Ligabue Arena 2013: l’audio

Sei concerti, circa settantamila persone ed almeno il triplo – se non di più – rimaste senza biglietto per la nuova serie di concerti di Luciano Ligabue in Arena in una formula, quella con band ed orchestra, che trova la sua collocazione ideale nell’intima cornice dell’anfiteatro scaligero.
Formula vincente non si cambia, un po’ come la squadra che, quando funziona, si lascia in campo.
Vero in parte perché, sebbene le figure tecniche chiave siano sempre le stesse da ormai qualche anno, dal punto di vista tecnico qualche cosa è cambiato. Di nuovo c’era il sistema audio RCF TTL55-A col quale, per la verità, Ligabue ed il suo staff avevano già fatto la conoscenza in una prestigiosa apparizione la scorsa primavera alla Royal Albert Hall di Londra.
Le cose devono aver funzionato in terra britannica perché in Arena è stato scelto nuovamente il sistema RCF, per l’occasione fornito da Nuovo Service, e composto dal “grande” TTL55-A e da altre soluzioni a completamento, sempre di casa RCF.
Nella serata alla quale noi siamo stati presenti, l’ultima, il risultato sonoro è stato all’altezza delle aspettative e l’affiatata squadra audio (Nuovo Service – RCF Team – Fonici ndr), nonostante le difficoltà acustiche tipiche dell’Arena e l’ostica accoppiata band rock ed orchestra, ha ricreato un sound di alto livello, sfruttando come mai prima d’ora un aggiornato sistema RCF che ha convinto per pulizia e omogeneità.

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Tale risultato deve essere conseguenza di scelte logiche ed lungimiranti, ipotizziamo noi.
In primis si è lavorato sulla copertura sonora di ogni angolo dell’Arena che a questa tornata l’ing. Emanuele Morlini (System Engineer) ed il team Nuovo Service/RCF hanno reso impeccabile, per poi puntare su quelle che sono le eccellenze del TTL, vale a dire intelligibilità e definizione, al fine di rendere giustizia ad un programma sonoro che di questi requisiti aveva bisogno.
Alberto Butturini al mixer FoH insieme a Daniele Tramontani al banco dell’orchestra, hanno ottenuto un mix “vivo” e ricco di sfumature senza mai rincorrere inutilmente potenza ed aggressiva pura che in una location come questa avrebbero certamente disturbato.
Molto naturale, perchè poco processata e ben valorizzata dalla timbrica generale del sistema, la voce dell’Artista apparso peraltro molto ispirato e coinvolgente.
Importante l’apporto dell’orchestra tanto da arrivare ad essere pressante in alcuni brani che, per contro, avrebbero tratto benefici da un arrangiamento meno convulso e più sobrio, agevolando non poco anche il lavoro dei fonici, mai in difficoltà, ma sempre attenti ed impegnati nel conservare il mix pulito ed accomodante anche nei momenti fisiologicamente critici.
Il resoconto parla di sei date portate a casa egregiamente nonostante un montaggio veloce ed “annacquato” e con un sistema audio che entrava in Arena per la prima volta, ma che a quanto pare fa della semplicità di set-up un’altro punto di forza. Pubblico adorante e produzione contenta…

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Alberto alla destra con un soddisfatto Emanuele Morlini…

Partiamo con le nostre interviste proprio dall’Ing. Emanuele Morlini che ha curato insieme a Nuovo Service ed al team tecnico RCF il progetto per la sonorizzazione dell’Arena.

ZioGiorgio.it: Emanuele, avete avuto poco tempo per montare, per di più è arrivato un abbondante nubifragio. Immagino sia stato importante il lavoro in back office, di progettazione?

SONY DSCEmanuele Morlini: il lavoro di simulazione è stato fondamentale e, fortunatamente, abbiamo avuto tutte le informazioni necessarie tempo prima, così che una volta disegnata virtualmente l’Arena mi sono messo al lavoro.
Ho quindi eseguito un progetto indicando quelle che sarebbero state le posizioni ideali di cabinet e casse e, per fortuna, quelle posizioni erano poi disponibili realmente al montaggio.
Una volta acceso il PA ci siamo subito resi conto che tutto tornava perfettamente ed in questo senso la possibilità offerta da RDNet di monitorare e controllare tutto via remoto ha aiutato ulteriormente a rendere più veloce l’operazione che si è conclusa in un tempo record.

ZioGiorgio.it: cosa significa sonorizzare una venue come l’Arena che non è certo nata per questo…

Emanuele Morlini: un vantaggio è che, trattandosi di una location mediamente piccola, hai più o meno ogni ascoltatore ad una distanza che al massimo può arrivare ad ottanta metri, negli ultimi posti in alto. Questo significa che il sistema main è perfettamente in grado di coprire quelle distanze senza l’ausilio di delay. Nello stesso tempo parliamo di un anfiteatro romano che ha una forma ed una progettazione pensate al tempo per ben altro genere di rappresentazione, acustica ovviamente. Quindi occorre far attenzione ad un certo range di frequenza che, come saprai bene, è la parete bassa e medio bassa.
In sintesi il sistema era composto da diciotto TTL55-A come main system e dieci TTL55-A come side per parte e come front fill sei TTL33-A. Poi tutto il sistema dei sub…

ZioGiorgio.it: esatto, parliamo dei sub e della gestione degli stessi.

Emanuele Morlini: intanto bisogna osservare che lo show, così come è stato concepito, è abbastanza atipico di suo, anche se già proposto in passato.

L’orchestra, con tutti quei microfoni aperti, necessita del minor contributo possibile di suono sul palco e quindi di un controllo molto preciso della radiazione delle frequenze basse che devono proiettarsi verso la platea ed essere praticamente assenti nella parte retrostante.

Per fare questo abbiamo creato due sottosistemi distinti. Il primo è formato da due cluster di woofer sospesi in array (clown sub di otto TTL36AS per lato) e che quindi essendo una sorgente lineare fisica hanno un autentico controllo di direttività che però è stato “virtualmente” modificato grazie a degli algoritmi di Steering che ne hanno permesso l’ottimale puntamento solo sull’area di ascolto. Il secondo è formato da classici infra-sub per le primissime ottave di banda posti nella buca dell’orchestra in una straight line di elementi in cardioide anch’essi controllati da processore on-board per formare una curvatura virtuale per silenziare il più possibile la parte posteriore e rendere omogenea tutta la copertura nell’area di ascolto per il pubblico.
Questi erano diciotto ground stack sub di TTS56A che sono doppi 21”.

ZioGiorgio.it: algoritmi di Steering? Dicci di più…

Emanuele Morlini: è un algoritmo che è stato implementato nel sistema RDNet e che grazie al processore a bordo di ogni diffusore acustico viene gestito in automatico dal sistema in modo trasparente per l’utente. Diciamo che quello che succede è che questo algoritmo è in grado di ritardare ogni singola sorgente sonora così da ottenere uno spostamento virtuale dell’immagine sonora stessa.
Quello che l’utente decide, in ultima analisi, è l’angolo del quale si vuole inclinare l’array appeso o curvare i sub appoggiati a pavimento e basta digitare il valore nell’apposita casella della finestra software.

ZioGiorgio.it: Emanuele, il grande debutto il TT lo fece con Vasco Rossi nel 2011. Che evoluzione c’è stata rispetto ad all’ora? Lo chiedo a te perché sei anche il “papà” in quanto progettista di questo sistema.

Emanuele Morlini: beh, è un’altra cosa. Intanto abbiamo fatto anche noi esperienza e raccolto dati e, se anche l’hardware è identico, il sistema ha avuto un netto upgrade, con nuovi filtri, nuovi algoritmi di limitazione e l’aggiunta di utilità di gestione nuove tra cui quella di cui parlavamo prima per il controllo della direttività.
Con queste novità capisci bene come è facile trasformare un impianto e ad oggi devo dire che siamo molto soddisfatti. Anche le persone che sono venute ad ascoltarlo ci hanno dato feedback molto positivi.

Ci spostiamo in regia FoH dove incontriamo Alberto “Mente” Butturini e Daniele Tramontani.

ZioGiorgio.it: Alberto, l’Arena di Verona non è uno stadio…

Alberto “Mente” Butturini:
ok, fino a qui ci siamo! (Ridiamo divertiti… ndr)

ZioGiorgio.it: quello che volevo chiederti in effetti è se usi qualche accorgimento particolare a livello di mixing per adeguare il tuo lavoro ad una location non certo nata per questo genere di show.

Alberto “Mente” Butturini: di fatto l’Arena, forse più che molti stadi, bisogna un minimo conoscerla. Durante il giorno ha un suo suono caratteristico dato anche da tutte le riflessioni della pietra (calcare rosso ammonitico ci fa sapere il “geologo” Mente…), dalle sedie di metallo, dal pavimento della platea in plastica etc. Restituisce un suono molto aggressivo e “cattivo” ma piuttosto fermo. Quindi non bisogna farsi ingannare dal sound check, perché il sound check sarà sempre più aggressivo, rispetto alla serata. Se cerchi di ammorbidire molto durante le prove alla sera rischi di essere molto scarico e poco definito sulla parte alta. Ovviamente è una questione di gusti, ma questo è un concetto che, per approssimazione, credo sia veritiero. Come seconda cosa, non meno importante, è che qui abbiamo un rumore “antropico” molto alto: il pubblico canta dalla prima all’ultima nota e con i limiti imposti in Arena in certe occasioni fatico ad ascoltare bene tutto quello che succede.

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Um momento del soundcheck dell’orchestra.

ZioGiorgio.it: a quanto è imposto al limite?

Alberto “Mente” Butturini: il limite è stato ridotto a 95 dB e con questo valore la sfida è fare un mix che sia sufficientemente coinvolgente e rock ma anche compatibile con l’orchestra…

ZioGiorgio.it: in che cosa si traduce questo in termini di suono?

Alberto “Mente” Butturini: che il risultato “rock” non vuole essere una cosa profondissima e particolarmente potente, ma anzi ho cercato di lavorare sull’intelligibilità e su un sound molto “in faccia”.
Tieni conto poi che questa volta, a differenza delle scorse, l’orchestra è praticamente presente per tutta la durata del concerto, con la sola eccezione di quattro brani finali dove, paradossalmente, si sente la mancanza della stessa. Questo vuol dire avere circa duecento canali sempre aperti sul palco, di cui molti condensatori, insomma, ci siamo capiti…

ZioGiorgio.it: ci siamo capiti, un lavoro di fino. Però allora dimmi cosa tenete leggermente più “dentro” nei brani più concitati, perché immagino che sia così…

Alberto “Mente” Butturini: inevitabilmente alcuni microfoni di ripresa dell’orchestra, gli Schoeps più sensibili e in posizione critica e i microfoni di ambiente. Se non facessimo questi aggiustamenti di livello ci ritroveremo con settanta rullanti, cinquanta chitarre che rientrano ovunque nei vari canali, garantito.

ZioGiorgio.it: da parte tua hai cercato di “scavare” qualche strumento nel mix in modo da liberare un po’ di frequenze e incastrare meglio orchestra e band?

Alberto “Mente” Butturini: no, più che altro mi sono appoggiato al fatto di poter mixare in parte l’orchestra. Daniele si occupa di mixare tutta l’orchestra e manda a me quattro stem stereo che posso gestire come meglio credo. Ho quindi studiato molto bene i pezzi e so perfettamente dove alzare o diminuire alcune parti senza per questo influenzare troppo il risultato sonoro. L’unico accorgimento è stato quello di un taglio a 45Hz su questi canali, per dare un po’ di spazio alla gran cassa.

ZioGiorgio.it: una riflessione. Noto la tenenza degli ultimi anni di “pulire” il più possibile il suono del concerto. Mi riferisco all’uso di IEM, IsoBox per le chitarre, ma ancora gates, transient designers per rendere sempre più perfetti i suoni. Non c’è il rischio di far suonare tutto uguale e di rendere il suono un po’ “asettico”?

Alberto “Mente” Butturini: è una riflessione condivisibile. Però bisogna anche cercare di inquadrare il discorso in termini generali. Un artista che fa una ricerca sonora in studio, e ad oggi l’impronta sonora è molto caratterizzante nell’industria discografica, è ovvio che voglia ricreare certe sonorità e soluzioni nello show dal vivo. Detto questo stai parlando con uno di quelli che ha un approccio più della “vecchia scuola”.

A me piace equalizzare il meno possibile, uso da sempre poche dinamiche e non disdegno, dove questo crea suono, anche il leakage tra gli strumenti. Negli ultimi anni sono meno attento al dettaglio chirurgico e più concentrato sul risultato, sull’emozionalità che restituisce il mio mix.

Per quanto riguarda IEM e IsoBox però subentrano dei fattori legati all’esigenza tecnica, come in questo caso in cui c’è un’orchestra che deve suonare e sentirsi nel miglior modo possibile…

ZioGiorgio.it: prima gli U2, ma anche Vasco Rossi ed altri artisti hanno usato un sistema PA in cui parti del sistema stesso erano completamente dedicate alla voce. Che ne pensi di questa soluzione tecnica?

Alberto “Mente” Butturini: mai provata una cosa del genere, non saprei dirti di che risultato stiamo parlando. Chi lo ha fatto avrà avuto le sue ragioni, ma quello che ti posso dire io è che non ne sento l’esigenza, soprattutto a questa tornata dove una delle cose che ha avuto la resa migliore è stata proprio la voce dell’artista, sempre definita, potente ed a fuoco.
Ma ripeto, dovrei provarla per dare un parere definitivo.
Di certo questa operazione avrebbe un costo non da poco e che andrebbe comunque giustificato con un risultato adeguato.

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Il palco con i cluster main RCF.

ZioGiorgio.it: anche in questo senso in effetti non fai mai richieste faraoniche a livello di materiale. Ci sono un paio di chicche nel tuo set-up, puoi parlarcene?

Alberto “Mente” Butturini: quest’anno, siccome dovevamo andare in analogico al sistema PA col nostro segnale in uscita dalla console, ho deciso di non usare i convertitori della DiGiCo ma di usare un convertire stereo della Lavry per il main e un Apogee DA16x per i frontfill e tutto il resto. Ho provato a dare un valore aggiunto al set-up e devo dire che, essendo convertitori al top, il risultato è stato apprezzabile sia interini di headroom sia di trasparenza di suono.
Come seconda cosa, avendo quattro console digitali e diverso altro outboard, abbiamo usato un generatore di clock esterno della Antelope Audio che anche in questo caso ha migliorato la performance.

ZioGiorgio.it: veniamo al sistema di rinforzo sonoro, che è nuovo. Di fatto ha delle caratteristiche peculiari che lo rendono diverso da altri che hai usato in precedenza. Che idea ti sei fatto?

Alberto “Mente” Butturini: una prima riflessione è in relazione alla presenza on-board di tutti i componenti, finali e processori, un aspetto che per quanto utile agevola il lavoro di montaggio e set-up del sistema, ma di fatto non è in stretta relazione con la resa sonora. Se poi entriamo in merito alla questione puramente “sonica” ci addentriamo in un loop da cui difficilmente se ne esce, come sempre in questi casi.
Da parte mia però posso dirti quelle che sono le mie impressioni. Ho fatto l’allestimento utilizzando due casse point source RCF TT2 con un sub perché volevo avere una qualsivoglia corrispondenza di “filosofia sonora” con quello che sarebbe stato il sistema line array.
Quando sono arrivato in Arena abbiamo aperto le scene motorizzate in virtual soundcheck e mi sono ritrovato un programma all’80% corrispondente. Conta che causa pioggia e tempistiche c’è stato solo un mezzo pomeriggio di prove e poi via con la prima data che è stata, di fatto, una prova generale anche se il risultato era già soddisfacente.
In generale non ci ho messo molto a prendere le misure con l’impianto RCF che mi restituisce quello di cui ho bisogno in questa occasione. In particolare in Arena il fatto di avere dei coni da 12” ha aiutato non poco nella lavorazione della voce che ha particolarmente soddisfatto sia me sia altri che hanno espresso commenti positivi.
Vedi, non mi aspettavo di aver un sound che fosse come l’impianto X o l’impianto Y, è differente da altri competitors e credo sia giusto così. E’ un sistema Made in Italy, ben fatto, e che si sta guadagnando una posizione sul mercato. Per tirare le somme, io sono contento di questa esperienza e del risultato in questa serie di concerti.

ZioGiorgio.it: Alberto, cosa vorresti fare invece a livello di “sperimentazione” sui sistemi di rinforzo sonoro? Sbilanciati pure.

Alberto “Mente” Butturini: siccome prima parlavamo dei cluster dedicati alla voce, una cosa che invece ho sperimentato molti anni fa – credo nel 1997 – e della quale ho ancora un ricordo molto bello è l’utilizzo di un solo cluster mono centrale.
Lavoravamo ancora con impianti point source ma ricordo benissimo quel suono così a fuoco e così omogeneo nella sua immagine sonora. Mi piacerebbe riprovare una cosa del genere ma con l’esperienza maturata in questi quindici anni di progresso tecnologico…

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Daniele Tramontani al mix dell’orchestra.

ZioGiorgio.it: Daniele, sei nuovamente al mix dell’orchestra, un lavoro nel quale ormai sei specializzato. Come fai a far uscire ogni strumento?

Daniele Tramontani: ovviamente il tutto è vincolato e condizionato dalla band rock che suona a pochi metri. Quindi l’orchestra dal mio punto di vista deve essere più asciutta e meno sinfonica, potrei dirti più “pronta”, con dei suoni più reattivi. Questo si traduce in un approccio diverso. Un esempio è l’uso dei reverberi, dove si sfruttano diversamente le riflessioni, in modo da rendere il mix più pieno e coeso, rispetto all’uso delle metodologie più classiche di code ed ambienti veri e propri. Non c’è margine per curare maniacalmente tutte le sfumature e la scelta della tipologia ed il posizionamento dei microfoni diventa quanto mai fondamentale.

ZioGiorgio.it: come vi siete mossi in questa direzione?

Daniele Tramontani: purtroppo non abbiamo avuto neppure molto tempo, per cui ho adottato delle soluzioni che ormai considero standard per questa tipologia di lavori, anche se la dotazione e l’impiego di microfoni è stata più ricca rispetto alle altre volte, tanto è vero che siamo ad oltre 100 microfoni di input list solo per l’orchestra.
Adotto dei DPA 4099 omni su tutti gli archi con una serie di Schoeps per fare riprese di ambiente. Un’accortezza è che, quando parte la batteria, devo chiudere i canali di quegli Schoeps che sono immediatamente dietro al drumset e gestire con molta attenzione anche gli altri in posizione più arretrata.

ZioGiorgio.it: stai usando una cuffia per il tuo monitoraggio?

Daniele Tramontani: sì, perchè Alberto fa un mix giustamente per il pubblico mentre io ho la necessità di avere dei livelli di ascolto in cui l’orchestra è molto prominente, proprio al fine di gestire meglio i livelli. Quindi passo la maggior parte del tempo con la cuffia, che però tolgo di tanto in tanto per capire il “totale”.
Ovviamente avendo cuffie di tipo parzialmente isolante, Alberto mi manda un premix della band, che altrimenti non sentirei e che io uso controllandone il livello e gestendo così il rapporto nelle mie cuffie tra band e orchestra.

ZioGiorgio.it: quali interventi fai sui singoli canali dell’orchestra, quantomeno quelli più ricorrenti?

Daniele Tramontani: quasi nessuno (Daniele ci mostra i parametri sul monitor della DiGiCo ndr). Se l’impianto è a posto e hai microfono come si deve gli unici interventi sono i tagli low cut e pochissimo altro. Il suono dell’orchestra, in generale, viene fatto giocando principalmente sugli equilibri delle varie parti, dei riverberi, e molto meno utilizzando filtri.
Un gioco di mix molto sottile, tutt’altro che semplice, ma molto efficace.

ZioGiorgio.it: ti sei fatto una tua idea del sistema RCF che avete in questa occasione?

Daniele Tramontani: dal punto di vista operativo mi ha messo in condizione di fare il mio lavoro senza grandi problemi. Non è quello con cui sono abituato a lavorare, di solito ho a disposizione il K1 di L-Acoustics, che ha peraltro caratteristiche progettuali differenti.
Queste differenze – mi riferisco per esempio alla scelta di RCF di adoperare altoparlanti da 12” laddove altri utilizzano un 15” – non rappresenta di fatto un problema. In merito a questo aspetto il mio pensiero è che, banalmente, alla fine dipende quanta aria fai muovere e come, e questo non è così strettamente correlato solo alla grandezza del cono, ma ha a che fare con gli aspetti dimensionali dei cluster e con molti altri parametri.

…alla fine dipende quanta aria fai muovere e come, e questo non è così strettamente correlato solo alla grandezza del cono, ma ha a che fare con gli aspetti dimensionali dei cluster e con molti altri parametri.

Ma di fatto il paragone con altri sistemi “fuori serie” o comunque “non commerciali” è, dal mio punto di vista, quantomeno inappropriato.
Questo della RCF, credo sia un sistema destinato ad un mercato abbastanza ampio, mentre altri sono progettati e pensati per un ridottissimo numero di utilizzatori, non più di uno ogni nazione, in mano a rental network dedicati, quindi, in alcuni casi, quasi custom, o propriamente non di serie, soprattutto all’inizio della loro vita commerciale.
In Arena il team RCF ha fatto un ottimo lavoro e il risultato che abbiamo ottenuto è stato comunque molto soddisfacente. Li rispetto e li ringrazio per la loro ottima disponibilità e capacità tecnica.

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Willy Gubellini – Nuovo Service

Durante il pomeriggio, in un momento di relax, abbiamo fato una chiacchierata con Willy Gubellini di Nuovo Service, il rent che ha fornito ed installato il materiale in Arena.

ZioGiorgio.it: Willy, qual è il tuo ruolo in questa occasione?

Willy Gubellini: Il mio coinvolgimento nell’operazione è in parte ovvio, avendo l’opportunità da tempo di occuparmi del service audio per i concerti di Ligabue ed avendo già utilizzato gli stessi diffusori circa due anni fa in occasione di un grosso tour negli stadi (V. Rossi)…
Il materiale utilizzato allora mi convinse per qualità ed affidabilità e, fattore non secondario, le persone coinvolte (progettisti, tecnici e organizzatori) hanno da subito dimostrato competenza ed umiltà, caratteristiche preziose quanto rare da trovare insieme.

ZioGiorgio.it: se dovessi fare un bilancio sia da imprenditore, sia da tecnico della tua esperienza con questo sistema?

Willy Gubellini: Il risultato dell’esperienza con RCF fino ad oggi ed in particolare quanto ho avuto modo di fare con i concerti di Ligabue quest’anno, è sicuramente positivo. La sintonia subito trovata con il loro staff, che ho già menzionato, è stata poi confermata dai risultati positivi dal primo all’ultimo dei sei concerti effettuati in Arena. In particolare ho trovato di notevole efficacia rispetto ad altri impianti utilizzati nella stessa location, l’omogenea distribuzione nella copertura sonora anche nelle zone più estreme dell’area.
Inoltre, l’utilizzo nel diffusore TTL 55 del 12 pollici anziché del 15 per riprodurre le frequenze medio-basse, se inizialmente può dare un’impressione di suono “piccolo” ascoltando l’intero array, in realtà contribuisce a “pulire” e rendere più controllabile la zona delle frequenze dove principalmente lavora la voce dell’Artista.
E questo risultato è stato apprezzato in Arena da molti addetti e non del settore.

Aldo “Hucchio” Chiappini
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