L’Italia a Mosca: La Scala di Milano con Simon Boccanegra e Clay Paky

Simon Boccanegra, l’opera di Giuseppe Verdi in tre atti è stato trasmesso in diretta su un maxi schermo davanti al Teatro Bolshoj. Il melodramma, ultima tappa della tournée estiva della Scala a Mosca, è stato realizzato con un parco luci Clay Paky. L’opera è ispirata dall’omonimo dramma di Antonio García Gutiérrez, che debuttò il 12 marzo del 1857 al Teatro La Fenice di Venezia. Oltre vent’anni dopo, Verdi rimaneggiò profondamente la partitura dell’opera e Arrigo Boito, il futuro librettista dei capolavori di Otello e Falstaff, modificò il libretto. La nuova e definitiva versione andò in scena il 24 marzo del 1881 al Teatro alla Scala di Milano.

Proprio alla Scala, a giugno, l’opera è tornata in scena nella ripresa dell’allestimento del 2010 firmato dal regista Federico Tiezzi. Sul podio, l’attesissimo ritorno del Maestro Myung-Whun Chung, uno dei maggiori direttori verdiani in attività.
Marco Filibeck, direttore e lighting designer della Scala, ha firmato il disegno luci delle edizioni 2010 e 2016 e ha incaricato il lighting designer Valerio Tiberi di illuminare l’opera a Mosca.

Marco, cosa significa riprendere uno spettacolo che ha già il suo disegno luci? “Si tratta di un lavoro diverso da quello del progetto luci. Un lighting designer è incaricato di riprodurre un piano luci già eseguito. Con tutti i vincoli da rispettare, è davvero un esercizio di grande abilità tecnica e non solo. La bravura, la capacità deve essere proprio questa. A partire da un riferimento visivo comune, preparatorio, svolto insieme a Valerio qui alla Scala, significa saper restituire visivamente le stesse immagini in circostanze diverse, anche con un parco luci diverso”.

A partire dal disegno luci di Marco Filibeck dello spettacolo messo in scena a Milano, è stato fatto un adattamento del progetto tecnico considerando i proiettori Clay Paky presenti presso il Teatro Bolshoj, ovvero gli Alpha Wash Halo 1200, Alpha Profile 1200, Alpha Wash 1200, A.Leda Wash K20.

Che libertà ha il lighting designer lontano dalla mano di chi ha realizzato il disegno luci? “Chi riprende il disegno luci di uno spettacolo ha come finalità la riproposizione fedele dell’originale, naturalmente all’interno di questo compito, c’è tutta una serie di adattamenti che possono essere fatti, a patto di non perdere il senso e l’impostazione generale. Che nulla venga stravolto”. 

Si è reso necessario adottare l’impianto fisso del Teatro al posto di quello scaligero, aggiungere i proiettori che il Teatro non ha a disposizione e infine aggiungere i proiettori Clay Paky che il Teatro ha a disposizione. Infine riprodurre gli stessi effetti di luce anche se con apparecchi diversi, controllando la colorimetria degli apparecchi e correggendola. Controllare i valori dell’intensità. Riprodurre gli angoli di proiezione di ciascun proiettore. E la qualità delle ombre.

“C’è un campo d’azione di libertà, ed è contenuto all’interno di un esercizio di grande abilità tecnica. All’interno di questo compito, Valerio, può fare delle scelte, può decidere delle alternative, nel momento in cui un determinato effetto non è ricreabile esattamente nello stesso modo. Però le alternative che sceglie devono essere finalizzate ad avvicinarci ed ottenere l’effetto originale”.

Gli Alpha Wash Halo 1200 sono stati utilizzati per i toni caldi della lampada in vece di Pc e di Fresnell con gelatina L200 usati alla Scala; disposti di taglio sui bilancini laterali a 4mt di altezza e sul primo ponte luci nella scena della cantoria; gli Alpha Wash 1200 hanno sostituito i contro luce (scena, personaggi e coro) e si sono rivelati versatili e per la potenza di emissione e per rielaborare i colori originali. Dopo un accurato lavoro, gli Alpha Profile 1200 hanno riprodotto le tonalità fredde tipiche delle lampade ad alta pressione HMI; gli A.leda Wask K20 non hanno sostituito proiettori inclusi nel disegno originale, piuttosto sono stati usati come accenti e compensazioni luminose, nelle scene corali. Grazie alla versatilità del LED, non si è posto nessun problema nel ricreare i colori originali richiesti.

Chi riprende lo spettacolo ha un talento visivo particolare? Dispone della documentazione dello spettacolo? “Tutte e due le cose: la documentazione contiene i dati tecnici utili ad avere un orientamento generale del disegno luci originale. Tuttavia in questo caso, non è stato possibile fare una semplice patch dell’impianto per far corrispondere tra loro i proiettori (il proiettore N.1 del disegno con il N. 1 del Teatro). E’ stato necessario programmare uno spettacolo da zero. Perché le consolle sono diverse, i proiettori sono diversi. Gli impianti sono molto diversi tra loro”.

“Ma con un impianto diverso è possibile riprodurre un disegno luci uguale all’originale. Per fare questo, occorre una memoria visiva, talento dell’operatore, e una documentazione tecnica specifica. Altrettanto importante è la video documentazione dello spettacolo, che oltre alle informazioni legate ai movimenti, alle transizioni da una memoria all’altra, restituisce le impressioni delle atmosfere originali”.

Info: www.claypaky.it

 

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