Il prezzo del service!

Cari amici,

Questa volta accendiamo la “miccia” perché, com’è noto, non esiste un tariffario da applicare per quelli che “fanno service”.
Certo, c’è service e service, perché nelle grosse produzioni, anche se per trovare un accordo tra le parti occorre una delicata opera di mediazione da far invidia a Henry Kissinger, un budget decente, il più delle volte salta fuori. Pregasi accettare questo concetto per buona approssimazione…
E’ nell’area dove gravitano la miriade di service medi e piccoli che regna una confusione pressoché totale: “Welcome to the jungle” cantavano Axl e soci qualche anno fa.
Stiamo parlando di quei service che prestano servizio per gli eventi più disparati: dalla festa di piazza da un centinaio di persone fino alla data del cantante semi-famoso che richiede un impianto audio e luci professionale ma che non ha una situazione ed un budget che gli permettano di avvalersi di una produzione al seguito. Non sono pochi questi service, io stesso ne ho bazzicati diversi negli anni ed “ho visto cose con questi miei occhi…preventivi in fiamme ai bordi dei magazzini di Orione…!”
A parte le battute, quanto chiedere? O meglio, quale sarà la cifra giusta affinché l’impresario o l’agenzia di turno non ci liquidino con un telegrafico “troppo caro”?
Questo è il punto, perché spesso si è costretti a fare un’offerta non tanto in base a quello che realmente una certa tipologia di servizio richiede, ma per far in modo che il nostro preventivo non venga scartato da colui che ha potere decisionale e che, spesso, non è nemmeno la persona più indicata per operare questa scelta…

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Rock in Rio 2011 (credit: Bruno de Lima/R2)

E’ la realtà con la quale fare i conti, succede così da molti anni e la responsabilità di questa situazione è, a nostro avviso, da dividere in parti eque.
La disinformazione e l’ignoranza dei nostri interlocutori è palese – se non è un obbligo per i nostri interlocutori essere tecnicamente competenti sarebbe buona norma fidarsi del proponente – ma anche chi sta dall’altra parte della barricata, il service, non di rado scende a compromessi pur di strappare il lavoro al concorrente di turno, magari meno attrezzato e professionale, ma comunque meno caro.
Certo, direte voi, in questo contesto economico che altro si può fare se non cercare di tirar avanti la baracca? Vero, ma non è sempre stato così, ci fu un tempo dove con questo mestiere non si diventava ricchi ma si viveva dignitosamente. A quel tempo, con poca lungimiranza, il problema era meno sentito…

Ed allora che fare? Non abbiamo certo la risposta al quesito ma, se non altro, possiamo condividere due pensieri a voce alta in pieno spirito “ZioArea”.
Come prima cosa non possiamo non ricordarvi che, come apparso in un nostro recente articolo, esiste una Associazione Nazionale Service (ANS), cosa di cui più o meno da sempre si parla ma che solo da pochi anni è diventata realtà. Una prima opzione che i service possono prendere in considerazione.

A prescindere poi da associazione e sigle varie siamo sempre più convinti che la qualità, la professionalità ed il rispetto assoluto della legislazione vigente, premino le aziende; il collega col furgone scassato e l’impianto malconcio che odiamo tanto avrà vita breve.
Lo so, in parte la legislazione e le istituzioni non sembrano aiutare gli “onesti” ed i volenterosi in questo preciso momento storico, ma crediamo che le cose siano in odore di cambiamento e soprattutto crediamo che qualche iniziativa a livello individuale, che abbia però una sua eco sull’intero comparto, possa dare risultati tangibili. Insomma, cambiare mentalità per cambiare rotta.

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Grazie alla Sagra di S.Stefano per la foto.

Intanto perché non cominciare a denunciare i maldestri e i truffatori che gettano ombre sul settore? Farlo solo sui social network o sui forum che sono pieni di immagini e racconti imbarazzanti, serve a poco o nulla.
Inutile dire che se un cambiamento deve esserci, deve partire dall’interno. Una volta scansati e messi da parte i cosidetti “banditi” sarà forse molto più facile e realistico trovare punti di contatto concreti tra le varie realtà del settore. Anche in questo caso un accordo tra “pochi” non risolverà mai il problema nella sua totalità ma dovrà essere piuttosto il singolo ad impegnarsi evitando, tanto per cominciare, di prestar il fianco alla prima occasione, scendendo a compromessi talvolta eccessivi e sicuramente deleteri per l’intera professione.
Chi prende decisioni e fa scelte in questo senso sono i proprietari dei service ed oggi, non ce ne vogliano, tocca anche a loro la ramanzina! Negli anni ho notato come spesso – ovviamente senza generalizzare – essi ragionino più da appassionati piuttosto che da imprenditori. Già, perché il service, in quanto azienda, è un’attività che deve lavorare con l’obbiettivo di creare un profitto, magari in crescita di anno in anno ed è come tale che va guidata.
Certo, c’è crisi, inutile raccontarci frottole, una crisi che rende tutto più complicato, più amaro, più stressante. La generale situazione economica è ancora complicata, indecifrabile, impossibile fare previsioni e strategie nell’immediato, figurarsi a lungo termine. Sono le strutture piccole e medio piccole a soffrirne forse in misura maggiore.
Ma ho sempre cinicamente pensato che quando il popolo del nostro bel Paese non andrà più al ristorante, allo stadio o a vedere un concerto saremo già tutti abbondantemente col culo per terra, (sia detto con licenza poetica ndr).
Quindi, il nostro, è un business tutt’altro che finito da questo punto di vista.
Giusto per vedere il bicchiere “mezzo pieno”…

Abbiamo detto la nostra, chi volesse commentare ed esprimere opinioni proprie la parte “commenti” a fondo pagina è sempre disponibile!

Aldo “Hucchio” Chiappini
ZioGiorgio Staff

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