Modena Park: luci e video

Proseguiamo con lo speciale Modena Park parlando della parte visual dello show. In questo terzo appuntamento avrete modo di comprendere al meglio la realizzazione del concept per quanto riguarda contenuti video e luci con l’intervista a Giovanni Pinna e Giuseppe Romano che si è occupato della regia e contenuti video.

Nel quarto ed ultimo appuntamento che sarà online tra qualche giorno parleremo invece dell’immenso sistema di movimentazione ad opera Matteo Marastoni e gli aspetti tecnici legati a corrente e strutture, rispettivamente con Bruno Barbone Francesco Rompato. Abbiamo raccolto anche la testimonianza di Riccardo Genovese, direttore di produzione dell’evento che ha tirato le somme di questo straordinario concerto.

Uno show al quale non è mancato nulla dal punto di vista scenico ma con un’impostazione tutto sommato molto pulita ed efficace e comunque spoglia di qualsiasi “ammiccamento pop”, salvo la citazione voluta nei brani più anni 80…
L’enorme struttura, creata ad hoc, era completamente bordata nella parte visibile di LED strip che hanno cambiato virtualmente le forme del palco grazie ad un interessante gioco di accensione e spegnimento, così come l’espediente degli tre enormi Led Screen mobili – irrinunciabile una metratura simile con 220.000 persone in platea – che ha reso lo show più vario e dinamico. Tra gli altri ritrovati meravigliosi i laser, usati sapientemente sul pubblico e che hanno regalato momenti veramente suggestivi e coinvolgenti. La contribuzione video molto ben realizzata e sempre ben integrata con la scaletta unitamente ad un timing di programmazione minuzioso e puntuale hanno poi completato lo show illuminotecnico, certamente all’altezza delle aspettative e pieno di sorprese, ma sempre e comunque creato per valorizzare la musica e gli arrangiamenti. Ci piace anche pensare che l’assenza di un Time Code in regia luci abbia restituito un po’ di quella “umanità” che ultimamente si tende a perdere, soprattutto in eventi così imponenti…

Cominciamo subito con Giovanni Pinna, alle prese con le ultime rifiniture a qualche ora della data zero riservata agli abitanti di Modena.

ZioGiorgio.it: cominciamo con le tempistiche. Raccontaci la nascita del concept e come siete arrivati a questa idea.

Giovanni Pinna: il progetto è cominciato ad Agosto/Settembre dell’anno scorso. Giò Forma ha sviluppato 5/6 concept di set design, poi ci siamo trovati tutti a Bologna con il management e l’Artista e abbiamo deciso la strada sulla quale poi abbiamo sviluppato l’idea finale. In fase di progettazione ci sono stati numerosi interventi e modifiche relative ad altezze, tipologia e quantità di materiale ed adattamenti vari.

ZioGiorgio.it: una volta deciso il concept, ipotizzando di avere davanti un foglio bianco, come hai agito?

Giovanni Pinna: il primo pensiero è stato quello dei telai. Avendo questo muro con una scenografia sopra, la mia prima problematica è stata di capire come ottenere del controluce sul palco. Così ho ideato questi particolari telai con formato identico alla scenografia corrispondente a sua volta al modulo Layher. Ogni telaio corrisponde a quattro moduli layher e il palco è composto da 11 moduli da 4 257 di Layher con dei rompi tratta da 128 tra un modulo e l’altro. Come vedi è tutto molto schematico e quadrato. Inoltre i telai sono stati totalmente customizzati sia per quanto riguarda il design, sia per la parte strutturale.
Con queste basi ho quindi ricostruito una matrice con tanto di profilo LED lungo tutto il perimetro per un totale di 1200 metri di barre LED. Una volta risolto il controluce, ho sviluppato il resto in base ai diversi piani in altezza, considerando che abbiamo il palco a 2.50, e le passerelle a 4 e 5 metri.
L’allestimento di suo è molto semplice: backwall con i telai, una marea di fixture sul floor e quattro ring automatizzati tramite Cyberhoist sotto le torri anch’essi pieni di proiettori. Questo è l’impianto con cui lavoro sul palco, considera che non ho frontali.
Si tratta di un concept di design che ti porta a delle scelte abbastanza obbligate. Si lavora di contro, si lavora dal floor e quello che ho sopra la testa dei musicisti è abbastanza limitato e non è mai frontale. Concettualmente siamo in una situazione simile al palco del 2003 dove non avevamo alcun tipo di struttura.
Altro punto su cui ho sviluppato il concept del Lighting Design è stato di minimizzare al massimo la tipologia delle apparecchiature. Ho una tipologia di wash, una tipologia di spot e così via.

ZioGiorgio.it: puoi spiegarci meglio la scelta di una sola tipologia di proiettori per famiglia?

Giovanni Pinna: considera che ci sono in totale 840 teste mobili. Su un palco così grande frammentare il sistema sarebbe stato un suicidio, sia a livello di come mettere insieme le cose a livello visivo, sia per quanto riguarda la programmazione. Quindi è molto più semplice avere un solo tipo di spot, anche se qui abbiamo sia Claypaky Mythos che Robe BMFL, ma sistemati dalla A alla Z. Se osservi ad esempio il Claypaky Mythos, da stage left a stage right capillarmente c’è solo quel tipo di faro. Stessa cosa vale per gli wash con 200 Robe Spider e Claypaky Sharpy Wash che fanno solo ed esclusivamente la scenografia. Il lato scenico l’ho affrontato con una sola tipologia di proiettore e la sala con 200 LedWash 1200 della Robe.
Uniformare il tutto mi ha aiutato tantissimo, sia durante la programmazione sia durante la realizzazione dello show. Quando hai un palco così grande e vuoi fare delle scene grandi, hai bisogno di avere prodotti dello stesso tipo, anche se alcune cose le ho mischiate, come ad esempio gli Alfa Beam 1500 di Claypaky con i Robe BMFL ma anche in questo caso disposti capillarmente sul palco. Quando accendo i Robe BMFL ho comunque i miei 140mt di fronte palco coperti da un solo prodotto. Forse è lo spettacolo con meno tipologie diverse di fari che ho mai fatto in vita mia.

ZioGiorgio.it: come ti sei interfacciato con il LEDWall centrale?

Giovanni Pinna: nel LEDwall centrale, che tanto centrale non è visto che si muove anche lui tramite WiCreation, abbiamo i LED che sono fuori, oltre a delle configurazioni diverse tutte automatizzate che muovono sia i LEDWall, sia le strutture luci posizionate sotto. I LEDWall sono forniti da PRG, gestiti però da Marco Piva che lavora con me da anni e che controlla il tutto in sinergia con le luci. I contenuti sono invece curati da Except che è l’azienda che fa anche tutte le riprese video sotto la regia di Peppe Romano. Una quantità così immensa di LEDWall se non lo gestisci bene ti ammazza lo show totalmente, e stiamo parlando di uno show dove l’effettistica si deve vedere.

ZioGiorgio.it: sarà uno show molto lungo di 3 ore circa che ripercorre tutta la carriera di Vasco. In questo senso che direttive hai avuto e che scelte hai fatto per cercare di variare il più possibile?

Giovanni Pinna: beh, materiale per variare ne abbiamo, conta che ci sono anche i laser. Chiaramente vedrai un crescendo con una struttura ben fatta anche a livello di scaletta. Devo dire che non ho avuto particolari difficoltà nel gestire il materiale per bene e nel dare una strategia all’esecuzione. Anche per quanto riguarda la gestione delle movimentazioni e delle automazioni è stato sufficiente utilizzare gli schermi non troppo ma abbastanza. Tutte scelte che abbiamo fatto anche durante la progettazione.

ZioGiorgio.it: a livello più tecnico utilizzi time code?

Giovanni Pinna: no, solamente Marco Piva per i video. Io mi aggancio al timecode solo per una canzone, mentre per il resto dello show sono sempre sganciato dal timecode. Nella gestione dei video, il timecode gestisce solamente lo start dei contenuti, per il resto anche Marco lavora in manuale controllando effettistica, special, stacchi, strobo ecc…

ZioGiorgio.it: parlaci della console.

Giovanni Pinna: solitamente usavo con Vasco Rossi la MA Lighting MA1 perchè mi trovo meglio per quanto riguarda la manualità, la tipologia di tasti ed altri particolari, mentre quest’anno, per necessità dettate dal numero di universi DMX, ho fatto un cambio con MA2. Consiedera che abbiamo 58 universi in totale.

ZioGiorgio: ecco, dacci un po’ di numeri relativi a questo setup.

Giovanni Pinna: oltre ai 58 universi abbiamo 840 teste mobili, un migliaio di punti luce vari tra strobo, accecatori ecc… 140 Laser con 24 BB3 e 6 Tripan della ER Productions, 104 Kinekt, e 30 macchine del fumo con ventole.

Non solo audio e luci a Modena Park ma anche tanto video. Proseguiamo le interviste con Giuseppe Romano che ci racconta la parte visual dello show e non solo.

Giuseppe Romano si è occupato della regia dello show per la parte Cinema-Tv e del Dvd in uscita a fine anno oltre alla parte di direzione artistica dei contenuti visual dello show. Si tratta di vere e proprie video scenografie inedite che ripercorrono canzone per canzone la storia dei 40 di Vasco.
La regia Tv e Cinema è stata fatta anche con la collaborazione di Giorgio Testi (Multicam Live Director) e la produzione esecutiva di Maurizio Vassallo per la casa di produzione Excpet alla quale appartiene Giuseppe Romano che ha gestito tutta la parte video dello show.

ZioGiorgio: bentrovato Giuseppe. Prima di tutto vorremo sapere se ci sono state indicazioni particolari dalla produzione o tutto farina del tuo sacco?

Giuseppe Romano: come tutte le recenti esperienze con Vasco e il suo Mgmt, l’idea è partita dalla necessità di integrare con la parte visual la diretta nei monitor, sfruttando i 1500mq di LED screen per dare al pubblico un forte impatto visivo e un’immagine coordinata al tutto. I video post-prodotti e il live erano trattati con la stessa attenzione e con lo stesso look e abbiamo lavorato con una console di effetti in tempo reale D3 ed un software ad alte prestazioni Notce, che ci ha permesso di gestire il flusso di immagini fino a 6k di qualità.
Vasco mi ha dato totale fiducia sulla parte creativa e di racconto per immagini… in un lavoro step by step durato circa 5 mesi tra montaggi, shooting e post-produzione.

ZioGiorgio: puoi illustrarci il concept dal quale sei partito e come si è via via sviluppato?

Giuseppe Romano: Il concept dello show era relativamente facile, ma allo stesso momento difficile: per raccontare 40anni del re del rock italiano bisognava non essere troppo autocelebrativi ma dare il senso della storia fino a i giorno nostri, arrivando alle sperimentazioni digitali tra motion design e footage. Quaranta look fatti canzone per canzone e concepiti con un vero e proprio film in capitoli con una grande colonna sonora.

ZioGiorgio: come ti sei interfacciato con l’aspetto illuminotecnico?

Giuseppe Romano: questa volta per me, il mio direttore della fotografia Emanuele Cerri e Giovanni Pinna è stata più complessa rispetto al 2015 a Napoli. Una maggiore mole di luci da programmare, il sync con i movimenti degli schermi e le sequenze video sono stati oggetto di lunghe fatiche, ma con un grande risultato. L’integrazione tra output tv e cinema in diretta sono stati totali. Uno show del genere non può essere concepito a comparti stagni. Con Giovanni abbiamo tarato tutte le luci e le cromie dello show canzone per canzone, creando un unico feel rouge tra le luci e il video.

ZioGiorgio: com’è stato avere a che fare con un’opera così immensa? Ci sono state criticità ed eventualmente come le hai gestite?

Giuseppe Romano: beh, guardando indietro è stata un’impresa epica… con tanta preparazione e molto lavoro. Anche da un punto di vista ingegneristico e di programmazione non è stato facile. All’inizio essendo uno show da record è stato difficile mettere in piedi con i fornitori tali richieste, basti pensare che per la parte di regia video abbiamo avuto a disposizione di 26 camere in digital cinema che però in contemporanea servivano anche alla parte Broadcast per la Tv-Cinema, per i LED Screen di sala e per il dvd. Il tutto con un look non propriamente televisivo ma cinematografico con ottiche che si usano negli action film.
Per darci due numeri, abbiamo generato circa 120 Tera byte di materiale video, un team di lavoro di circa 100 professionisti con più di 2,5 km di cavi in fibra ottica e un reparto lenti con circa 62 tipologie di obbiettivi diversi.

ZioGiorgio: quindi in attesa di un film sull’evento?

Giuseppe Romano: esatto, in uscita nei prossimi mesi il Music-film di Modena Park con tanti nuovi punti di vista inediti che non abbiamo svelato nelle dirette. Un lavoro reso possibile anche grazie al contributo della persona che si è occupato con me della parte visual, l’artista Ok Rocco per Hello Savants, collettivo internazionale di Amsterdam.

Aldo Chiappini
ZioGiorgio Staff

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