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- Pubblicato il 26/06/2012

Cantare è d’Amore

Fotografia a 5600K e una radiocamera Filobus: approfondimento tecnico e interviste sullo speciale Rai di Amedeo Minghi.

Aldo Chiappini
di - ZioGiorgio Editor
E' il responsabile editoriale di ZioGiorgio Network. Tutto inzia dalla chitarra, passa la giovinezza tra i banchi della facoltà di Scienze Naturali di Pisa e le regie FOH di festival e concerti. Si appassiona presto alla comunicazione audiovisiva ma l'incontro con i suoi attuali soci ed amici segnerà la strada: comincia la grande avventura con ZioGiorgio. Il resto è rock and roll...

Fa caldo a Roma, la temperatura percepita si aggira intorno ai 40 gradi, l’asfalto al Foro Italico emana nuvole di calore.
Il primo pensiero sarebbe di raggiungere il vicino mare per un tuffo rinfrescante, ma qualcosa mi spinge ad entrare all’Auditorium Rai dove si sta registrando “Cantare d’amore”, con la regia di Cristiano D’Alisera.
Lo studio è in fervente movimento, l’aria condizionata fa da confine tra due mondi, qui dentro si respira e si produce, una compagine di tecnici, artisti, autori, musicisti è al culmine della realizzazione di un evento televisivo.

Amedeo Minghi e Serena Autieri stanno ripassando la partitura di una nota canzone, l’orchestra incalza, il ritmo è scandito, tutto è pronto, tra poco si registra.
Il primo impatto con la scenografia di Agostino Agostinelli è interessante, quattro isole rotonde sembrano appese a tralicci semicircolari come se fossero una grande giostra. Ognuna di esse è dedicata ad un momento di vita.
Un Night, una piccola piazza con un muretto, una osteria e un salotto. Al centro, sotto ad un grande led-wall Barco, la nutrita orchestra. Le gradinate, che solitamente ospitano le poltrone del pubblico sono ricoperte con una installazione nera, longitudinale, incastonata con luci in prospettiva.
Incontro Marco Lucarelli, direttore della fotografia Rai, da tempo lo rincorro per una intervista, ed oggi sembra proprio arrivato il momento, anche se le luci di questa trasmissione sono state pensate da Ivan Pierri, per ragioni interne all’azienda Ivan non si è potuto occupare della realizzazione ed allora è intervenuto Marco.

ZioGiorgio.it: da tempo ti rincorro per intervistarti, finalmente ci incontriamo, una occasione particolare di cui puoi darci qualche informazione.

Marco Lucarelli:
uno speciale in cui Amedeo Minghi e Serena Autieri sono protagonisti, per lo più interpretano canzoni di altri. Sono frammenti con un filo conduttore. Non va in diretta ma è registrato a blocchi. Non è una cosa consueta, oramai è difficile che capitino produzioni di questo genere.

ZioGiorgio.it: le luci sono un progetto di Ivan Pierri.

Marco: si, io sono subentrato all’inizio del montaggio, apportando alcune modifiche, nel crescere della scena mi sono reso conto, come normalmente accade, di alcune necessità per soluzioni diverse.

ZioGiorgio.it: succede spesso di dover cambiare qualcosa?

Marco: relativamente alla scenografia spesso si arriva a fare modifiche rispetto alla fase di progettazione.
Per lo più le varie scelte possibili le hai già in testa, poi accade che la scena debba essere modificata per difficoltà di spazi, o ti ritrovi con materiali che non avevi visto prima.
Idee nuove in corso succede raramente, almeno io passo molto tempo sulla fase di progettazione e quasi sempre riesco a definire prima le varie scelte possibili.
Quando è possibile lavoro molto anche con gli scenografi in fase di progettazione, per suggerire particolari soluzioni, oggi poi si usano molto strutture a plafone, e anche nella fase di montaggio risulta quasi sempre indispensabile organizzarsi per poter fare prima quello che serve.

ZioGiorgio.it: vogliamo dare una idea di come si arriva al risultato finale?

Marco: gli step di realizzazione sono almeno cinque.
Inizialmente si parla e si progetta con lo scenografo, una fase in cui dalla idea della scenografia si trovano le soluzioni possibili.
Poi si comincia la fase di progettazione vera e propria, una volta trovate le correzioni con lo scenografo si trovano le soluzioni di illuminazione, la scelta delle luci da utilizzare.

ZioGiorgio.it: poi arriviamo al montaggio.

Marco: quasi sempre si riesce ad entrare in studi vuoti, importante per poter fare pre-riggheraggio, che è fondamentale in teatri che spesso sono poco attrezzati e vanno adattati.
Realizzati i puntamenti si fa un primo lavoro di pre-programmazione, una operazione sostanziale per verificare se si sono ottenuti i risultati di illuminazione che ci si era prefissati.
Tutto il lavoro di preparazione, posizioni, effetti, colori, viene fatto immediatamente prima dell’inizio della prove, per essere poi integrato alle varie situazioni e momenti dello spettacolo.

ZioGiorgio.it: e qui la verifica finale.

Marco: certamente qui c’è la fase importante di adattamento alla ripresa video, tutto quello che hai fatto fino a questo punto partendo dal tuo punto di vista va verificato con le camere.
Quello che ad occhio può essere bellissimo va rivisto, facendo attenzione alla luce di ripresa, al colore dei fondi, a possibili sporcature, alle luci in camera.



ZioGiorgio.it:
a questo punto poi intervengono le mediazioni con gli artisti, con la regia e gli autori.

Marco: il risultato finale è sempre il frutto di una mediazione con tutti i reparti che collaborano al prodotto finale ed è utile cogliere eventuali suggerimenti e proposte.
Ci sono adattamenti che sono strumentali alla situazione, con alcuni personaggi ci sono gradimenti diversi, sui colori sul tipo di luce.
L’abilità a questo punto sta nell’avere una gamma di soluzioni più ampia possibile per accontentare tutte le esigenze.
Dobbiamo sempre considerare che in televisione alcuni colori non piacciono, il verde ha sempre riscontri pregiudiziali, dobbiamo cercare sempre di trovare la giusta mediazione.

ZioGiorgio.it: una quarantina di canzoni, come le differenzi.

Marco: i giochi si fanno con movimenti e posizioni delle luci, oltre che con la scelta dei colori e delle grafiche.
L’impianto prevede 22 Sharpy e parecchi Profile 1500 di Clay Paky, ho usato tanti Robin Led 600 di Robe, al posto dei Wash tradizionali, per colorare la scena e per i controluce.
La luce bianca è fatta utilizzando quasi esclusivamente i segui-persona, sono cinque, la copertura in diffusa è poi garantita da Fresnell 650 e da sagomatori Etc che illuminano le posizioni fisse.

ZioGiorgio.it: stai sperimentando anche una novità per Rai.

Marco: si sappiamo che da altri è stato già fatto, ma con Ivan Pierri abbiamo deciso di sperimentare l’utilizzo di luci fredde a 5.600K per illuminare la trasmissione.
A dire il vero un primo esperimento già è stato fatto a Verona, dove le distanze imponevano l’uso di segui-persona a scarica.
Invece di convertire le scariche è stato fatto un lavoro di conversione delle fonti a 3.200K.
Abbiamo quindi convertito le luci bianche e bilanciato le camere a 5.600K.
Questo ci consente di utilizzare i motorizzati a scarica anche per illuminare i visi ed inoltre migliora la resa cromatica dei colori caldi, il rosso e l’arancio vengono letti dalle telecamere molto bene, finalmente il magenta è un magenta vero.
Dal punto di vista della resa cromatica funziona molto bene.

ZioGiorgio.it: stai spiegando molto bene e con passione, ti piace fare questo mestiere?

Marco: vengo da esperienze precedenti come operatore di macchina, il salto qualitativo come direttore della fotografia ha portato una differenza importante nell’impiego delle risorse personali e sul piano della responsabilità.
Senza dubbio fare il direttore della fotografia è stressante e impegnativo, bisogna dedicare molto tempo soprattutto alle fasi di preparazione e realizzazione, a svantaggio a volte della propria vita privata.
Le responsabilità solo molte, gli artisti si affidano al tuo lavoro per esaltare la loro immagine.
All’inizio mi sono chiesto se ne valeva la pena di complicarsi l’esistenza, e la risposta è venuta con le gratificazioni personali avute nell’arco di tutti questi anni di duro lavoro.

Vari ambienti caratterizzati con scenografie diverse sono illuminati con luci per le relative atmosfere che variano a seconda del momento, nei quattro palchi un night, un muretto, una osteria e un salotto, la zona centrale è codificata con l’orchestra e uno spazio esibizioni, il centro pedana è funzionale ai momenti di puro spettacolo e il controcampo su sfondo nero da profondità ad uno studio non enorme e senza pubblico in platea.
Due i maestri di consolle con Vector blu, Fabio Roberti agli spot ed effetti e Ettore Amadoro ai colori scenografia e controluce. Fabrizio Calzetta coordina la squadra elettricisti Rai, gli addetti ai segui-persona e gestisce le due Spark 4D per il controllo delle luci fisse tradizionali.

Saluto Marco Lucarelli e incontro Antonio Chieti, responsabile del controllo camere.

ZioGiorgio.it: antonio ci dai una piccola panoramica del sistema di ripresa video?

Antonio Chieti: l’unità di ripresa mobile è l’Esterna 3 della Rai di Roma, abbiamo dotato lo studio con nove telecamere per la realizzazione delle riprese.
Due radio-camere con sistema di controllo remoto, una su Steady-cam e una sul nuovo carrello mobile telecomandato di Tecnopoint, il Filobus.
Queste camere, insieme ad una terza montata sul Jimmy (il braccio mobile) sono dotate di ottica grandangolare per le riprese a campo largo.
Le altre camere tradizionali sono equipaggiate con ottica normale, a parte una dedicata ai primissimi piani che monta una 72x.
Le camere sono in Sd, utilizziamo molte luci colorate e le luci bianche solo per l’illuminazione dei visi.
Anche il Led-wall Barco montato dietro all’orchestra è stato tarato a 5.600K.


foto da sx: Fabio Roberti, Marco Lucarelli, Ettore Amadoro

Antonio ci ha parlato di un Filobus, curiosi andiamo a vedere di cosa si tratta.
Una automazione per riprese televisive ideata e commercializzata dalla italiana Tecnopoint di Paolo Basilico, venditore di idee.

ZioGiorgio.it: siamo abituati ad incontrare l’amministratore unico di una società dietro la sua scrivania, tu invece sei qui sul campo di battaglia.

Paolo Basilico:
si perché fino a quando non avremo raggiunto il massimo di sviluppo e perfezione il mio dovere è di essere sempre sul set.
Il prodotto è nuovo, necessita di una assistenza qualificata e va testato sul campo di azione, il set di ripresa, fin quando non avremo raggiunto un soddisfacente sviluppo.
Realizziamo i nostri prodotti nel nostro laboratorio, ma dobbiamo fare la verifica in ambiente di lavoro, Filobus utilizza un complesso sistema di radiofrequenze, nella mia ditta non ho un ambiente inquinato dalle radiofrequenze di radiomicrofoni, radio-camere, quindi la verifica la dobbiamo fare qui.
Inoltre il fatto che il trasporto della attrezzatura lo faccio io mi permette di rendermi conto di quali sono i problemi e le cose che si possono migliorare.
Ad esempio per montare la testata con i monitor di controllo ci voleva troppo tempo, nella sua evoluzione oggi la testata arriva già montata, si trasporta in un contenitore unico ed è pronta per essere installata sul cavalletto.

ZioGiorgio.it: la vera evoluzione del prodotto.

Paolo: sotto tutti gli aspetti della sua vita, il prodotto passa più tempo a bordo dei furgoni che negli studi televisivi, quindi deve essere ben confezionato per un facile trasporto ed una facilità di installazione.
Il Filobus si muove sul set seguendo una traccia metallica che viene stesa per terra seguendo un percorso che ci viene richiesto dalla regia.
Per stendere queste tracce fino ad oggi abbiamo abbassato i tempi di installazione di un terzo, e l’evoluzione è ancora in corso.
Al momento posizioniamo delle dime di policarbonato che ci aiutano nella realizzazione del tracciato, ma sto studiando un sistema più pratico che ci consenta di stendere la traccia magnetica senza doversi inginocchiare a terra.

ZioGiorgio.it: ti consideri più imprenditore o artigiano?

Paolo: io sono senz’altro un artigiano, ma più che altro mi ritengo una persona fortunata perché faccio il lavoro che mi piace.
Certo se facessi solo quello che mi piace non riuscirei a sopravvivere, bisogna fare anche quello che serve  agli altri, e quindi sono in continuo conflitto tra le due cose.
Per me il piacere è fare queste mie cose ed il bello è che piacciono alla gente, che me le commissiona.

ZioGiorgio.it: come è nata Tecnopoint?

Paolo: undici anni fa per avere una mia struttura che confezionasse i prodotti in cui c’erano le mie idee.
Da tre anni siamo completamente autonomi, siamo passati da essere fornitori creativi di idee a realizzatori finali dei nostri prodotti, una sfida alla crisi nel realizzare prodotti di qualità a costi contenuti.
Con una accurata scelta dei materiali e l’ottimizzazione dei tempi di produzione si possono diminuire le spese anche a un decimo ed avere gli stessi risultati.

ZioGiorgio.it: come è nato Filobus?

Paolo: dalla esasperazione delle continue riduzioni dei tracciati di binari delle rail-cam, imposti dalle norme di sicurezza.
All’inizio abbiamo realizzato “Hexagon” un binario sottile di soli 21mm di spessore, ma anche questo non bastava ancora, perché la gente ci inciampava, allora è venuta l’idea di Filobus, che segue un tracciato elettromagnetico.
Il carrello ha otto motori posizionati sulle quattro ruote motrici e quattro motori per lo sterzo indipendente di ogni ruota con differenziale elettronico e autoallineamento dello sterzo.
Segue la traccia metallica stesa a terra utilizzando dei sensori e ciò gli permette di percorrere  curve di raggio molto piccolo, fino a 1,5 m.
Può fare scambi e seguire diversi tracciati e ciò permette di stendere sul set mediamente intorno ai 70 m di traccia.
In dotazione ha quattro batterie per una autonomia di marcia di circa sei ore.
Una evoluzione già sperimentata è il FILOBUS XL che ha fatto Panariello con Mediaset e Paolo Rossi con SKY, è dotato di colonna ad altezza variabile.
Cerchiamo di mantenere un obbiettivo fondamentale, la facilità di uso che permette al prodotto di essere utilizzato da chiunque.

ZioGiorgio.it: problemi?

Paolo: uno dei problemi di oggi sono le vibrazioni che vengono rilevate dalla telecamera a bordo, date dalle irregolarità dei palcoscenici, la prossima evoluzione sarà la stabilizzazione della testa per eliminare queste vibrazioni e per poter viaggiare anche su terreni irregolari.

Passiamo altro tempo con Paolo a parlare di innovazione, di tecnologia, di crisi, di lavoro, di idee, di politica.
Un altra volta ancora ringrazio la vita e questo mio lavoro di redazione che mi consente di incontrare persone valide come Marco e Paolo che con coerenza fanno della propria passione, dei propri sogni, il proprio mestiere.
Oggi non è facile, il momento storico è complicato, ma se uno ha buone idee deve concretizzarle e non abbandonarsi ad irriducibili rinunce dettate da falsi stereotipi.
E così il mare può aspettare, inizia il lavoro di sbobinatura e impaginazione dell’articolo, la mia passione è realizzata, scrivere per divulgare la conoscenza.
Fatene buon uso.

Grazie a Ettore Amadoro per gli scatti fotografici che ci ha fornito.

Alberto Maria Trabucco
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