Orchestra e dintorni: prima parte – introduzione

Nell’ambito complesso e molteplice che abbraccia il mondo dell’audio professionale, ci sono alcuni ambiti in cui un tecnico del suono può avere a che fare con un’orchestra, ovvero concerto sinfonico open-air, uso di un’orchestra in ambito pop, registrazione di musica classica, registrazione di musica da film.

Volendo tenere ben separato l’ambito della musica dal vivo da quello del lavoro svolto in sala di registrazione, noi ci occuperemo per ora solo del primo.

Nella mia ventennale esperienza come tecnico del suono (in qualità di Balance Sound Engineer, come dicono gli inglesi) mi sono convinto che lavorare con le orchestre, e più in generale con la musica classica, è un’attività completamente diversa dal live tradizionale. Diciamo che amplificare un’orchestra è uno dei lavori che più facilmente corre il rischio di essere fatto male: i principi basilari sono elementari eppure spesso nessuno li rispetta e forse non li si conosce abbastanza. C’è infatti bisogno di competenze ma anche di una sensibilità specifica: entrambe si possono ottenere e coltivare, anche se la sensibilità a questo genere musicale, quando non è innata, richiede grande passione e dedizione per essere acquisita.

philharmonia-orchestra

A tutti gli allievi che ho incontrato nei vari corsi di formazione da me tenuti ho sempre detto: impegnatevi a fondo e non scoraggiatevi alle prime difficoltà (e ce ne saranno sicuramente), cercate di capire come affrontare questa tipologia lavorativa e ne resterete affascinati.

Queste mie righe non sono quindi che un modesto tentativo di essere utile a fornirvi alcuni spunti 1. Affrontare un discorso sulla proprio attività lavorativa non è facile poiché implica dover sintetizzare e schematizzare routine che si portano avanti da anni e che sono, almeno nel mio caso, il frutto di esperienza, aggiustamenti e cambiamenti per potersi adattare alla diverse situazioni. Per meglio schematizzare divideremo quindi il discorso in due sezioni: una prima in cui saranno descritte alcune esperienze lavorative, efficaci per il loro carattere esemplificativo, ed una seconda in cui parleremo di alcune competenze che reputo necessarie per lavorare con orchestre ed ensemble musicali, indispensabili quindi per lavorare con la musica classica in live ma anche in registrazione. Facciamo notare che utilizzeremo spesso il termine orchestra, ma tutto quello che verrà detto potrà comunque essere applicato a qualsiasi ensemble sonoro e che i due termini saranno utilizzati in modo intercambiabile.

La musica classica e quella colta in generale, ha subito negli ultimi trenta anni un allargamento dei proprio confini, toccando campi di interesse ed applicazione difficilmente immaginabili all’inizio del ‘900. Tale repertorio si è liberato dai suoi luoghi deputati e, parallelamente ad un tentativo di “democratizzazione della cultura”, si è trasferito in spazi quasi mai adatti alla sua esecuzione ed in ambienti molto diversi da quelli per cui originariamente era stato concepito, prestando inoltre i propri organici strumentali anche ad altri generi musicali. Nasce da qui l’esigenza, come e sulla scia della musica leggera, del rinforzo sonoro. Parallelamente, però e per fortuna, è andato anche crescendo da parte del pubblico (soprattutto negli ultimi venti anni e grazie al tanto vituperato avvento del digitale 2) l’esigenza di ottenere un ascolto trasparente, che abbia la capacità di dare allo spettatore la sensazione di trovarsi in una sala da concerto.

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Attualmente quindi gli ensemble di estrazione classica sono utilizzati in differenti ambiti musicali (musica classica, colta contemporanea o leggera), spesso in luoghi non nati per la musica (piazze, palasport, capannoni fieristici e stadi). Ma come si affrontano questi spazi ed i differenti ambiti? Volendo fare un discorso didattico senza però essere solo teorici, illustrerò il mio personale punto di vista (frutto comunque dell’esperienza maturata) servendomi di esemplificazioni e schematizzazioni, certo che i principi illustrati saranno poi applicabili a qualsiasi tipo di situazione.

Nell’ambito della mia attività dal vivo nel corso degli anni mi sono trovato a misurarmi con varie tipologie di lavoro riconducibili alle seguenti categorie:

  1. amplificare strumenti acustici o voci all’interno di una sala da concerto (quindi un luogo con una sua acustica musicalmente valida) a causa di problemi legati alla particolare natura dello strumento o per esigenze artistiche;
  2. amplificare un ensemble orchestrale alternandolo a suoni di natura elettronica in uno spazio teatrale (anche in questo caso uno spazio con una proprio acustica);
  3. amplificazione di un ensemble musicale (da un duo ad una intera orchestra con coro) in luoghi quali piazze, palasport o o stadi (spazi quindi che niente hanno a che fare con la musica ed anzi la cui acustica è nulla o deprecabile);
  4. utilizzo di una orchestra in un concerto di musica leggera, spesso in spazi come quelli citati al punto numero tre.

Una prima considerazione generale che riguarda tutte e quattro le tipologie mi porta a dire che un buon lavoro è frutto di una buona programmazione e progettazione in fase di pre-produzione. Cominciamo quindi con il capire quale sarà il materiale, tecnico ed artistico, a nostra disposizione e cosa ci si aspetta dal nostro lavoro. Mi è capitato infatti di rifiutare lavori poiché si pretendeva di ottenere dei veri e propri miracoli con materiale tecnico non adatto o soluzioni artistiche di scarsa qualità: ricordate che siamo tecnici e dobbiamo permettere all’artista di potersi esprimere al meglio, non possiamo fare diventare oro quello che non lo è e che, senza gli strumenti giusti, il nostro lavoro sarà sempre deficitario e criticabile.

Interfacciarsi in maniera corretta ed onesta con i propri clienti può dare invece grandissime soddisfazioni. Andiamo però per ordine e cominciamo a illustrare dal prossimo articolo le varie tipologie lavorative.

Francesco La Camera
ZioGiorgio Network

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1 Come ogni attività lavorativa, e con la musica in particolare, io proporrò idee e metodi nati dalla mia esperienza. Altri potrebbero darvi indicazioni diverse, non è detto che non possano essere altrettanto valide. Tra i miei colleghi, italiani e stranieri, ce ne sono alcuni di cui apprezzo il risultato lavorativo anche se applicano principi e tecniche molto diverse da quelle da me utilizzate. Ricordiamoci che l’importante è il risultato, quindi non accettate quello che dirò passivamente, ma seguite il percorso con cui sono arrivato a certe conclusioni. Sono pronto ad accettare critiche o a rispondere a vostre eventuali domande.
2 Secondo chi scrive infatti la qualità, poco rumorosa ed analitica, della registrazione digitale ha modificato le abitudini di ascolto del pubblico anche generalista, che oggi si aspetta un ascolto ottimale anche in luoghi non deputati alla musica.

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