Yamaha: suono hi-tech al teatro di Wroclaw

È finito il tempo dei normali impianti audio conosciuti. Un ingegnere acustico proveniente dal prestigioso Politecnico di Wroclaw (Breslavia) e un tecnico del suono operante nella rinomata azienda M.Ostrowski stanno innovando il settore con l’installazione di un nuovo sistema di amplificazione nel teatro dell’opera di Wroclaw.

L’“Opera Wroclawska”, uno dei più noti, grandi e prestigiosi teatri dell’opera polacchi, è stato progettato dal famoso architetto Carl Ferdinand Langhans e costruito tra il 1831 e il 1841.

I segni lasciati dai saccheggi e dal tempo hanno condotto, nel 1997, alla decisione di riprogettare completamente e riportare all’antico splendore questa icona della splendida via Swidnicka, cuore commerciale della metropoli (600.000 abitanti) della Bassa Slesia.

Il teatro dell’opera ha dovuto rimanere vuoto per otto lunghi anni, una sfida enorme per la direttrice Ewa Michnik, mentre i migliori esperti del paese smantellavano completamente la struttura. Due di questi esperti altamente qualificati sono il dottor Piotr Kozlowski, ingegnere acustico e progettista di sistemi del Politecnico di Wroclaw, e Wojciech Grzadziel, suo ex studente, ora tecnico del suono e responsabile del team audio presso M.Ostrowski, l’azienda che è riuscita ad aggiudicarsi il contratto per l’installazione dell’impianto audio del teatro grazie alle sue soluzione innovative.

Il compito era certamente arduo: un grande sistema audio 5.1 digitale della migliore qualità per l’intero percorso del segnale con un suono estremamente naturale, che garantisse un audio ottimale senza tuttavia risultare visibile al pubblico. Doveva quindi essere discreto, se possibile con i subwoofer diretti verso il pubblico, in modo che né i musicisti presenti nella buca dell’orchestra né gli artisti sul palco fossero disturbati dalle frequenze più profonde e piene di energia. Naturalmente, doveva anche essere in grado di fornire nella forma più chiara e pura tutti i segnali dagli ingressi dei microfoni a radio e televisione. Per l’impianto audio, l’investitore, ovvero il Governo della Bassa Slesia, ha stanziato 1 milione di euro.

Il dottor Piotr Kozlowski era consapevole di dover raggiungere un risultato quasi impossibile dal punto di vista tecnico, ma in qualità di scienziato disponeva di risorse adeguate per affrontare il problema. Sapeva, ad esempio, che l’intero percorso del segnale poteva essere formato solo da dispositivi della migliore qualità, proprio come la solidità di una catena è data dalla resistenza del suo anello più debole. Per questo motivo, il responsabile della rinomata azienda di soluzioni acustiche Pracownia Akustyczna ha deciso di installare 12 convertitori AD/preamplificatori per microfono Yamaha AD8HR, controllabili in modalità remota dalla sala di regia. I dispositivi effettuano la distribuzione digitale dei segnali, in modo da fornire alle console FOH e di monitoraggio due pacchetti identici, ognuno con 96 canali microfono. Tutti i canali sono stati distribuiti nel dominio analogico immediatamente prima di raggiungere i preamplificatori (questo si verifica prima della conversione DA all’interno degli AD8HR), al fine di alimentare eventuali furgoni di regia mobile che potrebbero rendersi necessari.

La sala di regia della galleria è dotata di due console di missaggio Yamaha DM2000 collegate a cascata e adibite al missaggio per il pubblico. Queste ricevono i canali dei microfoni e vari lettori di supporti multimediali. Una terza DM2000 è disponibile sul palco come console di monitoraggio per le produzioni più imponenti. Per gli eventi meno complessi, il monitoraggio del palco viene eseguito dalle console FOH presenti nella cabina di regia. I monitor nella cabina di regia sono formati da un circuito ITU-5.1 con cinque monitor da studio Yamaha MSP10 e un subwoofer Yamaha SW10.

Il cuore del sistema è costituito da due Yamaha DME64N con configurazione completa, dedicati al routing e all’elaborazione dei segnali degli altoparlanti, uno per il FOH e uno per i monitor. I dispositivi sono posizionati sulla parte opposta rispetto alla cabina di regia, a circa 40 metri inclinati sulla quarta balconata. Come le console Yamaha, negli slot dei motori DSP sono installate schede MY16-AE, che forniscono un’interfaccia completamente digitale con l’esterno in formato AES/EBU. Per quanto riguarda le uscite, il FOH-DME è inoltre dotato di due schede MY16-C-CobraNet, che consentono agli altoparlanti FOH compatibili con CobraNet, prodotti dall’azienda statunitense Renkus-Heinz, di essere non controllati, ma alimentati con audio digitale (4 LFE, 3 centrali e 8 L/R). Il rack include inoltre cinque convertitori Yamaha DA824, che trasmettono i segnali disponibili in formato AES/EBU per i monitor del palco, gli altoparlanti con audio surround e altri sistemi (“Voice of God” sul soffitto, nel foyer e così via) e in formato analogico al QSC (sei 3402) e agli amplificatori Yamaha (inclusi tre XM6150, un P7000, due XM4220).

“Poiché i requisiti dell’impianto richiesti dall’investitore erano estremamente complessi, abbiamo dovuto elaborare diverse proposte”, ha spiegato Piotr Kozlowski. “La possibilità di utilizzare le migliori apparecchiature disponibili sul mercato ci ha considerevolmente aiutato a raggiungere gli obiettivi prefissati. I preamplificatori e le console Yamaha, i DME64N e i sistemi di altoparlanti Renkus-Heinz sono, senza ombra di dubbio, straordinari e in grado di offrire un suono estremamente nitido e naturale. Forniscono, inoltre, numerose e flessibili opzioni di collegamento, che semplificano la creazione di un sistema completamente digitalizzato, perfetto per le nostre esigenze”, dichiara Kozlowski.

“In questo teatro ritorni di terra e costosi interventi di manutenzione dei sistemi appartengono ormai al passato”, aggiunge Wojciech Grzadziel di M.Ostrowski. Tuttavia, la sincronizzazione del segnale wordclock ha rappresentato una vera e propria sfida: “In fin dei conti, qui utilizziamo innumerevoli formati digitali diversi e tutti devono essere sincronizzati in base allo stesso segnale wordclock. In effetti, nel percorso del segnale sono stati inizialmente rilevati click digitali, ma siamo riusciti a eliminarli modificando le impostazioni delle interfacce Optocore. La difficoltà consiste principalmente nell’individuare la causa del problema”.

Un’altra grande sfida da superare è stata quella di rendere praticamente invisibile l’intero sistema. “Abbiamo dovuto montare una tenda di fronte agli altoparlanti LCR e ho dedicato un’infinita quantità di tempo alla ricerca di un materiale che avesse un impatto minimo sul suono”, spiega Piotr Kozlowski. Cinque altoparlanti, parzialmente dipinti con lo stesso colore della parete, sono stati installati in posizioni praticamente invisibili all’altezza del pubblico, in modo che gli spettatori percepiscano il suono come se provenisse dallo stesso livello del palcoscenico.

info: www.yamahacommercialaudio.com

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