Apparecchiare il Palco

Quando lo Zio mi ha proposto di raccontare questo angolo di “vita da tour”, dico la verità, ero un po’ incerto. “Mi sono chiesto: perché proprio io? In fondo chi sono io per potermi permettere di scrivere di questo lavoro?”. Solo solo uno dei tanti che, ogni anno, macinano migliaia di chilometri, passando tra giornate di sole cocente a giornate di pioggia ininterrotta, uno dei tanti che spesso sono costretti a sacrificare amici e famiglia per seguire un Artista o per seguire un evento e partecipare alla sua riuscita.
Alla fine ho accettato perché mi piace l’idea di raccontare un po’ delle mie esperienze così da contribuire ad una crescita collettiva del settore. Tutti i giorni ho la fortuna di imparare qualcosa da qualcuno e approfitto di questo spazio virtuale per condividerlo con voi!

Come dicevamo nell’articolo di presentazione, la figura del backliner può essere sempre più accostata a quella del cameriere, in questo caso il cameriere del palco.

Ipotizzando un tour di fascia media dove di solito non è prevista la figura del macchinista, la prima cosa che dobbiamo fare è stendere la tovaglia, nel nostro caso la moquette. Ammetto che il “momento moquette” è sempre una scocciatura e infatti quasi sempre rimbalziamo la palla ai nostri amici facchini, ma devo anche dire che la moquette ci da una grande vantaggio durante il montaggio, accorciando i tempi di allestimento e permettendo che, di città in città, gli spazi e le distanze sul palco siano sempre le stesse.
La moquette, oltre ad un mero lato estetico, infatti viene anche usata per segnare le posizioni di strumenti e pedane in modo che, ogni sera, si possa contare su dei riferimenti precisi così da non dover perdere tempo con ulteriori misure o modificare i cablaggi che solitamente sono “frustati” e fatti ad hoc e quindi, per definizione, intoccabili.

Una volta che la moquette è in posizione non rimane che apparecchiare con il nostro servito migliore.
E’ fondamentale, sopratutto nei festival o nei lavori “one shot”, fare riferimento allo stage plot che non è altro che un disegno più o meno dettagliato del palco, dove sono indicate le posizioni dei monitor, degli strumenti, dei musicisti e di tutto ciò che è necessario sapere per non fare il lavoro due volte.
Spesso sullo stage plot vengono anche indicati i punti di corrente necessari e, nel caso di band straniere, il Voltaggio richiesto.

Lo stage plan di Ligabue a Campovolo.

La microfonatura e il cablaggio, invece, sono dettate e richieste in maniera precisa dai fonici e vengono indicate nella input list (tradotto lista di ingresso) che non è altro che una tabella dove vengono elencate, per ogni canale di ingresso dello splitter, lo strumento, il tipo di amplificazione (microfono, D.I, o XLR) e altre informazioni come la necessità o meno di Phantom Power (o +48V) e gli insert.

So che sembra retorica ma, a mio avviso, la cosa fondamentale alla quale si deve fare attenzione durante l’allestimento di un palco è la pulizia dei cablaggi. Durante un tour il palco si trasforma in una seconda casa sia per noi che per musicisti e artisti, e tenerlo in ordine aiuta a creare un ambiente più confortevole e piacevole. In particolar modo, dobbiamo avere molta attenzione e cura per quelli che saranno i passaggi artisti tenendoli puliti o addirittura evitando, quando si può, di attraversarli con i cavi.
Ovviamente per “passaggi puliti” intendo cavi ben gaffati a terra, meglio ancora se coperti da una striscia di moquette, senza prolunghe in mezzo (specialmente le 16A) e ben segnalati con gaffa fluo.
Ricordate sempre che in un ambiente ordinato sarà anche più facile e veloce rintracciare e sostituire un cavo difettoso.
Per quanto riguarda l’allestimento del palco, credo che questi siano i punti fondamentali, tutto il resto viene dopo.

Analizzeremo più avanti i principali metodi per segnare cavi e strumenti, i codici colore, la mappatura della moquette batteria e mille altri trucchetti che ci permettono di velocizzare il lavoro e di trasportare nel tempo un intero palco a km di distanza mantenendo tutto invariato.
La fiducia che un musicista ha nel backliner, in fondo, è anche questo: sapere che quando salirà di nuovo sul palco, tutto sarà esattamente come lo aveva lasciato la volta precedente.

Sotto quindi con commenti, richieste e domande. Sono a disposizione per consigli e suggerimenti sugli argomenti da trattare!

Nicola Trapassi
ZioGiorgio Contributor

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