserire una miriade di fasci che si muovevano sulla scena, ma devo dire che la sua scelta finale è stata ottima.

E’ riuscito a creare la luce giusta per lo spettacolo giusto.
Credo, anche leggendo varie riviste del settore e osservando molti concerti, che si stia tornando all’utilizzo di tecnologie più “classiche” senza però rinunciare alle ultime novità del settore dell’illuminotecnica.
Vedo che siamo in un periodo di transizione, ora si utilizza al 90% luci “intelligenti” e il restante 10% per i poveri PAR, ACL., etc… Ma invece, credo, che ora ci si stia accorgendo che il vecchio, caro faro con la gelatina o il cambiacolore non è poi così vecchio per esser mandato in pensione!

In una rivista del settore, “Sound & Lite”, possiamo apprezzare gli articoli sui tour degli Avion Travel e dei Matia Bazar, dove si usano esclusivamente, o per lo meno in larga parte, i fari di tipo “classico”.
E quindi, c’è un ritorno alla vecchia tecnologia associata a quella di ultima generazione, e credo, sia un connubio vincente!

Sarà che forse siamo tutti un po’ nostalgici dato che, chi più e chi meno, abbiamo tutti iniziato con una ventina di PAR e un piccolo banco manuale e forse… ora che sui banchi siamo più “polipi” che uomini, vogliamo tornare alle vecchie e care origini!

Beh vedremo come proseguirà, ma di sicuro, è bello vedere che alcuni light designer iniziano ad accorgersi che non esiste solo la tecnologia ma anche una qualità che si chiama “arte” e che forse ci possiamo definire più “artisti” che “professionisti” in quanto creiamo una “cornice di luce” dove il cantante diventa il protagonista principale.

Fabio Pentori

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