ProLight+Sound Shanghai: la sintesi

Come vi abbiamo anticipato, ProLight+Sound Shanghai quest’anno ha sorpreso in termini di organizzazione e non solo. Cominciamo dai numeri che con 630 marchi e 23 paesi distribuiti nei 45,000 mq della fiera non sono certo roba da tutti i giorni… D’altra parte lo abbiamo capito, il mercato orientale – Cinese nello specifico – è in costante crescita e può contare su numeri, in termini assoluti, impressionanti. Ma i segnali più interessanti e tangibili sono rappresentati dalla reattività e dalla straordinaria velocità con cui alcuni aspetti dello show, negli anni passati non sempre impeccabili, sono migliorati in poco, pochissimo tempo. Ci riferiamo alla progettazione di nuovi eventi, alla gestione degli spazi e delle attività, per arrivare fino alla presentazione e la disposizione degli stand stessi, sempre più elaborati ed attenti all’immagine, almeno per le aziende di un certo “spessore”.

Hanno fatto poi la loro comparsa nuovi settori come la sicurezza negli eventi, acustica 3D e AoIP, che hanno richiamato molti brand, alcuni dei quali presenti per la prima volta a Shanghai. Tra gli stand della fiera abbiamo potuto infatti notare la presenza di Audio-Technica, Harman International, NEXT-proaudio, Neutrik, Peavey, Prolyte, Shure, YAMAHA, Antelope Audio, BBS e altri ancora.

Sicuramente si respirava un forte desiderio di crescita da parte dei professionisti orientali, che hanno partecipato in massa (e credeteci sulla parola quando usiamo il termine “massa”…) alle molte occasioni formative presenti quest’anno come l’International Audio Training Course, il Dante Certification Training, il workshop a cura di ESA dal titolo “Hands On Rigging” e il forum sulle tecnologie di registrazione. Insomma, un chiaro segnale di che la fiera voglia e di fatto sia riuscita ad alzare di non poco il livello generale della manifestazione.

Ottima anche la suddivisione per settori, con la Recording and Production Zone – dove erano presenti P.A., dispositivi per il recording e il monitoring e processori audio, la nuova AV Entertainment Solution Zone – che proponeva soluzioni dedicate al mondo dei teatri, servizi per karaoke, cuffie, speaker e microfoni oltre a proporre tecnologie legate al mondo della realtà virtuale, augmented reality e 4D experience, e infine l’area dedicata al settore Stage Machinery Technology – in cui erano presenti molti brand internazionali che mettevano in mostra truss, motori e paranchi a catena, tessili per il teatro e sistemi di sollevamento.

Per quanto riguarda i concetti di condivisione della conoscenza tra esperti e aziende, che rappresentano sempre di più un punto di forza ricco di spunti interessanti all’interno fiere di settore, ci ha sorpreso la presenza di così tante associazioni locali ed internazionali. Tra le tante sono intervenute: China Society of Motion Picture and Television Engineers (CSMPTE), Japan Electronics Show Association (JES), Korea Broadcasting Equipment Industry Association (KOBEIA), National Association of Musical Instruments and Audio Manufacturers (ANAFIMA), Brazil, Russian Association of Amusement Parks and Attractions (RAAPA), Shanghai Municipal Administration Culture Radio Film & TV, Taiwan Association of Theatre Technology (TATT), Thai Hotels Association (THA), The German Entertainment Technology Association (VPLT).

Insomma un’edizione, quella del 2017, che a nostro avviso ha determinato una svolta in termini di qualità, apertura e voglia di imporsi nel mercato internazionale non da poco. Abbiamo visto molti brand europei attratti dall’immensità della fiera e dalle opportunità di espansione e sviluppo del proprio business messe in campo da un’organizzazione meno approssimativa rispetto agli anni scorsi e molto più “occidentale” in termine di ordine, accoglienza, gestione logistica.
Cosa ancora bisogna migliorare? Veramente difficile da dirsi un contesto generale dove un po’ tutte le fiere internazionali di settore stanno “guardando alla finestra” per capire bene quali possano essere le direzioni giuste da seguire per rinnovare il format stesso di “fiera” come lo abbiamo più o meno sempre conosciuto. Al solito non possiamo che incoraggiare le aree demo, dove prodotti e tecnologie possono essere comprese e testate direttamente sul campo, un espediente che coinvolge sempre un pubblico realmente interessato e di qualità. Rispetto ad alcune fiere europee poi qui, a Shanghai (come del resto a Guangzhou) non sono certo i numeri il problema, anche se camminando per i padiglioni meno centrali è facile ancora imbattersi in aziende meno organizzate ed originali (per non dire peggio) che presentano impunite copie di prodotti famosi e ben riconoscibili ma che probabilmente saranno destinate a diminuire, incapaci forse di tenere il passo di altre aziende che per contro hanno dimostrato di saper concentrarsi sull’innovazione.

La Redazione

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