Il livello di ridondanza – Part 5: la progettazione

Nelle puntate precedenti (Part 1, Part 2, Part 3, Part 4) abbiamo fornito informazioni basilari sugli ingredienti necessari alla realizzazione di una corretta progettazione. Il metodo che segue è dunque il corollario a tutto ciò che sino a ora si è esposto.
Questa sezione non aggiungerà un gran numero di nuove informazioni, ma suggerirà la sequenza dei passi da effettuare per ottenere i risultati sperati nella progettazione di qualsiasi tipo di sistema audio live, in maniera semplice, deterministica e nel minor tempo possibile.
Non rientra negli scopi di questo articolo la parte relativa alla scelta, al numero e alla disposizione dei diffusori acustici. Il confine è rappresentato dai segnali che a tali diffusori (o ai loro amplificatori) devono arrivare.

L’esperienza ci ha insegnato che, indipendentemente dalla dimensione o dalla complessità del progetto, la sequenza corretta delle varie fasi è la seguente:

  • Installazione fissa o mobile
  • Analisi dei requisiti
  • Definizione dei sottosistemi
    – dai task alle zone
    – tipo e struttura del network
    – dislocazione e collegamento delle foglie
    – elenco dei path per i task principali
    – analisi e verifica delle latenze
  • Analisi del livello di ridondanza
  • Stesura finale del progetto

Segue l’approfondimento di ciascun punto elencato, ricordando che il progettista che ha già chiaro quale sia il livello di ridondanza che vuole ottenere effettuerà scelte non minimali già al primo passaggio.
Se invece si vuole ottenere dapprima una versione basica del sistema e valutare successivamente eventuali incrementi, si potrà reiterare il procedimento.
Nella scelta degli apparati e delle connessioni da utilizzare è bene ricordare tutte le avvertenze citate in precedenza.

Installazione fissa o mobile

Si considera fissa quell’installazione nella quale i materiali e le infrastrutture rimarranno in maniera permanente e saranno utilizzate per diversi tipi di spettacolo, nelle quali si cerca di allungare il più possibile la vita media degli investimenti sostenuti.
Si intende mobile, per contro, quell’installazione che, al chiuso o all’aperto, sarà utilizzata per uno specifico spettacolo una o più volte nell’arco di pochi mesi.
Come sempre il limite tra la prima e la seconda specie non è netto; si pensi ad esempio a quei musical che nelle capitali europee vengono riproposti due volte al giorno, tutti i giorni dell’anno per svariati anni di seguito e per i quali la richiesta di un biglietto per assistere allo spettacolo prevede tempi di attesa dell’ordine dei 6/9 mesi.
In caso di incertezza e ai fini del metodo suggerito, si tenderà a considerare fissa l’installazione che prevede lo svolgimento dello stesso spettacolo per tempi che superano l’anno, mobili quelle di durata inferiore o che prevedono l’adeguamento della struttura per spettacoli diversi.
Un’altra maniera di distinguere i due casi può essere quella che prevede l’acquisto (fisso) o il noleggio (mobile) di gran parte dei materiali da parte del committente.

Installazione fissa

La caratteristica principale che contraddistingue questo tipo di installazione è che non è possibile prevedere in anticipo i requisiti dettagliati di tutti gli spettacoli che in essa si svolgeranno. Occorre progettare una struttura generica che possa essere adattata di volta in volta nella maniera più efficace, prevedendo un impiego superiore di risorse rispetto al progetto mobile e su misura del quale si conoscono i minimi dettagli.
La struttura in fibra ottica di un’installazione fissa deve essere la più generica possibile ed è bene che sia sovradimensionata rispetto alle esigenze che si ritengono attuali, per potere in un momento successivo aggiungere porzioni importanti di progetto senza impattare in maniera pesante sugli edifici.
Si può anche pensare che l’installazione fissa sia la somma di due successive progettazioni: una parte generica e duratura (fissa) seguita da una progettazione dettagliata che ha come pre-requisito la struttura fissa, da effettuare per ogni diverso spettacolo che in essa si svolgerà.
La fase che più cambia da fissa a mobile è l’analisi dei requisiti. Per l’installazione fissa è bene valutare quali siano gli elementi ricorrenti e comuni a tutti o quasi i tipi di spettacoli che si svolgeranno e concentrare gli investimenti su quelli, acquistando e installando quei prodotti che saranno da tutti accettati e utilizzati, pensando invece al noleggio o all’ingaggio di aziende di servizi specializzate per quelle parti che troppo variano da un evento all’altro.
Esempi tipici di elementi fissi possono essere la struttura in fibra, il network, l’impianto di diffusione sonora, i sistemi intercom. Si possono anche prevedere più alti livelli di dettaglio, acquistando però quei materiali che potranno essere utilizzati nella maggior parte degli spettacoli o per garantire l’ordinaria amministrazione nelle attività da svolgere durante tutto l’anno. Non è economicamente conveniente acquistare ogni possibile apparecchiatura che potrebbe essere richiesta nel corso della stagione di spettacoli, ma si effettueranno aggiustamenti con noleggi mirati.

Installazione mobile

In questo caso ogni singolo elemento del progetto è ottimizzato per un determinato spettacolo, per garantirne il risultato con l’impiego minimo di apparati al fine di contenere gli ingombri, i costi di trasporto, i tempi di montaggio e smontaggio ed il numero degli addetti.

Analisi dei requisiti

Questa fase è quella che serve al progettista per raccogliere tutte le informazioni necessarie alla definizione del contesto prima dell’inizio della stesura del progetto.
Si devono conoscere sia dettagli di tipo tecnico che di tipo organizzativo, occorre sapere se la scelta delle apparecchiature è libera o se si debba cercare di ottimizzare materiale già a disposizione riducendo al minimo l’aggiunta del nuovo, definire quali siano i task principali e quelli secondari e per ognuno di essi definire ogni minimo dettaglio.

Ruolo e posizione degli operatori

Molto importante è la definizione dei ruoli dei vari operatori che saranno presenti durante le fasi di allestimento, prove e svolgimento dello spettacolo e, con loro, chiarire ogni singola necessità, aspettativa e responsabilità. Conoscere da subito quali mansioni e quale posizione (funzionale e geografica) avrà ogni singolo tecnico durante lo spettacolo permette di accelerare le scelte progettuali di posizionamento di diversi apparati e la relativa connessione.

Elenco degli artisti e loro necessità

Va redatto un elenco degli artisti che formano il cast e per ognuno di essi vanno elencate le esigenze tecniche (numero e tipo di microfoni/strumenti musicali, ascolti), le posizioni occupate durante lo spettacolo (fisse o mobili), va indicata una lista di importanza dei vari ruoli, definiti i tempi di presenza sul palcoscenico, specificando anche le compresenze dei vari artisti durante lo svolgimento dello spettacolo.
Con il termine artista si vuole indicare non solo la singola persona, ma anche l’entità funzionale al progetto: si possono considerare ad esempio l’orchestra o il coro come singoli artisti, a patto di elencarne in maniera dettagliata le esigenze tecniche.

Elenco di altre sorgenti

Oltre ai segnali provenienti direttamente o indirettamente dai vari artisti, occorre elencare qualsiasi altra sorgente audio impiegata durante lo svolgimento della manifestazione, quali sequenze di playback, contributi audio esterni (sonoro di filmati), effetti speciali, collegamenti audio in diretta e così via.

Definizione dei task e dei budget economici

Occorre definire quanti e quali task saranno necessari e quali siano sotto la responsabilità del progettista. Può capitare ad esempio che si progetti un sistema per l’amplificazione di un concerto live che, solo in alcune date del tour, verrà anche registrato sia per audio che per video. Anche se il task registrazione non sarà responsabilità di progetto, il fatto stesso che esista deve far parte delle informazioni a disposizione del progettista, al fine di prevederne le necessarie interfacce.
Limitatamente ai task di competenza, va stilata una classifica di importanza e vanno concordati a grandi linee i livelli di ridondanza e i budget economici. Il dettaglio e gli accordi specifici potranno essere sottoscritti solo a progetto ultimato, quando si avranno a disposizione elementi certi (tecnici e di costo) sui quali effettuare le scelte definitive.
Più avanti, con le “Le Responsabilità” verranno approfonditi questi aspetti.
Dopo la definizione di ciascun task, si avrà a disposizione l’elenco completo delle sorgenti e dei segnali di uscita da produrre. Tali specifiche possono essere equiparate alla definizione di input e output di un qualsiasi progetto informatico.
Tutto ciò che avviene nel mezzo è in gran parte dipendente dalle scelte progettuali. Non lo è totalmente in quanto alcuni punti intermedi possono essere richiesti o considerati inamovibili (si pensi all’ingegnere del suono che vuole assolutamente operare su quel tipo di console; il network è già presente e deve essere utilizzato, …) e rappresentano dei limiti al grado di libertà del progettista.
Capita spesso che il sistema sia formato da più task e questi ricadano sotto la responsabilità progettuale di un solo professionista. Non è assolutamente scontato che la realizzazione di tutti i task progettati siano però affidati alla medesima azienda, anzi il più delle volte si preferisce assegnare a soggetti diversi e specializzati task differenti.
Anche questi aspetti dovrebbero essere ben chiari prima dell’inizio del progetto.
Nel caso non si possa sapere prima, il progettista dovrebbe considerare i task assegnabili in maniera disgiunta in quanto sarà più facile eventualmente accorpare che suddividere.

Materiali a disposizione

Nella pratica, sia che si tratti di installazione fissa o mobile, solitamente esiste un elenco di materiali già in possesso del committente o dell’esecutore e messo a disposizione per il progetto. E’ dunque necessario conoscerlo nel dettaglio e stabilire quanto sia il budget per gli eventuali apparati aggiuntivi, al fine di dosare nuovi acquisti e noleggi.
Ignorare questi elementi prima dell’inizio della progettazione può portare a risultati tecnicamente impeccabili, ma economicamente non sostenibili.

Definizione del sistema

Alla fine dell’analisi dei requisiti e la specifica di ogni singolo task si è in grado di definire i contorni del sistema e di avere chiare le responsabilità progettuali. Si può dunque passare alla fase successiva.

Definizione dei sottosistemi

Dai task alle zone

Iniziando dai task di più alto interesse si individuano diverse zone. Queste possono essere intese come luoghi fisici o logici e questa distinzione non ha troppa importanza nella fase iniziale del progetto.
Per ogni task si individuano quanti e quali zone saranno interessate ricordandosi che ogni zona può far parte di uno o più task e non devono esistere due zone che abbiano lo stesso nome o comprendano lo stesso numero e tipo di sottosistemi.
Individuare le varie zone è molto semplice: si inizia pensando a dove si troveranno le varie sorgenti, le uscite, gli artisti, gli operatori, i diffusori acustici, le console, il pubblico e così via.
Ogni volta che si individua una zona le si assegna un nome (anche temporaneo, potrà cambiare nel corso del progetto) e la si schematizza con un rettangolo dal contorno tratteggiato. Nel dubbio se un elemento debba o meno rientrare in una zona esistente, è meglio inizialmente abbondare nella creazione di zone distinte poiché questo facilita il compito per gli elementi che verranno analizzati successivamente.
Nel fare questo si tenga a mente che porzioni di spazio dedicati ad artisti e apparati devono essere posti in zone distinte dalle aree riservate al pubblico, che distanze superiori ai 20/30 metri suggeriscono la creazione di zone distinte, che task separati si gestiscono meglio se afferenti a zone diverse.
Quando si sarà conclusa la collocazione di tutti i sottosistemi componenti i vari task, si avrà la mappa completa delle zone. Ci si renderà presto conto che le zone così individuate sono spesso troppo parcellizzate e in quantità sovrabbondante e si procederà quindi all’accorpamento, secondo i seguenti criteri:

  • foglie dello stesso tipo e nella stessa posizione geografica dovrebbero essere incluse nella medesima zona
  • sorgenti comuni a più task dovrebbero occupare la stessa zona
  • due zone adiacenti che non confinano con parti riservate al pubblico si possono accorpare
  • un tecnico dovrebbe normalmente operare in un’unica zona e comunque non può essere contemporaneamente in due zone geografiche diverse.

Può essere che il numero delle zone si possa ridurre ulteriormente, ma non occorre e non è conveniente farlo in questa fase. Probabilmente alla fine del progetto il numero medio di zone per task sarà di 3 unità (sorgente, processamento, uscita), ma questo numero è puramente indicativo e in questa fase è normale averne in quantità superiore.

Dopo aver fatto questo, vanno temporaneamente eliminate le zone logiche (se necessario convertite in geografiche e correttamente collocate) e indicate sul disegno le distanze (in metri) approssimative tra le varie zone.
Il diagramma così ottenuto è di grandissimo aiuto per la valutazione da fare al passo successivo.

Tipo e struttura del network

Conoscendo la natura della manifestazione e avendo sott’occhio la numerosità delle zone, la loro collocazione geografica, le distanze e la quantità di sorgenti e uscite in ognuna di esse, il progettista esperto capisce a prima vista se vi è la necessità di prevedere un network vero e proprio e, in caso affermativo, di quale tipo. In eventi particolarmente complessi o che richiedano elevati livelli di ridondanza si possono anche progettare network distinti per diversi task e/o concatenare tra loro più network.

Necessità di network ed eventuale scelta

Come già sottolineato in precedenza, questa scelta è una delle più importanti e non si dovrebbe procedere ulteriormente senza che questa sia stata presa in maniera consapevole.

Individuazione dei nodi

A seconda della caratteristiche (formato audio e numero di canali) degli apparati a disposizione tra quelli disponibili per il network adottato, si passa all’individuazione di quanti e quali nodi occorrano per potere veicolare la totalità dei segnali nelle varie zone. Può essere che un nodo basti per più zone o che ne occorra uno o più per zona.
In questa fase si lascia alla sensibilità e all’esperienza del progettista la possibilità di prevedere già dei nodi non necessari al funzionamento base, ma utili o essenziali all’ottenimento di più alti livelli di ridondanza, anche se questo controllo avviene di norma in una fase successiva.
Nel caso si opti per la star topology è di enorme importanza la scelta di dove collocare geograficamente il centro stella. Questo dovrebbe essere situato, in ordine di importanza, dove risiedono gli operatori in grado di azionare eventuali procedure di emergenza, in luogo sicuro, non accessibile al pubblico e il più possibile vicino al centro geografico del sistema, specie se le trasmissioni sono basate su cavi coassiali o CAT5.

Collegamento dei nodi

Una volta definita la struttura base del network con l’indicazione dei nodi fondamentali, si deve procedere alla stesura dei collegamenti tra essi, con l’indicazione del numero e del tipo delle tratte dei cablaggi necessari. A seconda del tipo di network scelto saranno possibili diverse soluzioni; l’importante, in questa fase, è che siano previste quelle essenziali al funzionamento completo del network.

Dislocazione e collegamento delle foglie

E’ giunto il momento di entrare nel dettaglio delle connessioni delle principali foglie ai nodi del network. In questa fase è possibile che ci si renda conto di aver dimenticato qualche segnale o di averne sottostimato il numero o che la posizione geografica risulti effettivamente diversa da quella che la foglia aveva nella zona logica; non è raro che si debba rivedere il numero o il tipo di nodi del network.
Si distinguano con particolare attenzione le connessioni che rientrano nella categoria dei cablaggi protetti dalle altre.
Una volta terminata la connessione dei principali apparati ai nodi del network si dovrebbe essere in grado di avere una struttura funzionante e si può procedere con i collegamenti delle foglie secondarie, ricordando le avvertenze esposte in precedenza

Elenco dei path per i task principali

Quando sia network che foglie sono interamente connesse si è in grado di elencare tutti i path dei task principali. Ricordando la definizione di path data in precedenza occorre semplicemente elencare tutti e soli gli apparati che il segnale in analisi percorre, dal suo ingresso alla sua uscita.
Un spezzone di questo elenco potrebbe essere ad esempio:

Task Diffusione sonora

  • Path(Stage-ConsoleFOH): Microfono – Splitter – StageRack – Nodo1 – Nodo4 – ConsoleFOH
  • Path(ConsoleFOH-PA Left): ConsoleFOH – Nodo4 – Nodo2 – LakeLM26
  • Path(ConsoleFOH-PA Right): ConsoleFOH – Nodo4 – Nodo3 – LakeLM26

Task Registrazione multitraccia

  • Path(Stage-ProTools): Microfono – Splitter – StageRack – Nodo1 – Nodo5 – HDMadi – ProToolsHD2

Task Virtual Sound-Check

  • Path(ProTools-ConsoleFOH): ProToolsHD2 – HDMadi – Nodo5 – Nodo4 – ConsoleFOH
  • Path(ProTools-ConsoleMON): ProToolsHD2 – HDMadi – Nodo5 – Nodo1 – ConsoleMON

Questa operazione è necessaria e propedeutica sia al calcolo delle latenze che all’analisi del livello di ridondanza, ma è anche un ottimo metodo per controllare di non avere tralasciato nulla durante lo svolgimento delle fasi precedenti.

Analisi e verifica delle latenze

Avendo sotto mano l’elenco di tutti i path principali è possibile procedere al calcolo delle latenze. Solitamente non è necessario farlo per tutti i task, ma solo per quelli che possono presentare delle criticità.
Saranno senz’altro da verificare i percorsi che coinvolgono i segnali diretti agli In Ear Monitor e agli Wadge, assicurandosi che la latenza totale da input ad output analogico non superi i 4/6 ms, i percorsi che portano i segnali ai registratori, non tanto perché si debba fare presto, ma perché se hanno latenze diverse occorrerà effettuare successive operazioni di editing sulle tracce registrate al fine di riallinearle temporalmente, con accuratezza che deve arrivare al singolo sample.
Per effettuare questi calcoli, in fase di progetto non si può che contare sui dati di latenza nominali dei vari apparati e mezzi trasmissivi. E’ buona norma verificare sperimentalmente che tali valori siano corretti una volta che il sistema sia completamente installato e connesso.
Esistono diversi strumenti per effettuare questa verifica, ma molto comode ed economiche risultano essere semplici schede audio a due ingressi collegate ad un qualsiasi programma di hard disk recording nel quale si registra la fonte diretta e la versione dello stesso segnale che ha seguito l’intero percorso. Misurando lo sfasamento tra le due tracce si può avere conferma della latenza introdotta dal percorso.
Nel caso alcuni risultati fossero inaccettabili si sarebbe costretti a rivedere alcune scelte progettuali.
E’ bene comunque riportare i valori più critici ottenuti ed evidenziare i margini di manovra ulteriori, da poter utilizzare in seguito nel caso si vogliano prevedere livelli di ridondanza ulteriori con l’aggiunta di apparati per l’implementazione di path alternativi.

Analisi del livello di ridondanza

L’ultimo e fondamentale passo prima della stesura finale del progetto è l’analisi del livello di ridondanza.
Come si è visto in precedenza per dare il rating al progetto, non è sufficiente indicare il livello di ridondanza del sistema nel suo complesso, che di solito è poco significativo, ma occorre farlo per ogni task e per quei path che risultano fare parte di più task.
Il progettista esperto che ha già tenuto conto del livello desiderato durante tutte le fasi precedenti, utilizza questa come semplice controllo. Chi invece ha preferito progettare un sistema base funzionante, senza porsi troppe domande sui livelli di ridondanza, utilizza questa fase per valutare se i risultati ottenuti siano soddisfacenti o considera ciò che si è ottenuto come la prima possibile versione del progetto da presentare al committente.
E’ molto probabile che la versione basica sia anche quella più economica, mentre quelle con più elevati livelli saranno via via più onerose.
Lo scopo principale del metodo proposto è proprio quello di dare uno strumento sia al progettista che al committente per definire quali siano le aspettative in termini di ridondanza. In assenza di chiarezza su cosa si intenda con tale termine, il progettista non sa a che livello si possa ritenere soddisfatto e il committente non conosce quali siano le contromisure agli inconvenienti previste per evitare interruzioni del servizio e, soprattutto, se queste siano incluse o meno nei costi che dovrà sostenere.
Nel caso alcuni task o path non presentino livelli soddisfacenti, utilizzando i metodi esposti precedentemente, si apportino le modifiche o le aggiunte necessarie, ripercorrendo i punti delle fasi precedenti fino a che il controllo effettuato in questa fase soddisfi sia progettista che committente.

Stesura finale del progetto

Il progetto finale è composto di diverse parti e deve essere funzionale sia ad aspetti amministrativi e burocratici (contratti) che a quelli prettamente tecnici (montaggio e svolgimento).

Diagrammi e schemi di dettaglio

E’ utile predisporre un diagramma generale a basso livello di dettaglio che dia una visione d’insieme del sistema, nel quale si evidenzia la struttura del network ed il collegamento delle principali foglie. In tale diagramma si riportano le zone di principale interesse.
Si producano anche diagrammi separati per i task principali ed uno riportante la generazione e la distribuzione del clock.
E’ essenziale poi che vi siano schemi di altissimo livello di dettaglio nei quali siano riportate tutte le connessioni. Visto l’ingombro grafico che tali schemi possono arrivare ad occupare è bene suddividerli per zona o per nodo e, se necessario per tipo di collegamento, separando connessioni elettriche, di controllo e di segnale audio.

Istruzioni ed elenco dei settings

Sono parte integrante del progetto tutte le istruzioni di montaggio e collegamento nonché la lista dettagliata dei settings con i quali ogni apparato che necessiti di programmazione verrà impostato.
Se alcuni parametri/selettori di determinati device subiscono delle variazioni a seconda che svolgano funzioni normali o di backup, è fondamentale indicare con chiarezza quali siano appartenenti al primo o al secondo caso e circostanziare per ognuna di esse quali siano le condizioni di emergenza che si devono verificare al fine del passaggio dalla prima alla seconda selezione.
Si possono definire tali condizioni come trigger d’emergenza.

Relazione e certificazione dei livelli di ridondanza

L’analisi ed i controlli effettuati forniscono tutti gli elementi necessari alla redazione della certificazione del livello di ridondanza.
Si riportino in maniera chiara i livelli del sistema e dei principali sottosistemi, come già indicato più volte in precedenza ed utilizzando la convenzione grafica stabilita all’inizio, evidenziando quali siano le classi di tipo automatico e quelle che invece richiedano interventi semi-automatici o manuali.
In questi due ultimi casi, il progettista deve predisporre ulteriore documentazione, come da istruzioni che seguono.

Piani di emergenza

Se il progetto è redatto in maniera corretta, non c’è bisogno di piani di emergenza per le classi ad intervento automatico. Gli apparati stessi sono già dotati delle necessarie istruzioni e l’azionamento della ridondanza è una funzione che avviene con la massima naturalezza. A seconda degli apparati potrebbe essere necessario settare dei parametri, ma questo fa parte del progetto.
Sono di fondamentale importanza i piani di emergenza per le classi ad intervento semi-automatico (S) e manuale (M).
Si provi ad immaginare la “pressione” alla quale sono sottoposti gli operatori nel momento in cui qualcosa “va storto” durante uno spettacolo dal vivo.
Per averne un’idea, ci si immedesimi nell’addetto che deve trovare una soluzione, che ci siano 300.000 persone che gridano nell’arena e milioni di telespettatori sparsi per il pianeta che aspettano la sua prossima mossa…
Non è certamente la condizione ideale nella quale mettersi seduti, pensare con calma a cosa è successo, ponderare tutte le possibili soluzioni e alla fine mettere in atto il piano di emergenza. E’ molto meglio provvedere alle prime tre fasi in anticipo, per essere effettivamente pronti e decisi ad iniziare la quarta e decisiva quando necessario.

Classi ad intervento semi-automatico

Sopravvivere in caso di fault della console principale è senz’altro una buona idea, ma è spesso parecchio costoso. Non sempre si ha la possibilità di avere console con doppio engine ad intervento automatico e, in ogni caso, è buona norma prevedere un’ulteriore classe in caso di sfortune multiple. In casi anologhi a questo, nel quale si debba re-indirizzare una quantità notevole di segnali verso una console diversa sarà necessario predisporre una procedura semi-automatica che, invocata da un pulsante (hardware o software), cambi un gran numero di connessioni in un solo istante.
Questo è il classico esempio di procedura semi-automatica per la quale occorre programmare un apparato (il network stesso se possibile o una matrice, un processore) con una macro.
Questo è il primo tassello del piano di emergenza che deve poi contenere altre indicazioni come eventuali azioni parallele da compiere su altri elementi del sistema, i warning sulle limitazioni che si hanno nella nuova situazione (non sempre le dimensioni e la qualità della console spare sono equivalenti alla main) e così via.
E’ scontato che se per attuare un piano semi-automatico è necessario l’uso di un PC, anche questo va considerato come un qualsiasi altro apparato che può andare in fault, prevedendone sostanzialmente altri di scorta che garantiscano le stesse funzionalità.

Classi ad intervento manuale

Quando è necessario fare ricorso ad azioni manuali, il piano di emergenza assume ancora più importanza. Deve contenere le casistiche possibili e per ognuna delle azioni da compiere deve indicare i materiali necessari, la loro etichettatura, la collocazione fisica e deve specificare quale operatore è responsabile della decisione di dare inizio al piano ed anche gli esecutori materiali, che, a volte, possono coincidere al fine di minimizzare i tempi di reazione.

Simulazione degli inconvenienti e prova dei piani di emergenza

Si fatica a pensare a qualcosa di più inutile di una ruota di scorta forata o di un estintore scarico… Poche ore prima dell’inizio dello spettacolo, alla stregua dei materiali principali, è assolutamente necessario provare l’efficacia di tutti gli apparati di scorta, la validità delle procedure di emergenza, la disponibilità in ogni luogo degli strumenti previsti dal piano e l’effettiva abilità degli addetti alla ridondanza.
Queste raccomandazioni possono sembrare ovvie, ma anni di esperienza hanno insegnato che la prudenza non è mai troppa, non bisogna mai dare niente per scontato ed è meglio spendere energie per prevenire, poiché il denaro speso dopo serve solo per penali, risarcimenti danni e avvocati.

Interfacce

Non sempre il progettista ha sotto la propria responsabilità la totalità delle connessioni o degli apparati realmente utilizzati durante lo svolgimento degli eventi.
Capita spesso che alcune sorgenti vengano fornite da altri soggetti o alcune uscite debbano essere consegnate a terze parti. In entrambe i casi è necessario pretendere e/o prevedere dei documenti che contengono i dettagli tecnici su formato, numero, posizione, funzione di ogni singolo segnale da scambiare.
Si supponga che il progetto preveda la responsabilità diretta della diffusione sonora di un evento live e la consegna delle sorgenti di ogni singolo microfono e strumento per la registrazione multitraccia, task che verrà curato da un’azienda di servizi esterna. Non si ha quindi la responsabilità della registrazione, ma quella di consegnare a terzi tutte le sorgenti per poterla effettuare.
In tal caso, l’interfaccia potrebbe avere questa forma:

Stage Ch.1-64, segnali analogici da splitter passivo con trasformatori, 64 connettori XLR maschio da pannello;

FOH Ch.1-64, segnali in formato MADI 64CH, 48kHz, 24 Bit, connettore BNC/OtticoMM-SC 62.5, da preamplificatori e convertitori Avid Venue con gain dipendenti dalle scelte effettuate in tempo reale dal fonico di sala, WC Out disponibile via BNC;

Stage/FOH/Altro Ch.1-64, segnali in formato AES3, 48kHz, 24 bit, 32 connettori XLR-Maschio volante o 4 connettori db25 femmina da pannello con pinout 16 ch standard Optocore DD32E, da preamplificatori e convertitori Optocore con gain stabilito durante il soundcheck, WC Out disponibile via BNC o AES3.

L’azienda esterna comunicherà quante e quali sorgenti intenderà effettivamente prelevare e concorderà tutti i dettagli del caso, ad esempio in quale posizione desidera che venga posizionato l’apparato che fornisce i segnali AES3.

Queste interfacce fanno parte integrante del progetto e, se controfirmate dai soggetti interessati, minimizzano le possibilità di incomprensioni ed il rischio di contenziosi.

Le responsabilità

Quando lo svolgimento di un evento avviene senza problemi non ci sono particolari glorie per progettisti ed esecutori poiché essi, in fondo, hanno semplicemente fatto il loro dovere.
Ben diversa è la situazione se qualcosa non va per il verso giusto e immediatamente si inizia la ricerca dei responsabili.
Quando i problemi sono di natura tecnica è naturale pensare che le responsabilità siano da addossare a progettisti e/o esecutori dei servizi, ma questo non è scontato e va verificato.
Fa una sostanziale differenza scoprire che si è avuta un’interruzione significativa del servizio per cause di forza maggiore, per il verificarsi di inconvenienti al di fuori di quelli previsti dall’analisi e certificazione di ridondanza concordata con il committente o perché non ha funzionato a dovere ciò che avrebbe dovuto essere immune a quel che è accaduto.
Solo nel terzo caso, infatti, la responsabilità è senz’altro attribuibile allo staff tecnico e indagini più approfondite ricercheranno i colpevoli tra progettisti ed esecutori.
Il buon senso o addirittura la legge può stabilire se le cause siano state di forza maggiore. Ma quando non lo sono, in mancanza di accordi sul significato di ridondanza e di interruzione significativa del servizio, a chi si addossa la colpa?
Quando non ci sono accordi precisi, il passo che porta al contenzioso è molto breve. In tal caso progettisti ed esecutori partono penalizzati in quanto il committente potrà affermare che ha pagato (o dovrebbe pagare) per un servizio che invece non è stato fornito e che per tale motivo ha diritto al risarcimento dei danni.
Lo scenario è di solito ancor più complesso in quanto non esiste un solo progettista ed un solo esecutore, ma soggetti diversi che si trovano ad operare fianco a fianco per la realizzazione del medesimo spettacolo.

Quella in figura è la traduzione in italiano della lettera che ho dovuto scrivere due giorni prima della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008.

Nonostante diversi colleghi e addetti ai lavori cercassero di dissuadermi e mi invitavano ad esperire ancora vie non ufficiali, il semplice invio della lettera ha immediatamente sortito i risultati sperati, nonché i ringraziamenti del responsabile generale del progetto audio.
Questo è avvenuto non perché chi scriveva avesse molto potere, ma perché si erano chiarite in anticipo eventuali responsabilità e lo si era fatto in maniera netta e incontestabile: scripta manent, verba volant.

La documentazione

Sono diversi i documenti che, se redatti in maniera corretta e firmati da chi di dovere, aiutano a fare chiarezza sulle responsabilità prima dello svolgimento degli eventi.
Spesso questi producono effetti collaterali positivi per progettisti ed esecutori: l’esperienza ci ha insegnato che il committente, messo al corrente delle responsabilità che si assume pur di rientrare in budget striminziti, trova il modo di stanziare cifre superiori.

Il progetto

Come si è visto nel capitolo precedente, il progetto deve comprendere oltre ai diagrammi e agli schemi di dettaglio, le istruzioni e l’elenco dei settings, la relazione e certificazione di ridondanza, i piani di emergenza e le interfacce.
Se debitamente controfirmati dagli interessati, questi documenti servono a delimitare i confini di responsabilità tra i vari soggetti coinvolti nella buona riuscita della manifestazione.

In particolare, nella certificazione di ridondanza sono definiti i soli inconvenienti che si è deciso di prevedere e gestire. Tutti gli altri esulano dalla responsabilità del progettista e pertanto, a tali fini, sono equiparabili a cause di forza maggiore.

Nomina del responsabile dei lavori

Non è detto che il progettista sia presente al momento del montaggio o dello svolgimento dello spettacolo. In tal caso è necessario che il committente indichi una figura che funga da responsabile dei lavori la quale si accerti che il progetto venga correttamente realizzato dalle aziende di servizi incaricate.
Questi deve consegnare le porzioni di progetto e le interfacce ai vari operatori, documenti fondamentali per delimitare le responsabilità delle varie aziende di servizi titolari dei vari task e da loro raccogliere le dichiarazioni scritte di conformità al progetto e di corretto montaggio.

Task con path non disgiunti

Particolarmente spinoso è il caso di task con path non totalmente disgiunti e cioè quando alcuni apparati sono a disposizione di più aziende ma di proprietà o gestiti da una sola. In caso di malfunzionamento, tutti i task che prevedono quell’apparato nei loro path subiscono un danno, ma di chi è la responsabilità? Dei singoli soggetti ognuno per i propri task? Dell’azienda che gestiva tale apparato? E’ chiara la responsabilità dell’azienda che gestiva gli apparati che hanno malfunzionato relativamente al proprio task, ma è da ritenere responsabile anche per il mancato funzionamento degli altri task dei quali non aveva l’incarico?

Come si è capito, la risposta non è banale e conta solo ciò che si era pattuito. Se il progetto non prevede la divisione dei compiti su più aziende, ma questo avviene nella realtà, occorrono delle assunzioni di responsabilità, non necessariamente da parte di una delle aziende di servizi, ma, in caso non si trovi un accordo, del committente stesso.
Il più delle volte il problema si potrebbe infatti risolvere con maggiori investimenti, duplicazione delle risorse o incremento dei livelli di ridondanza, ma se questo non lo si vuole fare è giusto che sia il committente ad assumersene la responsabilità.

Documenti estemporanei

Tutto ciò che non è chiarito dal progetto o dai documenti citati in precedenza e che dovesse risultare importante ai fini dell’attribuzione di responsabilità è bene che venga regolamentato ed accettato prima dello svolgimento della manifestazione.
A tale proposito qualsiasi lettera, diffida, suggerimento o comunicazione deve essere redatta in forma scritta, consegnata a tutti gli interessati, firmata e conservata dal soggetto promotore.

Le prove documentali

Nonostante si investa in ridondanza, qualche inconveniente può sempre verificarsi. Quando questo avviene in maniera non catastrofica non è possibile e non è conveniente interrompere lo spettacolo, ma si demandano le indagini alla fine dello stesso.
E’ fondamentale che i soggetti interessati cerchino di procurarsi il maggior numero di prove prima che non sia più possibile risalire a cosa sia effettivamente avvenuto.
Come insegnano le innumerevoli fiction televisive occorre “non inquinare la scena del crimine” . Se ad esempio si permette che inizi lo smontaggio, come si potrà mai stabilire se una connessione era stata fatta a regola d’arte ? Se si spengono degli apparati o se ne perdono i settaggi, se non si riesce a risalire alla sequenza di connessione tra più device, sarà quasi impossibile ricostruire l’accaduto.
Dopo il verificarsi di malfunzionamenti, non sempre vengono prestate tutte le precauzioni necessarie, soprattutto da parte di quei soggetti che da tale comportamento possono trarre vantaggio.
Si consiglia dunque di scattare fotografie, salvare e conservare i log files di tutte le macchine che lo permettono, di far prontamente intervenire autorità super partes, di conservare gli apparati guasti, di non far dileguare i tecnici e gli operatori ma di convocarli immediatamente per una riunione straordinaria e ancora tutto ciò si pensi possa costituire prova utile alla ricostruzione dell’accaduto.

Conclusioni

Giunti al termine di questo “viaggio ridondante”, mi auguro che quanto avete letto abbia permesso di centrare gli obiettivi prefissati, fornendo indicazioni teoriche e consigli pratici che possano risultare utili sia al progettista alle prime armi che a quello esperto.
Il metodo proposto per la definizione e valutazione del livello di ridondanza rappresenta una novità, una convenzione che aiuta a definire le regole del gioco, permette di specificare cosa sia l’interruzione significativa del servizio relativamente ai principali task inclusi nel progetto e di pattuire quali e quante categorie di inconvenienti sono gestite al fine di evitare l’interruzione stessa.
Si sono forniti strumenti logici e grafici, date alcune indicazioni sulle scelte dei materiali da utilizzare, sulla loro dislocazione e sui collegamenti.
Oltre agli aspetti tecnici, sono state indicate procedure e suggeriti comportamenti che delimitano le responsabilità di committenti, progettisti ed esecutori e delineati i confini del sistema e delle principali sottoparti, includendo le interfacce necessarie a regolamentare le interazioni tra soggetti diversi.
Tutto ciò aiuta a minimizzare la probabilità di contenzioso e ad elevare gli standard di sicurezza dei sistemi progettati, anche solo per il fatto che la nettezza dei confini e la chiarezza dei compiti aumenta la responsabilizzazione dei vari attori.

Chi volesse approfondire leggendo l’intera tesi può inviarmi una mail a [email protected]
Dalla prossima puntata, affronteremo temi diversi…

A presto!

Luca Giaroli
ZioGiorgio Contributor

info: www.lucagiaroli.com

 

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