RCF TT+ Line Array

Mancasale è una località nei pressi di Reggio Emilia nel bel mezzo di una zona con forte sviluppo industriale, ed è proprio in uno dei tanti stradoni che si intersecano regolari che troviamo la struttura che ospita la fabbrica di RCF.

In RCF ci siamo recati qualche tempo fa per ascoltare il nuovo P.A. line array per sound reinforcement della serie denominata TT+ (Touring and Theatre).
Essendo questo uno dei primi articoli del nuovo corso di ZioGiorgio.it in cui si testano o si recensiscono prodotti, facciamo una breve premessa che non vuole avere altro effetto se non quello di chiarire il nostro punto di vista, lo spirito e il rispetto con il quale facciamo il nostro lavoro.

Nelle prove di ascolto sono determinanti e imprescindibili alcuni fattori che, di volta in volta, possono cambiare anche sensibilmente il giudizio che chi ascolta può farsi di un impianto per la diffusione. Stesso discorso per gli strumenti in genere dedicati all’audio e alla luce professionale.
Ad esempio un ascolto in uno spazio aperto è molto differente da un ascolto in un palazzetto dello sport o in un teatro, il genere di programma sonoro è ulteriore motivo di giudizio, come lo sono nel caso del sound reinforcement la disponibilità di tempo e di mezzi che il personale tecnico può dedicare all’assemblaggio e alla taratura di un P.A. Cosa, quest’ultima, che sa bene chi proviene dal mondo del service… (rent, si dice rental company pare, ma ne riparleremo).
E’ pur vero che non crediamo nemmeno al “tutto è relativo”, concetto per il quale i Sofisti Greci hanno scritto opere immense e dal quale ci guardiamo bene di entrare nel merito; siamo un manipolo di poveri tecnici.
Per questo ci sentiamo in dovere di esprimere delle sensazioni e di raccontarvi nella maniera più obbiettiva possibile quello che vediamo e sentiamo.
Bene, come dice sempre un famoso comico, “adesso che vi abbiamo dimostrato che abbiamo fatto le scuole alte” possiamo passare al test, promettendovi che in futuro non vi annoieremo più con queste premesse.

Seguiamo l’ing. Morlini, nostra guida, fino alla porta d’ uscita del capannone per raggiungere il luogo scelto per la demo.
Troviamo il nuovissimo Line Array TT + nel prato che separa il capannone della RCF dall’autostrada. E’ uno spazio piuttosto grande, direi come un paio di campi da calcio affiancati, libero sulla sinistra, chiuso dietro dallo stabile di RCF e da un’altra struttura a capannone sulla destra .
Il P.A. è montato su due sollevatori (tipo Lift per intendersi) distanziati circa 14 metri con 6 sistemi TTL33-A (top) per parte, mentre per la configurazione dei sub si è optato per una soluzione “mista” ossia con 4 sub TTS28-A centrali e altri due per parte, per un totale di 8.
L’altezza dell’array era di circa 5,5 mt. dal fly-bar a terra.
Per il sollevamento del sistema lo staff di RCF è ricorso all’uso di motori elettrici. Il peso complessivo dell’array in questa configurazione, di 200 kg abbondanti (32 kg per cassa più fly-bar e connessioni), non esclude il sollevamento manuale con un pò di sforzo in più da parte del personale che non ha possibilità di utilizzare motori.
Il TT+ può anche essere montato come cluster a terra senza bisogno di appenderlo, posizionando semplicemente i top sopra i sub.
In questa occasione non abbiamo avuto modo di verificare e ascoltare tale configurazione.
Non ho assistito nemmeno alle operazioni di appendimento (e spero di poterle magari filmarle in futuro), ma guardando da vicino i cabinet delle casse – due erano poste a terra di lato per essere esaminate da vicino – ho verificato una certa razionalità e pulizia negli accessori per il rigging.
Le staffe di collegamento delle casse e le spine di fissaggio restano sempre ancorate allo chassis scongiurando il pericolo di smarrimento di pezzi fondamentali.
Come opzione è previsto un carrello sul quale si può montare il cluster in tutta comodità che permette, tra le altre cose, di configurare agevolmente le inclinazioni degli elementi in base ai calcoli precedentemente fatti col software di simulazione acustica fornito di serie.
Terminata questa fase basta portare il carrello sotto il gancio e sollevare l’array.

Di rack finali e processori nessuna traccia dato che il TT+ è un P.A. attivo e processato.
Nel dettaglio la potenza è affidata a 3 finali digitali con tecnologia Switching in classe D: 250 Watt per le alte al driver a compressione, 500 per le medie e altre 500 per le basse, da intendersi come potenze di picco.
Sempre integrato troviamo un processore con possibilità di controllo della frequenza di taglio del crossover (due assegnabili tramite switch) e un HF correction da usare in base alle dimensioni del cluster.

Dopo aver curiosato e gironzolato attorno ai sub e ai top siamo passati alla prova d’ascolto vera e propria.

Il primo ascolto è senza sub con un pezzo abbastanza spoglio dalle sonorità in prevalenza acustiche.
La prima impressione, che poi si rivelerà almeno in questa prova una caratteristica peculiare del TT+, è una pulizia e una definizione nella parte delle frequenze alte notevole. Scopro che è merito di 3 driver a compressione (modello ND1411-MT) montati su trombe dritte.
Le frequenze medie invece sono affidate a un midrange caricato a tromba da 8’’ con magnete al neodimio e cestello in alluminio pressofuso mentre dei medio bassi si occupano due coni sempre da 8’’, filtrati e ottimizzati per la resa intorno ai 100 Hz.
In effetti, per merito del “classico” doppio 8’’ sfruttato a dovere, nella parte medio bassa il P.A. convince anche senza sub.

Cammino e gironzolo sul prato e la diffusione rimane omogenea con le casse poste più in alto che “sparano” fino infondo al campo e oltre probabilmente, dato che scavalcare sull’autostrada per verificare la copertura mi sembrava rischioso….
Ma stiamo parlando comunque dei 90/100 metri del campo.
Andando verso il palco “virtuale” si comincia ad percepire un sensibile cambiamento di risposta in frequenza ai 4 metri circa dalla linea immaginaria che unisce i due array.

Situazione comune dato che i top, come in molti sistemi line array, aprono a 100° e la distanza tra gli array L-R era di almeno 16 metri.
Sarà interessante ascoltare una configurazione che preveda un qualche “refresh” per le famose prime file.
La dispersione verticale dipende dalla configurazione delle casse e, come massimo, si ottengono 15°.
Nel nostro ascolto non abbiamo riscontrato nessuna anomalia nella copertura verticale, ma anzi una copertura uniforme, omogenea e sempre molto chiara intelligibile, ancora una volta caratteristiche di spicco di questo sistema per il sound reinforcement.

La seconda fase di ascolto prevede l’uso dei sub e la musica cambia.
I sub sono dei 2×18 (configurazione abbastanza comune) ma con la particolarità di avere un caratteristico design semi caricato a tromba come dice RCF stessa che ne rende ottimale lo sfruttamento
Nella pratica a frequenze attorno agli 80-100Hz il sistema, grazie a questo progetto, avrebbe una risposta di 3 o 4 dB in più rispetto ad altri sistemi simili, mentre più in basso fino ai 40 Hz e sotto, si comporterebbe come un tradizionale mobile bass reflex.

Il TT+ senza i sub, che seppur definitissimo e cristallino sembrava un pò secco, si ammorbidisce e si scalda.
Le frequenze basse ci sono, scendono molto, sono potenti e controllate, molto controllate.
E’ possibile che la parte bassa almeno in questa configurazione e utilizzando un cd, che per l’effetto del mastering suonava con bassi molto fermi e compressi, risultasse molto addomesticata.
In alcuni generi musicali un sound con bassi meno “imbrigliati” può risultare utile.

Parlo della mia valutazione con l’ing. Morlini che mi avverte che è possibile impostare il taglio del crossover interno su ogni cassa con un incrocio diverso tramite il tasto Crossover Add posto nel pannello posteriore dei sub.
In questo modo, per effetto delle pendenze delle curve di crossover che tendono a sovrapporsi maggiormente, si ottiene che per un certo range di frequenze ci sia più “lavoro” da parte sia dei top che dei i sub con il risultato di avere ancora sound più grosso e profodo: quella che si chiama in gergo “pancia”.

Questa prova però non è stata fatta poichè, a detta di Morlini stesso, risulterebbe essere un’operazione “improria” in corso d’opera.
Sarebbe cnecessario procedere a un rifasamento dei sub con i top che richiederebbe più tempo e l’ausilio del software di getione

Esaminando i pannelli posteriori dei cabinet la mia attenzione è stata catturata dalla connesione Lan e l’argomento è andato diretto al trasporto del segnale audio al momento ancora affidato a cavi tradizionali analogici. Non ho conferme ufficiali, ma non credo di essere smentito se dico che tale funzione è già in fase di studio e di test.

Con un brano più funkeggiante, con rullante, cassa e basso molto “fuori” e chitarre compresse e incisive ho scoperto che il TT+ sfodera gli artigli, soprattutto dando “su” di volume.
Rimane la definizione nelle alte frequenze, ma le medio basse e le medie si mettono in evidenza e conferiscono una sonorità decisa al P.A. che tende a produrre un suono più grintoso.
Vorrei evitare di usare l’aggettivo “british”, perchè ha stufato, ma soprattutto perché stiamo parlando di un prodotto tutto italiano. Tiè!
La prova è continuata ascoltando il P.A. con Cd differenti per qualche minuto ancora.
Non ho riscontrato nessuna sensazione di fastidio particolare nel range di frequenze dove, per effetto del caricamento a tromba, alcuni line array possono risultare “penetranti” e “taglienti”.
Mi riservo di sentire un concerto intero con band che suona e “pesta”.

Una soluzione interessante (e attuale…), che ci fa osservare l’ing. Morlini, è quella di mettere in sub in configurazione cardiode.
Tre casse sub per parte in verticale, delle quali quella centrale girata di 180° con un ritardo di 5 ms, e il gioco è fatto.

Io infilo il coltello nella piaga e chiedo perché non sia stata prevista la possibilità di un ritardino tramite un processore dedicato DPS nei controlli dei sub e mi viene risposto che i costi sarebbero lievitati sensibilmente per un accessorio, comunque interessante, ma non fondamentale.

Bella prova, ben condotta grazie all’ing. Morlini e allo staff di RCF che, pur giocando in casa, non hanno mai dato la sensazione di voler impressionare gli ascoltatori con trovate ad effetto.
Ne emerge un progetto importante che parte da basi molto solide e con ampi margini di sviluppo. A livello di sonorità dobbiamo sempre fare i conti con i gusti e le necessità di service e produzioni.
A me, personalmente, il TT+ è piaciuto (si torna alla premessa…).
Bello testimoniare l’impegno e la continua ricerca di soluzioni tecniche, soprattutto sulla gestione remota delle casse, che opera lo staff RCF. Il reparto ricerca in RCF è tenuto molto in considerazione, da vedere assolutamente ad esempio la camera anecoica più grande d’Europa!.
Mi auguro di trovare presto l’RCF TT+ Line Array in qualche location “al lavoro” sul campo di battaglia in modo da raccogliere nuovamente impressioni e perché no, novità interessanti…

info: www.rcf.it

Aldo “hucchio” Chiappini
ZioGiorgio.it staff

Leggi altre notizie con:
Vai alla barra degli strumenti