PL+S Guangzhou: il nostro report

PL+S Guangzhou è una delle kermesse più importanti del mercato asiatico e con l’edizione 2017 ha festeggiato il suo quindicesimo compleanno, facendo segnare ancora una volta numeri di tutto rilievo.
Dopo ormai tre anni di assidua frequentazione nelle fiere dell’estremo oriente (grazie anche e soprattutto alla costruttiva collaborazione con il team di PL+S Hong Kong al quale va il nostro più sentito ringraziamento) abbiamo cominciato a capire e decifrare meglio un mercato che registra ancora margini di crescita ma che comincia ad avere connotazioni differenti e più “mature” rispetto a qualche anno fa.
Il numerosissimo pubblico cinese sembra infatti avere idee ed esigenze più definite di un tempo e, come diretta conseguenza, anche le aziende si sono strutturate per offrire soluzioni specifiche segmentando di fatto il mercato in categorie ben distinte.
Oltre a quelle aziende che vomitano nel mercato tonnellate di prodotti “fotocopia” – che ancora esistono ma senza il successo incondizionato di un tempo – ne sono cresciute altre che hanno intrapreso un percorso alternativo scegliendo di produrre una minor quantità di prodotti ma con un approccio più organizzato e pragmatico.
Con sempre più determinazione, e risorse economiche, il pubblico cinese va oggi alla ricerca di prodotti di qualità, contando su un livello di consapevolezza e conoscenza maggiore che in passato, grazie anche allo sforzo che in questo senso la fiera stessa ha fatto negli anni per promuovere seminari e formazione, mai come quest’anno presenti e professionali.

A testimonianza della ricerca della qualità la crescita costante che dal 2014 ha avuto la hall denominata “Audio Brand Name” dove sono raccolti tutti questi marchi audio riconosciuti come leader dal mercato internazionale sempre più ricercati dal pubblico, ma anche l’avanzamento di aziende cinesi ormai proiettate anch’esse nel business internazionale.


La superficie di PL+S Guangzhou quest’anno si sviluppava su 130.000 m2 contando ben 13 halls con una nuova area denominata “Theater K. Pub zone” e l’espansione della Lighting zone.
Theater K. Pub rappresenta di fatto una nicchia – che poi chiamarla nicchia con questi numeri è riduttivo – di un mercato che in Europa è praticamente sconosciuto ma che in Cina ha un enorme successo ed, in ultima analisi, abbraccia tutto il settore riferibile al mondo del “karaoke” qui meglio conosciuto come KTV.

Le cifre ufficiali poi parlano di 73,986 (68,441 in 2016, con una crescita del 8.1%) e 1,250 espositori provenienti da 26 nazioni e regioni (1,231 nel 2016), numeri importanti certo, ma non per questo sola garanzia di successo. Dal nostro punto di vista invece vale la pena rimarcare come questa edizione 2017 sia apparsa differente rispetto a quella dello scorso anno, ancor più organizzata, ben dislocata nelle area tematiche e con una qualità di visitatori apparentemente maggiore.

Guangzhou è considerata la regione cinese con la più alta concentrazione di produttori audio e lighting, con circa 2,000 aziende che rappresentano il 70% dell’esportazione totale di tutta la Cina e un giro di affari pari a 44.7 miliardi RMB (poco meno di 6 miliardi di euro) nel 2015, con un incremento del 2.8% rispetto al 2014.

Vero è che quast’anno a Guangzhou c’era ancora più voglia di connettersi con il resto del mondo grazie alla presenza di realtà associative come German Entertainment Technology Association (VPLT), ANAFIMA (National Association of Musical Instruments and Audio Manufacturers, Brazil), Japan Electronics Show Association, Taiwan Association of Theatre Technology e Thai Hotels Association. La presenza di queste entità internazionali aveva il duplice scopo di favorire le opportunità di business nei propri paesi collegandole al mercato orientale e organizzare forum e incontri formativi coinvolgendo i propri professionisti del settore per condividere le tendenze del mercato e le novità tecnologiche.

Rimane sempre il problema linguistico, anche se quest’anno, grazie alla nostra interprete cinese in loco, siamo riusciti a comprendere e farci comprendere meglio dal personale presente negli stand, così da entrare ancora meglio nella mentalità e negli usi e costumi di questo popolo che, per alcuni aspetti burocratici/amministrativi, soprattutto per tutte quelle aziende ancora locali, rimane di difficile inquadramento e gestione per noi europei.

 

Il tempo sembra scorrere veloce a Guangzhou tanto che in soli tre anni abbiamo visto cambiamenti radicali e con un ritmo ormai sconosciuto alla Vecchia Europa, intesa come conglomerato pseudo-politico, colpevole in alcuni casi di immobilismo e poca intraprendenza. Certo, le “troppe” regole che talvolta le aziende occidentali sono obbligate a rispettare, in relazione alle “poche” alle quali devono attenersi quelle orientali, appesantiscono non poco il margine di crescita del blocco europeo, anche se con grande obiettività bisognerebbe ragionare su come mai di fatto il business col mercato asiatico, in gran parte, si è limitato negli anni al solo rapporto di ricerca della mano d’opera e di prodotti a basso costo, magari non intravedendo con mancata lungimiranza le reali possibilità di export – almeno nel nostro settore – che questa parte di mondo offre…

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