Il touchscreen ci invaderà!

Lo schermo touch-screen invaderà i nostri magazzini?!

Ma no, niente paura, non c’è nulla da temere. Armeggiare con le dita su schermi sensibili al tatto è ormai cosa quanto mai naturale. Pensateci un attimo: Il vostro smartphone, nella maggior parte dei casi, ne ha uno, i vostri mixer digitali e le centraline luci anche, e poi i navigatori satellitari, i sistemi di infotainment delle automobili e tanti altri oggetti diffusi e comuni nella vita di tutti i giorni.
Ad onor del vero, per quanto mi riguarda, trovo che tutti questi oggetti abbiamo giovato dello schermo a contatto e funzionino meglio e più efficacemente dei suoi rispettivi predecessori.
Ma nelle applicazioni professionali, dove il margine di intervento necessita talvolta modifiche millimetriche e soprattutto la possibilità di errore nel compiere le operazioni deve essere ridotto al minimo, la presenza di un hardware dedicato (knob, fader, trim, switch etc…) sembra ancora offrire molte sicurezze e garanzie.
L’argomento è molto attuale perché, come in molti di voi avranno già appreso navigando per internet, diverse case produttrici stanno offrendo apparecchiature professionali dedicate al nostro settore interamente concepite e costruite intorno alla filosofia tuchscreen. Questo significa, niente più controlli rotativi, niente più tasti on/off ed, addirittura, niente più fader!
Ed ecco la levata di scudi, puntuale, di alcuni, molti, addetti ai lavori. Della serie, “toglietemi tutto ma non i miei fader”. (Sì, lo so che ricordate la pubblicità del famoso orologio, e non certo per l’orologio… ndr)
Per la verità, superato lo shock iniziale, andando a verificare di persona l’offerta ed il funzionamento di alcuni prodotti sono personalmente giunto alla conclusione che non c’è nulla di cui aver paura.
Anzi, la flessibilità di configurazioni e la personalizzazione dell’interfaccia utente che offre per esempio un mixer interamente sviluppato su di un grande schermo può apportare moltissimi vantaggi.
Provate a pensare a cosa vi piacere personalizzare sulla vostra superficie di controllo. Bene, probabilmente con questa tecnologia riuscirete a farlo.
Ed allora dove sta l’inghippo, perché se una certa diffidenza esiste un buon motivo di sarà…
“Questioni di feeling” come cantava Cocciante.
Ed il feeling nel lavoro di un Lighting Designer, di un fonico o comunque una persona che deve “creativamente” – e qui sta il punto focale – interagire con un prodotto artistico, sia esso un mix in studio, un concerto live, una regia video o luci etc., è assolutamente irrinunciabile al fine di ottenere un risultato al massimo delle nostre possibilità. Un risultato in cui in un qualche modo la bistra emozionalità e la nostra parte creativa, che pur esiste, venga tradotta e valorizzata.
Ecco, in quest’ottica passare due ore di concerto col ditino su un mixer audio o luci non è che sia così “sexy” e coinvolgente, lo ammetto.
E’ pur vero che anche le prime superfici di missaggio digitali spaventavano, come anche l’idea di fare routing di segnale da un computer piuttosto che collegando meccanicamente spinotti e bocchettoni.

Bene, come avrete capito nella ZioArea non si danno risposte, ma anzi, si pongono domande.
Mi chiedo però quali saranno gli sviluppi del mercato nei prossimi anni e se le aziende riusciranno veramente a convincere e “ammaliare” il settore con le loro proposte commerciali.
Che ci sia un interesse diffuso – anche se ancora non troppo sponsorizzato – da parte delle aziende è cosa risaputa. Ed è altrettanto prevedibile che una fisiologica discesa dei prezzi all’ingrosso di tale tecnologia possa invogliare molti reparti R&D a prendere in considerazione questa soluzione che in altri settori (uno su tutti quello medico tanto per cambiare) sembra aver apportato molti vantaggi sotto diversi punti di vista…

 Aldo “Hucchio” Chiappini
ZioGiorgio Staff

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