Due chiacchiere con Sandro Amek Ferrari

In un caldo pomeriggio di fine estate decido di recarmi in quel di Lucca, al Summer Festival, giusto per salutare qualche amico, senza l’ufficialità di interventi giornalistici e report sulla kermesse che, in quella serata, vedeva sul palco i Negramaro.
In regia incontro Sandro Amek Ferrari, fonico tra gli altri anche dei Negramaro.
Parlando del più e del meno e ricordando qualche avvenimento degli anni passati, ci accorgiamo che la prima intervista di Amek sullo Zio risale ad oltre dieci anni fa!
E siccome la conversazione stava prendendo una piega interessante decido, un po’ a tradimento, di accendere il microfono e procedere con un’intervista vera e propria.
Amek è sempre ben disposto a raccontarci del suo lavoro e non si è mai tirato indietro neppure quando è stato chiamato ad esprimere opinioni  giudizi in merito a tecnologie e tendenze. Anche per questo, senza volerlo, si comincia a parlare della diatriba infinita – che però a quanto pare tiene ancora banco – tra analogico/digitale. In questa interventista se ne parla in una maniera costruttiva e di sicuro interesse per i nostri lettori. Ma questo è solo l’inizio…

amek_1ZioGiorgio.it: caro Amek, riflettevo sul fatto che la nostra prima intervista risale ad oltre dieci anni fa! Al tempo nella regia mobile del White Mobile già usavi due DM2000 linkati, già esistevano i line array e, in parte, anche i trasporti in digitale! Quindi, alla fine, cos’è cambiato realmente in tutto questo tempo?

Sandro “Amek” Ferrari: quello che è cambiato è che è tornata la voglia di tornare all’analogico!

ZioGiorgio.it: o mamma mia Amek! Adesso mi scateni un putiferio… Ti devo prendere sul serio?

Amek: io già un paio di anni fa con i Negramaro ero tornato a cercare di usare un bel banco analogico poi, un po’ per esigenze del numero di canali e un po’ per comodità, sono tornato nuovamente al digitale.
Non escludo che al prossimo giro io possa riprendere un mixer analogico, staremo a vedere…

ZioGiorgio.it: allora ti chiedo, dove il “mondo digitale” ha tradito le aspettative?

Amek: inutile star qui a ricordare la flessibilità e la comodità di un tipo di mixaggio in digitale. Io parlo per me e personalmente non sono deluso dal digitale in quanto tale. Nella mia ricerca di suono sono sempre molto attento a quelle sfumature e colori del segnale che in dominio digitale ottengo, ma solo in parte, con simulazioni e/o hardware esterno. Perché non usare un bel mixer analogico come si deve allora? Peraltro io molte cose le uso in recall-safe sul mixer digitale, quindi…

ZioGiorgio.it: secondo te, ha realmente semplificato la vita entrare in un dominio digitale “quasi” totale, intendo dalla fonte alla diffusione?

Amek: non sempre. Certi aspetti del routing del segnale si sono complicati per esempio. Il povero fonico deve imparare ogni tipo di consolle digitale, ognuna con il proprio sistema di controllo, alcuni devices sono altrettanto complicati e, nell’immaginario di molte persone (vedi produzioni, promoter, agenzie etc, etc…) sembra che col digitale non ci siano più limiti di canali e di possibilità. Quindi tutto diventa possibile, cosa ovviamente non corrispondete a realtà!
Con questo non voglio sparare a zero sul digitale, anzi, volevo giusto fare alcuni appunti con la speranza di poterne migliorare l’utilizzo.

ZioGiorgio.it: bene, torniamo un attimo al fulcro della questione e ti chiedo, dove secondo te non torneremo più indietro? Nonostante questa voglia di analogico…

Amek: sicuramente su quelli che sono i punti di forza della tecnologia digitale, quindi possibilità di storare le scene, la possibilità di avere una grande quantità di effetti a portata di mouse, trasporti in fibra ottica al posto dei pesanti, delicati e limitati vecchi multicore, numero di canali enorme, velocità in alcune operazioni e praticità in genere.
Ma vorrei andare oltre, pensiamo anche ai musicisti e non sempre e solo al mondo tecnico.
Ad oggi un chitarrista, per esempio, può attingere ad ottimi suoni senza necessariamente portarsi a spasso muri di amplificatori ed effetti vari, riducendo di molto le possibilità di malfunzionamento e semplificandosi la vita, sua e dei tecnici.
Un altro esempio? Studi mobili di registrazione, come il White Mobile in cui ho diretta esperienza. Pensa se dovessimo lavorare la quantità di canali che riusciamo a gestire in digitale con delle console analogiche. Ad oggi su molti eventi ne servirebbe un numero esagerato!

La regia del White Mobile con Amek sulla sinistra.

La regia del White Mobile con Amek sulla destra.

ZioGiorgio.it: veniamo adesso all’imprescindibile questione della qualità audio, dove per qualcuno il digitale ancora paga scotto. Mi chiedo, in un’epoca, quella dei teenager di oggi, dove la qualità audio è affidata spesso ad un mp3 e due cuffiette, ha senso andare a ricercare tutta questa qualità sonora?

Amek: beh, certo che ha senso.
Noi dobbiamo comunque esprimere (e dovrebbe essere prioritario per chi fa questo mestiere) la miglior qualità ottenibile, proprio per regalare a chi compra un biglietto per un concerto un’esperienza unica.
E’ altrettanto vero che anche molti addetti ai lavori – e ti assicuro che ne ho visti molti – ascoltano i mix dal telefonino, ma questo non significa che la qualità debba per forza uniformarsi verso il basso, anzi l’esatto contrario!
Per contro ci sono artisti, vedi proprio i Negramaro, che sulla qualità sonora non transigono (anzi sono in continua ricerca) e trovo questo molto stimolante su tutti i fronti.
Ad ogni modo mi sento di dire che per chi fa il fonico, o comunque lavora nell’audio, la ricerca della qualità debba essere quasi un dovere, anzi senza “quasi”.

ZioGiorgio.it: adesso ti faccio una domanda un po’ bastarda! Ma perché usi sempre tutta quella caterva di microfoni? Lo fai per complicati la vita? (Ridiamo divertiti ndr)

Amek: in parte sì, è vero, lo faccio per complicarmi la vita! Anche se ultimamente mi sto limitando…
Lo faccio comunque perché la multimicrofonazione, a mio modo di vedere, mi permette di avere un ventaglio di suoni ed alternative molto ampio, anche dal vivo. Utilizzando un solo microfono per volta, di quelli montati, posso ricercare così sempre la miglior sfumatura di suono in base alle richieste artistiche. In particolare questo vale per la batteria, dove trovo limitativo riprodurre uno stesso suono per tutto il concerto.
Ogni singolo brano deve avere la propria dimensione. Certo, c’è chi usa i trigger, ma è comunque un’altra cosa.
Ma soprattutto mi permetto di usare molti microfoni ed una input list ricca quando so che questo è permesso, ed ad alti livelli come può essere con i Negramaro non vedo questo come un problema.

… ed in effetti il risultato sonoro ha sempre dato ragione ad Amek…

ZioGiorgio.it: cambiamo discorso. So che ti stai divertendo a creare hardware audio, finalmente come piace a te! Che combini?

Amek: mi sono sempre divertito a “trafficare” con le apparecchiature audio, modificando pre, costruendone di rudimentali, fino a quando ho deciso di mettere più impegno e costanza in questa mia “passione” collaterale.
Attualmente ho diverse macchine che sto usando e sperimentando assieme ai miei amici Negramaro e che stanno dando ottimi risultati.
Sul loro palco, già da un paio di tour, alcune le stanno usando con molta soddisfazione, insomma vedremo cosa succederà!
Anzi, proprio in questi giorni mi sto cimentando anche nella autocostruzione di microfoni, avevo già fatto qualche esperimento con quelli a nastro, adesso sto vedendo cosa succede con i condensatori e le valvole.

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Alcune creature di Sandro pronte e in funzione!

ZioGiorgio.it: immagino che neppure potrai chiamarle “Amek” queste tue macchine… (battuta veramente low-profile…). Anzi, sai che nemmeno so perché sei soprannominato Amek?

Amek: dal mio secondo nome che è Amedeo, Sandro Amedeo Ferrari e poi perché registrai il mio primo disco, con quello straordinario Artista che è il compianto Pierangelo Bertoli, su di un banco Amek di cui mi sono innamorato.
E fu proprio Pierangelo a coniarmi questo soprannome. Avevo vent’anni, quindi giusto ieri l’altro! (Ride divertito…)

ZioGiorgio.it: già, è passato appena qualche anno… Visto che sei ormai nel settore da molti anni, con la consapevolezza della maturità/esperienza cosa ti piace ancora di questo settore e cosa ti sta profondamente sul c***o!?

Amek: mi piace ancora molto il lato umano.
Per come sono fatto, devo avere un rapporto collaborativo con l’Artista, un dialogo costruttivo, nel bene e nel male. Con molti degli Artisti per i quali lavoro e ho lavorato posso dire di avere un rapporto di stima e amicizia e questo, per me, è molto importante, la trovo una cosa che, col giusto equilibrio, non può che essere positiva.
Non mi piace invece il fatto che la qualità non venga praticamente mai pagata, e non solo in termini economici sia chiaro.
Sono anche molto infastidito da tutta quella che è diventata la “burocrazia” del lavoro del fonico.

Nel senso che le due ore che mixo lo show davanti al banco sono ormai una piccola parte del mio lavoro.
Devi sempre interfacciarti con un sacco di persone, che non sempre sanno quel che vogliono, cercando di scegliere materiali di volta in volta, trovare il giusto compromesso sempre e comunque.
Una serie di cose che non sono strettamente legate al mio lavoro e che in certi casi sono forse anche superflue, anche se, ammetto, mi permettono di raggiungere l’obiettivo voluto con più sicurezza.
Però…questo è! So di essere un un vero “rompiscatole”, ma lo faccio con cuore e con professionalità.

ZioGiorgio.it garzie Amek! Bisognerebbe fare più spesso queste “operazioni trasparenza”, e chissà che non ci ritroveremo tra altre dieci anni a parlare di analogico e digitale o magari a compiangere il buon vecchio digitale…

Aldo Chiappini
Editor-In-Chief

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