Marco Mengoni Tour 2015: illuminotecnica

Il rigore tecnico e la pulizia che evidentemente appartengono allo stile di Mamo Pozzoli ben si addicono alla musica e all’immagine elegante e sobria di Marco Mengoni.
Ed in questo senso è stato proprio l’aspetto scenotecnico a rendere, almeno ai nostri occhi, più interessante uno spettacolo non sempre entusiasmante per contenuti artistici.

L’ampia metratura di schermo video sul fondale, un’esigenza quasi irrinunciabile in uno show pop di questo genere, è stata qui proposta in una maniera originale ed accattivante rendendo più interessanti i contributi video stessi. Allo stesso tempo il formato “ultra panoramico” scelto, ben si inseriva nel contesto del Mandela Forum non certo famoso per l’altezza del tetto.
I tre pod azionati da raffinate movimentazioni hanno giocato un ruolo importante, rendendo possibili cambi di ambientazione e modificando di fatto la volumetria del palco che, peraltro, era di dimensioni decisamente importanti.
La programmazione dello show dal punto di vista prettamente tecnico è stata impeccabile: posizioni delle fixtures millimetriche e grandissimo rigore stilistico con una riuscita commistione tra luci e video, resa omogenea e bilanciata come in poche altre occasioni abbiamo osservato.

mengoni_3Alberto Muller è il responsabile di produzione. Con lui ci facciamo un’idea sulle tempistiche di allestimento e sui materiali impiegati.

ZioGiorgio.it: Alberto, qualche numero di questa produzione?

Alberto Muller: è una produzione medio-grande per i palazzetti italiani, andiamo in tour con cinque camion di produzione, uno con tutto il “ferro” e un generatore, solo a Milano e Torino abbiamo aggiunto un altro camion per il delay audio. Abbiamo una ventina di punti motore più due winch che servono per la movimentazione della poltrona.

ZioGiorgio.it: quali sono le cose più complicate per questa produzione?

Alberto Muller: guarda, direi che va tutto bene, con i dovuti scongiuri. E’ un palco molto grande ed alto e la complicazione è data dal fatto che occorre molto spazio per il montaggio. Partiamo alla mattina molto presto e verso le 15:00 siamo pronti.

ZioGiorgio.it: qualche aggiustamento per le venue più piccole?

Alberto Muller: beh, per forza, soprattutto alleggerimenti della struttura perché alcuni tetti non riescono a portare tutto il peso. Però l’ossatura è sempre la stessa e le automazioni ci sono tutte.

Mamo_Pozzoli_MengoniAlla regia luci troviamo Mamo Pozzoli che ci racconta com’è nato e come si è sviluppato il progetto scenotecnico.

ZioGiorgio.it: vedo un palco pulito, sgombro, ma con tante movimentazioni. Raccontaci questo setup.

Mamo Pozzoli: a me sostanzialmente piacciono molto i palchi puliti e lavorare con la geometria e le prospettive. Mi piace giocare con l’architettura quindi con volumi materiali dati dai palchi ma anche con i volumi plastici delle luci. Disegnare un palco e disegnare un set luci fa parte dello stesso quadro e questo è un palco che rappresenta questa filosofia. E’ una superficie molto grande, circa 200 mq, sovradimensionato rispetto alla reale necessità di chi lo deve calpestare ma questa grande superficie, giocata su due semplici livelli con una piccola estensione in sala, è il contenitore adatto a supportare tutta una serie di quadri in movimento che avvengono sul tetto e sul fondale. Spesso è necessario limitarsi all’essenziale per non creare troppo caos nel colpo d’occhio. In questo caso ho deciso di rimanere un po’ indietro con il disegno del palco ma accentuare il discorso dell’architettura in movimento.

ZioGiorgio.it: come utilizzerai gli schermi?

Mamo Pozzoli: gli schermi sono 3 di cui uno è appoggiato al palco e due a bassa risoluzione in movimento. Questi ultimi sono inclinati in modo speculare tra loro mentre il terzo ha una risoluzione inusuale lunga e stretta, 20mt x 3mt, ed è messo posteriormente rispetto agli altri due, quindi a seconda della combinazione di movimenti gli schermi assumono 4 configurazioni differenti.
Inoltre sono stati posizionati in ordine di risoluzione, per realizzare anche delle trasparenze su doppio piano prospettico. Un esempio è la combinazione tra un colonnato sugli schermi a bassa risoluzione ed un treno che passa sullo sfondo in alta risoluzione.

ZioGiorgio.it: hai introdotto nel tuo setup alcuni prodotti nuovi, puoi parlarcene?

Mamo Pozzoli: per esempio ci sono le matrici in movimento con questi pod che sto utilizzando per la prima volta in Italia. E’ un prodotto francese, un motorizzato a LED della Ayrton che si chiama Magicpanel, già visto in molti tour mondiali. E’ composto da una matrice di 25 pixel singoli molto potenti con ottica stretta pari ad 1 grado che permette di costruire un pixel mapping molto dinamico visto che a questa gestione del singolo pixel è abbinato un movimento pan e tilt infinito che ha dato una marcia in più a questo tipo di prodotto.
Molte caratteristiche innovative sono spesso anche un’arma a doppio taglio visto che facilmente ti poni sulla soglia tra il buon gusto ed il cattivo gusto. Con così tante funzionalità è un’attimo sforare nel cattivo gusto, quindi è necessaria una programmazione severa, dove vanno evitati errori macroscopici di posizionamenti, di movimenti al buio che non devono succedere o di accensioni sparse.
La programmazione è risultata quindi molto complicata e lunga a causa dei 140 canali DMX di ogni fixture che, moltiplicato per 36 significa 8 universi pieni. Avrei potuto gestirli tramite media server inviando segnali video e gestendo una terza dimensione visual dal tetto, ma ho preferito non farlo per sondare le potenzialità del prodotto come sorgente pura di luce. Tutti i giochi sono pixel mapping provenienti dalla console e non dal video.
Da progettista ho capito che la differenza sta nel tipo di matrice che configuri, perchè essendo composta da 25 lampade, dipende come le assembli tra di loro. Se le assembli in un formato che vagamente ricorda uno schermo allora è un conto, ma in questo caso ho disegnato dei pod che sono delle piccole astronavi lunghe e strette per cui mi sarebbe risultato poco intellegibile farci passare dei video. Funzionano molto bene come oggetti luci anche perchè non ne ho affatto abusato, utilizzandoli 7 volte durante le 7 movimentazioni.

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ZioGiorgio.it: parlando di organizzazione stilistica del palco, noto la presenza ripetuta del numero 3…

Mamo Pozzoli: mi fa piacere che lo hai notato. C’è un costante ritorno al numero tre che richiama la grafica del disco per quanto riguarda i colori ed alcuni elementi iconografici. Si tratta di un puro stimolo di partenza.
In realtà il tre è un bel numero che mi ha permesso di organizzare il palco in queste tre partizioni, sia per quanto riguarda la forma orizzontale che sul piano di calpestio distribuito su tre livelli, sul lato posteriore con 3 schermi e sul tetto con i 3 pod alternati da 4 americane trasversali.
Di solito ci metto 4 mesi per fare un disegno perchè è fatto da affinamenti progressivi e cambiamenti in corso d’opera. Il numero 3 in questo senso è stato un espediente per mettere dei paletti e decidere quale direzione prendere sviluppando il tutto su questo concetto.
Tutto ciò mi ha permesso ti trovare una armonia, un qualcosa che ha soddisfatto il colpo d’occhio complessivo visto che ogni elemento in se lo puoi ingegnerizzare in mille modi. La differenza tra un bel progetto armonico e uno non armonico ma ugualmente bello sta nella visione organica del tutto.

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ZioGiorgio.it: ho notato una scalinata di ingresso allo stage molto particolare.

Mamo Pozzoli: la scalinata è un punto fondamentale, è nata dall’idea dell’artista di fare un brano in cui viene sollevato da terra su una poltrona prima in verticale poi rigirato in orizzontale in una dimensione visual particolare con testi e forti richiami simbolici alla canzone.
Per realizzarlo era necessario capire a livello tecnico come inserire questo sistema di rigging da 3 mq sul tetto visto che disegnando americana e luci dovevo fare i conti con questo buco al centro che mi ha spezzato tutto il truss system. Ha vincolato totalmente tutte le scelte strutturali per cui alla fine ho dovuto farlo mio ed inserirlo dentro alla progettazione e la scalinata di ingresso, un vero e proprio buco scavato all’interno del palco, è il punto dove in realtà viene fatta la preparazione e l’assemblaggio della poltrona e da cui compare l’artista evitando di utilizzare il retropalco. In realtà è stato il motivo per cui il palco è stato realizzato su più livelli facendolo salire fino a 2.80 mt.
Per questo motivo troviamo con un palco profondo 17 mt con una serie di rinunce, come ad esempio un vero e proprio back truss, visto che mi trovo con 8 tonnellate di materiale distribuiti in 2 mt tra schermi in movimento,  sistemi di sollevamento della poltrona ed i pod concentrati nello stesso punto. Così ogni pezzo di alluminio inutile li dietro è stato eliminato ed è stato tutto condensato in pochi metri.

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ZioGiorgio.it: quindi buona parte del materiale è pre-cablato per ridurre i tempi?

Mamo Pozzoli: è tutto preclablato perchè non sarebbe stato possibile fare altrimenti. Il video è quasi tutto precablato, come anche il pod e le truss.

ZioGiorgio.it: quali altri apparecchi di illuminazione stai utilizzando, oltre alle già citate matrici Ayrton?

Mamo Pozzoli: il materiale illuminotecnico è piuttosto standard con Aura, Robe Pointe e Varilite 3500 Wash. Ho inserito tipologie di fari standard ma comunque al top di gamma. L’unica novità particolare riguarda le strobo Stormy RGB della Clay Paky e devo dire che è una bella macchina non tanto se utilizzata come strobo, visto che per questo scopo sicuramente c’è la versione bianca che si avvicina molto di più all’Atomic della Martin. Questa versione RGB si colloca nella fascia delle nuove strobo LED che sono in grado di fungere anche da cambiacolori semplicemente impostando il rate a full e giocando con l’intensità per ottenere una vera e propria diffusa. Più che come strobo la uso così.
Come ti dicevo per ottenere l’effetto di strombo “puro” io rimango fedele all’Atomic, però in questo caso Stormy ha rappresentato una marcia in più per come la sto usando: poca strobo ma molti effetti di colore.

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ZioGiorgio.it: com’è impostata la regia?

Mamo Pozzoli: in regia troviamo una grandMA 2 light con backup per le luci ed una Chamsys che pilota il mondo video con un operatore dedicato. Chi lavora con me lo sa, per scelta mia progettuale da programmatore e operatore non unisco mai i due mondi.
Sono un programmatore mediocre, lo faccio da tanti anni e spesso faccio prima a farlo io piuttosto che spiegare a qualcun’altro quello che voglio. Ma questo mi obbliga ad essere molto concentrato su quello che faccio, quindi siccome sono un perfezionista, nella programmazione non voglio sbavature e cose sbagliate. Mi sfinisco piuttosto che fare errori e per questo preferisco concentrarmi moltissimo sul mondo luci ed in parallelo lavorare con un mondo video che viene gestito separatamente con un’altro operatore. Questo naturalmente quando è possibile, quando il budget e il tempo lo permette, ed in casi come questo dove il mondo video è molto importante ed è composto non solo da contributi ma anche da momenti live.

Aldo Chiappini
Editor-in-Chief

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