Tiziano Ferro stadi 2015: la crew audio

Abbiamo assistito allo show di Tiziano Ferro allo stadio Artemio Franchi di Firenze, una location logisticamente comoda e che, alla fine dei conti, restituisce un sound equilibrato.
Il team è ancora una volta composto da tecnici di esperienza ed il sound di Tiziano che, insieme al produttore storico Michele Canova è sempre molto attento agli aspetti legati all’audio, è apparso di alto livello fin dal primo brano in scaletta.  Molto trascinanti i brani più “tirati” e suonati dove Marco Monforte ha usato un pizzico di compressione in più caratterizzando ulteriormente il mix.
La produzione audio è apparsa molto curata a tal punto che forse alcuni arrangiamenti sono sembrati un po’ “imballati”, non facilitando il compito del fonico che nonostante questo è riuscito a mantenere il mix potente, pulito e sufficientemente dinamico.
Ma in ultima analisi è importante testimoniare come ormai il suono di Tiziano sia riconoscibile, non solo nei dischi ma anche dal vivo, chiaro segnale che chi si occupa di questi aspetti ha un progetto chiaro ed è supportato in questo dagli uomini e dai materiali giusti.

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Una visione del palco poco prima del concerto.

Partiamo proprio da Marco Monforte in regia FoH col quale abbiamo voluto (quantomeno nelle intenzioni ndr) dichiaratamente evitare domande tecniche.

ZioGiorgio.it: Marco, cosa e come è cambiato il tuo approccio al mix negli ultimi anni?

Marco Monforte: poco è cambiato perché, come ripeto spesso, io sono un maggiordomo al servizio delle persone che mi chiamano per prestare i miei servigi. Quindi la risposta sarebbe: cosa vogliono cambiare loro a livello di mix? E per loro intendo i miei referenti, artisti e produttori dato che io, in ultima analisi, devo assecondare le loro richieste.

ZioGiorgio.it: ci metterai qualche cosa di tuo, o no?

Marco Monforte: ogni tanto posso proporre qualche soluzione differente che può venire recepita – e ne sono felice – ma anche “rimbalzata”!  (sorride divertito ndr)

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Marco Monforte – Fonico FoH.

ZioGiorgio.it: invece nel tuo modus operandi è cambiato qualche cosa?

Marco Monforte: anche in questo caso devo dirti poco o nulla. Insomma, ormai il digitale bene o male la fa da padrone da tempo, poi sono arrivati i plug-in più o meno belli e performanti, ma a livello del mio lavoro non è cambiato molto, più che altro possono cambiare gli strumenti. Di certo un cambio sostanziale, quasi epocale, lo si è avuto con l’introduzione e per quanto mi riguarda l’uso massiccio del virtual soundcheck che ha fatto felici un po’ tutti, artisti, musicisti e fonici! Viste anche le tempistiche in alcuni casi difficilmente potrei farne a meno ad oggi.

ZioGiorgio.it: il virtual soundchek peraltro ha semplificato anche il lavoro col produttore…

Marco Monforte: certo, perché io posso fare le modifiche del caso e proporre alcune alternative di mix o di sonorità  in una snapshot a parte e sottoporla al produttore. Lui ascolta, si discute delle possibili variazioni e poi si decide se tenere quelle alternative o tornare alla versione precedente. Molto semplicemente.

ZioGiorgio.it: in questo caso hai lavorato con Michele Cavona?

Marco Monforte: Michele Canova, produttore storico di Tiziano Ferro, ha assistito a tutta la fase di allestimento, dove abbiamo approntato suoni e missaggi. Una volta arrivati a Torino per la prima data è stato il Direttore Musicale Luca Scarpa a seguire gli ultimi aggiustamenti, ma il grosso era già stato fatto. E poi come al solito il grande contributo di Orlando (Orlando Ghini) che ha ottimizzato il sistema audio in base alle nostre necessità.

ZioGiorgio.it: nella tua regia hai sempre una buona dotazione di outboard, pur avendo un banco digitale di base performante. Non riesci a fare a meno delle tue fidate macchine?

Marco Monforte: beh, non è un outboard “mostruoso”! Diciamo che ho diverse macchine esterne e che uso solo all’occorrenza, per caratterizzare un certo tipo di suono ma, più che altro, per offrire sempre la soluzione migliore alle diverse richieste che mi vengono fatte. Non è detto che io debba sempre e comunque usare questo o quel compressore o riverbero o sommatore che sia, però so che se mai mi servisse un certo tipo di suono che solo quella macchina è in grado di restituirmi ho la possibilità di farlo.
A me è sempre piaciuto definirmi un artigiano del suono e, come un qualsiasi artigiano, vorrei poter contare su una buona varietà di strumenti del mestiere, almeno quando questo è possibile…

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L’outboard di Marco Monforte in regia FoH.

ZioGiorgio.it: e questa è una produzione che se lo può permettere immagino?

Marco Monforte: Tiziano è un artista di primo piano e come hai visto anche per tutto ciò che è scenotecnica ed illuminotecnica, non si è badato molto al risparmio. In questo senso anche noi dell’audio siamo stati messi nella posizione di lavorar al meglio e col top della tecnologia disponibile al momento. Offrire un audio all’altezza è doveroso ma soprattutto quello che senti è il risultato voluto, piaccia o meno, questo è quello che il prodottore e l’Artista vogliono ottenere nel suono live.

ZioGiorgio.it: non volevamo parlare di tecnica, vero. Però sulla cassa hai un solo microfono. Strano di questi tempi…

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Drum set e microfonatura.

Marco Monforte: e non da oggi! Semplicemente non sento la necessità di averne due o tre, riesco ad ottenere il suono che voglio con un solo microfono, un Audix D5, probabilmente con minori complicazioni, ecco tutto.

ZioGiorgio.it: allora non può mancare la domanda sul rullante, perché in effetti il microfono è molto distante dalla pelle.

Marco Monforte: quest’anno c’è stata la richiesta da parte di Stevan Martinovic di poter usare il Telefunken e che, secondo la sua esperienza, rende al meglio usato proprio così distante. Mi sono messo in discussione volentieri ed in un certo senso ho “ceduto” a tale scelta che si è rivelata comunque all’altezza. Ho solo aggiunto un altro microfono che uso solo quando c’è il rim shot, giusto per essere più tranquillo. Non che mi abbia cambiato la vita, ma se può aiutare il lavoro di un collega ben venga.

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Il cluster stage left di L-Acoustics K1 col main e il side.

Due battute anche con Orlando Ghini che in regia, ormai a poco più di un’ora dal concerto, è intento a lavorare al suo portatile per controllare i vari settaggi del P.A.

ZioGiorgio.it: ciao Orlando, ci vediamo spesso ultimanente, il rischio a questo giro è veramente quello di diventare ripetitivi…

Orlando Ghini: il set up è quello ibrido con L-Acoustics K1 con qualche aggiunta di sub e front-fill RCF che devo dire sta funzionando bene ovunque lo installiamo. Non è uno stadio particolarmente ostico ed è comunque una location dove negli anni ho lavorato diverse volte, questo mi agevola il compito.

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Sub RCF tt56A e i front-fill TT55A.

ZioGiorgio.it: richieste particolari?

Orlando Ghini: con Marco (Monforte) ci conosciamo bene, di solito i piccoli ritocchi che facciano si limitano ai primi due o tre brani. Qui a Firenze siamo alla seconda data, dopo Torino, ma credo di poter dire che il meccanismo è già ben oliato…

Sul palco arriviamo nella postazione di Stevan Martinovic che attende abbastanza sereno e “a posto” l’inizio del concerto.

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Stevan Martinovic in regia di palco.

ZioGiorgio.it: Stevan, ormai il tuo modo di lavorare lo conosciamo, ed evidentemente i musicisti si fidano dei tuoi mix. Parlaci di qualche novità tecnica.

Stevan Martinovic: non che sia la scoperta del secolo, però abbiamo adottato una differente modalità nella gestione degli stage box. In pratica abbiamo seperato il “cestello” della DiGiCo mettendone una parte nello stage left ed un altra nello stage right perché alla fine far viaggiare i canali in fibra è comunque meglio che usare tutte le derivazioni, ciabatte e ciabattine, analogiche che risultato quindi utilizzate per lo stretto necessario e con lunghezze più corte. Insomma dov’è scritto che lo splitter deve stare fisso come un macigno da una parte dello stage? Quando la tecnologia lo permette credo sia utile separare i moduli di IN e OUT ottenendo peraltro più flessibilità nel routing.

ZioGiorgio.it: per quanto riguarda le macchine impiegate invece, qualche novità?

Stevan Martinovic: come ti dicevo ho adottato ed accolto nel mio rack il GX-8 della Professional Wireless (l’azienda famosa soprattutto per le antenne a “tubo” per capirsi…) di fatto un combiner con tanto di boost ma la cosa buona è che lavora solo su frequenze specifiche e che riconosce come attive, filtrando per contro quelle che non serve boostare. Non viene fatto un boost di tutte le frequenze, ma la macchina agisce in maniera selettiva solo dove occorre. Lasciando da parte le parole posso dirti che all’Olimpico di Torino sono uscito dallo stadio dalla parte opposta del palco col segnale wireless che ancora funzionava e che cominciava a degradarsi solo una volta fuori nel piazzale.

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Rack della regia di palco col GX-8 della Professional Wireless.

ZioGiorgio.it: Tiziano e i musicisti?

Stevan Martinovic: nulla di complicato. Nel senso che abbiamo svolto un buon lavoro in fase di allestimento, ognuno ha le sue esigenze sia chiaro, ma è bastato organizzare le varie mandate e le varie scene in quel contesto. Tiziano poi è molto disciplinato ed ha pure una grande tecnica, siamo pronti!

Sul palco, davanti a un orologio gigante in stile RUN DMC troviamo Toni Soddu in una veste un po’ differente rispetto a quanto siamo abituato a vederlo, ma sempre e comunque a “comando” del palco…

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Toni Soddu sul palco.

ZioGiorgio.it: ciao Toni. Nella tua postazione campeggia un grande orologio, per non arrivare tardi o cosa?

Toni Soddu: sta tutto lì! La mia, a questa tornata, è una figura un po’ diversa rispetto a quella che sono solito ricoprire. Detta come la dicono gli anglosassoni, che poi è la dicitura corretta, io sono lo Show Caller, anche se durante la giornata aiuto in altre faccende più vicine allo stage management classico.
Comunque, per questo show che è abbastanza complicato, c’era la necessità di avere una figura che chiamasse e coordinasse le squadre che si occupano delle movimentazioni e dei vari specials.

ZioGiorgio.it: come avete gestito tutti gli Intercom?

Toni Soddu: Oltre ad una matrice ClearCom per le comunicazioni interne del mio team gestiamo il resto delle comunicazioni dalla DiGiCo Sd7 di Stevan che ha fatto un gran lavoro di routing e di gestione dei vari segnali. Io per esempio posso parlare direttamente con il Direttore Musicale Luca Scarpa che è il riferimento per i musicisti.

Aldo Chiappini
Editor-in-Chief

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