Yamaha demo day: alla scoperta di PM7 Rivage

Qualche settimana fa ci siamo recati a Sperlonga, in uno dei più suggestivi borghi d’Italia, a metà strada tra Roma e Napoli, per assistere alla prima demo nazionale di Yamaha PM7 Rivage.
L’occasione si è presentata grazie all’invito di Riccardo De Simone titolare dell’azienda RemixSound (reseller Yamaha ed installatore) che ha organizzato il seminario in una location tanto bella quanto inusuale, “Sanctae Mariae de Spelonche” , una chiesetta sconsacrata e convertita in auditorium proprio nel cuore del centro storico.
Abbiamo accettato volentieri l’invito visto che effettivamente da un po’ di tempo volevamo fare una conoscenza più approfondita del progetto Rivage PM Series, visto che quel che sapevamo lo avevamo appreso della cartelle stampa ufficiali.
La demo, perfettamente organizzata e ben scandita nelle tempistiche, è cominciata verso le 10 del mattino. Un primo spazio è stato riservato alla presentazione della nuova linea di diffusori DSX, momento animato dal sempre coinvolgente Wouter “Tony” Verkuijl che ci ha fatto una rapida carrellata dei modelli.

Da sx: Corrado Nicoletti, Marco Giovannetti, Riccardo De Simone, Michele De Simone, Alessandro Arturi, Wouter “Tony” Verkuijl.

DIFFUSORI DSX

E’ quantomeno singolare il fatto che, come ci fa notare Tony, Yamaha che produce casse dal 1967 sia più conosciuta per altri prodotti e meno per questo settore. Anche se ad onor del vero chiunque abbia frequentato gli studi di registrazione non può non essersi imbattuto nelle storiche NS10 almeno una volta. “Pensare che Yamaha ha una divisione R&D dedicata ai diffusori molto importante e grande, forse più di quella dedicata ad altre categorie di prodotto” ci informa ancora Tony.

La gamma delle DSX comprende le DSX18 con un woofer da 18’’ e potenza massima 1020 Watt, altoparlante custom design espressamente disegnato da Yamaha e vanta una pressione di 142dB (half space) e 136 dB (free space) SPL, estensione in gamma bassa fino a 32Hz e modalità cardioide. Tony ci tiene a puntualizzare in merito alla differenza del dato specifico dichiarato, in half space (misura fatta con diffusore appoggiato a terra per capirsi) ed in free space che (senza nessun contatto con superfici). Senza dover necessariamente spiegare nel dettaglio, avrete già capito che la tipologia di misura fa una certa differenza…

Abbiamo poi visionato le DSX 15 Mk II, stessa potenza 1020 Watt e un dato dichiarato di 135 dB free space e riproduzione delle frequenze basse fino a 40 HZ, ossia una performance che sulla carta è identica al quella del vecchio 18 pollici sempre di casa Yamaha.
Completano la gamma le più piccole DSX 12 con dati dichiarati di 140 dB di pressione massima in half space e gamma che parte dai 42 Hz…
Tutte i diffusori sono attici con finale Classe D con picco RMS 1020 Watt.

IL PM7, INTRO:

La sala adibita per la demo era disseminata di prodotti Yamaha che, come ci verrà spiegato in seguito, erano perfettamente interconnessi tra di loro. La configurazione era così composta: Rack RIO versione 2 + PM7 + RPio + switch di rete per connettere il tutto, radio Shure ULXD connesso tramite rete DANTE e gestito dalle superfici Yamaha ed infine speaker DSX series per la diffusione. In aggiunta al PM7 era presente anche un banco della serie CL5, e i due fratelli minori, QL5 e QL1 interfacciati nella rete Dante tramite switch SWP1-16mmf.

Veniamo quindi al protagonista di giornata, il PM7 Rivage, fratello più piccolo del PM10 Rivage. Diciamo subito che la differenza sostanziale è che mentre il PM10 ha engines (quindi la potenza di calcolo) posti in una unità separata, il PM7 ha tutto onboard. Questo significa che il mixer non è solo una superficie di controllo ma una unità indipendente, con ingombri ed con un costo chiaramente differenti rispetto al top di gamma PM10.
A parte questo le caratteristiche dei due mixer differiscono di poco e sono di fatto identiche moltissime features, in particolare superficie di controllo e operatività e risultano assolutamente identici in fatto di qualità sonora.
Per evitare di dilungarci in questa sede su dettagli prestazionali di PM7 e PM10 e per conoscere le differenze, le specifiche esatte in termini di potenza di calcolo, canali, bus etc, vi rimandiamo volentieri al sito del produttore, dove potete trovare tutte le informazioni del caso più chiare e fruibili di quanto si possa fare noi in questo – poco – spazio. (link Rivage Serie)

TWINLANe e DANTE:

La prima parte della presentazione è stata presa in carico da Alessandro Arturi (Responsabile Mixer Digitali e Post Produzione) che ci ha spiegato inizialmente quella che è la “filosofia” di base della serie Rivage PM.
In questo senso come prima cosa crediamo importante comprendere bene cosa sia l’anello in fibra ottica TWINLANe che, lo diciamo subito, può essere utilizzato sia da solo sia insieme ad altri protocolli come il protocollo Dante, sempre tramite apposita scheda opzionale nel nuovo formato che nella versione Dante si chiama HY144-D. Protocollo Dante che peraltro è utilizzabile anche con gli altri mixer della serie QL e CL sempre di Yamaha.
TWINLANe è un protocollo proprietario ed esclusivo di Yamaha che serve solamente per semplificare ulteriormente l’interconnessione tra i mixer Yamaha e le varie periferiche compatibili, siano essi altri mixer appunto, rack di conversione I/O, diffusori etc.
Ogni anello TWINLANe può supportare un grande numero di periferiche e canali (fino a 400 canali totali) quindi superiore rispetto a quello che può supportare PM10 (144 canali) o PM7 (120 canali). Così ogni mixer della serie Rivage collegato può “scaricare” in maniera dinamica quel che realmente serve in una precisa postazione e “bypassare” ciò che non serve ma senza privare altri, posti nell’anello, di fare scelte differenti. Un caso tipico è quello di un set up con mixer sala, mixer palco, messa in onda broadcast, registrazione e qualsiasi altra esigenza anche molto complessa…
L’interfaccia per la gestione di TWINLANe e delle periferiche è molto semplice da gestire e con un minimo di studio iniziale è possibile muoversi in sicurezza a patto di ricordarsi un paio di regola auree, tra le quali quella più importante di “attivare” fisicamente i canali scelti nel menù apposito.
Compreso questo sarà possibile trattare qualsiasi periferica o scheda espansione nello stesso modo grazie anche all’autoriconoscimento delle periferiche stesse che il sistema è in grado di fare autonomamente.
Un altro aspetto molto interessante che permette questo protocollo è la presenza di una matrice dedicata “point to point” indipendente dai canali e che non grava quindi nelle risorse ma occupa di fatto solamente i canali della TWINLANe stessa.

RIO, RPIo, I/O E NON SOLO:

La parte delle conversioni I/O è un altro aspetto che vale la pena mettere in luce. Premesso, come detto poco sopra, che il PM7 può gestire fino ad un massimo di 120 ingressi la scelta può ricadere sui modelli precedenti di rack di conversione denominati RIO (anche se la versione 2 è stata presentata recentemente ad ISE di Amsterdam ndr) oppure i più nuovo RPIo che hanno, tra le altre, la particolarità di avere il famoso pre Rupert Neve design con circuito SILK replicato, certamente un plus non da poco in termini di qualità del suono. I moduli sono disponibili in grande numero a seconda del numero dei canali di cui si vuole disporre ed in relazione ai formati, e prendono sigle diverse a seconda delle spefiche: si parte dal più piccolo Rio1608-D2 I/O Rack (16 In e 8 Out) che rappresenta forse il “minimo sindacale” fino a configurazioni più strutturate e flessibili di I/O e interfacce digitali su base RPio I/O Rack. Arriviamo poi alle schede, vera novità in questa serie. Pur mantenendo la retrocompatibilità con le famose mini-YGDAI che supportano ancora vari formati, hanno fatto la loro comparsa nel catalogo le nuove RY (dedicate alle conversioni I/O) e le HY per gli altri formati digitali tra cui appunto Dante. Essendo il PM7 come detto un mixer vero e proprio ha poi al suo interno (onboard) anche 8 In analogici 4 in o 4 Out AES/EBU, porte GPI (8 in / 8 out), Word Clock In/Out, MIDI In/Out, 5 USB (1 for 2-track recording), Video Out (DVI-D), TC In. Insomma, anche i questo caso ecco il link giusto per chi volesse approfondire ulteriormente: (link PM7 periferiche)

RUPERT NEVE e DAN DUGAN

Di Rupert Neve abbiamo già detto poco sopra e, in questo senso, non rimane che saggiarne la qualità. I mixer della serie PM hanno però anche un altra interessante feature sviluppata in stretta collaborazione col famoso sound designer Dan Dougan. Trattasi di un “automatic microphone mixing system” ossia un sistema di controllo del balance automatico particolarmente utile in situazione dove sia necessario mixare un grande numero di canali – prettamente parlati – non tanto dal punto di vista artistico/musicale quanto a livello pratico. Il tipico lavoro che il tecnico deve svolgere durante le conferenze dove un sistema di automatic mix  questo tipo aiuta e semplifica parecchio. Per quelli che ancora non lo conoscono e si stanno chiudendo se poi – alla fine della fiera – questo tool funziona davvero, beh, la risposta è si!

UNO SGUARDO ALLA SUPERFICIE DI CONTROLLO…

La superficie di controllo è certamente molto ben congegnata e gli Yamaha user non faticheranno di certo a trovarsi quasi immediatamente a proprio agio. Il layout si presenta suddiviso in 3 “baie” da 12 fader ciuscuna (per un totale di 36), due schermi touch screen di grandi dimensioni e una zona dedicata ai controlli del channel strip ed diversi altri tasti di “servizio”. Il posizionamento generale dei controlli appare razionale e la qualità dei tasti, degli encoder e dei fader è velatamente ad alti livelli, tanto che gli stessi non mancano mai di restituire il giusto feeling “fisico” regalando anche un certo piacere nell’uso, rendendo così più piacevole l’esperienza del mix. In questo senso è condivisibile la scelta di non mettere on board track pad, mouse o qualsiasi altro controllo che affianchi o sostituisca la gestione “classica” del mixaggio, che sarebbero poco utili proprio in relazione all’efficacia della superficie.
I product specialist ci hanno fatto poi notare una cosa interessante: gli schermi del PM7 posizionati in quel modo verticale e con gli i meter sempre visualizzati nella parte superiore, costringono in un certo senso a mantenere una posizione della testa e dello sguardo più naturale, non necessariamente chinata sulla superficie di controllo, permettendo di volgere lo sguardo al palco. E’ possibile che questo espediente permetta di seguire meglio la “musica” e, probabilmente, concentrarsi più sulla band sullo stage davanti a noi che non sul mixer stesso.

La seconda parte è stata affida al product specialist Marco Giovannetti che, tramite un grande schermo LCD direttamente attaccato al banco, si è addentrato in qualche funzione più specifica illustrando le principali schermate di setup, matrice dei canali, utilizzo plug in, effetti, rountign etc. Il pubblico ha poi fatto alcune domande in relazione ad utilizzi reali e, senza accorgersene, è arrivata velocemente l’ora di pranzo.

IMPRESSIONI:

Senza ovviamente esprimere nessun tipo di giudizio, l’impressione che mi sono fatto è che sembra che esistano “due livelli” di uso il PM series: il primo è per così dire “idiot proof”, “play and go”, perché questo banco veramente ti permette di cominciare a mixare una band con poche conoscenze di base, soprattutto se si ha avuto a che fare con un mixer Yamaha almeno una volta nella vita, cosa non certo difficile.
Esiste poi un livello più approfondito e performante, che permette di sfruttare al massimo le potenzialità – notevoli – del PM7.
Inoltre, pur avendoci “giocato” per qualche decina di minuti non ho mai avuto la sensazione di trovarmi in “red zone”, ossia nella modalità “panico”, anche perché se ci si addentra in qualche operazione un po’ più complicata la chiara impostazione degli schermi e della superficie permettono, un un click, di tornare ad una situazione dove ci si sente più a “casa”. La qualità dei controlli, unitamente a finiture ed assemblaggi di altissimo pregio, e l’ergonomia generale della macchina ci hanno fatto crescere la voglia di provarlo sul campo in uno dei nostri Focus On, quindi…seguiteci!
Per chi sarà al MIR Rimini invece, può trovare la nuova PM7 allo stand di Remix Sound dal 6 all’8 maggio 2018, Pad C5 Stand 193!

info: yamahacommercialaudio.com

info: remixsound.com

Aldo Chiappini
ZioGiorgio Staff

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