Peripezie di un luciaio

Finita l’avventura Ronconi sono andato a fare le luci per uno spettacolo speciale.
Si chiama RBMK, per la regia di Claudio Conti.
di seguito un piccolo scritto dal sito dell’associazione 32dicembre (www.32dicembre.com), che ha prodotto lo spettacolo:

Cernobyl, 26 aprile 1986.
h. 01 m. 23.sec. 40. Esplosione del blocco numero quattro.
Massimo incidente calcolato.
Vaporizzano nell’aria cinquanta tonnellate di radionuclidi a lunga vita.
Dieci Hiroshima.
Bruciano settanta tonnellate di combustibile nucleare.
Una grossa sfera nera infuocata vortica nel cielo.
Settecento tonnellate di grafite radioattiva si depositano.
La radioattività raggiunge 15000 roentgen l’ora.
Notte arancione.
Irraggiamento gamma.
Dal tetto squarciato della centrale cola il bitume.
Spegnere.
Insabbiare il reattore.
Lavare.
Le strade. Gli uomini, le donne.
Le corsie d’ospedale.
Sopprimere.
I cani e i maiali radioattivi.
Evacuare.

Lo spettacolo è andato in scena il 26 aprile 2006, esattamente 20 anni dopo la terribile esplosione,
alla Cavallerizza Reale per il Teatro Stabile Torino.

Le luci: Incontro Claudio un anno prima della messa in scena, praticamente dopo il primo viaggio della compagnia a Cernobyl (sono andati due volte, loro, io mai)
e mi racconta del progetto di “riempire il vuoto”.
Mesi dopo mi fa vedere le foto del viaggio a Cernobyl e del teatro (naturalmente abbandonato come il resto) e delle americane appese con ancora le carcasse dei fari.
Qui la prima illuminazione: quei fari in fila e dismessi li volevo assolutamente in scena ma non in mezzo perchè in mezzo ci doveva essere il “vuoto”. inoltre mi piaceva l’idea di un’ unica fronte di luce, una direzione di ombre proiettate da un lato dello “spazio da riempire”.
Partono così le prime simulazione su WYSIWYG. Lavorando con Ronconi e la Vector avevo in dotazione anche il “WYS” e ora per fortuna ne abbiamo uno tutto nostro. Per maggiori info: www.teslacoop.com ma vi racconterò anche questa…

Intanto il progetto luci incomincia a “lavorarmi dentro” e i proiettori diventano 21 (sagomatori ETC Zoom 25/50 frostati con rosco 114) a file di tre,

appesi a delle strutture tipo gabbie per i tagli ma costruite apposta per non superare i due metri d’altezza.
L’effetto delle ombre cominciava a concretizzarsi ma non solo, un’altra cosa mi stava intrigando, le luci che seguivano un loro copione! Completamente autonome dall’azione scenica, o meglio, separate.
Decido di proporre l’accensione come un’onda, lentissima, che passa da un proiettore all’altro con un tempo sempre uguale (30″).
L’effetto è “totale” a detta dei performer!
Nel frattempo, infatti, ero andato a vedere le prove ad Arboreo, un posto mitico e mistico www.arboreto.org

ed avevo montato una “prova” con 10 pc montati a due a due per un totale di 5 file di proiettori separati da circa 1,5 metri l’uno dall’altro.
Accesi e lasciati girare con un loop che simulava l’onda. La console che c’è ad Arboreto – Jands Event- non permette molti automatismi.

Al mio ritorno, dopo una settimana, tutti i ragazzi (Claudio, Stefania, Doriana, Aldo e Elena nella foto c’è anche Aruna, la grande cuoca e non solo, una specie di “guru” della famiglia RBMK)

si erano trovati benissimo con queste luci che si alternavano una dopo l’altra, raggiungendoli nelle loro posizioni, illuminandoli e proiettando ombre che da basse diventavano alte in progressione continua.

Piaceva l’idea di essere raggiunti, illuminati ed abbandonati, ed in più “sentivano” la scansione del tempo data dalle luci.
Anche la nota coreografa Raffaella Giordano, amica mia carissima ed amica anche del resto della compagnia, ha apprezzato il disegno e per me è stata una grande gratificazione.

Lei è sincera e se non le fosse piaciuto l’avrebbe detto subito e senza nessun problema (chi la conosce sa che non esagero, un bacio a Raffaella!)
Insomma era fatta! Questo modo di illuminare io non l’avevo mai visto prima e da quanto ne so io è la prima volta che viene messo in scena un disegno luci così (qua torniamo al discorso del copyright, in questo caso è abbastanza evidente quanto sarebbe interessante registrare un disegno luci, come succede nei paesi più “evoluti”), però ci vuole una compagnia adatta e naturalmente lo spettacolo adatto!
Ma funzionava, cioè, era funzionale per il tipo di performance ed è quanto basta.

In seguito, rispetto alla simulazione che vedeva i fari alla sinistra del palco,

si sarebbero spostati tutti a destra per motivi funzionali alla scena e lo schermo appoggiato a terra.

I risultati li vedete dalle foto, può piacere o no ma mai come questa volta ho ricevuto tanti e sinceri complimenti e, incredibilmente, per la prima volta anche da colleghi famosi!

Lo so che è un accostamento veramente pretenzioso ma questa luce che viene da una parte sola, come il sole, ricorda i dipinti di Caravaggio, al quale non mi permetterei di accostarmi, però la foto qua sopra, oggettivamente, ricorda molto il suo modo di “vedere” la luce.
E’ da li che è partito il concept dell’illuminazione: ispirarsi a certi maestri è permesso e caldamente consigliato a chi si avvicina a questo mestiere.

La console utilizzata per gentile, nonché rara anzi unica, concessione dal Teatro Stabile Torino era la Compulite Vector Green. Al momento le due Vector, Red e Green, acquistate per le “Ronconiadi” sono abbandonate in un angolo ed inutilizzate…e non chiedetemi perché…
Ho già speso troppe parole e troppa energia per svegliare gli animi, ma per svegliarli ci devono essere, gli animi, se no è tempo perso.
Ci sono anche dei Led della Ayrton per la scena finale dell’esplosione messi in fibrillazione strobo a frequenza elevatissima. Quasi un “fliccheraggio” di lampada a HMI ma esasperato.

Voglio ancora citare i due amici Gregorio Caporale per le musiche (emozionali è dire poco) e Fabio Franchino per le immagini, bellissime anche queste e montate su uno schermo di 2×9 metri, gestite da tre Mac in slave e un Mac master che li pilotava wireless.
L’ottimo Fabio gestiva anche un sistema di elettrocalamite gestite con dei PLC comandate in Midi sempre dal suo computer.
Le elettrocalamite lasciavano cadere, a comando, oggetti (cappelli, foulard, pesci che si muovevano e stelle giganti che cadevano) e tiravano, tramite dei motori da impalcatura, fuori dalla terra, cappotti, borse ed altri “articoli” dell’esercito russo.
Eccovi qui sotto i due nella loro “risolutezza cosmica” (è una cazzata ma mi piace come suona…) e a destra la “famosa” Vector.

Lista materiale:

20 ETC zoom 25/50
08 PC 1000
12 Led Ayrton
Compulite Vector green

A presto con altre peripezie!

Buona luce a tutti.

Luca Baraldo

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