MDG Me1

Hazer e Smoker da sempre rappresentano una famiglia di fixture indispensabili e per questo sempre presenti su un palco, ma per la quale spesso non viene data la stessa attenzione che si da ad un proiettore, ad un elemento video o ad un sistema di diffusione sonora.

Per questo motivo oggi abbiamo intenzione di dedicare il nostro focus on a Me1 di MDG Fog, una fixture in grado di rappresentare al meglio i giusti accorgimenti da prendere nella scelta del generatore di fumo più adatto al proprio show e che, come vi spiegheremo nel corso del test, ha al suo interno un sistema innovativo in grado di produrre un effetto di qualità su lunghe distanze, che dura nel tempo e con una maggiore attenzione alla salute.

IL PRODOTTO

Me1 è la più piccola della famiglia Me di MDG, che conta quattro modelli in totale che differiscono tra loro per quantità di fumo in uscita (m3 per minuto), consumo di liquido (Litri per ora alla massima pressione), dimensioni e numero di bocchette di uscita e che hanno in comune al loro interno un particolare processo di atomizzazione del liquido.

Ogni prodotto della famiglia Me1 funziona tramite una miscelazione tra il fluido MDG Neutral Fog Fluid e il Co2, grazie agli accessori che permettono di integrare in modo semplice una bombola all’interno del case e collegarla facilmente alla valvola di ingresso senza di fatto variare l’ingombro dell’apparecchio.

Al primo sguardo Me1 risulta semplice da trasportare, grazie alla comoda impugnatura presente sul lato superiore e alla larghezza contenuta che permette di sollevare e spostare la macchina senza troppi sforzi. La bocchetta in ottone garantisce la chiusura ermetica ed è comoda da impugnare, aprire o chiudere, oltre ad essere circondata da utili avvertenze per la sicurezza che, per un “lettore di etichette” come me è fondamentale.
Sul pannello anteriore troviamo l’ugello di uscita del fumo, mentre per quanto riguarda il pannello posteriore troviamo l’ampio display con i tasti di selezione e i connettori USB e DMX/RDM ben posizionati sulla parte superiore, inclinata in modo da favorire l’accesso alle funzioni della fixture senza spostare la macchina o abbassarsi troppo per andare a leggere i valori o selezionare le funzioni.

Ottima inoltre l’idea di riservare un alloggiamento per la bombola Co2 nella parte inferiore del case in massima sicurezza e di posizionare la boccola di ingresso nella parte inferiore del pannello posteriore, così da facilitare al massimo le operazioni di sostituzione e posizionamento della bombola.

LE SPECIFICHE
  • Max fog output: 100 m3 al minuto
  • Consumo di fluido: 1 L all’ora a 2.76 bar / 40 psi
  • Tipologia di Gas: CO2 o N2
  • Consumo di Gas: 1 kg all’ora a 2.76 bar / 40 psi
  • Controllo Locale: Interfaccia LCD con 4 pulsanti
  • Controllo Remoto: 3 canali DMX512 con connettori XLR-5 e funzionalità RDM.
  • Capacità serbatoio: 2.5 L
  • Sistema di pulizia automatico brevettato (APS) che non richiede manutenzione
  • Colore del fumo: Pure white
  • Fumo inodore
  • Dimensione della particella: 0.5 – 0.7 micron
  • Tempo di riscaldamento (Warm-up): max 8 minuti
  • Fluido consigliato: MDG Neutral
  • Tensione di funzionamento: 100 – 250 VAC, 50/60 Hz mono fase
  • Consumo elettrico: 715 W
  • Dimensioni (LxWxH): 61cm x 18cm x 30 cm
  • Peso: 15.62 kg (29.12 kg con flight case)
  • Fog e Haze atossica al 100%
  • Certificazioni: CE certified, CSA and UL approved
IL TEST SUL CAMPO

Abbiamo avuto l’opportunità di testare la Me1 durante una presentazione ufficiale presso il distributore italiano Molpass in cu era presente per l’occasione il CEO di MDG, Mr Martin Michaud.

Prima di parlare di prestazioni è utile conoscere il comportamento della macchina che Martin Michaud con il supporto dell’Ing. Molinari hanno spiegato in modo dettagliato.
Come sappiamo, le macchine in commercio generano la vaporizzazione di un liquido ad una certa temperatura così da favorire un cambio di stato da liquido a gassoso. MDG al contrario fa in modo che il liquido entri in un circuito dove il Co2 in pressione a -30° arriva in una camera di scambio a 300°, dove avviene un processo di atomizzazione. In questo modo non avviene nessuna combustione in quanto all’interno della macchina non è presente ossigeno e il liquido atomizzato non subisce alcuna alterazione chimica.
Grazie a questo processo la particella generata arriva a misurare solamente tra 0.5 e 0.7 micron contro i circa 60 micron delle macchine del fumo standard con funzionamento a caldaia.
Se nell’aria vengono disperse particelle più grandi, esse sono più soggette alla turbolenza e, cosa più importante, le particelle di grande dimensione, che naturalmente si uniscono tra loro, generano una massa pesante in poco tempo che per gravità cade verso il basso.
Al contrario una serie di particelle più piccole, ugualmente tenderanno ad unirsi tra loro una volta disperse, ma impiegheranno molto più tempo a creare una massa che per gravità cadrà verso il basso. Ecco perché con questo sistema il fumo rimane sospeso più a lungo.

Altro vantaggio è che ciò che entra (fluido + Co2) è uguale a ciò che esce. Il fumo generato è inodore in quanto durante il processo non avviene alcuna alterazione data da combustione o altro e non è necessario aggiungere una profumazione.

Con queste nozioni introduttive abbiamo potuto verificare sul campo, durante la sessione di presentazione, che un fumo composto da particelle di misura pari a 0.6 micron permette la massima rifrazione della luce e un’ottima intelligibilità del contrasto luce/ombra. Infatti, Secondo uno studio diretto dall’esercito americano, sopra questa misura avemmo un risultato grossolano, sotto sarebbe quasi impossibile arrivarci.

Uno stress test dal vivo ci ha permesso di valutare i consumi, notando che effettivamente basta poco liquido per produrre tanta nebbia, oltre a constatare che non sono presenti tempi di warm-up in quanto non è necessario riportare ad ebollizione un liquido e quindi il fumo generato è continuo a meno che non sia l’operatore a decidere di fermarlo.

Ultimo e non meno importante, durante un intero pomeriggio passato in compagnia di questo particolare prodotto, abbiamo notato l’estrema silenziosità, data dal fatto che non sono presenti al suo interno pompe o compressori e che il fumo prodotto non da alcun fastidio alle vie respiratorie, non influisce sulla timbrica degli strumenti musicali a fiato e non lascia nessun residuo oleoso all’interno della location.

CONCLUSIONI

Quello dei consumi rappresenta un ulteriore valore aggiunto che permette una migliore valutazione di un eventuale acquisto, ammortizzato poi dalla necessità di dotarsi, a parità di ore di utilizzo, di una quantità ridotta di liquido rispetto ai sistemi standard.

Con l’Ing. Molinari abbiamo visionato un particolare test effettuato dall’università Cattolica del Sacro Cuore all’interno di un noto studio televisivo italiano dove è stato dimostrato che in condizione di saturazione massima (poco probabile nella realtà), con tre macchine del fumo azionate in contemporanea, la densità massima di particelle presenti era pari a 2,5 mg/m3 che corrisponde a meno della metà del limite mondiale ammesso a qualsiasi sostanza che potrebbe essere considerata tossica. Effettivamente, se riportassimo il fumo prodotto allo stato liquido ci trovieremmo a respirare paraffina alimentare che nel peggiore dei casi può produrre un effetto leggermente lassativo ma nulla di più.

Non si finisce mai di imparare, anche con il fumo!

info: www.molpass.it

Walter Lutzu – main tester

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