Il “chi e che cosa” del grande mercato della musica live in Italia – parte 1

Parte con questo primo articolo un viaggio nel “misterioso” mondo del mercato della musica dal vivo nel nostro Paese che, a ben vedere, macina numeri di tutto rispetto. Abbiamo pensato che fosse interessante conoscere alcune dinamiche tipiche del settore e far chiarezza su quelli che sono i ruoli chiave. Lasciamo quindi la parola al nostro Luigi Calivà, che tra le numerose mansioni nel mondo della musica, è stato anche il Direttore Marketing Eventi di Friends & Partners (oggi F&P Group)…

Spesso leggo roboanti titoli sui giornali e sul web che parlano del mercato dei concerti in Italia, descrivendolo sempre in modo superficiale o inutilmente polemico a causa dell’eccessiva concentrazione di potere di alcune agenzie ed auspicando, con un fondo di verità, maggiori opportunità per gli artisti emergenti.
Questi giornalisti e blogger però spesso dimenticano che le imprese sono fatte per fare business e non beneficenza, e che certi meccanismi di incentivazione e allargamento degli spazi e delle opportunità dovrebbero essere creati dallo Stato attraverso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dalle Regioni, ed anche dai Comuni, che naturalmente non lo fanno in quanto manca l’interesse reale verso il settore cultura nella sua globalità, ed in particolare per il settore musica. Se a tutto ciò aggiungiamo una una grande ignoranza e una scarsa conoscenza del settore e dei numeri che ci girano intorno, capiamo subito dove andiamo a parere.

D’altronde l’Italia è il paese che invece di supportare e incentivare gli imprenditori che gestiscono gli spazi dove fare spettacolo, li strangola con burocrazia a leggi assurde.
Un esempio eclatante? E’ di poco tempo fa la notizia della chiusura (speriamo momentanea) del Gran Teatro di Roma che con i suoi 3.040 posti è il più grande teatro tenda di Italia.
Nato per ospitare le grandi produzioni dei musical italiane (Notre Dame de Paris), ma anche internazionali, che a causa della carenza di spazi grandi non entrano nei normali teatri. Il Gran Teatro ha svolto un ruolo fondamentale nella programmazione di spettacoli nella Capitale, ma sembra che ciò non importi a nessuno.

Un laconico ma molto chiaro comunicato stampa annuncia: “a causa di problematiche sorte di recente con il Municipio XV, la Società Grandi Teatri Srl comunica la momentanea interruzione delle attività del Teatro fino alla risoluzione delle problematiche stesse. Le rappresentazioni del musical ‘I Promessi Sposi – opera moderna’ previste dal 13 gennaio, come già annunciato nei giorni scorsi dalla produzione, sono dunque sospese.”

Avendo tristemente inquadrato la situazione generale, partiamo comunque dal concetto (una mia analisi personale) che negli ultimi 15/20 anni la propensione da parte del pubblico a pagare un biglietto di ingresso per vedere la band preferita o il cantante preferito è aumentata progressivamente con il diminuire delle vendite discografiche: insomma un consumo di musica, in un modo o nell’altro, ci sarà sempre e, checché ne dica qualcuno, il “live” è sempre un business interessante.

Anzi, a ben vedere, riportando alcuni dati ufficiali, vediamo che il 2015 si è chiuso con 6,9 milioni di spettatori, il 12% in più rispetto all’anno precedente.
Gli eventi organizzati sono stati in tutto 3.965, dato in crescita di 8,2 punti percentuali, a testimonianza che l’esistenza di una domanda solida stimola l’offerta.
Il boom vero, tuttavia, è quello degli incassi, a quota 260,5 milioni (+17,7%).
Il segmento più importante risulta come al solito quello dei concerti di musica leggera che “valgono” 227,8 milioni e segnano un incremento del 28,6%, mentre il jazz continua a rappresentare una nicchia (incassi a 2,5 milioni) di grande vivacità (+10,4%).
Sia i big player che le 11mila Pmi di settore danno lavoro a qualcosa come 400mila persone. (fonte Assomusica-Il Sole 24ore su dati Siae)

Ma attenzione, occorre osservare meglio la stratificazione e la diversità di questo mercato, perché numeri e percentuali possono dare un’immagine distorta del settore nella sua interezza.
Quando ero il direttore marketing eventi di Friends & Partners (oggi F&P Group) mi occupavo anche di sponsorizzazioni, e per fare capire alle aziende che contattavo il mercato del Rock, del Pop ed i suoi protagonisti in ordine di importanza, mi ero inventato la Piramide del Live che, con le dovute semplificazioni, chiarisce ancora oggi bene il concetto di fondo.piramide live
In cima alla piramide ci sono gli artisti che fanno concerti negli stadi e nei palasport (un gruppo molto ristretto che negli ultimi anni, che ci piaccia o no, si sta espandendo e trasformando con un processo di cambio generazionale.)

Appena sotto ci sono gli artisti che fanno concerti nei palasport e nei teatri (un gruppo sempre molto ristretto ma anche questo in espansione).

Ancora al gradino successivo ci sono quelli che fanno concerti nei teatri e nei grandi club musicali (gruppo abbastanza numeroso, ma non troppo, anche se in questi ultimi anni anch’esso si sta allargando).

Sotto ancora ci sono gli artisti che fanno concerti solo in piazza e senza biglietti a pagamento (un gruppo molto numeroso formato da artisti che vanno dagli anni 60 ad oggi) artisti e band che frequentano un mercato assolutamente intasato per lo stratificarsi di varie generazioni, ma soprattutto per le risorse pubbliche sempre più ridotte, proprio perché questi concerti estivi vengono realizzati con fondi che provengono in prevalenza dai budget dei comuni piccoli e grandi che siano, o da risorse che provengono direttamente dai cittadini con raccolte fondi (comitati feste patronali o pro-loco).

E ultimi, gli artisti che fanno concerti solo nei club musicali (gratis o quasi per alcuni, escludendo le band “alternative” che decidono di farlo per scelta) in realtà una moltitudine di artisti e band emergenti spesso ci provano ma non riescono a causa della complessità del settore che spesso ha una gestione molto personale da parte di chi dirige le strutture.
Ora, è bene sapere, che alle grandi agenzie, che sono quelle che gestiscono il mercato, interessano solo i primi tre livelli della piramide.

Alle piccole agenzie interessano gli artisti del 4° livello che lavorano in piazza a cachet con concerti senza biglietto a pagamento.
A nessuno o quasi, interessano quelli dell’ultimo livello in fondo alla piramide, ed è per questo che è così difficile per le band emergenti o comunque di nicchia sopravvivere di musica live.

La maggior parte delle agenzie italiane sono rappresentate da Assomusica che è l’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo.
Conta oltre cento imprese associate su tutto il territorio nazionale che coprono circa l’80% dei concerti dal vivo in Italia.

Ma chi sono i player più importanti? E come funziona la gestione della musica live in Italia?

Il settore in Italia è controllato principalmente da imprese multinazionali, la principale agenzia in Italia è Live Nation diretta da Roberto De Luca (ex Milano Concerti), di proprietà dell’omonimo gruppo internazionale, una vera e propria potenza nel mondo dei grandi concerti. E’ anche proprietaria in USA e in Europa di grandi spazi per concerti.
Live Nation in particolare si caratterizza per la gestione di grandi artisti internazionali acquisiti a livello mondiale o europeo da casa madre, che poi chiede alle sedi nazionali di gestire le tappe in ogni singolo paese. Dagli U2 a Madonna da Lady Gaga ai Take That o a Shakira… insomma tutti o quasi i grandi eventi musicali internazionali sono organizzati da Live Nation, ma non solo, l’agenzia ha anche un cast di artisti italiani non certo irrilevanti come per esempio Vasco Rossi, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro, Negramaro, Megoni… spesso gestiti in collaborazione con grandi management italiani (per esempio Trident Management).

La grande concorrente di Live Nation è F&P Group diretta da Ferdinando Salzano (ex Trident Agency ed ex Friends & Partners) agenzia dove ho lavorato come direttore marketing della divisione eventi dal 2002 al 2006, e oggi di proprietà del gruppo Warner Music.
F&P Group ha focalizzato il suo lavoro sui grandi artisti italiani (dove è leader assoluta) e sulle produzioni televisive musicali (Wind Music Award, Coca Cola Live) organizzando e producendo il live di artisti come Ligabue, Renato Zero, Zucchero, Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Antonello Venditti, Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori, il compianto Pino Daniele (Salzano era il suo manager), Elisa, Mario Biondi, Luca Carboni, Modà, Pooh, Baglioni-Morandi, Il Volo, Elio e le Storie Tese e alcune delle nuove leve provenienti dai talent show come Emma, Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso, The Kolors … e molti altri artisti.

Nella sfera di Warner Music c’è anche Vivo Concerti con Subsonica, Marracash, ma anche i Muse, Sigur Ros e moltissimi altri artisti internazionali di nicchia ma importanti per il mercato italiano, che non è fatto solo di grandi eventi.

International Music & Arts, è un’agenzia di proprietà della Sony Music, che oltre ad organizzare concerti di Franco Battiato, Alice, Morgan, Bluvertigo, Gino Paoli, Sergio Cammariere, Tosca, Marlene Kuntz, Alberto Fortis e altri artisti, ne gestisce anche alcuni come management puro e anche molti teatrali e classici.

Poi esistono diverse realtà di taglia media come Big Fish, molto alternativa, con Gemelli Diversi, 99Posse, 24 Grana, Afterhours, Bianca Atzei, Baustelle, Eugenio Finardi, Fabrizio Moro, Giuliano Palma, Funkoff, Marina Rei, Francesco Sarcina, Morgan, Omar Pedrini, oppure la storica Cose di Musica per i concerti degli Avion Travel, Fausto Mesolella, e altri. E ancora la Colorsound con gli Stadio, Michele Zarrillo, Raf, Enrico Ruggeri.

Otr Live poi è un’agenzia indipendente che lavora molto bene ed ha un cast italiano di tutto rispetto, Alex Britti, Max Gazzè, Carmen Consoli, Bandabardò, Irene Grandi, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa, e ha anche una divisione per lo sviluppo di nuovi artisti.

Naturalmente ci sono molte altre agenzie nazionali che gestiscono artisti o organizzano concerti ed eventi, la storica Barley Arts di Claudio Trotta che per esempio gestisce Bruce Springsteen e Mika per l’Italia, e ancora Queen, Brian May e Niccolò Fabi.
Poi ci sono i super indipendenti D’Alessandro&Galli che gestiscono in Italia Elton John, Justin Bieber, Lionel Ritchie, Simply Red, Adele e molti arti, e ancora Music Show, Dna Concerti e molte altre che gestiscono ciascuno un pugno di artisti, spesso dedicati alle sole feste di piazza.

Oltre alle agenzie che rappresentano gli artisti a livello nazionale, esistono tantissime agenzie a carattere locale che organizzano concerti acquistando dalle agenzie nazionali con esclusive di zona, vendendo i concerti a enti locali o pro loco, oppure collaborando alla produzione di eventi nei loro territori fornendo servizi marketing o logistici come local promoter.

Purtroppo, per il lavoro dei concerti degli artisti emergenti non esistono molte strutture dedicate, vi segnalo Maninalto, Virus Concerti o Groove Company, anche perché il lavoro di questo tipo di artisti è focalizzato prettamente nei club musicali, strutture che difficilmente si riescono a gestire e pianificare per un’agenzia di concerti.
Questa programmazione è spesso legata a band e artisti del territorio di pertinenza del club, e quindi i contatti tra club e artisti avvengono in modo diretto e senza la mediazione di un’agenzia, oppure sono gli artisti stessi che cercano e si mettono in contatto i club.

Nella seconda puntata analizzeremo da vicino come funzionano queste agenzie, prendendo ad esempio una delle più importanti…
Stay Tuned!

Luigi Calivà
ZioGiorgio Contributor

  1. Finalmente qulcuno che ammette che i soldi girano…Se girassero anche per i service sarebbe acora meglio! Ciao

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