Max Gazzè, Maximilian Tour 2016

Max Gazzè, non lo nascondiamo, è uno degli artisti che apprezziamo di più tra i cantautori di “nuova generazione”. A dire il vero Max calca le scene da ormai 25 anni e il suo successo è cresciuto nel tempo grazie a brani orecchiabili ma soprattutto originali, curati negli arrangiamenti e con qualche espediente compositivo che va oltre al “solito” pop. Il suo ultimo album “Maximilian” ha avuto un enorme successo di pubblico trainato da due singoli “bomba” come “La vita com’è” e “Ti sembra normale”.
La dimensione live è forse ancora più congeniale a Max, musicista vero, bassista efficace e cantante intonato (aspetto forse trascurato) accompagnato da una band concreta, molto affiata e sempre sicura nell’esecuzione.
Siamo andati a trovare la produzione nella data di Marina di Massa, al MetaRock festival, in mezza produzione e, per giunta, in una giornata un po’ sfortunata a causa di ritardi e tempistiche strettissime condita da qualche piccola “sfiga” – indipendente da tutto e da tutti – sul palco. Cose delle quali il 98% del pubblico non si è ovviamente accorto.

In prima istanza dobbiamo dire ci siamo goduti moltissimo lo show illuminotecnico ideato e gestito da Camilla Ferrari; finalmente qualche cosa di meno monotono rispetto a quel che si vede spesso in giro nelle situazioni da festival dove sembra che la priorità sia accendere i frontali e far muovere qualche fascio. Protagonista in questo caso è stato il back-wall fatto di LED ed arricchito con qualche fixtures interessante tanto che in alcuni momenti – con molto coraggio – era l’artista stesso a rimanere in secondo piano. Programmazione molto elegante, a tempo, ed in sintonia col discorso musicale che comprende brani i cui arrangiamenti strizzano l’occhio alla musica elettronica e a tratti addirittura alla sperimentazione.

Il suono, affidato a Enrico Romanelli (al PA Luigi Giandonato) usciva da un datato ma sempre verde Martin W8 LC – il più equilibrato della serie W8 dal mio punti di vista – fornito dai ragazzi di All Music Service, una realtà affidabile ed esperta in ambito festival. Il mix che abbiamo ascoltato era potente, trascinante e molto musicale, una caratteristica che sembra essere uno dei punti di forza di Enrico, uno dei pochi a presidiare regie importanti tra i fonici della nuova generazione.
Grande attenzione alle timbriche degli strumenti, basso su tutti, e ad suoni di synth che sono quanto mai essenziali per ricreare quel suono così distintivo di Max Gazzè.

Insomma, un grande Artista, un’ottima band ed una produzione impeccabile e nemmeno troppo onerosa: ecco come si macinano quasi 90 date in una anno tra Italia e resto del mondo! Cose di altri tempi…

Intervistiamo Enrico durante la cena, a pochi minuti dal concerto che inizierà con calma verso le 22:00.

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Enrico Romanelli al mixer e a sx Luigi Giandonato alle prese con le tarature.

ZioGiorgio.it: ciao Enrico, oggi è data di mezza produzione, non avete avuto neppure molto tempo ma avete insieme a Giandonato lavorato molto sul sistema…

Enrico Romanelli: cerchiamo sempre di ritrovare un nostro sound, un’impronta sonora che riconosciamo, anche servendoci del virtual soundcheck con l’intento di arrivare a rinascere quello che deve essere il mix corretto.

ZioGiorgio.it: dove in particolare prestate attenzione, in qual range di frequenza?

Enrico Romanelli: in generale su tutto lo spettro, ma una particolare attenzione viene data alla parte medio bassa dove appunto suona il basso. Non dimentichiamo che Max è un bassista e questo strumento occupa un ruolo chiave sia nel suono della band ma soprattutto negli arrangiamenti, molti brani si appoggiano su un giro o un riff di basso che li caratterizza molto. Evitiamo quindi sonorità confuse cercando di asciugare il più possibile senza per questo perdere la spinta.

ZioGiorgio.it: l’ultimo disco è andato molto bene, è cambiato qualche cosa dal punto di vista del suono? Nuove richieste in termine di suono live?

Enrico Romanelli: l’impronta sonora è quella che caratterizza da sempre le song di Max Gazzè, anche se questo ultimo disco è molto “pieno” a livello di arrangiamenti. I dischi passati risultavano più scarni. Come nel passato c’è grande attenzione ai suoni di Synth che Max spesso programma e crea lui stesso. Può dedicare anche delle giornate intere a editare un sample, a campionare e sperimentare così da arrivare ad un suono assolutamente originale e caratterizzante. In questo senso è fondamentale che io riesca a definire bene nel mix questi interventi che rendono riconoscibile la canzone fin dalla prima nota.

ZioGiorgio.it: passando alla regia, state girando con due CL5, una novità per te…

Enrico Romanelli: è stata una scelta che abbiamo fatto già nell’invernale ed io in regia FoH uso solo SoundGrid della Waves per dinamiche ed effettistica. Il banco peraltro ha già dei buoni plug-in ed il sistema in generale è valido. La gestione del DANTE è comodissima, il gain è condiviso, ma una volta fatto non ha mai dato nessun pensiero, considerando comunque la possibilità di agire sui trim digitali.

ZioGiorgio.it: come si comporta dal vivo?

Enrico Romanelli: ha conservato l’affidabilità Yamaha e la semplicità di utilizzo, ha comunque un buon suono. Forse non sarà al livello di console “top gamma”, ma c’è da considerare che costa forse 1/4 rispetto ai mixer più costosi. Non abbiamo avuto problemi e entrambi i mixer con il trasporto occupano veramente poco spazio.

ZioGiorgio.it: del SoundGrid cosa ti piace in particolare?

Enrico Romanelli: uso molti multibanda C6 che nella realtà usavo anche con i sistemi di missaggio precedenti, diciamo che ad oggi farei fatica senza quelli però, sia chiaro, all’evenienza si fa anche senza!

ZioGiorgio.it: spiegami come interfacci il banco con il computer ed il sistema SoundGrid, notavo che è tutto molto pulito ed efficace…

Enrico Romanelli: c’è una scheda costruita da waves per Yamaha che va nelle slot del banco e permette di creare 16 punti di insert. Questa scheda è connessa tramite cavo rete ad uno switch dove comunica con l’impact server della waves e un computer che appunto gestisce i plugin.

Qualche parola scambiata nel pomeriggio ache col PA Man Luigi Giandonato e a seguire con Filippo Benedetti e Andrea Francini di All Music Service, che ha fornito strutture, luci e impianto audio.

ZioGiorgio.it: venite da un back too back di 600 km e le tempistiche sono strette… Che si fa in questo casi?

Luigi Giandonato: ci si affida al sistema che si trova in loco, sperando che non abbia problemi di fase o allineamenti e poi, almeno io personalmente, vado a ricercare quella che è la curva tipica che usiamo in questo caso con Enrico. Ovviamente troviamo sempre PA diversi con sonorità diverse, in tour usiamo un Adamson e qui c’è un Martin Audio, diversi, però almeno cerco di ritrovare un sound che conosco. Il Virtual SoundCheck al solito è molto utile perché ti da un’idea abbastanza chiara di quel che succederà sul palco. Peraltro oggi non faremo il Sound Check vero e proprio…

ZioGiorgio.it: cosa avete cambiato rispetto al setup residente?

Luigi Giandonato: il sistema andava bene, il ragazzi del service sono molto disponibili, e così insieme a loro abbiamo deciso di mettere i sub nella classica configurazione L+R, mentre prima c’era un end-fire al centro. In questo modo abbiamo recuperato un po’ di energia in basso, per il resto gli aggiustamenti di cui ti parlavo sopra…

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da sx: Andrea Francini e Filippo Benedetti di All Music Service.

ZioGiorgio.it:  Federico e Andrea, cosa avete curato come All Music Service?

Federico Benedetti: essendo noi un Full Service abbiamo portato praticamente tutto, palco e copertura Litec, le torri Lahyer, sistema audio Martin W8LC, parco luci, regie resident, back line.
Il sistema audio è un Martin W8 LC, 10 moduli per parte, più altri 10 Sub, finali Lab Gruppen e con processori XTA, un setup molto conosciuto e sempre efficace, insieme a due regia Digidesign Venue.

ZioGiorgio.it: il parco luci? Che macchine hai scelto?

Federico Benedetti: sarò onesto, abbiamo scelto le macchine top, quelle che si trovano più spesso nei rider, inutile girarci intorno. Quindi Clay Paky, Robe, DTS, Matin Professional. Poi si può integrare con altre fixtures ugualmente interessanti, ma per come lavoriamo noi, spesso su festival, queste scelte sono le più logiche.

ZioGiorgio.it: negli ultimi anni la vostra azienda è cresciuta molto, vi trovo spesso negli eventi del centro Italia ma non solo. Cosa deve fare un rent per sopravvivere e ottenere risultati?

Federico Benedetti: posso dirti la nostra esperienza ovviamente. Insieme a mio fratello Federico (altro socio) e mio padre Enrico che ha una quota nell’attività, abbiamo deciso ormai qualche anno fa di provare ad emergere da quella che è la fascia media per inserirci in un mercato di fascia alta. Per fare questo abbiamo optato per investimenti importanti, talvolta puntando su marchi e prodotti che nel tempo si sono rivelati una scelta vincente. Già ti parlavo del parco luci, mentre a livello audio abbiamo affiancato al nostro marchio storico Martin Audio un sistema completo di Outline che può andare veramente a testa alta e che ci sta dando molte soddisfazioni, peraltro proprio quest’anno sembra che per Outline ci sia stata, finalmente, una consacrazione anche nel nostro Paese, mentre all’estero è una certezza!

ZioGiorgio.it: come ti è sembrata questa stagione 2016, che peraltro ha da giocare ancora qualche carta?

Federico Benedetti: si è mosso qualche cosa in più, almeno per noi, anche se quello che è sempre un tasto dolente è il budget, poiché i festival e le produzioni in genere sono sempre più esigenti ma senza per questo aumentare il budget disponibile. Ottimizzare materiali e persone rimane ad oggi la cosa migliore da fare, e spesso con materiali di qualità e personale competente tutto risulta più facile e paradossalmente meno dispendioso.

Anche se in un momento non proprio tranquillo nel pomeriggio (il camion si era incastrato nella sabbia all’entrata provocando ritardi nello scarico) incontriamo la disponibilissima Camilla Ferrari, Lighting Designer dello show alla quale va un grande plauso!

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La Lighting Designer Camilla Ferrari.

ZioGiorgio.it: Camilla, bentrovata, una data un po’ particolare in quanto è successo che il camion ha ritardato lo scarico, diciamo che hai tempistiche un po’ strettine…

Camilla Ferrari: in effetti ho appena acceso la consolo per verificare il tutto (ore 17:00 circa ndr). Io mi sono già fatta tutta la patch da casa portandomi avanti nel lavoro, visto che Filippo (Filippo Benedetti All Music Service) gentilmente mi aveva mandato tutte le informazioni di cui avevo bisogno.

ZioGiorgio.it: molto materiale è residente del festival, quindi il grosso del lavoro sarà riadattare tutto il materiale per fare il tuo show.

Camilla Ferrari: tendenzialmente cerco di non stravolgere il disegno luce che già c’è nel festival, anche se comunque devo ricreare alcune soluzioni scenotecniche che caratterizzano lo show  e sono praticamente irrinunciabili. Per esempio c’è tutto il back-wall fatto di schermi LED dove poi andranno i contenuti video più alcune fixtures che monto sempre nel back. Sia le torri che vedi dietro e gli schermi a LED li portiamo di produzione e ricalcano in ultima analisi il concept che già è andato in scena nei teatri questo inverno.

ZioGiorgio.it: in queste situazioni, appena accendi il banco ti assicuri che…?

Camilla Ferrari: sicuramente di avere sui frontali tutte le macchine funzionanti e in numero sufficiente per illuminare correttamente l’artista!

ZioGiorgio.it: ti occupi anche dei video?

Camilla Ferrari: no, sono gestiti da una regia sul palco capitanata da Claudio Cianfoni e molti contributi girano su time code, quindi anche la mia regia in alcuni casi è agganciata allo show.

ZioGiorgio.it: questa estiva come mi dicevi è un po’ più snella dell’invernata e manca un aspetto che merita comunque di essere raccontato. Ce lo spieghi?

Camilla Ferrari: il tour invernale aveva degli espedienti tecnologici interessanti, in particolare abbiamo usato un sensore Kinet con cui interagiva Max che creava un effetto molto particolare e d’impatto. Poi avevamo una serie di contenuti audio-reattivi in live che reagivano su segnali di canali audio, un effetto che per questi concerti all’aperto abbiamo ricreato registrando le clip e rimandandole sui pezzi. Sono scelte necessarie, sono tutti espediente che non si adattano bene ad una dimensione di tour estivo, dove comunque tocchiamo molti festival e fai molte date in situazioni differenti.

A questo punto Camilla con un sorriso e molto garbo ci dice:

“Sai cosa, adesso è meglio che mi metto a lavorare altrimenti i tempi diventano veramente troppo stretti!!!” Ridiamo divertiti ndr

Aldo Chiappini
Editor-In-Chief

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