Marco Mengoni Tour 2015: audio

Quello di Marco Mengoni al Mandela Forum di Firenze è stato l’ultimo show che abbiamo visto indoro in questa stagione 2014/2015.
L’audio era affidato ad Alberto Butturini, fonico di sala, Orlando Ghini alle prese con un K1 di L-Acoustics mescolato a di sub TT56 di RCF e alcuni front-fill TT55 sempre RCF e con un pragmatico Luca Morson al mixer di palco.
Il team è di quelli collaudati e, anche con una band tutto sommato non eccelsa, il risultato a Firenze è stato altamente professionale e col solito sound godibile e poco “stressato” al quale Alberto ci ha abituati.
Marco Mengoni ha una buona vocalità e si è dimostrato un artista elegante e molto generoso col suo pubblico (un Mandela pieno come poche altre volte ndr) che lo ha ripagato con grande calore e…urla assordanti!

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Vista del palco poco prima del sound check.

Cominciamo il giro di interviste con il System Designer Orlando Ghini.

ZioGiorgio.it: Orlando, vedo che l’installazione è quella ormai solita e collaudata dentro al Mandela Forum. C’è qualche novità in fatto di sub?

Orlando Ghini: ho voluto adottare una conformazione mista, affiancando agli L-Acoustics i doppi 21’’ TT56 di RCF sempre in conformazione cardioide e devo dire che vanno molto bene. Peraltro sempre di RCF sto usando anche le TT55 come front-fill che, in questo contesto e per questo particolare utilizzo, trovo veramente adatte.

ZioGiorgio.it: come convivono i due sistemi?

Orlando Ghini: ho deciso di utilizzare in maniera indipendente i due sistemi che, se messi entrambi in rete, non sono compatibili poiché acquisiscono indirizzi IP differenti. Avrei dovuto usare due computer e due software di gestione quindi ho preferito controllare i diffusori RCF singolarmente da Galileo rinunciando purtroppo al software RdNet di RCF che permette di controllare e monitorare più propriamente i cabinet. In realtà con uno switch di rete la cosa sarebbe teoricamente possibile, ma non ho voluto complicare troppo le cose, almeno per il momento…

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I Sub RCF TT56 e i front-fill sempre RCF TT55.

ZioGiorgio.it: non vedo delay, altre volte sempre in questa location li hai montati.

Orlando Ghini: non sono così necessari, anche se, ovviamente, se ci sono, li senti. Forse sono più consigliati quando il main PA è il V-Dosc, col K1 servono un po’ meno. Dipende anche dal genere e, perché no, dal fonico. Noto che negli ultimi tempi la tendenza è di evitare di mettere delay quando è possibile. Forse qualcuno pensa che se non metti i delay sei più bravo!

ZioGiorgio.it: è da poco uscito il software di gestione di L-Acoustics Soundvision 3. Ti ha aiutato nel tuo lavoro?

Orlando Ghini: è un cambio importante, intanto perché adesso è disponibile per il download gratuito e chiunque può scaricarlo e studiarselo, ma soprattutto ora hai la possibilità di vedere in tempo reale la tua configurazione ed hai un rendering sempre in tempo reale di quello che succede a livello sonoro. Con le vecchie release ci volevano minuti se non ore di rendering per avere queste informazioni.

ZioGiorgio.it: vorrei una tua considerazione in questo senso. Verosimilmente nel prossimo futuro non ci saranno stravolgimenti epocali, almeno a livello hardware, per quanto riguarda i sistemi di diffusione audio professionale quindi, secondo te, quali credi possano essere le migliorie sostanziali ed in grado di elevare qualitativamente il tuo lavoro?

Orlando Ghini: credo che le cose più interessanti siano proprio in merito ai moderni software di gestione. Alcuni sistemi ad oggi permettono di controllare singolarmente una cassa con precisione offrendo quindi diverse possibilità di intervento su fase, delay, eq etc… Questo permette di attuare una copertura per così dire “elettronica”, gestita da algoritmi che sono sempre più precisi e performanti. Ci sono in giro dei sistemi audio che hanno adottato questo tipo di “filosofia” e che, mi dicono, funzionano molto bene. Peraltro ditte italiane che stanno facendosi spazio in un settore sempre parecchio affollato e che credo abbiano le carte in regola per primeggiare. Io non ho ancora avuto occasione di usarli in maniera continuativa e approfondita ma sicuramente sono soluzioni interessanti…

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Gli array di L-Acoustics K1 forniti dal service Agorà.

Con piacere incontriamo nuovamente Alberto. Il suo modus operandi, bene o male, lo conosciamo ormai abbastanza bene. Per questo la nostra chiacchierata è partita da discorsi meno tecnici…

ZioGiorgio.it: com’è nata la collaborazione con Mengoni? Un artista che può essere considerato un giovane…

Alberto Butturini: in effetti è stata proprio questa la molla che ha fatto scattare l’interesse, poter lavorare con un artista ancora in piena crescita e col quale si prospettava la possibilità di una collaborazioni più propositiva.
Molti degli artisti con i quali lavoro sono già ampiamente affermati e con un percorso artistico ben delineato, con Mengoni fin da subito c’è stato un rapporto più in divenire, dove il team tecnico ha potuto intervenire più direttamente e consigliare in merito ad alcune scelte, anche artistiche alle volte.
Marco è una persona molto disponibile e ben propensa ad ascoltare, in questo senso c’è quasi un rapporto paritario, fermo restando che lui è l’artista e noi i suoi tecnici.

ZioGiorgio.it: hai dovuto assecondare in qualche modo le sonorità più moderne che si trovano nei suoi dischi anche nel live?

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“Che succede?” sembra dire Alberto al Check. Orlando osserva con la sua proverbiale calma serafica…

Alberto Butturini: in una qualche misura sì, però ricordiamo che l’ultimo suo disco è stato prodotto da Michele Canova che ha un’impronta abbastanza riconoscibile e col quale ho già lavorato. Più che altro Mengoni è molto poliedrico ed ha un repertorio che spazia in molti generi musicali, sono questi dettagli ai quali devo fare attenzione. Nello show di stasera ci sono pezzi decisamente rock, ballad passando per il funk e la techno. Occorre sviluppare man mano un mix che tenga conto di queste dinamiche e rispettarle.

ZioGiorgio.it: vuoi dire che hai programmato parecchio sul banco? Benedette snapshots…

Alberto Butturini: beh, il digitale aiuta parecchio in questi casi. Con l’analogico sarebbe tutto un po’ più complicato ma non impossibile. Insomma dai, lo abbiamo ripetuto tante volte…

ZioGiorgio.it: il digitale ci ha anche regalato una disponibilità quasi infinita di dinamiche. Puoi metterle su tutti gli strumenti e richiamare pure i parametri tramite le memorie. Non c’è il rischio di farsi prendere la mano?

Alberto Butturini: mettere le dinamiche in insert anche su tutti i canali, o quasi, non vuol dire usarle sempre e comunque. Come sai io uso pochissime dinamiche e solo dove serve. Diciamo che a volte mi sento più tranquillo ad avere un compressore o un limiter, settato molto blando o quasi ininfluente, su quei canali che potrebbero fare degli “scherzi”, per scherzi intendo dei picchi incontrollati.

ZioGiorgio.it: allora domani ti porto un banco analogico con una decina di canali di compressione! (risata provocatoria e scherzosa ndr)

Alberto Butturini: va bene. Ho lavorato così per un sacco di anni! Giro a te la domanda, chiedendo se le nuove generazioni sarebbe in grado di lavorare in questo modo… (non saprei rispondere ndr)

ZioGiorgio.it: torniamo seri. Notavo che stai usando le compressioni sui bus piuttosto che sui singoli canali.

Alberto Butturini: nulla di nuovo, ma è una cosa che sto per certi versi sperimentando con più costanza in questo tour e devo dire che il risultato a livello di mix mi piace molto. Ovviamente c’è da fare attenzione ad alcune cose. Se per esempio metto un compressore sul bus che raggruppa i microfoni di una delle chitarre – come SSL Master Channel che mi aiuta molto a tirarla “in faccia” – quando devo tirarla su per un solo non potrò farlo da un singolo canale, perché il risultato sarebbe quello di schiacciare ulteriormente tutto il bus, ma lo dovrò fare dall’uscita di quel bus. Quindi mi sono fatto un bus per la batteria senza la cassa, uno per la sola cassa e poi ancora uno per ogni tastiera, per le sequenze e via dicendo. Quindi nessun singolo canale va al master out ma viene indirizzato a un bus corrispondente. Ecco tutto.

ZioGiorgio.it: outboard, solo il System 6000?

Alberto Butturini: ripeto sempre che quando avrò la possibilità di avere il System 6000 plug-in rimarrà a casa anche l’outboard…

ZioGiorgio.it: hai anche i plug-in Waves esterni via Sound Grid?

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La DiGiCo SD7 al servizio di Alberto Butturini. Schermo centrale col live delle riprese video…

Alberto Butturini: sì, li uso molto volentieri. Ho avuto l’accortezza di fare una macro sulla SD7 che disattiva tutti gli insert per evitare che, nella malaugurata ipotesi di un failure totale dei server interrompa i segnali, posso nel giro di pochi secondi sganciare tutto e continuare il concerto senza plug-in. Il suono cambierebbe leggermente, ovvio, ma non credo che molti in sala se ne accorgerebbero…

ZioGiorgio.it: al sound check c’era un bel volume. Quasi inusuale per il tuo “stile”.

Alberto Butturini: ho detto ad Orlando (Ghini ndr) di abbassare un pochino ma sono sicuro che in certi momenti dovrò tornare a quel livello. Causa delle centinaia di ragazzine che urlano a squarciagola dall’inizio alla fine…

In regia monitor troviamo Luca Morson che ci accoglie dicendoci “tutto come sempre!”. Una dichiarazione scherzosa ma che in effetti nasconde un fondo di verità. Luca ci racconta che si sente tranquillo col set-up che ormai ha affinato negli anni anche se qualche cosa di nuovo potrebbe arrivare nel prossimo futuro…

ZioGiorgio.it: Luca, non per sminuire il tuo lavoro, ma più o meno il set up è lo stesso che ti ho visto usare negli ultimi tempi.

Luca Morson: sì, vero, ma d’altra parte ho affinato un metodo che, a quanto pare, funziona e per il momento non vedo motivo di fare modifiche sostanziali.

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Luca Morson in regia monitor.

ZioGiorgio.it: ci sarà qualche cosa che ti incuriosito ultimamente e che vorresti usare…

Luca Morson: dunque, non voglio dire che quello che uso io sia il top per forza di cosa, ci sono apparecchiature moto valide, solamente non ho ancora avuto il tempo di usarle come si deve. Non mi avventuro in un tour con macchine che non conosco bene.
Per quanto riguarda IEM e sistemi Wireless in genere devo dire che i modelli top gamma vanno tutti piuttosto bene. Qui sto usando le Sennheiser 2050 in altri casi le Shure PSM1000 e mi sono trovato molto bene. Sul versante mixer uso molto spesso la SD7 della DiGiCo perché ha una versatilità pazzesca e poi credo di aver imparato ad usarla molto bene, che è sempre una cosa fondamentale. Ho recentemente utilizzato una regia Midas Pro9 che mi è piaciuta molto, soprattutto a livello di suono anche se non la trovo ancora così flessibile come servirebbe a me. Probabilmente la Pro X sarà molto perforante anche in questo senso. Aspetto di provarla.

ZioGiorgio.it: in merito al mix per questo show c’è qualche cosa di particolare?

Luca Morson: direi di no, sono tutti abbastanza disciplinati e il volume di palco è ridotto quasi a zero, quindi, mi devo ripetere…tutto nella norma.

Aldo Chiappini
Editor-in-Chief

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