La formazione… aziendale

Mai come in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio proliferare di corsi e seminari che le aziende con una certa regolarità propongono al mondo dei tecnici, con l’intento di informare, insegnare e, perché no, accalappiare qualche nuovo cliente.

Si tratti di un incontro svolo in una giornata o una vera e propria “Accademy” più strutturata e continuativa, l’operazione sembra funzionare e, da quel che sentiamo, raccoglie riscontri positivi da entrambe la parti.
Anche se con una diversa reattività in molti hanno deciso di percorrere questa strada, forse in virtù del fatto che la “fiera di settore” italiana – come il vecchio SIB di Rimini per intendersi – nonostante i diversi tentativi di resurrezione sembra aver perso gran parte del suo appeal.
Mancando di fatto le occasioni per esporre e far conoscere la merce, per le aziende la cosa più logica da fare è quella di cercare di riconquistare terreno offrendo insegnamento e formazioni su tecnologie e prodotti, invitando i tecnici direttamente a “casa propria” in modo da avere la più totale libertà di azione, con costi in alcuni casi altrettanto ragionevoli.

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A ben vedere chi negli anni passati ha investito tempo e denaro su questi aspetti ha inevitabilmente guadagnato una posizione di vantaggio i cui frutti sono visibili ancora adesso: usi correttamente i miei prodotti? Bene, il risultato finale non potrà che giovare al tuo lavoro ed al brand stesso che acquisirà sempre più estimatori e, in alcuni casi, veri e proprio fans al limite del fanatismo. Questo è il concetto in soldoni.

Giusto per fare due nomi, si pensi ai sistemi line array della tedesca d&b audiotecnik che, forti comunque di un prodotto di indubbia qualità e sostanza, è riuscita negli ultimi dieci-quindici anni anni ad annoverare nella propria “parrocchia” una serie di rental e service italiani in grado di saper far funzionare a dovere i loro modelli storici e creando una clientela praticamente incorruttibile verso qualsiasi proposta alternativa di cambiamento. Quello che il mondo del marketing chiama fidelizzazione.

E nel mondo delle luci? Per anni la onnipresente Avolites (chi non ha mai visto una Peal) è stata una delle consolle più richieste e gettonate dai Lighting Designer, anche in questo caso grazie anche al distributore Audiolink, sempre pronta ad offrire assistenza e spiegazioni. Ma in questo caso, è innegabile, che i “luciai” sono sempre stati molto meno pigri dei colleghi nel confrontare prodotti, studiarli e quindi sceglierli in maniera ponderata…

Il mondo audio ha poi vissuto una svolta epocale col passaggio dai banchi analogici ai digitali che ha rivoluzionato per certi versi il mestiere, offrendo maggiore flessibilità e potenza, ma allo stesso tempo complicando di fatto il flusso di lavoro richiedendo maggior sforzo da parte dell’utilizzatore.

Anche in questo caso appare ovvio come un fonico sia più propenso a richiedere un prodotto che conosce e di cui si fida piuttosto che un altro che non ha mai visto e, soprattutto, non ha imparato ad usare. Da qui le ormai famose richieste nei rider tecnici dove compiano sempre i “soliti noti”.

Quello a cui si assiste negli ultimi tempi però pare sia il raggiungimento di uno step successivo nel quale le aziende stesse – spesso le più strutturate e “abbienti” – si organizzano per promuovere un vero e proprio programma di formazione più esteso e articolato e non incentrato solamente sulla linea di prodotti da lanciare. Una visione lungimirante con l’obbiettivo di formare una classe di tecnici più informata, istruita e quindi in grado di ponderare meglio scelte, tecnologie e scandagliare il mercato alla ricerca dell soluzioni più indicate. A scegliere prodotti dell’azienda ospitante, dirà qualcuno… Suvvia, peccato veniale!

Se anche l’istruzione, almeno quella convenzionale e generalista, dovrebbe rimanere slegata il più possibile dagli interessi economici in questo caso, dove esiste una forte connotazione tecnica e specifica, crediamo interessante e lodevole questo tipo di impegno ed iniziativa.
Un innalzamento del livello di preparazione degli addetti ai lavori non potrà che avere ripercussioni positive sulla professionalità e la credibilità del settore con immaginabili e relativi benefici per tutti.

E voi, come la pensate in questo senso? Tornereste sui banchi di scuola per rimettervi in discussione e, magri, imparare qualche cosa di nuovo?

Aldo Chiappini
Editor-in-Chief 

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