Marillion al Teatro degli Arcimboldi

Che belli i tempi quando anche una band di rock progressivo poteva scalare le classifiche mondiali e lo faceva con un “concept album”! Cose inimmaginabili ai nostri giorni…
Questo è quello che successe ai Marillion nel 1985 e tanti tra gli “over 50” si ricorderanno lo straordinario successo dell’album Misplaced Childhood, un successo trascinato dai singoli evergreen come Kayleigh e Lavender. L’album raggiunse velocemente la prima posizione della Official Albums Chart, risultando il disco di maggiore successo commerciale dei Marillion. Se i Marillion con il cantante Fish alla voce sono generalmente accostati a gruppi di rock progressivo di stampo classico come Genesis, Yes, Van der Graaf Generator e Pink Floyd, la formazione con il successivo cantante e frontman Steve Hogarth (noto anche semplicemente come “H”) dal 1989 si è progressivamente allontanata da questa impostazione, avvicinandosi più all’indie e alternative rock.

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

Ancora oggi la band britannica gode di un vasto seguito a livello internazionale, e continua a incidere dischi e suonare dal vivo regolarmente. Per promuovere il loro l’ultimo CD “F.E.A.R.”, il 18esimo (!) della loro carriera, tra ottobre e novembre si trovano in giro per l’Europa per una decina di date, per poi proseguire a febbraio il tour negli States.

Così il 4 ottobre ci siamo recati al Teatro degli Arcimboldi per assistere alla data Milanese dei Marillion dove abbiamo avuto occasione di parlare con la produzione locale, col PA-Manager, fonico FOH e lighting designer così avere tutte le informazioni tecniche che riguardano il live di questa storica band. L’appuntamento si preannunciava particolarmente interessante anche per la presenza di BOSE ShowMatch, un sistema con una storia “giovane” alle spalle ma con ritrovati tecnici certamente interessanti. Per capire meglio le specifiche di questo impianto – acquistato dal service Sonique circa sei mesi fa – abbiamo parlato prima del soundcheck con uno dei due PA-Manager,  Paolo “Calzinhos” Calza.

Paolo “Calzinhos” Calza – PA-Manager

Ziogiorgio.it: ciao Paolo, qui lavori come free lance? Sei stato chiamato da Sonique?

Paolo Calza: si, lavoro spesso con loro come PA-Manager, sostituendo Claudio Scavazza in alcune date di Elio & le Storie Tese ed altri show, sia con il sistema BOSE che utilizziamo qui, che con l’altro sistema audio di Sonique, il JBL Vertec.

ZioGiorgio.it: tra le prime cose che saltano all’occhio c’è che i cabinet non sono tutti uguali.

Paolo Calza: esatto, e qui sta la particolarità del sistema… BOSE fa tre tipi diversi di cabinet per il sistema Showmatch, SM5, SM10 e SM20. Cambia lo shape del box e l’apertura verticale. 5, 10, e 20 gradi. Qui per esempio stiamo utilizzando 4 SM20 come frontfill appoggiati sul bordo del palco. Tutto l’intero cluster è fatto da SM5, tranne le ultime due casse che sono le SM10, in configurazione downfill, per coprire le prime file, con copertura più ampia, perché oltre ad avere le tre casse diverse con l’angolo verticale differente, c’è la possibilità di montare delle trombe, delle guide d’onda frontali di varia aperture orizzontale.

ZioGiorgio.it: e quale apertura state utilizzando qui?

Paolo Calza: abbiamo optato per le 70° su tutto il cluster SM5 e 100° sulle SM10. Quindi sui downfill dove necessitiamo di un po’ più di copertura per arrivare un più al centro usiamo il 100°. I frontfill sono lo stesso 100°. Ci sono varie configurazioni, nel senso che si possono montare delle trombe sia a 70°, 100° che a 120°. Abbiamo trovato una soluzione abbastanza coerente utilizzando sui cabinet ad apertura verticale da 5° le trombe con apertura orizzontale da 70°.

ZioGiorgio.it: fammi capire meglio come funziona praticamente questa cosa del cambio di montare trombe differenti…

Paolo Calza: devi immaginarti che il driver con guide d’onda arriva circa a metà della cassa, davanti ci sono due alette di plastica – con diverse shape – che si possono intercambiare e sono quelle che “decidono” l’apertura di 70°, 100° e 120°. Per cambiare i due pezzi bisogna semplicemente smontare la griglia, una cosa che può essere fatta in pochi minuti direttamente sul campo, anche se è sempre consigliabile prevedere prima la configurazione…

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

ZioGiorgio.it: sono sistemi passivi, giusto?

Paolo Calza: si, sono tutti sistemi passivi, il top è un bi amplificato doppio 8”,  con quattro driver da 2”. Il sub è un singolo 18”. I sub sono tutti uguali, sia quelli appesi che quelli a terra.

ZioGiorgio.it: se non erro da amplificatori marchiati BOSE, si è optato di passare ad amplificatori Powersoft…

Paolo Calza: vero, qui stiamo utilizzando dei finali Powersoft X8, un prodotto eccezionale con otto canali su due unità rack. In tutto stiamo usando sei X8, per un totale di 48 canali, che sto utilizzando per intero. Per questa situazione è stato scelto di usare un cablaggio analogico, quindi entriamo con il left/right sub front sul primo amplificatore, dopodiché rilanciamo in analogico su tutti gli amplificatori.

ZioGiorgio.it: per il controllo che rete utilizzate?

Paolo Calza: una rete ethernet, che ho portato qui in regia, dove ho il mio computer con il software di controllo Powersoft Armonia dal quale posso controllare tutto, anche accendere e spegnare tutto il sistema volendo.

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

ZioGiorgio.it: esistono già dei preset di configurazione per questo sistema?

Paolo Calza: si, ci sono i preset specifici per i Powersoft X8 che fornisce BOSE, esistono vari preset per le casse differenti, che però non tengono presenti l’apertura orizzontale. Per i sub c’era solo un preset standard e noi ci siamo arrangiati per fare qualche piccolo aggiustamento. Per esempio ci siamo creati dei preset per i sub cardiodi, quindi per il sub back, che non era previsto dalla casa costruttrice.

ZioGiorgio.it: che opinione ti sei fatto di questo impianto?

Paolo Calza: onestamente il sistema suona, e suona tanto. L’ho utilizzato con Paul Weller a Genova è avevamo un volume del tipo “a tuono”. C’erano qualcosa come dodici amplificatori di chitarra sul palco tutti a “canna” e con l’impianto dovevamo starci sopra. Ti assicuro che c’era un volume devastante, ma ho visto accendersi raramente un LED del limiter in entrata. Questo sistema ha veramente molto margine. Parlando poi con i vari fonici che l’hanno utilizzato, come Marco Tagliola dei Baustelle e lo stesso fonico di Paul Weller, devo dire che sono tutti rimasti sempre molto contenti.

ZioGiorgio.it: il marchio BOSE è entrato da relativamente poco tempo nel mercato touring, hai registrato una qualche “diffidenza” tra i fonici?

Paolo Calza: certo, succede, perché non è uno dei marchi che girano da anni nel settore e si sono radicati nel mercato del touring, inutile negarlo. Ma se si riesce a superare questo gap e far comprendere a fondo cosa questo sistema può fare, allora tutto diventa molto più semplice, anche perché alla prova d’ascolto il sistema risulta efficace e non delude nessuno!

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

ZioGiorgio.it: cosa puoi dirci riguardo alla meccanica?

Paolo Calza: la meccanica è semplice e ben studiata. Il baule da due casse secondo me è un po’ da migliorare, risulta un po’ scomodo, ingombrante, molto grande con il coperchio che peraltro non si riesce a togliere del tutto, però per il resto il sistema si monta molto velocemente.

ZioGiorgio.it: ha un software di previsione dedicato?

Paolo Calza: si, è quello che ho usato qui, si chiama Modeller, ed è molto complesso. Permette di fare delle simulazioni molto accurate. Diciamo che è una sorta di Ease, non la versione Focus Ease per intenderci, ma quello completo. E’ un software abbastanza complicato ma efficace.
Sò che stanno sviluppando un software più user friendly, così che anche coloro che sono meno “avezzi” a calcoli etc riescano a fare una predizione acustica abbastanza facilmente e montare il sistema altrettanto velocemente.

Subito dopo aver parlato con “Calzinhos” abbiamo assistito al soundcheck, dove il FOH engineer Phil Brown con l’aiuto di due tecnici di palco dei Marillion ha messo a posto il balance in un tempo relativamente ristretto. Phil è un personaggio simpatico e disponibile,  un fonico “old school”, molto spiritoso e con la battuta sempre pronta. Appena finito il check ci ha concesso una lunga intervista.

Phil Brown – FOH Engineer – Marillion


ZioGiorgio.it:
ciao Phil, siete in mezza produzione, vero? Che cosa portate in giro?

Phil Brown: sto girando con un Midas Heritage 3000 e ne abbiamo anche uno per il monitoring, un sistema completamente analogico. Questo non significa che io non voglia lavorare col digitale, cosa che faccio regolarmente nei festival, ma quando posso scegliere lavoro solo in analogico.
Anzi, tra tre giorni saremo a Parigi dove userò due console, praticamente un altro sistema completo, perché i Marillion suoneranno con un orchestra completa. Affiancherò un Midas Pro2, così come Nick il fonico di palco e che useremo per la sola ripresa dell’orchestra, per poi tornare dentro all’analogico.

ZioGiorgio.it: si dice che gli analogici occupino molto spazio nei camion, anche per questo sembrano un po’ “fuori moda”…

Phil Brown: assolutamente, ma ne vale la pena. Se chiedi alla maggior parte degli ingegneri del suono, o meglio, la maggior parte degli ingegneri della mia epoca: “quale console vorresti avere davanti, sempre che non sia tu a doverla trasportare e montare?” Molti risponderanno un Midas analogico, probabilmente proprio il 2000 o il 3000. Poi si dice che il digitale sia più comodo, più flessibile etc, etc. Beh, io sono interessato alla qualità del suono, null’altro. Del resto mi importa poco. Sono ingaggiato per restituire il miglior suono e per me, per le mie orecchie, il miglior suono si ottiene con questo mixer.

Per come è impostato lo show dei Marillion devo avere per forza di cose ogni fader sempre a portata di mano, non posso permettermi neppure un passaggio da un layer ad un altro, tutto deve essere immediato ed io riesco a fare ciò se ho tutti i canali a portata di mano. Inoltre il passaggio agli IEM ha cambiato il loro modo di suonare. Hanno la possibilità di regolarsi il loro balance e questo significa che spesso c’è una perdita di “intensità” nell’intenzione del musicista. Per farti un esempio, un tempo con gli wedge dovevano “pestare” di più per sentirsi meglio, e tutto ciò andava a vantaggio dell’esecuzione secondo me! (ride divertito ndr)

ZioGiorgio.it: che cosa ti arriva dal palco parlando di input list?

Phil Brown: in tutto ho 41 inputs e il resto sono unità di effetti, ma Nick sul palco ne ha di più, perché lui gestisce anche tutti i click track. Utilizziamo quattro click track diversi, il cantante ha il suo personalizzato, la band un altro, il batterista un altro ancora e un quarto lo usiamo per il video sync, ed ovviamente nessuno di questi arriva sul mio mixer. Ci sono 15 canali per la batteria: 2 kick drum, 2 per il rullante, 1 per il secondo rullante, 1 hihat, 4 rack tom, 2 floor tom, 2 overhead e 1 ride. Il basso occupa 3 canali, pre amp, post e pedali effetti e per il dulcimer usiamo dei microfoni a contatto. Ho tre canali per le chitarre elettriche e due per le acustiche, 12 canali sono occupati dai keyboards, di cui 4 solamente dal Kurzweil del cantante. Il resto sono campioni, loops e microfoni per i backing vocals, quello posizionato alla tastiera e poi il microfono centrale del cantante Steve Hogarth. Con il microfono spare del cantante fanno 41 canali. Faccio dei gruppi per le cose extra, come fill della batteria, le voci, le chitarre ecc., semplicemente per essere pronto nel momenti in cui devo dare un po’ di boost in più.

ZioGiorgio.it: usi qualche microfono o qualche tecnica di ripresa particolare?

Phil Brown: no, sono abbastanza standard. L’unica cosa insolita è che tutti i microfoni dei tom si trovano all’interno dei fusti, utilizzando un sistema di montaggio di Randall May, per cui tutti i microfoni sono montati internamente. Questo sistema di montaggio consente di utilizzare qualsiasi microfono che desideri, io ho scelto dei normalissimi Sennheiser 604 per i rack tom, e degli Sure Beta 56 all’interno dei due timpani.

ZioGiorgio.it: è un sistema che dovrebbe restituire molto attacco giusto?

Phil Brown: si, per essere onesto a volte è anche troppo! Effettivamente il suono risulta quasi un po’ “strozzato”, ma Ian, il batterista, ha un’impostazione di tipo jazzistico e non picchia molto forte. La distanza tra tom e piatti è poi ridotta e gli unici microfoni che potrei usare sarebbero quelli gooseneck. Ci ho anche provato con risultati pessimi, perché il suono che mi entrava era molto ricco dei piatti e con poco tom, molti leakages insomma, non era la strada giusta. Da quando adoperiamo il sistema Randall May devo dire che ho risolto e non vedo al momento altre soluzioni.

ZioGiorgio.it: che cosa si trova nei rack outboard?

Phil Brown: un rack con quattro SPX990 è dedicato solo alla voce, ed altri due sulla batteria e che uso per riverberi ed effetti particolari, come una specie di flanger che uso sui piatti. Poi ho un rack con tre Klark Teknik DN370 Graphic EQ. In questa venue li uso per il left/right, i sub, che sono tutti in mono, come anche i front fill, ed un altro eq nel caso mi trovassi dei diffusori per le balconate. In più nel rack si trovano dei classici dbx 160. Questo è tutto.

ZioGiorgio.it:  Steve Hogarth ha uno stile vocale abbastanza particolare, ci puoi dire come è composta la catena della voce?

Phil Brown: voglio raccontarti un aneddoto…
Abbiamo fatto un tour insieme e Ian Gillan (Deep Purple) che stava usando uno Shure KSM9 per la voce. Appena l’ho sentito mi sono innamorato, è un microfono pazzesco. Il vocal chain è presto spiegato anche perché non c’è niente altro! (ride ndr). Non amo tanta compressione sulla voce. Entro con il KSM9 direttamente nel banco, equalizzo e metto in insert un DBX 160, stop. Sono un musicista e ho lavorato molto come fonico in studio e tento di mixare come se stessi facendo uno di quei mix finali vecchio stile su bobina, quando non esisteva ancora protools con i plug in, e si faceva tutto di fila in un colpo solo. Ascolto tutto, giro intorno alla console, esco dalla postazione, mi muovo e faccio il mix come se stessi facendo un CD dal vivo. Steve Hogarth è un cantante abbastanza particolare, non sai mai cosa potrà inventare, scende dal palco, si arrampica su qualche cassa, fa di tutto, non posso perderlo d’occhio neppure un attimo.

ZioGiorgio.it:  andare in giro senza PA significa trovarsi in tutte le venue con sistemi diversi.

Phil Brown: effettivamente dipende dal tour e dalla situazione finanziaria. A volte giriamo con il nostro sistema D&B Audiotechnik ma molto spesso devo lavorare con quello che trovo. Mando giusto un rider tecnico, spiegando che siamo completamente auto sufficienti e che l’unica cosa che ci serve è un collegamento diretto nel PA.

ZioGiorgio.it: che cosa pensi del sistema BOSE che hai trovato qui al Teatro dell’Arcimboldi?

Phil Brown: ad essere molto sincero, quando quattro giorni fa mi hanno comunicato che il sistema audio per la data di Milano sarebbe stato un BOSE mi sono “agitato” un pochino, ma devo dire che già dal soundcheck ho capito che questo sistema funziona veramente bene. Sono rimasto davvero sorpreso, perchè il suono risulta molto chiaro è definito, la copertura è ottimale, anche sulle balconate, ma soprattutto ha veramente un sacco di headroom, una caratteristica che, come ormai avrai capito da quanto ti ho raccontato, amo avere a disposizione per il mio mix.

ZioGiorgio.it: Phil, ti diverte ancora girare con questa band di “matti”, nel senso buono del termine si intende?

Phil Brown: già, come avrai visto tu stesso il modo di lavorare dei ragazzi è abbastanza complesso. Diciamo che ogni concerto è una battaglia. Mi diverto ancora, ed è una cosa che vale la pena fare. Lavoro con loro da 17 anni, siamo molto amici, non è una cosa che fai senza una passione vera.

Abbiamo fatto anche due chiacchiere con il lighting designer e operatore luci (nonchè video), Yenz Nyholm.

Yenz Nyholm – Lighting & Video – Marillion

ZioGiorgio.it: il parco luci è di produzione o richiedete tutto sul posto?

Yenz Nyholm: non portiamo niente con noi, inviamo un plot luci semplificato alle varie venue e chiediamo che venga allestito. Porteremo il nostro setup solamente in occasione delle date di Parigi e nella Albert Hall. Grazie ai moderni sistemi di gestione delle luci sono in grado di clonare il mio show utilizzando quello che trovo nei vari teatri. Naturalmente non esagero con le richieste. Mando alle varie location un disegno semplice con fixture standard facilmente reperibili su cui riesco ad adattare il mio progetto un po’ ovunque.

ZioGiorgio.it: quindi hai già una visione chiara di quello che troverai?

Yenz Nyholm: non proprio! ogni tanto trovo situazioni veramente “particolari”. Oggi per esempio la truss frontale arriva quasi a metà palco e non abbiamo followspot. Il teatro può essere spesso una sfida, perché di solito è complicato da ri-allestire e trovi quello che trovi, e per evitare di perdere troppo tempo devi accontentarti di quello che c’è. Questo show comunque è stato disegnato per lo Zenith e per l’Albert Hall, e lì sappiamo esattamente dove sono posizionati i punti rigging. Nel resto delle date si parla di adattamento, senza alcuna improvvisazione. Il progetto è stato pensato in modo flessibile e tutto deve girare con un click a prescindere dal teatro in cui mi trovo.

ZioGiorgio.it: lavori con cue manuali o hai un sistema di sincronizzazione?

Yenz Nyholm: lancio le cue manualmente. Avevamo pensato di usare un time code, ma la band non suona mai in sync per tutta la canzone. Magari ci suonano per una strofa poi vanno fuori tempo per poi rientrarci. Alcuni pezzi sono sincronizzati con l’orchestra, ma tante delle vecchie canzoni hanno solo un click iniziale, per questo motivo ho scelto di andare “a mano”.

ZioGiorgio.it: cosa hai specificato nel progetto luci?

Yenz Nyholm: per la Albert Hall avremo Claypaky Scenius spot, tanti Martin Aura XB wash e Robe Pointe come beam. Questa è la base di cui ho bisogno.

ZioGiorgio.it: e di solito usate dei follow spot?

Yenz Nyholm: chiediamo tre seguipersona, in quanto la band deve essere sempre illuminata bene. “H” di solito si muove molto sul palco, ma in questo tour sta seduto o in piedi in un punto definito e per questo possiamo fare a meno dei follow spot. La band è stata comunque avvisata, e comunque abbiamo anche qualche wash frontale che mi permetterà di seguirli nel caso escano dalla propria posizione.

ZioGiorgio.it: che console utilizzi e come ti interfacci nelle varie location?

Yenz Nyholm: uso Avolites Titan con la versione 10.1, poi ho il mio Avolites Tiger Touch Pro e il piccolo Avolites Titan Mobile come back up. Dato che è tutto ben impostato, molto probabilmente utilizzerò lo stesso set up anche per la data londinese. Per quanto riguarda il protocollo di comunicazione, ho settato il tutto per affrontare situazioni differenti. Per esempio ieri a Roma mandavo il tutto via DMX, oggi invece misto Artnet/DMX. Cambia ogni giorno, ma la gestione è abbastanza semplice, perché Titan è una console molto flessibile.

ZioGiorgio.it: passiamo al video. Hai creato tu i contenuti? Come gestisci il tutto?

Yenz Nyholm: in questo tour i contenuti video sono stati creati tutti da Simon Ward, un visual designer che lavora da tempo con i Marillion. Il video risiede su Catalyst ed è controllato via Artnet da Titan. In questo modo sono in grado di unire luci e video nella stessa cue list. La maggior parte dei video sono praticamente realizzati in base alla durata della canzone e sincronizzati con un segnale smtp.

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

ZioGiorgio.it: ogni brano ha il suo video?

Yenz Nyholm: si, questo perché se troviamo un proiettore al posto di un video wall evitiamo il bianco sullo schermo brutto da vedere. Alcuni video sono più elaborati, altri sono semplicemente dei pattern o degli effetti a tema.

ZioGiorgio.it: quali sono le fixture con cui lavori meglio?

Yenz Nyholm: mi piace molto il Pointe di Robe, un prodotto versatile e con un fascio preciso. Ho utilizzato Scenius l’anno scorso e mi sono piaciuti, ma ho notato che non è ancora molto diffuso in Europa. Stesso problema con il Viper, una fixture con cui mi trovo bene, ma per qualche ragione a me sconosciuta non è così facilmente reperibile in Inghilterra. Comunque il Pointe è molto versatile, va bene come spot, wash e beam, si presta per tutto!

Last but not least abbiamo avuto modo di scambiare qualche opinione con Federico Navazio e Diego De Ferrari, responsabili del service audio/luci/video Sonique s.r.l., che hanno curato la direzione tecnica, logistica e la pre produzione di questo concerto.

ZioGiorgio.it: come siete stati coinvolti in questa data dei Marillion?

Sonique: il contatto è avvenuto tramite Swex Booking, nella persona di Francesco Grieco con il quale avevamo già collaborato in occasione del Tour Europeo di Elio e Le Storie Tese durante la scorsa primavera.

ZioGiorgio.it: come si è svolta la giornata?

Sonique: tutto è andato secondo quanto precedentemente concordato con la produzione Inglese, anche se una volta su piazza ci hanno chiesto di anticipare tutto il lavoro. Sai, non di rado succede che le produzioni straniere siano un po’ “prevenute” nei confronti di noi italiani. Nella realtà tutto è filato liscio partendo dal Load In alle 8.30 AM fino alla consegna del materiale perfettamente funzionante alle ore 13.00 circa: un buon tempo, direi!

 

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

ZioGiorgio.it: utilizzate ShowMatch da qualche tempo, non è certo molto, ma comunque un tempo sufficiente per aver raccolto feedback e considerazioni… Cosa potete aggiungere in questo senso?

Sonique: sicuramente la possibilità di configurare il sistema in maniera molto precisa a seconda delle esigenze acustiche della location si p rivelato un grande punto di forza. In occasione dell’ utilizzo qui all’Arcimboldi, dove non è la prima volta che lavoriamo, uno dei feedback più soddisfacenti è stato che persone che hanno assistito al concerto dal’ ultima galleria del teatro, in posti abbastanza fuori asse rispetto all’ impianto audio, ci hanno riportato di un ascolto ottimale su tutto lo spettro di frequenze, esattamente come chi ha ascoltato il concerto da posti più centrali in platea: una copertura molto omogenea e godibile.

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

Quello dei Marillion all’Arcimboldi è stato un bel concerto, con un pubblico partecipe e “canterino” per gran parte dello show! La performance artistica è stata molto convincente e lo spettacolo stesso è stato avvincente e vario anche per merito del lighting designer Yenz Nyholm, al quale va certamente un grosso plauso.
Yenz ha dimostrato un grande gusto ed una particolare sensibilità nel seguire e sottolineare l’espressività della musica dei Marillion grazie al sapiente uso di colori caldi molto evocativi, ed una perfetta integrazione del video col disegno luci.
L’audio era di alto livello qualitativo, anche in una location, quella dell’Arcimboldi, dove non di rado abbiamo ascoltato concerti “mediocri”. Il mix di Phil Brown si è rivelato abbastanza “old style”, con il kit della batteria decisamente “fuori” dal mix e timbriche molto vicine agli anni ’80, efficaci in certi brani forse un po’ meno coerenti con la produzione più recente.
Molto belli i suoni delle chitarre e soprattutto del basso, sempre molto definito ed a fuoco, merito anche di una corretta gestione della sezione delle basse frequenze dal sistema PA stesso, che significa spesso aver già svolto metà dell’opera. Voce sempre intellegibile anche se mai troppo predominante nel mix.
Girando per il teatro, sia in platea che sulle balconate, abbiamo apprezzato una diffusione molto omogenea, anche fin su, al terzo ordine di galleria.

Foto: Valeria Mottaran – www.valeriamottaran.com

Per quanto riguarda Bose ShowMatch, inutile nascondere che la curiosità era tanta, anche da parte nostra. Lo avevamo sentito in azione a MIR dove sembrava “fare sul serio”. Ascoltandolo in una location vera – e problematica – come l’Artcimboldi di Milano possiamo dire senz’altro dire che, sì, è un sistema che fa sul serio e che ha diverse carte da giocare. Senz’altro può contare su una tecnologia innovativa e che offre nuove e diverse possibilità di utilizzo. In quest’ottica la “sfida” sarà cercare di far capire agli utenti ed agli addetti ai lavori in genere cosa effettivamente ShowMatch sia in grado di fare, andando magari a semplificare ulteriormente – per quel che abbiamo appreso – alcune fasi di setup ed ottimizzazione del sistema.
Piccoli “peccati” di gioventù per intendersi, ai quali il reparto ricerca e sviluppo Bose, che immaginiamo disponga di risorse e tecnologia all’altezza, saprà probabilmente porre rimedio col tempo, con l’esperienza e con i preziosissimi feedback dal campo.

Ringraziamo tutto il team della produzione locale, in particolare Federico e Diego di Sonique, e la direttrice on site, Romina Carotti, per l’ospitalità e l’organizzazione impeccabile.

Guido Block
ZioGiorgio Team

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