Un pò di acustica

Introduzione

Quando ho preso in mano questo argomento mi sono venute subito alla mente numerose considerazioni, prese a prestito dalla mia esperienza personale come musicista rock negli anni ‘90 e lavorativa come consulente acustico negli ultimi anni.
Man mano che ho approfondito la questione mi sono reso conto di quante direzioni poteva prendere il discorso, a partire dalla crisi della musica dal vivo successiva al cambio di millennio. Data l’impostazione di questa nuova rubrica di ZioGiorgio, ho voluto impostare l’articolo soprattutto da un punto di vista tecnico, senza dimenticare la visione d’insieme.

I locali per la musica dal vivo e più in generale per la musica amplificata, rientrano a pieno titolo negli ambienti acusticamente sensibili. Data la loro particolarità e utilizzo hanno applicazioni che spesso vanno al di fuori dell’edilizia ordinaria proprio perché hanno maggiori esigenze, più restrittive.
La cultura odierna nel nostro paese cambia su vari fronti: l’utilizzo di livelli sonori elevati anche per la musica diffusa di ‘sottofondo’ è percepita come una richiesta del mercato (fa pensare che cresciamo ascoltando musica in cuffia a volume sostenuto e che si viva in un mondo così rumoroso da avere già deficit uditivi nel terzo decennio di età); le leggi d’altro canto impongono limiti ben precisi da rispettare per regolamentare un mondo che non lo è stato per decenni.

Quando si parla di acustica ed elettroacustica in questi spazi, gli argomenti più facili da individuare sono tre: la necessità di isolare, contenere il suono senza che questo fuoriesca dalla struttura, quella di garantire una buona qualità del suono all’interno delle sale e non ultima la scelta e la taratura degli impianti elettroacustici.

Sappiamo che oggi l’’uso di impianti elettroacustici è quasi sempre legato a livelli sonori elevati e con bassi molto energizzati, questo necessita maggiore attenzione nell’insonorizzazione degli spazi, proprio perché i suoni gravi si accoppiano con le strutture edilizie diventando facilmente vibrazioni, inoltre tendono a propagarsi nell’aria per grandi distanze.
La musica non ha certo le caratteristiche spettrali di un rumore, oggi viene prodotta e riprodotta con grande cura agli effetti sonori (riverbero, compressione, delay, e non solo!) raramente si vuole che sia modificata dall’ambiente in cui viene suonata, anzi si vuole massimizzare l’esperienza percettiva dell’ascoltatore.
Chi ascolta la musica desidera essere circondato dal suono, vuole sentirlo meglio che a casa o in macchina, apprezzarne tutti i dettagli con impianti all’altezza, vuole ‘spinta’ ma anche il dettaglio.

L’isolamento acustico: la musica è vista come ‘inquinante’

L’Italia purtroppo non ha una grande tradizione per quanto riguarda l’acustica applicata all’edilizia, solo nel 1995 ha iniziato a fornirsi di un apparato legislativo che curasse alcuni aspetti legati al suono (legge quadro 447).
Ovviamente essa si concentra su questioni legate all’inquinamento acustico in generale: nel 1997 un decreto della presidenza del consiglio ha stabilito le linee guida sull’isolamento acustico che deve essere garantito nelle costruzioni in base alla loro destinazione d’ uso.
Tutto l’impianto normativo è stato poi messo in pratica dagli enti locali solo durante gli ultimi anni, quindi oggi entra sempre più spesso nella burocrazia di inizio di qualsiasi attività commerciale e industriale.
Vale la pena ricordare che vengono chieste due relazioni: una di clima acustico e una di impatto acustico.

La prima è una sorta di ‘fotografia’ della situazione acustica della zona in cui si andrà a operare, la seconda è conseguente alla prima ed è una previsione di quanto l’attività e gli eventi a lei correlati (p.e. i parcheggi e il traffico veicolare) impatteranno sulla zona stessa e per quali motivi o soluzioni tecniche essa non modificherà negativamente lo stato iniziale (opere sono a carico di chi si insedia).

Qualora la costruzione venga costruita da zero viene richiesta anche un analisi dell’isolamento offerto affinché rispetti i requisiti acustici passivi richiesti dalla sopraccitata legge (p.e. l’isolamento garantito dalla facciata deve superare i 42 dB ).
Leggi nazionali, regionali e le decisioni comunali (p.e. attraverso deroghe) indicano tutti i livelli sonori da rispettare e come redigere gli studi preposti.

La correzione acustica dell’interno

Il secondo punto, quello del trattamento acustico interno rimane tuttora non normato da leggi o standard tecnici. Esso appartiene al mondo dell’acustica architettonica applicata, e interessa principalmente la qualità dell’ascolto, della produzione e riproduzione della musica, cioè i fonici, i musicisti e gli amanti della musica. Questo è sempre stato considerato un mondo di nicchia dall’edilizia e dall’architettura tradizionale Italiane ma penso sia ora di non sottovalutarlo più!

Nel mondo anglosassone è parte integrante di qualsiasi realizzazione correlata al suono, non solo a quelle più classiche come i teatri, i cinema e gli studi di registrazione: in Inghilterra e negli Stati Uniti, in Germania e nei paesi scandinavi è normale trovare persino le caffetterie delle università e delle scuole trattate acusticamente.
Così valorizzano gli eventi musicali che vi si tengono regolarmente all’interno e al contempo si diminuisce il fastidio dato dal riverbero durante i pasti.
In questi paesi i locali di musica dal vivo hanno spesso grossi tendaggi, controsoffitti e trattamenti colorati alle pareti che aiutano la fruizione dell’ascolto del suono riprodotto, tutto integrato nell’estetica del luogo.

La musica moderna amplificata necessita infatti tempi di riverbero corti per fare apprezzare appieno lo spettacolo e per fare lavorare bene i fonici. Le altezze limitate e i palchi troppo bassi sono nemici dell’ascolto.
In realtà sono semplici le scelte architettoniche che permettono una variabilità nella risposta degli ambienti a seconda del numero di occupanti o dei generi musicali diversi che si va a proporre.
Questa filosofia rimette la musica al centro, e al contempo permette ai musicisti e ai fonici di sala (sia residenti che esterni) di lavorare al meglio delle loro capacità e delle possibilità dell’impianto.

L’impianto elettroacustico

L’impianto elettroacustico è un altro fattore che storicamente tende ad essere meno sottovalutato, penso per via di una passione particolare per la tecnologia audio di tutti gli operatori del settore e per il grande lavoro fatto dalle aziende fornitrici della strumentazione.
Sappiamo che la scelta dell’impianto di diffusione rimane uno degli elementi della pianificazione di qualsiasi locale pubblico con interesse per la musica. Deve essere fatta in parallelo a quelle strutturali e in base ai tipi di utilizzo che si vorrà garantire (un aperitivo con musica soffusa è diverso dall’avere un trio jazz, le esigenze di un dj sono ben diverse da quelle di un gruppo rock, avere 40 tavoli da coprire è diverso da un luogo per il ballo con un gruppo musicale sul palco o da una discoteca…).
Bisogna evitare sottodimensionamenti nel sistema, sistemi sbilanciati o mai tarati, prodotti vetusti che rovinano il suono o esagerano dove è poco raccomandabile farlo.

Anche qui un decreto del consiglio dei ministri ha imposto nel 1997 dei limiti, in questo caso al livello sonoro nei luoghi preposti all’ascolto della musica. Successivi decreti hanno confermato un livello equivalente di 95 dB(A) a centro pista come limite massimo, imponendo l’utilizzo di limitatori appositi.

L’argomento è vasto! Può fare scaldare gli animi e non mi dilungherò perché i punti di vista sono troppi, voglio solo portare all’attenzione due punti che penso valga la pena ricordare: la legge italiana (D.L. 195/2006) richiede l’utilizzo di protezioni individuali ai lavoratori a partire da una media di 85 dB(A) sulla giornata lavorativa, la seconda considerazione è che il rumore di fondo nelle case degli italiani di notte è spesso compreso tra i 25 e i 35 dB(A).

La pianificazione dell’applicazione dell’acustica

Penso che le richieste di legge debbano essere viste come uno stimolo a fare bene, possono in realtà essere utili: spesso si può pianificare tutto in fase iniziale oppure durante le ristrutturazioni risparmiando così sui lavori di bonifica o, peggio, su possibili chiusure per interventi del sindaco o del giudice.

Quando è possibile la scelta della location, del luogo in cui realizzare il locale, è da fare con quanti più elementi in mente, non ultima la zonizzazione acustica comunale.
Nei progetti di arredamento e di finitura interna si possono sempre integrare le soluzioni migliori per aumentare l’isolamento acustico verso l’esterno e per puntare a una migliore qualità del suono all’interno degli spazi.

Qui devo per forza spezzare una lancia in favore dei miei colleghi, solo oggi l’ingegneria acustica sta uscendo dalle piccole nicchie tecniche in cui è sempre esistita, grazie anche alle leggi che stanno imponendo attenzione e di riflesso un’ evoluzione culturale nel paese.
Le consulenze tecniche di questa categoria sono brevi ma efficaci, sono sempre interdisciplinari (dopo aver parlato con il cliente, i fonici e i tecnici del locale, nei lavori più grossi lavoriamo con gli architetti, gli altri ingegneri coinvolti, tutti gli impiantisti, parliamo con le maestranze); forse offenderò qualche animo sensibile, ma penso questi aspetti non vadano più lasciati a persone non specializzate, che lo considerano uno dei tanti bonus in più del proprio lavoro con il vecchio motto ‘Penso a tutto io’.

Sono convinto che la qualità dia sempre un vantaggio competitivo. Così come con una programmazione accurata e la voglia di proporre il nuovo, i locali con la musica o per la musica possono migliorarsi anche inserendo al proprio interno le tecnologie acustiche.

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