Toni Soddu

Sento parlare di Toni Soddu praticamente dalla prima volta che ho messo piede su un palco giusto per aiutare i tecnici della serata a “far su” i cavi.
E’ il classico caso in cui l’intervistato non ha bisogno di presentazione.
E’ considerato il “senatore” ed è sicuramente da inserire tra quelli della vecchia guardia, tra quelli che in Italia il nostro lavoro lo hanno inventato.
I ruoli del “tecnico” audio li ha passati tutti: per anni fonico di tour di successo, salvo passare al ruolo di stage manager – anche questo caso probabilmente il primo in Italia – fino a spiazzarci tutti quando, proprio ultimamente, lo abbiamo rivisto dietro un mixer digitale per mixare un pezzo da novanta: Gigi D’Alessio.
Quella che segue è un’intervista godibile, una chiacchierata insieme a un grande professionista sempre disponibile, sorridente, rassicurante.

ZioGiorgio: una data, Parma 19 gennaio 1979 e un nome WILDER. Io ero praticamente appena nato e tu cominciavi a “trafficare” con apparecchiature audio. Cosa ricordi degli inizi?

Toni Soddu: ricordo molto bene l’emozione provata nell’ intraprendere un qualcosa che non avevo avuto neanche il tempo di sognare realizzato…
Erano pochi anni che, come spettatore appassionato di musica e altro andavo a tutti i concerti musicali che erano organizzati vicino alla città dove allora vivevo e nel frequentarli notavo con curiosità delle figure affaccendate (…e molto anche) che con la loro opera prendevano parte allo spettacolo.
Chiedendo a loro stessi appresi l’esistenza dei tecnici, come venivano chiamati allora (metà anni settanta).

La cosa che mi balzò all’occhio una volta entrato in teatro o nell’ area del concerto erano le apparecchiature molto grandi e nere di colore, in fin dei conti grandi cassoni di legno e sparuti pali di ferro per le luci.
Da quegli sgraziati e mastodontici sistemi primordiali usciva un suono potente e grande in dimensioni ma sconosciuto alle mie orecchie perlopiù abituate allo stereo hi-fi di casa o agli altoparlanti della automobile di mio zio che aveva un decente impianto audio a bordo (cassette stereo otto!).
E di quelle poche ed impegnate persone, molto concentrate che trafficavano tutto il tempo dello spettacolo dietro grandi ed illuminate consoles zeppe di pomelli e VU meters conservo un ricordo nitido.

Le prime volte ci facevo poco caso in quanto avevo comprato il biglietto per ascoltare il mio gruppo preferito, ma dopo qualche anno di frequentazione assidua andavo a vedere il concerto anche al pomeriggio (in quegli anni ogni serata era doppia una appunto il pomeriggio ed un’altra alle nove di sera) per poter guardare meglio come i tecnici svolgevano le loro operazioni in quel particolare tipo di lavoro.
Quello fu il momento che mi fece fantasticare sulla possibilità ancora e sicuramente remota di poter intraprendere quella strada.

Informandomi direttamente sul campo venni a sapere che quel particolare servizio era svolto da società specializzate nella fornitura a nolo di apparecchiature audio e luci per lo spettacolo (La Scossa – ArtSound e Wilder appunto).
Cominciai ad appuntarmi mentalmente i loro nomi ed a quel punto anche nei concerti delle band inglesi ed americane notai lo stesso tipo di movimento.
Quindi impianto audio e luci Entec – Britannia Row – Clair Bros con relativi tecnici al seguito.
Grandi camion e grandi strutture in ferro per le luci e spettacoli di una grande ingegnosità e trovate che allora ti lasciavano letteralmente a bocca aperta per lo stupore.
Intanto era nato un nuovo lavoro.

ZioGiorgio: negli anni ti sei specializzato nello stage management e adesso sei senza dubbio il punto di riferimento in Italia (e non solo…) per questo ruolo. Come è nata questa tua avventura?

Toni Soddu: evoluzione.
Come in tutti i mestieri dotati di un certo grado di specializzazione, cosa che credo comune a molte professioni, si passa da una mansione ad un’altra per acquisita esperienza.
Nel mio caso avendo percorso molte delle comuni tappe al lavoro del tecnico nello spettacolo dal seguipersona al mixer foh, ho acquisito nel tempo una buona dose di informazioni e modalità di utilizzo delle apparecchiature.
Il settore dello stage management appunto cura la parte organizzativa dei contatti con le Produzione da cui acquisire quelle informazioni necessarie alle esigenze dello spettacolo da ospitare (nel caso dei festival), e da qui elaborare uno o più piani di azione.
In secondo tempo con l’appoggio indispensabile della Produzione ospitante ed i fornitori della parte tecnica (audio-backline-facchinaggio etc) produrre una letteratura standard di facile lettura ed interpretazione.
Da qui seguire passo passo lo svolgersi delle operazioni una volta il lavoro prende forma sul palcoscenico.
Orari di arrivo, load in, load out, numero dei facchini richiesti, numero dei mezzi di trasporto, posizione delle regie Monitor e FOH , stageplot band, posizione dei backliner sul palco etc.etc.

Tutto ha avuto inizio, e non smetterò mai di affermarlo, grazie a Massimo Ferranti che essendo a conoscenza della figura dello stage manger già acquisita in campo internazionale, decise in una lontana edizione del Primo Maggio in Piazza S.Giovanni Roma di introdurla per rendere meno caotico un evento che per le sue caratteristiche lo è di natura.
Mi chiese se me la sentivo, ed io risposi di si senza sapere bene di cosa si trattasse in fondo.
Con alcune sue personali nozioni sulla figura professionale dello stage manager iniziai e perseverai.
Mano a mano che procedevo nel tempo e con impegni sempre più gravosi ho cercato di rendere le operazioni organizzate e regolamentate che potevo facendo in modo da raggiungere un buon grado di ripetibilità nelle operazioni di cambio palco e di conseguenza sempre meno errori compiuti dovuti all’inesperienza dei primi anni.
Lavorare al fianco delle maggiori Produzioni internazionali mi ha aiutato velocemente ed in maniera efficace a capire meglio la complessità dell’ argomento stage management.

ZioGiorgio: chi ha avuto il piacere di lavorare con te ha percepito la tua passione, la tua tranquillità, il tuo modo positivo nei confronti delle persone (anche quelle un po’ noisette). A tutti quelli che oggi vogliono fare i fonici, vuoi dire in che cosa consiste sul serio il nostro lavoro e a che sacrifici bisogna andare incontro?

Toni Soddu: sembrerebbe lapalissiano ma la regola numero uno è quella di sapere “ascoltare”.
Ascoltare tutti quelli che ti parlano e ti espongono le loro paure e le loro sicurezze.
Ascoltare con grande attenzione tutto quello che sul palco suona, dagli strumenti acustici a quelli elettrificati ad altissimo volume.
In questo particolare tipo di ascolto ci sono tutte le informazioni necessarie a svolgere con competenza il proprio lavoro.
Conoscere bene le proprie apparecchiature e soprattutto i nostri limiti verso le stesse.
Prima di mettere mano all’equalizzatore ascoltare bene quello che riproduce il vostro sistema audio e prima di tutto utilizzare il gain del vostro mixer digitale o analogico che sia per ottenere quello che comunemente è chiamato “un suono”.
Da quel momento mettere in conto almeno una decina di anni di grandi sacrifici in termini di denaro, tempo e fidanzate.
Questo per riuscire almeno a capire che razza di mestiere si cerca di intraprendere.
Alfine di decidere al meglio della propria vita. Continuare o cambiare tipo di lavoro.
Esistono decine di possibilità diverse nel mondo dello spettacolo, ognuno può trovare quella che è meglio per se stesso.

ZioGiorgio: le produzioni che girano di questi tempi puoi dire di averle viste tutte o almeno le conosci. Qualche cosa nel nostro paese non va come dovrebbe, mi riferisco alla crisi discografica che si ripercuote anche nel live. Che idea hai in proposito?

Toni Soddu: posso affermare con un certo grado di sicurezza che secondo il mio punto di vista la crisi è insita negli uomini che per primi nella “catena” devono amministrare ed organizzare e soprattutto decidere il da fare.
Il mondo dello spettacolo che per sua natura è da sempre instabile e cangiante.
In molti una volta arrivati ai posti di comando si incollano la sedia sotto il sedere e lavorano al telefono senza schiodarsi dall’ ufficio.
Come se il lavoro dello spettacolo itinerante possa essere gestito da fermi immaginando di essere arrivati nel classico posto fisso che garantisce guadagno e gloria imperitura fino alla pensione.
Credo che i guai grossi siano tutti lì.
Non voglio per niente tirare in ballo il paragone con l’estero ma purtroppo è così.
Basta fare un giro per i concerti di produzioni estere dalle microscopiche a quelle gigantesche oppure farsi un giro su internet per rendersi conto meglio che la differenza non sta nelle dimensioni del mercato ma da come viene distribuito il guadagno tra i partecipanti all’impresa musicale.
In questa regola sta il gioco di questi anni…

ZioGiorgio: rispetto agli altri paesi europei i nostri professionisti cosa hanno di più (perché personalmente sono convinto che abbiamo gente in gamba!) e cosa gli manca secondo te?

Toni Soddu: assolutamente niente. E non è un luogo comune che molti dei nostri all’estero sarebbero direttamente messi ai posti di onore di qualsiasi produzione.
Per capacità e passione nel proprio campo di competenza prima di tutto.
Sapersela cavare alla grande sempre in qualsiasi situazione si vengano a trovare, e la capacità di comunicare con efficacia nel rapportarsi con le altre persone, questo è un “plus” dei nostri professionisti.
Cito alcuni nomi senza fare il partigiano per nessuno: Maurizio Maggi, Marco Manforte, Alberto Butturini, Paolo ”Red” Talami, Klaus Hausherr e qualche altra decina sullo stesso piano a pari merito.

ZioGiorgio: passiamo alle note dolenti. Fai il mestiere di fonico praticamente dagli inizi, ma parlando mi dicevi che a livello di legislazioni e di tutela non è che sia cambiato poi molto.
Come mai tu insieme agli altri “grandi vecchi” (…vecchi inteso come saggi) non siete mai riusciti ad organizzarvi più di tanto. Insomma le nuove generazioni senza un vostro input non andrebbero comunque da nessuna parte in questo senso…

Toni Soddu: come mi sono trovato ad affermare nel libro delle immagini del centenario della Cgil, questo è un mestiere da battitori liberi.
Esiste molto forte e con innato spirito di gruppo che ci lega saldamente per scelte, origine e chilometri percorsi, ma quando scatta il momento di sedersi insieme per farne una sola entità preposta più che altro a difendere in primis i nostri interessi, tutto cambia drasticamente.
Ho quasi l’impressione che un mago maligno (o più) ci abbia lanciato una maledizione addosso per evitare che ciò possa accadere.
Sono convinto che un giorno che succederà di accordarci per farlo e quando questo sarà realizzato cambieranno le cose in maniera definitiva e senza possibilità di uno sgradito ritorno al passato.
Per ora con buona pace di molti… tutto tace, ma questo pensiero frulla spesso nelle teste di tutti noi grandi vecchi e non, posso assicurartelo.

ZioGiorgio: torniamo on stage. Ti vediamo, tra le altre manifestazioni, il 1° maggio a Roma. Te ne esci alla fine con giacca e cartelletta e Claudio Bisio in persona che ti saluta e ti ringrazia. Ma quanto lavoro c’è dietro tutto questo, come organizzi i cambi palco per esempio?

Toni Soddu: come ti accennavo un paio di risposte fa, tutta la massa delle informazioni viene sbrogliata in circa 15 gg. Di mail-telefonate-fax-riunioni fiume.
Prodotta la documentazione necessaria sotto un’unico editore, la invio alla Produzione della PrimoMaggio srl che provvederà a smistarla ai Backliners, alle società che forniranno il sistema audio e luci , alla regia audio per il broadcast ed alla regia video, alla Rai.

Fanno parte integrante della documentazione chiamata production Package gli orari di convocazione degli Artisti e delle Crew ospiti impegnate per sound check ed eventuali e rituali operazioni di cambio palco.
Al Primo Maggio i tempi di change-over sono da campionato del mondo, 12/15 minuti tra un set e l’altro.
Questo tipo di minutaggio è realizzabile grazie all’utilizzo del palcoscenico circolare e rotante come appunto quello di piazza S. Giovanni.
Ogni set è diviso in otto zone differenti dove agiscono otto backliners tipo “sbarco in Normandia”, persone pronte a tutto con cui ho diviso molte delle migliori avventure di questi ultimi anni.
Ognuno di essi ha la responsabilità di seguire e curare le operazioni di ogni singola zona.
Una volta completato il cambio palco, con l’ausilio di un sistema di comunicazioni affinato negli anni composto da diffusori amplificati di piccole dimensioni, in-ear monitor e cuffie intercom come un grande quadro incroci, posso sentire le conferme in cuffia dei responsabili delle regie FOH e Monitor su ogni singolo canale connesso e previsto dalla input list che ho redatto in anticipo ed è in loro possesso.
Passo successivo dare il via a chi ha il movimento del palcoscenico ed infine al direttore di studio Rai che provvede avvertire troupe televisiva, regista e conduttore.

ZioGiorgio: gironzolando per la rete ho visto che insieme a Italo Lombardo (vecchia conoscenza di ZioGiorgio) state lavorando a un software per lo stage management? Ho capito bene?

Toni Soddu: da un po’ di anni ci scambiamo le schede per i Festival, apportando ogni anno delle nuove modifiche per renderle più comprensibili e di facile consultazione.
Quando smetteremo di girare come delle trottole forse le metteremo giù in forma completa.
Comunque il progetto grafico su cui si sviluppa il documento l’ho ricavato originalmente da Word ed è modificabile naturalmente freeware sul sito di Italo e tra poco anche sul mio sito rinnovato dal gennaio 2007.

ZioGiorgio: Toni, forse in pochi sanno che lavori anche in studio e hai esperienze come produttore, oltre che ovviamente fonico. Ma in generale con il lato “meno da tecnico” della musica che rapporto hai?

Toni Soddu: anche la scelta del produttore rappresenta una evoluzione tutta personale del mestiere di fonico.
Dopo anni passati a replicare nella migliore delle maniere possibili con i mezzi a disposizione le sonorità contenute in dischi e cd, ho pensato di mettermi a crearle io stesso.
Un modo come un altro per dare del lavoro ad altri per il futuro!

info: www.tonisoddu.com

info: www.myspace.com/tonisoddu

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