Bergamo Jazz Festival 2016

Ci siamo recati a Bergamo per l’edizione 2016 di Bergamo Jazz Festival, un festival unico per quanto riguarda la sua storia e per la particolarità delle location. Si tratta infatti un festival nato nel 1969, organizzato dall’amministrazione di Bergamo e distribuita su più location, tra cui il teatro Donizetti.

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Cominciamo il nostro giro di interviste con Roberto Valentino, direttore dell’ufficio stampa del festival che ci racconta la storia di questo festival.

ZioGiorgio.it: bentrovato Roberto, siamo al cospetto di un festival che ha radici profonde…

Roberto Valentino: il festival ha una lunga storia, nata molti anni fa, nel 1969, quando il festival si chiamava “Rassegna Internazionale del Jazz”, organizzata dall’Azienda del Turismo fino al 1978. Successivamente ci furono due nuove edizioni nel 1980 presso l’Auditorium del Seminario e il festival fu sospeso fino al 1991, quando fu preso in carico direttamente dal teatro Donizetti all’interno di un programma che comprendeva la stagione lirica, di prosa e operetta, con il nome di Bergamo Jazz. Sommando il vecchio e il nuovo, siamo arrivati alla 38° edizione.
E’ una collocazione anomala in quanto generalmente i festival jazz sono organizzati da associazioni, mentre in questo caso siamo in presenza dell’unico evento jazz in Italia organizzato direttamente da un teatro.
Da qualche anno è stato deciso di affidare la direzione artistica ad un musicista di fama internazionale, coinvolgendo tra i tanti artisti del calibro di Paolo Fresu, Enrico Rava e Dave Douglas. A quest’ultimo è stato affidato il ruolo di direttore artistico per questa edizione.

ZioGiorgio.it: come vengono assecondate le scelte artistiche?

Roberto Valentino: il Direttore artistico riceve delle indicazioni da parte della direzione del teatro. Puntiamo ad un coinvolgimento il più ampio possibile della città, attraverso la partecipazione di negozi, l’installazione di stendardi lungo le vie principali di Bergamo ed una campagna di merchandising in regalo agli abbonati che per le tre serate al Donizetti sono circa 680. Agli abbonati viene data inoltre la possibilità di partecipare ad altre serate incluse nel prezzo del biglietto. Se andiamo ad aggiungere i non abbonati, ad ogni serata partecipano circa 900 persone.
Per quanto riguarda la comunicazione, durante le serate sono presenti 30 giornalisti provenienti da tutto il mondo e abbiamo ottenuto la pubblicazione di una serie di interviste su quotidiani di calibro nazionale oltre al coinvolgimento dei magazine specializzati cartacei e digitali.

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Massimo Boffelli, direttore dei teatri di Bergamo, racconta invece il contesto in cui da anni si svolge il festival.

ZioGiorgio.it: quali sono le caratteristiche di questo festival all’interno di una città come Bergamo?

Massimo Boffelli:  la storia del festival jazz di Bergamo esiste da molti anni. Abbiamo continuato a portare avanti lo spirito con cui è nato anche se oggi dobbiamo confrontarci con un budget più limitato. La scelta di far condurre il festival da direttori di chiara fama internazionale, ci ha consentito di portare nomi magari meno conosciuti ma che rappresentano novità nel panorama internazionale. La proposta di artisti meno conosciuti ma di qualità elevata è una delle nostre forze che ha consentito quest’anno di incrementare il numero di abbonati al nostro festival.

ZioGiorgio.it: particolare il fatto che una delle location sia un teatro come il Donizetti noto per eventi come lirica e opera …

Massimo Boffelli: c’è da dire che Bergamo è una città culturalmente molto bisognosa ed attenta a iniziative che vanno dalla prosa al pop, passando naturalmente per il jazz. Il pubblico c’è e risponde molto bene riempiendo i vari teatri che collaborano tra loro evitando sovrapposizioni e condividendo molte iniziative.

ZioGiorgio.it: cosa vi guida nella scelta del direttore artistico

Massimo Boffelli: per quanto riguarda la direzione artistica normalmente individuiamo un musicista importante e conosciuto a livello internazionale. In collaborazione con l’assessorato cerchiamo di fare un’indagine rispetto a quella che potrebbe essere la tipologia che viene proposta al direttore artistico. Non è importante solo il nome, ma anche come pensiamo che questo direttore artistico interpreti l’offerta proposta da noi in base alle peculiarità del nostro pubblico.

ZioGiorgio.it: quali sono le problematiche organizzative e come vengono gestite

Massimo Boffelli: non ci sono grossi problemi, la macchina organizzativa è ormai rodata. Il festival è organizzato dal Comune di Bergamo che sostanzialmente mette il budget necessario alla manifestazione. Certo, se avessimo qualche soldo in più sicuramente potremmo puntare su artisti di più alta fama. Il teatro Donizetti è una struttura che lavora al di la di ciò che rappresenta un contratto con i propri dipendenti. I nostri collaboratori sono impegnati da anni in questa iniziativa e sono in grado di risolvere problemi di logistica anche molto più spiccia grazie ad una grande passione di base. La tempistica di organizzazione di questo festival è di circa un anno.

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All’interno del teatro Donizetti troviamo Valeria Barbini, fonico F.O.H. del festival, che ci spiega le scelte tecniche per quanto riguarda l’audio.

ZioGiorgio.it: raccontaci le scelte fatte per quanto riguarda l’amplificazione di un festival jazz all’interno di questa struttura.

Valeria Barbini: il sistema è interamente RCF e c’è stata una grande attenzione dei confronti delle frequenze basse. L’impianto doveva essere in grado di enfatizzare le timbriche del jazz e di coprire in modo adeguato tutta la sala fino all’ultimo palco, posto a 12mt di altezza.
Il jazz è una musica che non ama la bassa frequenza, e per questo ho posizionato 4 sub doppio 18” in grado di gestire in modo ottimale le frequenze fino a 80 Hz e li sto usando al 50% rispetto a quello che dovrebbe essere il giusto equilibrio tra testa e basso.

ZioGiorgio.it: che differenza ci sono rispetto ad una situazione outdoor?

Valeria Barbini: per quanto riguarda i sub non ho avuto l’esigenza di andare a lavorare “pulendo” il palco dalle frequenze basse. Se fossimo stati all’aperto avrei avuto il bisogno di lavorare diversamente sulle frequenze basse, con un range di frequenze più ampio, e la necessità di una configurazione cardioide per pulire il palco evitando di disturbare il musicista.

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ZioGiorgio.it: la troppa definizione spaventa i musicisti?

Valeria Barbini: si esatto, in una situazione come questa è bello sentire che il ride della batteria si mischi con il microfono del piano, che il sax entri nel piano ecc… Tutto ciò da quel senso acustico. In una situazione come questa parto con il check aprendo tutti i microfoni e stando attenta al posizionamento.
In un teatro che suona come questo dove i musicisti potrebbero esibirsi quasi senza il bisogno di un sistema di amplificazione, la combinazione tra l’acustico e l’amplificato deve essere ben fatta.

ZioGiorgio.it: che PA state utilizzando?

Valeria Barbini: utilizzo un TTL-33 con sei moduli per lato, necessari per una corretta copertura della sala. Potevamo utilizzare anche un impianto più piccolo con un cono ridotto ma con la stessa quantità di moduli. Mi piace molto come suona, lavora molto bene da un punto di vista dinamico ed è ideale per questo tipo di evento. Ho notato dei significativi passi in avanti per quanto riguarda il processamento del segnale, rispetto a qualche anno fa. Anche il palco e la progettazione sono RCF, con un sistema di monitoraggio e gestione affidato a RdNet, come del resto il disegno della curva, eseguito con RCF Shape Designer.

ZioGiorgio: parlaci delle regie, cosa avete a disposizione?

Valeria Barbini: abbiamo due banchi Soundcraft digitali, un Vi6 in sala e un Vi1 in palco collegati tra loro tramite protocollo MADI ottico e capaci di gestire fino a 64 canali, anche se ne gestiamo al massimo 25 a serata. Abbiamo scelto di utilizzare i pre condivisi visto che io e Luca Possenti, il fonico di palco, abbiamo lo stesso modo di lavorare. Inoltre abbiamo una dotazione di microfoni standard, con all’interno un po’ di tutto così da essere in grado di gestire le varie richieste.

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Luca Possenti, fonico di palco, ci racconta le scelte fatte e i rapporti con i musicisti.

ZioGiorgio: quali sono le caratteristiche e le specifiche di questo palco?

Luca Possenti: i musicisti sono molto attenti al suono e per questo è necessario equalizzare il palco il più flat possibile rispettando il suono vero e proprio dello strumento con un mix che renda intelligibili tutti gli strumenti presenti nel monitor senza eccedere con i volumi che potrebbero dare fastidio anche alla sala, vista la presenza di molti condensatori come l’AKG 414 o i vari Neumann con i quali è necessario gestire anche il rientro. Ovviamente non si utilizza compressione.

ZioGiorgio: anche il setup del palco è interamente RCF?

Luca Possenti: utilizziamo i monitor TT25-SMA, coassiale con woofer da 15” e dotati di una apertura 60°x60°, ottimale per questo tipo di palco e, quando accoppiamo 2 monitor si crea un bel avvolgimento ed un ottimo ascolto riuscendo ad esprimere anche un po’ di bassi.

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Airone Service è il fornitore di questa edizione di Bergamo Jazz. Un entusiasta Fabio Pecis, titolare del service, racconta la propria esperienza all’interno del festival.

Fabio Pecis: Airone service è nato nel 2001 e da più di 10 anni utilizza esclusivamente prodotti RCF, perchè crediamo sia un buon prodotto, è italiano e siamo in buoni rapporti sia con la rete commerciale sia con il produttore stesso. In questo caso specifico abbiamo proposto un impianto professionale che si è dimostrato all’altezza della situazione.

ZioGiorgio.it: che rapporto avete con l’azienda rispetto alle scelte tecniche

Fabio Pecis: RCF ha formato il nostro personale audio e spesso decidiamo insieme a loro quali moduli utilizzare e come assemblarli. Questo è un vantaggio dato dal fatto che sono in Italia, ed è più semplice interfacciarsi ed ottenere assistenza e supporto in caso di necessità. Nel nostro magazzino sono presenti quasi tutti i sistemi di amplificazione RCF, dalla cassettina da 10 Watt fino al sistema completo TTL 55 che l’anno scorso abbiamo messo a disposizione per l’evento Campovolo di Luciano Ligabue.

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ZioGiorgio.it: cosa avete portato qui a Bergamo Jazz?

Fabio Pecis: nella location più grande abbiamo utilizzato un sistema di medie dimensioni, il TTL-33, nell’auditorium abbiamo scelto un impianto a colonna visto che ci serviva un sistema che non occupasse spazio e infine il TTL-31 al Teatro Sociale, dove lo spazio è più ristretto ma serviva comunque un line-array. Il vantaggio è che un fonico che lavora su più location si trova davanti un sistema simile, con la stessa impostazione e quindi più semplice da gestire. Stessa scelta è stata fatta per quanto riguarda il F.O.H., con tre diversi mixer Soundcraft all’interno delle varie location.

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Concludiamo con Renato Lecchi, LD del festival, che ci spiega le scelte illuminotecniche.

ZioGiorgio.it: ci sono state richieste particolari per quanto riguarda i sistemi di illuminazione?

Renato Lecchi: beh, come sai spesso in eventi di questo tipo, all’interno delle schede tecniche si parla più di catering che di luci! Scherzi a parte le richieste si limitano all’utilizzo o meno di un determinato colore oppure chiedono di non effettuare cambi luce durante i brani.

ZioGiorgio.it: quindi cosa hai scelto di utilizzare?

Renato Lecchi: ho creato un disegno con all’interno molti proiettori convenzionali con un controluce abbastanza forte e la possibilità di selezionare colori caldi o freddi. In prima americana ho una situazione quasi a pioggia che bilancia il controluce, con in aggiunta una serie di piantane per i tagli. In sala ho solo 8 PC per lato non per scelta, ma per il semplice motivo che il teatro è sempre pieno e non ho la possibilità di appenderli in galleria. La console è una Vector Violet, la utilizzo per la lirica e risulta ideale anche per questo tipo di eventi.

ZioGiorgio.it: come ti sei trovato con gli artisti?

Renato Lecchi: non essendoci richieste particolari spesso si improvvisa. La parte più difficile è l’inizio di un brano: capita che parti con un determinato colore e successivamente ti accorgi che il brano è tirato e la scelta che hai fatto non crea armonia con in suoni e sei costretto a correggere al volo bilanciando lentamente senza creare problemi all’artista.

Luca “Luker” Rossi
ZioGiorgio Team

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