Pistoia Blues: illuminotecnica

Nel primo articolo, dedicato al mondo dell’audio avevamo intervistato anche Rosario Aloisio, intervista che riproponiamo sotto anche per gli amici “luciai”.
Nel resto dell’articolo la parola a Mirko Carli, Light Designer resident e Andrea Guideri, dimmerista e non solo.

Brevi cenni storici di un festival mitico…

Il Pistoia Blues è un festival mitico nel nostro Pease, e vi spiego perchè…
Nella sua prima edizione, nel 1980, già ospitava sul palco artisti del calibro di BB King, Roberto Ciotti, Muddy Waters, Dizzy Gillespie, Pino Daniele, Mighty Joe Young, Fats Domino e molti altri. Una cosa straordinaria per l’Italia di quegli anni che si lasciava alle spalle gli altrettanto mitici ’70 con molti rimpianti a livello musicale; molto del meravolgioso rock “seventy” da noi era solo distrattamente passato. Nelle edizioni a seguire arrivarono tra gli altri John Mayall & The Memphis Bluesbreakers (1981), Frank Zappa (Stadio Comunale, 1982), Jackson Browne (1982) e praticamente tutti i grandi del blues mondiale. Io stesso ricordo un concerto memorabile, al quale sono particolarmente affezzionato, del 1998 della Jeff Haley Band in cui il compianto Jeff in quell’occasione sfoggiava un suono di chitarra da cardiopalma.
Nel frattempo la città toscana era diventata un appuntamento fisso ed irrununciabile sia per gli amanti della musica blues sia per i nostalgici hippie, frequentatori assidui dell’onirico campeggio ai margini della città ed del mercatino etnico che contribuiva anch’esso a dare colore e fascino a questo festival. Numeri e nomi importanti e chissà quante storie e quanta musica sono passate da Piazza del Duomo. Eppure del Pistoia Blues si è sempre parlato poco o niente nelle riviste specializzate. Ho deciso di andare nel giorno in cui si esibivano i Black Crowes e con l’occasione ho incontrato un vecchio amico dello Zio…
Rosario Aloisio col suo altrettanto “mitico” Music Service di Siena di edizione del Pistoia Blues ne ha seguite molte, tante che per raccontare tutti gli aneddoti occorrerebbe una rubrica a parte. Chissà che un giorno…

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Rosario è veramente uno della “vecchia” guardia, uno di quelli che questo mondo lo ha visto nascere e che, insieme a compagni di avventura come ad Renato Fumasoli o Willy Gubellini – giusto per far qualche nome – hanno contribuito alla specializzazione del mondo del rent in Italia. Rosario Aloisio, complice una indole poco propensa al compromesso, ha avulto fortune alterne negli anni, passando dai tour più di prestigiosi (tra cui un memorabile mega tour con Vasco Rossi ndr), a lavori molto più piccoli e meno blasonati ma sempre con la stessa professionalità e coerenza.
E’ singolare come alcune problematiche ricorrano negli anni e come, ancora oggi, i problemi che affliggono il settore siano gli stessi – se non peggiori – di quelli di venti anni fa.
Sapendo che Rosario non è uno che si sottrae lo abbiamo voluto “spremere” con domande incalzanti, meno legate agli aseptti tecnici del Pistoia Blues, ma andando a toccare tematiche a più ampio respiro e mai come oggi attuali.

ZioGiorgio.it: caro Rosario, ben ritrovato. Eh già, perché in un’intervista del 2001 proprio su queste stesse pagine tu dicevi: “I budget che gli impresari e le agenzie di produzione stanziano alla voce service sono gli stessi di quelli che giravano circa dieci anni fa’…”. Ad essere sincero non so se ridere o se piangere. Cosa ne pensi e come mai secondo te siamo sempre qua?

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Rosaio Aloisio – responsabile tecnico

Rosario Aloisio: siamo sempre qua… è vero. In prima istanza perché nonostante tutte le difficoltà c’è una passionalità, anche eccessiva, di chi fa questo lavoro che non permette di impostare il business sempre e solo come farebbe un imprenditore, quindi alcune scelte sono vincolate dal desiderio di poter arrivare a lavorare con un certo Artista di prestigio o in certi circuiti, nella speranza che il ritorno di immagine poi porti nuovi lavori. Purtroppo, e l’ho sperimentati o negli anni sulla mia pelle, non è sempre un’equazione così scontata quella sopra…

In prima istanza perché nonostante tutte le difficoltà c’è una passionalità, anche eccessiva, di chi fa questo lavoro che non permette di impostare il business sempre e solo come farebbe un imprenditore…

Tornando al discorso in merito ai budget effettivamente è un situazione drammatica perché, pur non essendo cambiati di molto i budget che le produzioni assegnano agli aspetti tecnici, sono calate e di molto le date di un tour. Io ricordo di aver fatto la debuttante Marina Rei per settanta date, oppure ricordo Paolo Belli, Negrita, CSI, tutti artisti da cinquanta date a stagione. Ti sto parlando di tutta una fascia “media” del touring che era l’ossatura del service in Italia e che adesso non esiste più. Quindi il mercato del service, nel musicale, in Italia si è collocato o nella fascia più alta o nelle feste di paese, poco altro. Ecco, un primo “problema” è che non esiste più quella che possiamo definire appunto fascia media.

ZioGiorgio.it: nonostante questo negli anni sono stati introdotti molti prodotti e il mondo del rent, a livello tecnologico, ha fatto grossi passi in avanti. Sono sempre state utili queste nuove tecnologie o pensi che, in alcuni casi, ce ne sia anche troppa di offerta?

Rosario Aloisio: è una nota dolente, perché da una parte abbiamo assistito ad una regressione del mercato della musica in generale, e quindi anche del live, e dall’altra abbiamo ricevuto molti input da un mercato sempre più globalizzato. In ogni caso penso che sia impossibile ignorare quello che arriva di nuovo a livello tecnologico, anche perché dobbiamo sempre e comunque confrontarci con le produzioni e il rent estero e rimanere al passo. E’ impensabile, come credo lo sia in molti settori, ignorare lo sviluppo tecnologico.
E’ pur vero che il service ha spesso dovuto fare investimenti importanti al fronte di margini sempre più risicati, come abbiamo ripetuto più volte, ma è altrettanto vero che la tecnologia ha agevolato e reso meno dispendiosi alcuni aspetti. Pensa al line array e come questa tipologia di impianti ha semplificato la sonorizzazione delle piazze e delle location, oppure la tecnologia a LED che è legata al risparmio energetico. Ma penso anche alla rivoluzione del digital mixing, dei trasporti digitali e via discorrendo. Ecco, in questo senso, occorre vedere le due facce della medaglia. Che poi ci sia un affollamento nel mercato dei prodotti questo può essere vero, ma basta saper scegliere…

ZioGiorgio.it: Rosario, una domanda audace. Ci sono apparecchiature e sistemi audio che, oggettivamente, costano svariate centinaia di mila euro. Chi può permettersi in Italia di fare questo tipo di investimento ad oggi proprio in virtù di quello che abbiamo appena detto?

Rosario Aloisio: è una domanda che dovresti fare a chi fa questo tipo di acquisti. Da quel che vedo io sono poche le strutture che hanno un tale potere d’acquisto. Chi ha le possibilità spesso trova i budget grazie ad attività imprenditoriali differenti o parallele – attività nel ramo immobiliare per esempio – e decide di immobilizzare una parte del capitale in questo settore; credo più per passione che per altro. Il ritorno economico non credo sia la prima cosa in lista in questo senso ed un recupero sull’investimento non è certo veloce. Ti racconto una storiella divertente quanto vera. Qualche anno fa feci un’approfondita analisi di marketing della mia azienda col mio commercialista. Dopo che scartabellò le carte della società per giorni mi disse tra il serio ed il faceto: “Rosario, se tu avessi dedicato questa dedizione e queste energia nella produzione di scatole di pelati, a quest’ora forse saresti milionario!”. E’ stata una battuta ma che nascondeva un fondo di verità e cioè che non si fa questo lavoro per diventare ricchi…

ZioGiorgio.it: mi sono spesso domandato se ci sia un “surplus” di materiale in relazione al reale fabbisogno del mercato. Non sarebbe logico e saggio tornare un po’ indietro a produzioni meno “faraoniche”.

Rosario Aloisio: anche in questo caso dipende sempre da chi è il committente e se sussistono le premesse, soprattutto economiche, per fare un certo tipo di produzioni. Se poi vuoi paventare l’ipotesi che spesso i rent per accontentare la produzione o il management di un dato artista tendano a “svendere” un po’ il materiale, beh, anche questo può essere. Però non voglia andare oltre, questo è un aspetto che deve essere affrontato seriamente e da più parti, altrimenti il rischio è di entrare in una sterile ed inutile polemica fatta dal singolo.

penso che dietro ci debba essere una preparazione ed una capacità professionale acquisite nel tempo e non date per scontate. Difficilmente si arriva dall’oggi al domani a fare questo genere di lavori.

ZioGiorgio.it: entriamo nel merito di Pistoia Blues. Cosa occorre secondo te per affrontare al meglio, dal punto di vista del service, un festival come questo?

Rosario Aloisio: penso che dietro ci debba essere una preparazione ed una capacità professionale acquisite nel tempo e non date per scontate. Difficilmente si arriva dall’oggi al domani a fare questo genere di lavori. O meglio, a volte può succedere che strutture poco più che improvvisate prendano lavori di una certa importanza e difficoltà, ma il risultato è sempre un’incognita. Una struttura che ha fatto un certo tipo di percorso professionale, passando dai vari gradini della scala, può per contro essere sinonimo di garanzia.
Un buon service non è fatto solo da quei tre o quattro articoli di richiamo da inserire nel rider, occorre anche una serie di “accessoristica” per così dire indispensabile per relazionarsi sempre nel migliore dei modi con le varie produzioni ed i vari artisti che arrivano durante i festivals. Ma ancora più importante, come del resto non ho mai nascosto, è il team, fatto di persone, di tecnici che lavorano seriamente e in modo professionale, ognuno nel suo ruolo chiave. In questo senso ho sempre cercato di far crescere all’interno della mia struttura nuove figure professionali anche se mi sto rendendo conto che sono sempre di meno quelli che realmente resistono nel cammino formativo, un cammino fatto di tanti sacrifici che non corrispondono sempre ad laute soddisfazioni economiche…

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da sx: Mirko Carli ed Andrea Guideri

Passiando al mondo della luce…

ZioGiorgio.it: ragazzi, parliamo di tutto quello che è luce ed affini. A voi la parola!

Mirko Carli: io mi sono occupato del progetto luci e sono il Light Designer resident…

Andrea Guideri: in questa situazione io ho fatto il rigger ed il dimmerista, insieme ad alcuni aiuti…

ZioGiorgio.it: bene, Mirko, come imposti il plot luci per un festival che ha diverse esigenze come può essere Pistoia Blues?

Mirko Carli: di solito si fa una “media” del materiale che viene richiesto dalle varie band per poi costruire un progetto che sia il più possibile funzionale. E’ necessario avere per tempo tutti i rider tecnici e assicurarsi di avere in dotazione la tipologia di materiale richiesto che, spesso, è sempre abbastanza standard.
Si scelgono poi le varie posizioni delle americane avendo accortezza di lasciare gli spazi vuoti qualora bisognasse farle scendere per motore materiale extra.

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ZioGiorgio.it: in questo senso Andrea bisogna mantenere il lavoro molto ordinato e curare bene i cablaggi onde evitare di faticare durante cambi ed adattamenti…

Andrea Guideri: assolutamente ed un particolare che può sfuggire ai più è quello di lasciare il palco, non solo la superficie dello “stage” ma anche la parte del backstage il più l’obera possibile da cavi, dimmer e quant’altro. Durante un festival infatti molte movimentazione di backline e materiale di scena avviene attraverso pedane su ruote o comunque fly-case e non è pensabile dover scansare o scavalcare cablaggi in quei momenti così concitati. Stessa ragione per cui si preferisce mettere tutti i corpi illuminanti appesi e non a terra, tranne quando arriva qualche produzione che ha una sua integrazione espressamente dedicata a quello spettacolo.
Biosgna proprio per questo prevedere anche alimentazioni e linee di corrente sempre pronte ed a disposizione per le varie richieste…

ZioGiorgio.it: quindi Mirko, tu hai per così dire “spulciato” tutti i rider salvo renderti conto che la tipologia di faro più richiesta ad oggi è? (rullo di tamburi ndr)

Mirko Carli: senza dubbio i Beam! Sono senza ombra di dubbio la richiesta principale e da quel che vedo sono diventate imprescindibili come lo sono da anni le strobo o i blinder, tanto per far un esempio.
Credo personalmente che in un festival queste macchine siano ancora più funzionali proprio per l’efficacia dell’effetto che creano e per la relativa facilità nell’uso immediato. Certo poi ci sono vari modi per utilizzarle ma, come dire, l’effetto è assicurato…

ZioGiorgio.it: Andrea, quali sono le difficoltà maggiori che incontra un dimmerista durante un festival? Voglio dire, una volta fatto il progetto iniziale, quali sono le “grane” che giornalmente devi affrontare?

Andrea Guideri: sicuramente la corretta ripartizione dei carichi di corrente sulle varie linee che non sono sempre uguali ma cambiano in base all’uso ed all’integrazione con altre macchine. Per questo bisogna pensare molto bene il progetto prima e, ogni giorno, bisogna giocare un po’ di anticipo cercando di indovinare quali saranno le soluzioni possibile a specifiche esigenze che non sempre sono così immediate. Ecco perché, come ti spiegavo prima, cerco di suddividere bene i carichi e lasciare qualche linee di servizio.

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ZioGiorgio.it: di quanti Kw si parla?

Andrea Guideri: la fornitura base dedicata alle luci qui a Pistoia è di circa 100 Kw ma i valori in campo possono cambiare anche di molti in base alle differenti tipologie di show arrivando anche a 700 Kw ed oltre. Il carico aumenta molto quando è richiesta molta illuminazione architetturale (fondali, scenografie…), anche se da qualche anno ci aiutano non pochi i fari a LED a batteria che svolgono molto bene il loro lavoro e non consumano di fatto corrente durante lo show…

ZioGiorgio.it: Mirko, parliamo invece della console e della regia luci quindi…

Mirko Carli: uso una Avolites Pearl 2000 sulla quale mi sono costruito qualche show e qualche cue-list. Chiaramente ho fatto una cosa molto standard perché, soprattutto con band emergenti, è difficile che si sappia a priori come sarà lo show.
Dopo questa fase io ho passato col giusto anticipo tutta la patch list alle varie produzione che dividono se usare la nostra console o portare la propria. Oggi per esempio c’è una Avolites Pearl 2004 expert, ma comunque se mai ci fosse bisogno di assistenza noi siamo disponibili…

ZioGiorgio.it: ecco, si è parlato molto di assistenza e di integrazione in questa intervista, di modalità di lavoro. Ma qual’è il limite di intervento in questo senso? Non si può stravolgere un progetto…

Andrea Guideri: premesso che chi viene ospite, sono tutti tecnici come lo siamo noi. Per questo facciamo tutto quello che è nelle nostro possibilità per accontentare le varie richieste. Quello che non possiamo are è appunto stravolgere il progetto, soprattutto se le modifiche riguardano strutture e carichi sospesi: è un problema di certificazioni che sono state concesse per quella struttura e con qui carichi, salvo tolleranze concesse, modificare sensibilmente il progetto significa essere fuori legge. Quindi, quello che possiamo fare è scendere le americane per cambiare o aggiungere qualche faro, posizionare tagli o corpi illuminanti a terra, ma non è possibile aggiungere pezzi di struttura o cambiarne il posizionamento. Ripeto, la certificazione è in relazione ad un dato progetto, depositato, firmato ed approvato. Ecco tutto…

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Per quanto riguarda lo show illuminotecnico dei Black Crowes, onestamente, non c’è molto da dire se non che i loro tecnici potevano fare qualche cosina di meglio. Vero che è un festival e che spesso si fa la programmazione in poche ore – o minuti – ma è innegabile che il materiale installato dal service resindent era sufficiente per fare uno show leggermente più movimentato e vario. In qualche frangente, come le foto in maniera irriverente rivelano, abbiamo notato anche un po’ di mancanza di luce, specialmente sul frontale.

Aldo “Hucchio” Chiappini
ZioGiorgio Network

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