Shade Music Festival: tutte le sfumature del beat

Lo scorso Giugno ci siamo recati a Bergamo per assistere alla terza edizione di Shade Music Festival, una vera e propria maratona di 12 ore che raccoglie diverse tipologie di musica elettronica, dalla Techno con Sam Paganini, Pan Pot e Len Faki alla House di Patrick Topping e Hector Couto fino all’headliner Loco Dice, capace di spaziare tra diversi generi.

Particolarità di questa produzione è la location ampia ma dal soffitto basso che ha rappresentato una vera e propria sfida per il full-service Airone, sia per quanto riguarda l’amplificazione, sia per gli aspetti visivi. Altra novità scenica era rappresentata la presenza sul palco di un privè a ferro di cavallo intorno al DJ per dare la possibilità al pubblico di vivere l’evento da un’altro punto di vista.

In compagnia di Antonio Bonetti, socio di Airone Service, cominciamo il giro di interviste con i padroni di casa nella persona di Giordano Vecchi, organizzatore e Direttore Artistico dello Shade Music Festival che ci ha fornito alcune chiavi di lettura per meglio entrare nello spirito dell’evento.

ZioGiorgio.it: bentrovato Giordano. Sono le 3 del pomeriggio e manca meno di un’ora all’inizio del Festival, e noto una discreta affluenza già da ora. Vuoi introdurci a questa maratona di 12 ore?

Giordano Vecchi: siamo alla terza edizione di questo festival che si svolge ogni anno agli inizi di Giugno e che contiene nel proprio nome tutti i propositi dell’iniziativa: Shade, tutte le sfumature del beat. In un padiglione molto grande lungo 140mt e largo 62 allestiamo un palco dove proponiamo nell’arco delle 12 ore più sfaccettature della musica elettronica. Come tutti gli anni abbiamo 3 artisti tecno, tre artisti house e un headliner che è Loco Dice che ha la possibilità di spaziare tra diversi generi musicali.

ZioGiorgio.it: abbiamo notato da subito una grande attenzione alla sicurezza, oltre alla presenza di diverse associazioni che si occupano di prevenzione ed educazione sull’uso di alcool e droghe…

Giordano Vecchi: il controllo è un aspetto fondamentale del festival, e deve avere uno svolgimento regolare e funzionare bene. Partiamo con un pre-filtro alla porta con controllo visivo e, con l’acquisto del biglietto il pubblico accetta tacitamente un nostro regolamento che ci autorizza alla perquisizione in modo da non far accedere alcool e droghe, oltre ad altre bevande e alimenti.
All’interno del festival offriamo la possibilità di vivere un’esperienza di 12 ore dove non solo si ascolta musica, ma creiamo l’occasione di stare insieme, bere insieme, mangiare insieme e per quest’anno anche di vedere la finale di Champion League. Un’esperienza per i giovani e meno giovani di stare tutti insieme. Fondamentale è inoltre la presenza di due associazioni come “Safe Driver” e l’associazione di genitori “ATENA” per la prevenzione alle dipendenze.

ZioGiorgio.it: parliamo ora degli aspetti artistici e tecnici. Che ruolo ha avuto la produzione nella realizzazione di questo palco?

Giordano Vecchi: la produzione si è occupata, come sempre accade, di girare le schede tecniche con le varie richieste degli artisti. La nostra scelta, che è la novità di quest’anno, è stata quella di creare un palco che possa accogliere anche una parte di pubblico: vedrai un’area centrale dove si esibisce il dj con un palco esterno a ferro di cavallo dedicato al pubblico che per la prima volta potrà godersi l’evento direttamente sul palco. Questa prima assoluta a livello mondiale per dimensioni del palco e spazio dedicato agli ospiti, permetterà di ottenere un doppio punto di vista e di ascolto dei DJ, dal palco oltre che dalla sala. Traducendo con un linguaggio automobilistico, apriremo il nostro paddock al pubblico permettendo loro di stare a contatto con l’artista. I biglietti sul palco sono andati a ruba e devo dire che come esperimento è ben riuscito.

ZioGiorgio.it: sei già in grado di darci qualche numero del festival?

Giordano Vecchi: certo! Come sai una parte dei biglietti va in prevendita e una parte va al botteghino all’entrata del padiglione. La percentuale di prevendita sta aumentando ogni anno (quest’anno abbiamo registrato un +25% rispetto al 2016) e la gente si sta abituando sempre di più a considerare questa tipologia di festival come un live di una rock star. Di questo passo prevedo che nel giro di un paio d’anni la vendita di biglietti si svolgerà completamente online.
Il pubblico proviene principalmente da Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia. Bergamo e Milano sono le città più rappresentate, mentre Lazio e Campania, dove è presente una forte cultura techno, rispondono come sempre con una alta presenza. Quest’anno sono presenti anche tedeschi, austriaci, svizzeri e francesi.

Una volta varcato l’ingresso troviamo davanti a noi una struttura insolita che già da spenta ci permette di capire quanto ci è stato anticipato riguardo le diverse modalità di utilizzo della parte visiva e sonora.
Incontriamo subito Luca Possenti, responsabile PA e referente audio dell’evento gestito completamente da Airone Service.

ZioGiorgio.it: una location ampia e un soffitto basso sono una bella sfida. Dicci subito come hai affrontato tutto ciò.

Luca Possenti: l’area da coprire è profonda 90 metri e larga 45 e, dopo una attenta analisi, abbiamo scelto di installare un main RCF composto da 10 TTL55 per lato, 1 cluster centrale con 4 moduli TTL33 e 18 subwoofer TTS56 in configurazione cardioide distanti 2mt uno dall’altro e centrati sui 55Hz per dare pulizia sul palco evitando le troppe basse che possono far saltare giradischi e lettori CD. Sul fronte palco sono presenti anche 8 Front-Fill TT5, un point source classico da 1500 W a modulo, mentre a 48 metri abbiamo appeso 2 Delay, Left e Right composti da 8 moduli TTL33.
Come puoi notare, poco dopo la metà del capannone c’è un telo in PVC che divide la sala che viene tirato su nel momento in cui aumenta il pubblico. Adesso stiamo utilizzando solamente i primi 4 moduli in basso per evitare riflessioni sul telo ma nel momento in cui non ci sarà più l’ostacolo del PVC, da remoto tramite RDNet Control 8, abiliteremo in maniera semplice i restanti moduli.

ZioGiorgio.it: un risultato ottenuto dopo una fase di attenta progettazione immagino. Vuoi ripercorrere tutto il processo dal sopralluogo all’evento?

Luca Possenti: sostanzialmente, vista la tipologia di musica, abbiamo un grande bisogno di bassi e da subito ho scelto un rapporto di circa 1:1 tra sub e teste. Il capannone è molto riverberante e quindi la necessità di una linea di ritardo è fondamentale. Inoltre il tetto è molto basso quindi come vedi l’ultimo modulo dell’impianto audio è a 3 metri da terra e sostanzialmente dritto, cosa che non permette al suono di raggiungere il lato opposto del capannone, anche per questo motivo abbiamo bisogno di una “rinfrescata”.
Per arrivare a questo setup ho utilizzato AMFG EASE Focus, un software generico di puntamento dei sistemi line array, per cui ogni casa costruttrice fornisce i dati dei propri prodotti che vengono caricati nel programma che permette quindi una predizione molto vicina alla realtà. Da quando utilizzo AMFG EASE Focus non vado più a tirare su e giù l’array per effettuare ritocchi o cambi di inclinazione, e devo dire spesso tutto torna al primo colpo.

Passiamo ora al F.o.H. dove Stefano Chionetti ci illustra il setup della regia audio.

ZioGiorgio.it: ciao Stefano, un setup semplice trattandosi di DJ, ma di qualità. Vuoi illustrarci come hai configurato la regia?

Stefano Chionetti: abbiamo un Soundcraft Vi6 in sala, tutto collegato in fibra con il palco tramite la propria StageBox a 32 canali e 16 uscite. Abbiamo steso una linea VLAN dedicata per l’audio dove trasmettiamo i trasporti sala/palco e anche il controllo LA network per le L-Acoustics specificatamente richieste dall’Headliner. Il resto dei trasporti sul palco sono analogici e sono collegati direttamente alla stagebox.
Per il mixaggio utilizzo la bellezza (n.d.r. ride) di 12 canali, backup inclusi: una console main e due di apertura e chiusura, ognuna con il suo Left Right principale e di backup e 4 radio.

ZioGiorgio.it: hai partecipato anche tu alla fase di taratura del sistema?

Stefano Chionetti: si, sostanzialmente ho controllato quanto il sistema “sporcava” all’interno del palco cercando di capire se i DJ si sarebbero trovati bene o meno. Inoltre durante la serata sarò qui in assistenza ai vari fonici che si alterneranno in regia per piccole correzioni di fino che faremo direttamente dal banco.

Con Martin Vecchiolini, per l’occasione Show e Lighting Designer, abbiamo invece analizzato l’aspetto visivo e della gestione delle luci del festival.

ZioGiorgio.it: eccoci al momento Lighting. Anche tu hai dovuto combattere spazi insoliti per un festival. Raccontaci com’è andata.

Martin Vecchiolini: la produzione vuole un impatto visivo importante dal momento in cui il pubblico accede alla location e che occupasse il più possibile lo spazio a disposizione. Avendo una altezza massima di 7 metri abbiamo dovuto sviluppare il tutto in orizzontale nei 50 metri di larghezza del padiglione e per andare a riempire abbiamo quindi creato un fronte di 48 metri. Dal punto di vista video e luci non abbiamo avuto input particolari e il concept da me ideato è piaciuto ed è stato approvato senza problemi. Come sai sul palco è presente un’area privè che ho tenuto piuttosto buia e sulla quale ho evitato di posizionare fixture per mantenere un giusto ambiente dedicato agli ospiti.

ZioGiorgio.it: che fixture hai utilizzato per questo setup?

Martin Vecchiolini: il setup è composto da 24 Claypaky Mythos, 39 Claypaky Sharpy, 27 strobo Martin Atomic 3000, 30 Blinder a due lampade, 25 Wash Diamond 19, 10 Diamond 37. A chiudere 6 Hazer con relative ventole.
In regia ho una Ma2 Light imposta dal LD che segue l’headliner della serata, una MA2 Command Wing come backup e una Avolite Sapphire Touch per la gestione delle 14 barre LED pixel to pixel da 1 metro che ho posizionato intorno ai LEDWall. Per la gestione del pixel mapping ho preferito utilizzare il software Avo che risulta a me molto più intuitivo e veloce.
Per quanto riguarda la trasmissione gira tutto in ArtNet con due convertitori Art-DMX stage left e stage right che gestiscono in totale 8 universi DMX. Abbiamo anche un PC con Capture che mi permette di verificare in tempo reale eventuali problemi con le luci sul palco e di capire come intervenire in modo rapido.
Per quanto riguarda il video ho scelto di utilizzare 90mq totali di LEDWall compass 8mm, suddivisi tra un LED centrale 9×4 che sale e scende all’occorrenza per agevolare il cambio palco e 6 schermi LED laterali distribuiti sui lati da 8×1,20.

ZioGiorgio.it: come hai configurato la console luci?

Martin Vecchiolini: la MA è stata configurata in modo semplice, Live con controllo in tempo reale di effetti, rate, bpm, e tipologia di strobo. Visto che il festival dura la bellezza di 12 ore è importante non giocarsi tutto subito e cercare di dare la precedenza all’headliner della serata.

Chiudiamo il redazionale con uno sguardo al video. Come abbiamo anticipato si tratta di una configurazione particolare per due motivi sostanziali: la presenza di un LEDWall mobile centrale 10×4 per permettere i cambi palco e 6 LED 8×1,20 disposti lateralmente. Per meglio capire come sono stati organizzati i contenuti abbiamo intervistato il VJ Giulio Glannois. 

ZioGiorgio.it: Giulio, anche per te è stata una novità lavorare con dei formati non standard. Che scelte hai fatto riguardo i contenuti?

Giulio Glannois: i contributi video sono farina del mio sacco. Affronto la scena techno con uno standard visual molto forte, con colori prevalentemente sul rosso sui quali gioco tantissimo con gli effetti per cercare di variare il più possibile senza essere ripetitivo.  Il disegno è sostanzialmente divertente in quanto permette di creare contenuti fuori standard evitando di lavorare con il classico 16:9. Durante la serata lavorerò di improvvisazione, pur mantenendo uno story-board di base che mi sono creato in precedenza.

ZioGiorgio.it: che software utilizzi?

Giulio Glannois: in questo utilizzo per il mixaggio live modul8 che mi permette di gestire e lanciare effetti in tempo reale. Da PC esco con diverse uscite per gestire i diversi livelli, poi il service video gestisce la messa in onda con un suo media server.

In definitiva Shade Festival è stato caratterizzato da una sfida a livello tecnico che, a quanto pare, non ha mai rappresentato un problema per lo staff tecnico di Airone Service. Una dimensione dell’area ampia e ricca di riverberi e un soffitto di soli 7 mt totali (considerate che tra punti di appendimento, truss sospese ecc… il tutto si abbassa notevolmente) che hanno stimolato la fantasia creativa del team che è riuscito a generare un impatto sonoro comunque di qualità e capace di coprire in modo omogeneo e potente l’intera area, e una scena visiva nuova, diversa dai soliti palchi regolari e che, attraverso un utilizzo dei video e delle luci ben bilanciati tra loro hanno dato una piacevole sensazione di profondità e apertura.

Walter Lutzu
ZioGiorgio team

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