Lorenzo Jovanotti Live 2018

Dopo qualche anno di assenza siamo tornati ad assistere a un concerto di Jovanotti, a Firenze, nella sempre piacevole cornice del Mandela Forum, una delle poche venue “decenti” in Italia per la musica dal vivo.
L’anagrafe di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ci dice che il cantautore di Cortona ha passato da poco i 50 anni (51), cosa difficile da credere vista la forza dirompente che ha sul palco. E’ innegabile che dagli esordi fino ai giorni nostri Lorenzo sia maturato molto come artista pur non perdendo mai lo smalto e l’energia contagiosa che hanno contribuito certamente a decretare il successo iniziale, qualità che lo fanno amare ancora oggi dal suo pubblico, sempre numero e entusiasta. Basti pensare che solo a Firenze lo show ha contato ben 9 repliche con una media di circa 6/7 mila persone a data, non male!

Il concerto è, come da copione, molto eterogeneo, proprio in virtù del fatto che il repertorio di Jovanotti spazia da splendide ballate romantiche (ripete spesso che è un romantico incallito n.d.r.) a brani hip hip, rock, jazz e perfino momenti dub. Fino al momento in cui ha trasformato il Mandela Forum in una discoteca, padroneggiando la consolle da DJ da far invidia a tanti pischelli e sedicenti Dj dei giorni nostri…
Questo del Dj set, peraltro, uno dei momenti più originali e riusciti grazia ad una pedana mobile posta proprio in mezzo alla sala.

Dal punto di vista tecnico la produzione è stata, a nostro avviso, ineccepibile e sicuramente importante ripagando ampiamente il prezzo del biglietto: un suono potentissimo e dirompente che l’artista ha espressamente chiesto ed una scenografia ad ampio respiro, molto ricca e con alcune interessanti peculiarità come la presenza di veri e propri lampadari a soffitto, bellissimi e certamente evocativi. Interessante anche la disposizione delle pedane e delle movimentazioni in grado di abbracciare virtualmente il pubblico del palazzetto in uno spazio ampio e a largo respiro.
Molto ben congegnato ed elegante il plot luci firmato Paul Normandale, non di facile impostazione, vista la scarsità dei punti di apprendimento, disponibili quasi esclusivamente a fondo palco. Ad impreziosire il tutto poi effetti vari, coriandoli, pupazzi gonfiabili e tutto ciò che serve per rendere la produzione di serie A!

L’audio era potentissimo, grande e grosso, definito e sempre molto a tema con i pezzi proposti. Che Pino Pinaxa Pischetola si diverta molto al mix lo si percepisce chiaramente, soprattutto in quei momenti dove “spinge” sul gas o dove apre riverberi e delay “dubbando” in perfetto stile dance hall. Ad Antonio Paoluzi, che il Mandela Forum lo conosce bene, è spettato il compito di settare il sistema misto di L-Acoustics K1 e K2, ottenendo un risultato in termini di copertura e omogeneità impeccabile.
Nel pomeriggio in regia FoH mi avevano dato un monito: “Aldo, c’è un sacco di volume, pestiamo sodo…”. Tutto vero! Ma alla fine, al di là delle chiacchiere e dei dB, la verità è sempre una: puoi pestare quanto vuoi e puoi ottenere un gran casino e rompere i timpani (e non solo) o una gran bella “botta” tutta da godere! E questo è stato il secondo caso: botta e goduria pura!

Andiamo adesso ad immergerci nei dettagli tecnici, cominciando dal Direttore di Produzione per Soup2Nuts Andrea Staleni.

Andrea Staleni

ZioGiorgio.it: ciao Andrea, bentrovato. Uno spettacolo questo di Lorenzo dove non manca nulla, con l’aggiunta di movimentazioni per certi versi non così banali. Insomma, pane per i tuoi denti direi!

Andrea Staleni: è uno show dinamico ed annoiarsi credo sia difficile ma è anche qualcosa di sicuramente complesso per dispiego di forze, per la progettazione e per tutte le risorse umane. Automazioni e floor motion fanno da padroni e, se me lo concedete, un po’ come piace a me! A dire il vero lo show è nato ancora più complesso di quello che portiamo in giro oggi. E’ la prima volta che mi capita con un artista Italiano di andare per sottrazione. A Rimini durante le fasi di full rehearsal eravamo pronti a portare, in aggiunta a quello che abbiamo oggi in tour, alcune proiezioni su rolling screen ed un centinaio e più di sfere RGB mosse da nano winch in sub hang ai lampadari stessi (kinetic lights). Poi Lorenzo, fermo nel suo pensiero, ha realizzato che forse di cose sul piatto ne avevamo fin troppe e ha chiesto il taglio. Di primo acchito mi ha spiazzato ma alla fine credo sia stata una mossa più che azzeccata!

ZioGiorgio.it: ci è piaciuta moltissimo l’idea di un palcoscenico a così ampio respiro, alla fine qui a Firenze prendete quasi la metà del palazzetto. Come nasce il concept? Avete faticato ad entrare al Mandela Forum ed in altre venue meno capienti?

Andrea Staleni: il palco di ampio respiro è l’insieme di una precisa volontà dell’artista sempre alla continua ricerca di un spazio scenico su cui muoversi (o meglio saltare) liberamente e del produttore Maurizio Salvadori per cui la visibilità garantita al pubblico di ogni settore è questione prioritaria.
La main mission è stata quella di cercare di creare un vero e proprio salone delle feste per un esperienza più “full immersive” possibile. Il concept nasce da un’idea precisa di Lorenzo, il lampadario classico, che le sapienti mani di Claudio Santucci hanno saputo trasformare in un elemento scenico di forte carattere ed impatto a mio modesto modo di vedere. Di lampadari alla fine dei giochi ne abbiamo prodotti ben 13, li abbiamo movimentati su kynesis e vestiti di tecnologia. Raggiungere la qualità di dettaglio apprezzabile oggi non è stata cosa semplice, credetemi. Paul Normandale, LD del tour, l’uomo dei Coldplay per intenderci, in veste di co-designer ed il sottoscritto in qualità di set supervisor hanno dato man forte a Claudio completando un lavoro di squadra ben coeso. Entriamo a -1 con qualche pre rig a -2 dove necessario. Si fatica di certo, ma mi sento di dire che siamo ben strutturati e in campo ci sono le eccellenze dei vari reparti. Usciamo in 5 ore e mezza. Finora ha funzionato sotto tutti i punti di vista, speriamo continui così perché il tour è davvero lungo, una settantina di date per 23 settimane di impegno.
ZioGiorgio.it: puoi darci qualche numero in fatto di materiale tecnico e forza lavoro? Sembra una produzione che non lesina sul budget. E’ proprio come sembra?

Andrea Staleni
: 350 corpi illuminanti, 13 lampadari di 3 mt x 2,5 mt, 13,5 tons di LED screen, un 24 x 8 mt che si apre a fisarmonica in sezioni da 6 mt x 8 mt, laser a volontà, un catwalk fisso che varia dai 12 ai 20 mt di lunghezza, un ponte idraulico con da 20 mt che sale ad una quota di 3,5 mt e che ruotando porta l’artista sullo stage B situato in FoH, gonfiabili, confetti e chi più ne ha più ne metta. In totale ci sono 15 bilici di produzione, un bilico generatore, uno merchandising e una crew composta da 110 persone. E’ certamente un grosso dispendio di materiali, energie, mezzi, uomini e denaro ma il risultato credo ripaghi ancora una volta le nostre fatiche. La cosa più stimolante? Vedere l’Artista che si diverte sul suo palco!

Appena stato nominato da Andrea abbiamo intercettato (cosa non semplice visti i suoi innumerevoli impegni ndr) Paul Normandale, LD del tour. Ecco cosa ci ha riposto…

Paul Normandale

ZioGiorgio.it: bentrovato Paul, ci racconti la tua esperienza per la produzione di Lorenzo 2018?

Paul Normandale: Lorenzo e io siamo stati presentati 20 anni fa da un amico comune ma c’é voluto un po’ di tempo per incontrarci e lavorare finalmente insieme. Aveva delle idee molto chiare sulla natura celebrativa di questo spettacolo e voleva manifestare fino in fondo la sua interazione col pubblico ed il senso di gioia.

ZioGiorgio.it: la scenografia di Lorenzo 2018 è molto open-space, come ha influito questa impostazione sul tuo progetto illuminotecnico e la scelta dei proiettori? Da dove viene l’idea dei lampadari per Lorenzo 2018?

Paul Normandale: penso che una scenografia di questo tipo sia un’opportunità da sfruttare per trasmettere l’energia dell’artista alla folla. Fixture come il Solaris di TMB hanno fornito una gamma di potenti opzioni in termini di immagine, colorazione e riferimento della fotocamera anche a regolazioni molto alte. I lampadari sono un riferimento agli artigiani italiani, classici e moderni. I lampadari sono un’idea di Lorenzo realizzata poi da Claudio Santucci, e sfruttata da me con l’inserimento di sorgenti luminose all’interno.

ZioGiorgio.it: come sono stati implementati i contenuti video nel tuo progetto e quali sistemi sono stati utilizzati e in che modo questi sono stati collegati con l’illuminazione?

Paul Normandale: siamo stati fortunati ad avere un ottimo team che ha portato nello show nuovi contenuti, con innovazione e qualità. Riguardo a questo non ho interferito e ho dato il mio supporto quanto necessario. Non volevo rischiare di limitare troppo la creatività del team ma in generale l’arma vincente è stata la coordinazione tra tutto lo staff.

ZioGiorgio.it: quale software di pre-visualizzazione hai usato?

Paul Normandale: ho deciso di utilizzare wysiwyg per questa avventura.

ZioGiorgio.it: come immagini il futuro dell’illuminazione professionale?

Paul Normandale: bella domanda! Devo dire che me la immagino molto più semplice rispetto ad ora…

ZioGiorgio.it: che cosa fa Paul Normandale quando non pensa ai kelvin e alle fixture luci?

Paul Normandale: pensa che dovrebbe imparare di più sui kelvin e sull’illuminazione! Non si smette mai di imparare…

Sul campo, a Firenze, abbiamo invece incontrato invece Hunter Frith in qualità di programmatore ed operatore alla console e Seth Griffiths addetto ai laser.

Seth Griffiths e Hunter Frith

ZioGiorgio.it: da quanto tempo lavori con Lorenzo e quali sono le tue responsabilità qui?

Hunter Frith: Lavoriamo insieme da metà gennaio, quindi sono abbastanza nuovo in questo team. Oltre a programmare e operare, sono anche in contatto con Lorenzo per assicurarmi che tutto sia come vuole lui, e come vuole Paul (Normandale LD).

ZioGiorgio.it: che cosa controlli durante gli show?

Hunter Frith: controllo i rig principali e l’illuminazione dei lampadari sul set. Il mio collega Seth controlla i laser, Yasir controlla il movimento delle piattaforme e il B-Stage, Giel di PRG controlla il movimento dei lampadari e degli schermi mobili. Poi abbiamo il nostro operatore d3 che esegue tutti i contenuti per lo spettacolo, così come i feed dei nostri 3 operatori di telecamere. L’illuminazione, come vedi, è controllata da grandMA qui regia, con una ulteriore console di back up.

ZioGiorgio.it: utilizzate timecode?

Hunter Frith: si, ad eccezione del movimento che non utilizza alcun timecode. Tuttavia, anche se ricevo il timecode, devo confessarti che io lo uso solo per una canzone. Il resto del tempo preferisco gestire lo show manualmente. Il mio spettacolo è programmato per cue, ma preferisco eseguirli io stesso. Controllo anche i 5 followspot, quindi sono piuttosto impegnato durante gli spettacoli!

ZioGiorgio.it: in effetti da quel che ho visto ci sono dei momenti particolarmente difficili durante il concerto? Hai mai avuto “criticità”?

Hunter Frith: certamente, lo show non è semplice, ma devo dire che abbiamo risolto tutto durante le due settimane di prove e posso contare su un team molto ben amalgamato e collaborativo! Ciò significa che tutti hanno già sperimentato, perfino simulato qualche inconveniente e si sono preparati proprio per affrontare anche quei momenti.

ZioGiorgio.it: che setup stai utilizzando di preciso?

Hunter Frith: come ti dicevo sto usando due console grandMA full size, collegate ad 8 MPU su protocollo MANet. Il nostro sistema di backup utilizza ArtNet e abbiamo una console in configurazione mirroring sulla quale è possibile prendere il controllo dello show in tempo reale. Per quanto riguarda le fixture abbiamo circa 40 VariLite VL4000, 20 Claypaky B-EYE, 158 Martin Aura, 54 Sharpy, 50 Strobe, 36 GLP X4 Bar 20, 50 4-Light Blinder Strip, 8 ProLights Arena Cob Halo. Il tutto occupa circa 35 universi.

Seth Griffiths si occupa invece della gestione dei laser per ER Productions, azienda del Kent, in UK.

ZioGiorgio.it: qual è l’utilizzo dei laser per questo concerto?

Seth Griffiths: gestiamo due sistemi affiancati: una piccola console e un server laser con a bordo Pangolin Beyond. Lo spettacolo è circa al 70% in timecode e 30% in tempo reale. Ciò è dovuto al fatto che molte delle canzoni hanno una durata variabile a seconda dello spettacolo, quindi i primi 3 minuti circa potrebbero essere in timecode e poi gestiti dal vivo. Ci sono 9 tracce che includono i laser, quindi ho bisogno di rimanere focalizzato su queste. Inoltre gestisco anche 10 macchine del fumo. Per dare qualche numero, ci sono oltre 100 laser in totale, con 92 Burst Box a raggio singolo con controllo DMX. Abbiamo poi 13 laser BB305, posizionati sul ogni lampadario, 13 laser Kinect 5 e 3 Excellent 10.

Successivamente ci siamo spostati di pochi passi per parlare della parte audio dove, in un momento di relax, abbiamo trovato Antonio Paoluzi che ci ha raccontato di come è composto il sistema e dell’architettura del segnale, tutto a 96 Khz…

Antonio Paoluzi

ZioGiorgio.it: ciao Antonio puoi dirci com’è costituito tutto il sistema, dal palco fino ai diffusori?

Antonio Paoluzi: partiamo da rack del sistema SSL posto sul palco. I canali entrano in analogico nello stagebox e vengono convertiti in digitale a 96 khz. Anche gli outboard sono digitali, in questo caso ci siamo affidati a dei plug-in Waves. Per gestire l’impianto usiamo un Lake con Audio over IP basato su DANTE. Nonostante l’affidabilità abbiamo comunque deciso di creare un sistema con 3-4 livelli di ridondanza. Dal mixer il segnale entra nel Lake in AES/EBU e viene convertito in un altro Lake in DANTE da cui esce AES/EBU e va nei finali. Sostanzialmente lo usiamo come sistema di trasporto perché le equalizzazioni vere e proprie vengono fatte direttamente sui finali grazie al sistema LA Network di L-Acoustics. Nel caso cada la prima rete Dante c’è una rete secondaria che è collegata alla stessa macchina con un doppio switch. Se invece tutte e due le reti non funzionano c’è un collegamento analogico diretto dal mixer che va nel Lake dei finali ed entra sempre in AES/EBU. C’è poi un ulteriore ridondanza che è data dallo stesso mix che è diretto negli IN analogici dei finali che se non dovessero trovare il Lake vanno direttamente sull’analogico. In sostanza c’è un collegamento diretto in analogico che è dato da un’altra coppia dello stesso mix. Ed ancora, se dovesse rompersi il mixer c’è un mix che arriva dal mixer palco ed entra nel Lake qui in regia. Non sarà un mix perfetto ma quantomeno non si interrompe il concerto. Comunque possiamo dire di essere abbastanza protetti!

ZioGiorgio.it: qual è la master unit che da il clock?

Antonio Paoluzi: il mixer di sala genera il clock e lo manda allo splitter e, tramite l’AES/EBU, passa anche dal Lake. Sono gli SSL che convertono il segnale dall’analogico al digitale. In questo caso abbiamo splittato i segnali in due stagebox, uno per i monitor e uno per il sistema principale, così se “muore” un sistema c’è l’altro.

ZioGiorgio.it: com’è composto il PA?

Antonio Paoluzi: è un sistema abbastanza collaudato direi. Il main è formato da 12 K1 per parte “aiutati” da 8 K1-SB posti dietro al cluster più altri 24 sub a terra, mentre la parte laterale della tribuna è coperta da 12 K2 e considerando la passerella sono presenti anche due “delay” che ci permettono di fare degli interventi nella parte sotto dell’impianto. In aggiunta a tutto ciò ci sono alcuni front fill, posizionati e configurati in maniera differente in relazione alla location. C’è tanto volume, con 100.000 watt di impianto audio, ma devo dire che i feedback da parte del pubblico, specializzato e non, confermano che non è mai fastidioso.

Sono già le 20:15 e finalmente riusciamo a parlare con Pino Pinaxa Pischetola, fonico FoH di Lorenzo, che durante il sound check e nei minuti successivi ha voluto lavorare minuziosamente all’aggiustamento di alcuni dettagli insieme ad Antonio.

ZioGiorgio.it: ciao Pino, partiamo dal fatto che la regia è un po’ atipica, insomma, siete proprio al centro della scena. Rischiate di essere distratti per esempio dalla pedana che si muove o dall’Artista che transita proprio a due passi dal mixer?

Pinaxa: no assolutamente, anzi in alcuni casi mi aiuta, con questa pedana davanti non ho per contro il pubblico che, spesso, copre il palco. Riesco a vedere Lorenzo e a seguire tutti i suoi movimenti.
E’ divertente ogni tanto avere Lorenzo così vicino (nella parte dello show in cui Jovanotti sala sulla pedana ndr) ed essere al centro della scena!

ZioGiorgio.it: da quello che vedo ci troviamo davanti a uno show elaborato, nel senso che è caratterizzato da molti elementi.

Pinaxa: il concetto di questo concerto è molto lontano da uno show classico, anche perché il materiale musicale di Lorenzo spazia da brani elettronici a brani acustici. Di conseguenza ho organizzato il mixer per far fronte all’esigenza di dover cambiare più stili nel corso di tutto lo spettacolo. Avere un settaggio unico sarebbe troppo limitato, mi sono preparato prima tutte le scene di tutte le canzoni. A differenza degli altri tour però ho cercato di fare tanti più movimenti dal vivo seguendo assoli, strumenti o alcuni ritornelli. In questo modo c’è anche molta più dinamicità nel mio lavoro.

ZioGiorgio.it: non ho potuto fare a meno di notare che non ci sono elementi hardware esterni…

Pinaxa: diciamo che il mio hardware esterno è il multirack della Waves. In questo concerto il segnale in analogico fa un percorso molto breve, dagli splitter fino agli altoparlanti. È tutto in digitale a 96 khz, ed ha una qualità incredibile. Secondo me tornare all’analogico sarebbe penalizzante anche se ci sono alcuni casi in cui i segnali passano in un Apollo UAD in cui in ed out sono in analogico e li uso come insert, come se fosse un outboard anche quello.

ZioGiorgio.it: ci sono diverse movimentazioni, sappiamo che Lorenzo nei concerti non si risparmia mai e va seguito in ogni momento. E’ una cosa complicata dal tuo punto di vista?

Pinaxa: eravamo consapevoli che la più grande difficoltà sarebbe stata la gestione della voce di Lorenzo proprio nel momento in cui si sarebbe trovato davanti l’impianto main. Ci ha aiutato molto il plug-in X-FBDK della Waves che tariamo a seconda della location. In maniera dinamica io seguo i fader e Antonio, quando occorre, le equalizzazioni del sistema in tempo reale. In questo modo riusciamo ad arginare il problema. E’ vero, qualche cosa rientra ma il risultato complessivo non è per nulla penalizzato.

ZioGiorgio.it: qual è la catena di segnale di Lorenzo?

Pinaxa: la catena è sempre più o meno la stessa e, nonostante alcune prove, è rimasta tale anche in questo tour. Il microfono è un semplice Shure BETA 58 radio con un trasmettitore Axient sempre della Shure, una catena veramente ottima che tratto quasi esclusivamente con i plug-in Waves ma senza esagerare, oserei dire un trattamento quasi da studio. Lavoro con Lorenzo da tanto tempo, conosco i brani veramente bene dal punto di vista strutturale e questa cosa mi permette di anticipare molte mosse durante il mix anche se lui è sempre imprevedibile durante gli show!

ZioGiorgio.it: prima mi accennavi al fatto che ti chiedono costantemente più volume! Con tutti questi canali di input list come sei riuscito a tenere tutto “pulito”?

Pinaxa: si, soprattutto Lorenzo! E’ un concerto molto energico e il volume conta, anche solo abbassare di qualche dB rischierebbe di far perdere la percezione di qualche frequenza fondamentale. Per quello che mi riguarda la “pulizia” si ottiene trattando i microfoni il meno possibile senza esagerare con i riverberi. Se ci pensi solitamente la “sporcizia” viene in particolare dal microfono della voce e quindi curare al meglio questo aspetto è fondamentale.

ZioGiorgio.it: ho visto bene o la batteria è microfonata con pochissimi microfoni?

Pinaxa: la batteria è microfonata in maniera un po’ “atipica, in 4 punti. Ho un microfono solo sulla cassa, uno sul rullante, uno sui piatti e gli hi-hat della parte sinistra e uno sui piatti nella parte destra. Non ci sono dei veri e propri Over Head, ma piuttosto dietro al set ho posizionato uno Shure 57 che serve per amalgamare un po’ il tutto e devo dire funziona proprio bene. E’ un approccio molto originale per il live, considerando che ci sono già tanti canali e tanti musicisti se andassi ad aggiungere troppe cose rischierei di perdere la purezza del suono.

ZioGiorgio.it: questa tastiera che hai al tuo fianco invece a cosa ti serve?

Pinaxa: la uso semplicemente per aggiungere in alcuni momenti degli effetti sul master del mix e mi serve per cambiare alcuni parametri. C’è un insert del master che è via DANTE a cui è collegato il mio portatile. Uso il software Main Stage della Apple che mi da la possibilità di cambiare scena per scena. Inoltre mi servo dei pad per triggerare dei campioni che ogni tanto mando live. E’ tutto fatto dal vivo non uso timecode come nei tour precedenti, come ti ho già detto fare alcune cose a mano rende il mio lavoro molto più dinamico e anche più divertente.

Prima del sound check, rilassato e con il suo solito approccio calmo ed affabile abbiamo trovato Massimo Manunza, da anni al mixer di palco per Jovanotti ed i suoi musicisti.

ZioGiorgio.it: bentrovato Massimo, cominciamo dai segnali e cablaggi. Dallo splitter in poi cosa succede?

Massimo Manunza: i segnali vengono processati singolarmente canale per canale e mixati direttamente da me sull’SSL senza premix. Successivamente vengono trasmessi dall’SSL ai vari in-ear e al sub dedicato alla batteria. All’interno di spazi così acusticamente difficili, mixare ogni singolo canale è l’unica alternativa.

ZioGiorgio.it: forse la sfida è quella di riproporre una tridimensionalità in cuffia. Qual è il tuo approccio per restituire ai musicisti il feeling dato dalla room e del pubblico?

Massimo Manunza: considera prima di tutto che Lorenzo si muove sempre e non sta mai fermo e per restituirgli una situazione reale utilizzo i microfoni d’ambiente. Uso per lui gli in-ear Jerry Harvey che isolano e suonano ad alti livelli di volume, grazie ai 12 driver totali. Per questo motivo il mix deve essere molto accurato, il suono deve arrivare in modo naturale e devono tornare tutte le dinamiche.
Il balance è molto preciso, deve risultare sempre piacevole e per ogni suo spostamento sul palco e fuori dal palco devo sempre effettuare le correzioni necessarie per pulire dalle interferenze dei bassi e di ciò che catturano i vari microfoni. Considera che il volume esterno è molto alto e quando si sposta in mezzo al pubblico devo regolare il rientro nelle cuffie. Si tratta di un balance sottilissimo e se ti distrai anche un attimo perdi il fuoco di tutto e rischi di fare danni.

ZioGiorgio.it: da quanto tempo segui Jovanotti e com’è il vostro rapporto professionale?

Massimo Manunza: seguo Lorenzo dal 2007, devo dire che ha apprezzato il mio approccio da subito e non ha mai fatto richieste particolari, a parte quella di contenere la voce in cuffia per permettergli di spingere di più.

ZioGiorgio.it: anni fa ti abbiamo visto lavorare con banchi differenti, ora utilizzi SSL. Come ti trovi?

Massimo Manunza: credo di essere stato tra i primi ad utilizzarlo sul palco in occasione di un tour di Emma. Con le versioni iniziali mi sentivo un po’ limitato, ma negli anni software e processori sono migliorati e adesso devo dire che mi trovo molto bene. L’unica modifica che farei sarebbe l’aggiunta di una sezione di fader inclinati in più e preferirei avere i meter non tra i fader sulla superficie ma davanti agli occhi, tipo meter bridge, così da non costringermi a lavorare con la testa bassa distogliendo l’attenzione dal palco. Vabbè, gusti personali ma se in SSL volessero ascoltarmi… (ride divertito ndr)

ZioGiorgio.it: raccontaci infine come sono gestite le radiofrequenze e se utilizzi hardware esterni.

Massimo Manunza: per quanto riguarda le radiofrequenze gestisco un totale di 34 canali. Appena arrivo in location, durante la prima ora effettuo una scansione e procedo con il piano frequenze.
Abbiamo gli in-ear per i musicisti e due radiomicrofoni per la voce più altri due per chitarra e basso.
Come hardware ho invece un PCM esterno per batteria e voci. Per il resto sfrutto tutto ciò che mi fornisce il banco con un totale di 96 canali di input compresi gli spare.

Aldo Chiappini
ZioGiorgio Staff

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