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- Pubblicato il 24/07/2012

Mercenari dello showbiz!

Riportiamo un'intervista shock apparsa su una radio romana dove parla a ruota libera un gruppo di tecnici...

Aldo Chiappini
di - ZioGiorgio Editor
E' il responsabile editoriale di ZioGiorgio Network. Tutto inzia dalla chitarra, passa la giovinezza tra i banchi della facoltà di Scienze Naturali di Pisa e le regie FOH di festival e concerti. Si appassiona presto alla comunicazione audiovisiva ma l'incontro con i suoi attuali soci ed amici segnerà la strada: comincia la grande avventura con ZioGiorgio. Il resto è rock and roll...

L’intervista fatta qualche giorno fa dallo staff di Radiocane.info che gentilmente ci ha concesso l’autorizzazione a pubblicare, ha attirato la nostra attenzione tanto che abbiamo reputato giusto "rilanciarla" in un network ad ampio respiro come ZioGiorgio.it.
Sono solo fantasie e provocazioni quelle che i tecnici in incognito rivelano nell’intervista sotto oppure è la cruda verità, quella che tutti conosco ma che è scomoda da dirsi?
Non è nostra intenzione tacciare di malafede le persone che raccontano legittimamente la loro esperienza ma, è bene sgomberare subito il campo da eventuali equivoci questa è, e rimane, la testimonianza di due persone che conoscono e vivono una realtà specifica che non necessariamente rappresenta l’immagine reale e veritiera della totalità del settore preso ad esame.
Per contro non è certo un mistero che le condizioni e soprattutto gli orari di lavoro dei tecnici siano spesso al limite del sostenibile e che alcuni "meccanismi" sono senz’altro riconducibili ad un diffuso e più generale malcostume italiano, ma non è il caso di fare "di tutta un’erba un fascio" in quanto alcuni dettagli rivelerebbero un mondo fatto di sciacalli avventurieri col solo obbiettivo di sfruttare il lavoro di poveri ragazzi mandati allo sbaraglio.
No, non è proprio così e lo diciamo con cognizione di causa perchè questo mondo lo frequentiamo da anni, anche nelle vesti di tencici.

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Che nel settore ci siano realtà e operatori poco seri lo sappiamo e lo possiamo sottolienare ma, nello stesso tempo, esistono strutture e cooperative organizzate e affidabili che da anni reclutano e formano ragazzi che col tempo hanno la possibilità di diventare figure altamente specializzate riuscendo, in alcuni casi, ad arrivare ad un livello tale da togliersi persino qualche soddisfazione economica. Già il fatto che gli stessi intervistati ammettano che con relativi pochi giorni di ingaggio è possibile alle volte sbarcare il lunario di un anno rappresenta un’eccezione nel mondo del lavoro…
Lungi da noi però credere che sia tutto oro quel che luccica! Anzi, proprio per dovere di cronaca ci sentiamo di aprire il topic passando questa intervista nella quale molti di voi, almeno in alcuni passaggi, si saranno riconosciuti almeno una volta. Questo basta ed avanza per attizzare di nuovo la brace!

Prendendo in esame l’intervista è bene sicuramente estrapolare alcune certezze e la prima è quella che la professione di tecnico dello spettacolo, vista nella sua più larga accezione del termine, non è di fatto legalmente riconosciuta.
E’ inevitabile che in uno scenario così incerto e per certi versi scoordinato trovino terreno fertile anche speculatori e furfanti di dubbia provenienza anche se la normale selezione del mondo del lavoro dovrebbe, e per fortuna spesso succede, allontanarli e cancellarli dal business.
Inoltre siamo convinti che altrettanto spesso purtroppo si dimentica che questa tipologia di lavoro è, proprio per sua tipologia, intrinsecamente pericolosa.
Si faccia un passo indietro e ci si limiti a ricordare che lavoriamo giornalmente a contatto con Kw e Kw di corrente elettrica, che viviamo sotto – e in mezzo – a strutture con carichi sospesi, che molto spesso siamo costretti a macinare molti kilometri sulle autostrade italiane (e non solo) e che, proprio perchè si tratta sovente di spettacoli serali, il turno di lavoro finisce inevitabilmente quando la maggior parte delle persone è già a dormire.
A tutto questo va aggiunta una buona componente di stress, dipendente solo in parte dal ruolo che ricopriamo all’interno di una produzione, provocato dalla necessità di dover per forza di cose metter in scena uno spettacolo perfetto garantendo peraltro uno standard qualitativo sempre allineato data dopo data.
Queste sono solo alcune cose che andrebbero messe in conto da chi viene magneticamente attratto dal "meraviglioso mondo dello showbiz" e dedica anima e corpo per entrare in questo settore che dall’esterno è fatto di luci e rock and roll.
Bisognerebbe realmente che ognuno di noi si chiedesse seriamente se è questa la propria strada e la propria natura e se è realmente tagliato per fare e scegliere questa vita fatta da sacrifici, rinunce e…divorzi.
E’ pur vero che se nessuna scuola e nessuna struttura ti insegnano quello a cui andrai incontro e, quel che è peggio, nessuna istituzione riconosce e supporta quello che fai e il rischio è che sia la piazza, la strada, ad insegnarti cosa significhi realmente lavorare come tecnico dello spettacolo; spesso sono proprio gli insegnamenti della strada quelli più duri da incassare…

Che invece siano gli artisti a non sapere e non conoscere quelle che sono le reali condizioni di chi per loro lavora ogni giorno è inconcepibile. O sanno facendo finta di nulla o peggio, ignorano che i problemi esistono, sono reali e tangibili al di là di quello che è il contenuto di questa intervista.
E’ inammissibile poi che si parli di certe cose solo quando si sono verificati i fatti tragici, non considerando che parlarne con quel taglio "qualunquista" e retorico che abbiamo ascoltato in diverse occasioni è molto avvilente.

Badate bene che i "fattacci" non succedono solo da noi in Italia, ma solo nel nostro bel Paese si ha la cattiva abitudine di far luce sulle questioni solamente per i pochi giorni a seguire mentre all’estero le inziative, gli incontri e i convegni sulla sicurezza non sono mancati e non mancheranno neppure nel prossimo futuro. Da noi invece registriamo un sorprendente incremento dei controlli fiscali, neppure servissero a salvare vite umane.
Che ognuno tragga le proprie conclusioni da questa intervista e da questo editoriale, nella speranza che tutto ciò serva a tenere alta la guardia e, magari, a denunciare chi sfrutta e specula sul lavoro dei "mercenari dello showbiz" che noi preferiamo continuare a chiamare genericamente "tecnici", perchè quello siamo e come tali ci piacerebbe essere trattati…

Aldo "Hucchio" Chiappini
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