Il prezzo del service: committenti ed addetti ai lavori

La situazione si fa sempre più interessante. Pian piano si stanno definendo nuovi fronti e si stanno evidenziando i limiti della situazione legislativa e burocratica. Ora si sta sviluppando una enorme discussione sul tema attraverso i social network, i tavoli di discussione in cui sono rappresentati tutti gli addetti ai lavori e grazie a portali dedicati dove ognuno può esprimere la propria opinione.

Contemporaneamente sembra che i burocrati e i legislatori stiano prendendo atto di tutto ciò e, nella speranza che abbandonino definitivamente le vecchie logiche di interesse, si spera siano in grado di percepire che nessuno meglio di chi “ci mette le mani” è in grado di trovare la migliore soluzione per una regolamentazione sul lavoro nello spettacolo.

Il tutto ci porterà sicuramente ad un arricchimento culturale per una migliore strada utile a lavorare tutti, bene e in sicurezza.

 

Parte II: Il punto di vista dei committenti e dei service

 In questo articolo ho ascoltato i pareri

  • dell’Architetto Silvano Arcamone, dirigente UTC del comune di Ischia, una località che basa il proprio pil sulle iniziative turistiche “di tutti i giorni”;
  • di Willy Gubellini, proprietario di Nuovo Service e membro del tavolo nazionale Legalità e Sicurezza dello spettacolo,in qualità di rappresentante ANS (Associazione Nazionale Service)

 Silvano Arcamone ha un curriculum di tutto rispetto e una enorme passione per il jazz che hanno reso l’intervista molto interessante.

Per un attimo mettiamo da parte i “grandi eventi” e concentriamoci su tutte quelle iniziative medio piccole, che per molti lavoratori dello spettacolo sono la vita di tutti i giorni, dove si esige comunque il rispetto per la professionalità e dove i rischi, spesso, sono parificati a quelli presenti negli eventi di grosso calibro.

Arcamone ha evidanziato sin da subito che, “fortunatamente, negli ultimi anni, si è sviluppata una maggiore consapevolezza e una maggiore cultura sul lavoro fatto a regola d’arte da parte dei fornitori locali. Tranne qualche rara occasione, più o meno tutti sono forniti di certificazioni dei quadri elettrici, dei sistemi di sollevamento, truss ecc… “

Emergono poi i problemi “culturali” che ancora non sono stati completamente risolti

  • Alcuni committenti improvvisati, che ancora non riescono ad associare il service ad un lavoro di alta professionalità, e spesso seguono la logica del massimo risparmio coinvolgendo fornitori non perfettamente in regola e senza comprovata affidabilità professionale.
  • Alcuni fornitori che, giustificandosi con il periodo di crisi, riescono a dare un servizio scadente a prezzi irrisori a danno di chi vuole fare questo mestiere puntando sulla qualità e sulla sicurezza, che si sa, ha ben altro costo ma che offre un immagine migliore dell’evento.

 In tutto questo, molte amministrazioni comunali, benché spesso responsabili in quanto proprietari dei luoghi pubblici (lo ricordavo nel precedente articolo parlando della sentenza di cassazione n.3951) hanno un controllo limitato in moltissime situazioni “fantasma” che magari non sono soggette al rischio di interferenza e quindi non rientrano nel titolo IV del TU 81/08 o che sono organizzate da associazioni spontanee o di volontariato e quindi con le annesse difficoltà economiche legate alla sicurezza o a volte non inseribili in un contesto di vero e proprio lavoro.

Arcamone, pur conoscendo le difficoltà legate ai costi della sicurezza e alla cultura legata al lavorare in tranquillità, ha evidenziato che, “benchè sia un sistema complesso e farraginoso, non si può demandare tutto alla semplificazione burocratica. Sarebbe troppo rischioso e inutile.”

 Ha successivamente dimostrato una enorme sensibilità sul tema proponendo un percorso di sensibilizzazione e formazione a livello locale per i committenti e i fornitori, utile ad arricchire la cultura sulla corretta organizzazione e gestione degli eventi, immaginando un incremento della qualità e della bellezza in senso artistico che non può far altro che migliorare l’immagine dei luoghi turistici e culturali.

 

Mi ha sorpreso in positivo la chiaccherata con Willy Gubellini, con il quale è stata affrontata la problematica dal punto di vista etico e culturale, partendo dal seguente presupposto:

il pezzo di carta senza una precisa presa di coscienza e una sufficiente esperienza, non salva nessuno.

Partendo dal presupposto che il nostro è un mestiere che non si impara in poco tempo – non si apprende dai libri di scuola (se non in maniera minimale) – l’unica cosa che veramente conta è l’esperienza oltre alla buona volontà e capacità specifica – che ci troviamo in una fase di trapasso, dove da mestiere nato principalmente per passione, si è arrivati ad una professione con tutte le caratteristiche di un lavoro – e che ci sono delle regole e delle normative contenute nel TU 81/08 che non si sposano con il nostro settore (i legislatori hanno individuato il settore dei cantieri edili come quello più vicino all’ allestimento dello spettacolo perchè forse non c’era altro di similare, ma ovviamente le caratteristiche del nostro settore sono ben differenti),
è nata la necessità da parte dei reali protagonisti della gestione degli eventi (agenzie di spettacolo, service, cooperative, tecnici ecc…) di sedere allo stesso tavolo in cui sono presenti coloro che scrivono le normative sullo spettacolo. Questo perché solo queste categorie sono in grado di capire in tempo reale se le decisioni prese dai ministeri calzano perfettamente con la situazione o se invece risolvono problemi creandone degli altri.”

Infatti” prosegue Willy  “i tecnici/burocrati che si sono presi il compito di risolvere problemi appartenenti a categorie a loro sconosciute, non hanno forse preso in considerazione i fenomeni tipici di questo settore come le ore di riposo, i trasferimenti tra le varie locations contrapposti con la necessità inderogabile di rispettare gli orari di inizio spettacolo”.
“Negli eventi medio piccoli a causa di calendari spesso molto compressi, ricchi di “back to back”, strutture mai revisionate o personale non particolarmente adatto al lavoro che si va a fare, esiste un rischio legato alla sicurezza di gran lunga maggiore e che spesso non rientra nelle statistiche a causa del lavoro nero, in calo rispetto a parecchi anni fà, ma ancora presente”.

La semplice soluzione proposta da Willy e che ho apprezzato moltissimo va direttamente al nocciolo: bisogna assolutamente trovare il coraggio di allontanarsi dai sistemi organizzativi poco professionali. Allontanarsi dai committenti improvvisati (che non ti assicurano ad esempio,una location sgombra, ben delimitata e in sicurezza), dai fornitori e dal personale poco professionale e inesperto. Chi si adegua a questo andazzo scombinato mette a rischio il prossimo e danneggia il prestigio e la professionalità di chi fa questo lavoro con passione ed esperienza.”

Aggiungo io: dove non arriva la legge a causa dell’incapacità dei burocrati deve assolutamente agire l’etica e il buonsenso.

Willy conferma poi ciò che precedentemente ha dichiarato Silvano Arcamone: “negli ultimi anni, per quanto riguarda i service, i miglioramenti sono notevoli. Oggi esiste almeno una strutturazione di base e una maggiore consapevolezza del proprio mestiere.
Ad oggi le cooperative hanno raggiunto ottimi livelli di diffusione della cultura della sicurezza e dell’etica lavorativa nello spettacolo che ci si augura che anche i services italiani arrivino a questo livello di consapevolezza.”

Analizzando le migliaia e spesso invisibili realtà relative alle “piccole situazioni” Willy ci ricorda che non c’è differenza tra grande e piccolo. “Quando movimento materiale, monto strutture ed eseguo appendimenti in luoghi non idonei e spesso non specifici per gli eventi, per una manifestazione dove non posso, tra l’ altro, aggravare la situazione economica, non è il pezzo di carta che mi salva. Il pezzo di carta solleva a volte da certe responsabilità, ma non risolve il problema del rischio per chi è direttamente coinvolto nel lavoro.”

“L’importante” continua Willy “è parlarne e confrontarsi. Essere pronti a rinunciare ad un pochino del nostro e non ignorare le esigenze degli altri. Se ottengo una norma che tutela solamente la mia categoria e danneggio contemporaneamente altri settori coinvolti nell’ evento, non si va da nessuna parte.
E non dimentichiamoci infine che se un tour costerà di più a causa di nuove e aggiunte normative, il rischio è che i committenti e i fornitori “seri” saranno sempre di meno”.

 Willy, come accennavo in precedenza, fa parte del tavolo legalità e sicurezza con l’Associazione ANS che, in particolar modo, stà cercando tra i vari obbiettivi, di trovare i limiti legittimi entro i qual contenere i costi e snellire la burocrazia generale degli allestimenti.

E’ necessario” conclude “contemporaneamente agire per una migliore diffusione della cultura del “fare bene le cose” per grandi eventi e ancora di più per le produzioni medio/piccole. Magari obbligando le aziende ad una sorta di certificazione utilizzando metodi concreti che comprovino le reali capacità organizzative, professionali e di gestione dei soggetti coinvolti nella realizzazione di un evento”.

Queste interviste sono ricchissime di spunti e di proposte innovative che vale la pena animare con una continua discussione alla ricerca della migliore soluzione al problema. E chi se non i reali protagonisti dello show-business, quelli che ci mettono passione, fatica e volontà, sono in grado di evidenziare le reali esigenze a coloro che hanno il compito di tradurle in normative?

Nel prossimo articolo vedremo nuovi punti di vista con un occhio attento al nuovo decreto ministeriale sui cantieri dello spettacolo che doveva essere pronto dal 31/12. Facciamoci trovare pronti e, se necessario, pretendiamo che vengano curati esclusivamente gli interessi di chi realmente realizza un evento: dal primo dei facchini all’ultimo dei committenti. Stay Tuned 😉

Walter Lutzu
ZioGiorgio Staff
www.walterlutzu.it

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