Alla scoperta di D-Live S-class di Allen&Heath

Nell’era in cui il live è rimasto una delle poche ragioni nel business musicale, dove il suono e l’interazione diretta tra artisti e pubblico sono il vero motore delle emozioni e dove le macchine digitali la fanno ormai da padrone, continua il nostro impegno nel comprendere e testare le tecnologie da vicino. Oggi è la volta di Allen&Heath, un brand presente da molti anni sul mercato e che annovera diversi estimatori. Da poco ha presentato la serie dei mixer D-Live S-class, che abbiamo messo nelle sapienti mani del nostro Nicola Trapassi per una due giorni di fuoco!

 

Il D-Live S-Class è stato concepito con l’obiettivo di creare un sistema di missaggio flessibile e personabilizzabile al fine di gestire gli scenari live più impegnativi e fornendo allo stesso tempo strumenti rapidi e intuitivi che permettono di mantenere tutto a portata di mano, in modo da concentrarsi sull’esperienza di mixaggio dal vivo piuttosto che sul mixer.

Grazie alla disponibilità di Exhibo, distributore nazionale Allen&Heath abbiamo avuto la possibilità di provare il nuovo D-Live S5000 in una stressante sessione di due giorni, in una situazione che siamo certi si imbattono spesso le rental company piccole medie e, di questi tempi perché no, più grandi.

IL PRODOTTO:

Va subito detto che dLive fa un passo avanti nel mondo del mixaggio digitale di Allen & Heath, innovando non poco le tecnologie presenti nei precedenti mixer dell’azienda. Nuove prestazioni raggiungibili grazie al core XCVI, una nuova piattaforma tecnologica che incorpora la suite di elaborazione DEEP di plug-in embedded e che offre un flusso di lavoro migliorato grazie all’integrazione di touchscreen e controlli pratici.
All’inizio del progetto, come ci hanno raccontato i Product Specialist di A&H “era chiaro che non avremmo potuto raggiungere questo obiettivo con la tecnologia DSP tradizionale. Infatti, alcune delle limitazioni dei DSP come l’effettivo I O sul chip, il numero fisso di cicli e problemi consequenziali con la gestione del routing e della latenza, ponevano troppi limiti al team di progettazione che ha così deciso di passare al FPGA (Field Programmable Gate Array), un circuito integrato programmabile che consente la realizzazione di funzioni logiche anche molto complesse”.
Con la nuova tecnologia FPGA, il mixer riesce a gestire 128 canali di input in 64 mix, il tutto con frequenza di campionamento a 96 kHz. Il nuovo processore a 36 core di elaborazione virtuali paralleli è in grado di eseguire algoritmi più impegnativi, senza di fatto veri e propri limiti architettonici. All’interno dello stesso processore XCVI, sei motori di miscelazione paralleli calcolano oltre 10.000 punti di incrocio per campione, mentre il router è capace di 3.000 x 3.000 percorsi audio.
Questo risultato rappresenta così un fattore otto volte maggiore rispetto al precedente sistema di punta sempre di A&H.
Un altro vantaggio chiave è la coerenza del sommatore che, com’è noto, ha effetti spesso evidenti nel risultato sonoro finale. Grazie al core XCVI, infatti, ogni percorso interno è allineato sull’output entro un massimo di 0,7 ms di latenza.
Un altro fattore che Allen & Heath ha tenuto in grande considerazione è l’emulazione di moduli classici, unità FX o processori grazie all’elaborazione DEEP, un’architettura che attraverso una serie di algoritmi su misura, riproducono fedelmente i classici del settore catturandone le sfumature audio sia dei compressori più vintage che di quelli moderni.

Passando alla superficie fisica abbiamo trovato il dLive compatto e non troppo pesante: C Class si presenta con 28 fader su 6 layers customizzabili che permettono di avere sempre tutto sott’occhio lavorando in armonia con il feedback visivo dei suoi due schermi touch.
Ogni canale sia di input che di mix (Aux, Matrix o DCA) può essere assegnato ai bank di qualsiasi layer e nominato e colorato tramite le scribble strip situate in corrispondenza di ogni fader, permettendo così un utilizzo a colpo d’occhio. L’obiettivo principale di Allen&Heath è stato quello di creare una superficie che permettesse all’utente concentrarsi più sul mix che sul mixer.

D-Live S5000 è dotato di due schermi touch da 12” ben visibili in tutte le condizioni di luce e molto sensibili sia al tocco singolo che alle gesture più comuni utilizzate nei nostri smartphone come pinch, swipe e drag‘n drop.

Grazie all’interfaccia Harmony, infatti, l’utilizzo del D-Live diventa immediatamente familiare ed intuitivo, rispondendo a ogni pizzicamento, scorrimento, trascinamento e rilascio esattamente come come siamo abituati nella vita di tutti i giorni. Tramite le Aree “widget” configurabili, alla gestione dei Layer e a 26 softkey assegnabili, il mixer diventa assolutamente versatile e adatto ad ogni situazione. Intorno agli schermi, inoltre, troviamo una serie di controlli rapidi per le funzioni base come equalizzazione, compressione, gate ecc…

Ideale per touring e installazioni in venue per musica live, D-Live è integrato dal MixRack che Allen&Heath ci propone in 3 versioni: DM32, DM48 e DM64.
Ogni Mixrack può essere condiviso  da 4 superfici  contemporaneamente con compensazione automatica del Gain
Le schede di espansione offrono, oltre il classico MADI, anche un SuperMADI a 128ch 96Khz.
Il core 96k/96bit XCVI permette 128 input con full processing e 16 ritorni effetto dedicati, per un totale di 160 flussi mixabili e 64 bus configurabili.

Con D-Live A&H ha abbandonato il protocollo ACE passando al più moderno GACE, anche se la comunicazione con mixer e periferiche precedenti (mondo iLive per intendersi) è possibile tramite una scheda di espansione ACE (si noti però che mixrack e superfici di controllo dLive non sono in ogni caso compatibili e intercambiabili con i sistemi iLive). L’espandibilità permette ad oggi la connessione con reti Dante, Waves SG, GACE appunto e MADI, oltre a un sistema in fibra ottica, ancora in fase di sviluppo.
Il sistema è compatibile con le app MixPad e OneMix, oltre all’editor online/offline

LE SPECIFICHE:
  • 28 faders
  • Fully assignable layout – 168 fader strips
  • Harmony UI integrates screen and wrap-around controls
    • Dual 12” capacitive touchscreen
    • Gesture control – pinch, swipe, drag ‘n drop
    • Dedicated multi-mode EQ view
    • Configurable widget areas for Scenes, meters, FX and more
    • 3 pages of 6 assignable rotaries per screen
  • 26 assignable SoftKeys
  • Engineer’s Wedge and IEM fader strips
  • Comprehensive multipoint metering
  • Daylight visibility
  • USB stereo recording and playback
  • 8 XLR mic/line in, 8 XLR line out
  • 2 digital st AES3 in, 3 digital st AES3 out
  • Connection hub
    • Dual redundant GigaACE gigabit link to MixRack
    • 1x redundant DX link for I/O expansion
    • 2x I/O Ports – 128 ch 96 kHz each
    • 2x Network ports
    • Wordclock BNC I/O
    • Video output
  • Dual redundant, hot swappable power supply
  • 3 Year Warranty
TEST SUL CAMPO:

Il nostro test è avvenuto in una delle peggiori condizioni in ambito live: un Band contest di due giorni con una media di 10 esibizioni a sera complete di cambio palco e cambio patch.
Dopo una prima rapida sbirciata nel magazzino di Extrapalco (service che seguiva l’evento e che si è reso disponibile ad ospitarci) ho capito subito che l’approccio al banco sarebbe stato semplice e intuitivo.
Le economie del contest prevedevano l’utilizzo di un solo mixer e questo ci ha permesso di sfruttare a pieno le potenzialità del D-Live che dalla sala gestiva anche le mandate monitor sul palco.
L’S5000 era collegato tramite un CAT5 da 50m al MixRack DM48 posizionato sul palco dal quale abbiamo gestito tutti gli In e gli Out compreso l’LR
Della superficie, invece, abbiamo utilizzato alcuni dei canali fisici on board ad esempio per collegare un PC che mandasse musica di sottofondo durante Walk-in e walk-out e due Matrici per la mandata audio alle telecamere.
Grazie ai Layer ho avuto la possibilità di impostare il banco in modo da avere tutto a vista evitando perdite di tempo sia in fase di Soundcheck che di Show. Di seguito lo schema di come ho organizzato i Layer dei 3 Bank.

In fase di Soundcheck ho utilizzato il banco spalmando gli Input come indicato dalle frecce diagonali. In questo modo avevo a disposizione la visione completa dei canali e maggiore rapidità durante la gestione delle mandate monitor in Flip Mode (Mix Mode per Allen&Heath).
Durante lo Show, invece, ho utilizzato il banco come è indicato dalle frecce orizzontali in alto lavorando per lo più con i DCA.
Ovviamente, come già detto, questa è stata la mia impostazione di lavoro ma il banco è aperto ad ogni tipo di configurazione senza nessun limite, se non quello fisico dei fader.
Ho trovato diverse idee carine studiate per semplificare il lavoro, una su tutte l’RTA grafico a schermo quando si mette in PFL qualsiasi canale sia di IN che di OUT che aiuta non poco il lavoro, sia come mixer di palco sia, come in questo caso, come uno strumento di mixaggio.

Altra cosa da interessante è il Mix Mode di cui abbiamo parlato prima.
Visto che la gestione dei Layer è libera, ogni fader ha, oltre ai classici pulsanti di Mute, Sel e PFL, anche quello di Mix la cui funzione varia in base alla natura del canale di riferimento: se premiamo il tasto Mix sul fader di un Aux, questo, come in tutti i mixer, manderà in Flip i canali di Input ma se premiamo il tasto Mix su un canale di Input (ad esempio sul canale della voce) questo manderà in Flip i fader degli Aux visualizzandone la relativa mandata. Questa funzione l’ho trovata davvero utile nei casi in cui si debba modificare il livello di un canale su tutti i monitor contemporaneamente, una cosa che almeno in queste situazioni da “battaglia” è una vera manna da cielo.

Volendo mettere tutto sulla bilancia, non posso tralasciare alcuni aspetti meno intuitivi e rapidi di sistema come l’assegnazione Pre/Post Globale delle mandate ausiliarie che, nonostante il relativo pulsante Pre (+Sel), avviene esclusivamente tramite una combinazione di tasti che ho capito solo dopo una consulenza con il product specialist.
Unico punto più lento, l’ho trovato quando si vuole trasformare due canali Mono in uno Stereo, in questo caso la superficie ha un blocco di circa 15 secondi. Ovviamente la maggior parte delle volte questa operazione viene eseguita in fase di sviluppo di un progetto o comunque in fase di allestimento di un tour perciò peò considerarsi trascurabile. Il tempo di accensione rimane nella media di altri mixer ed è di circa 40 secondi, un valore tutto sommato accettabile.

CONCLUSIONI:

Lavorando sul D-Live S5000 ho ritrovato effettivamente tutto lo spirito descritto con il quale Allen&Heath l’ha progettato ed il suono rotondo e potente è certamente merito delle nuove tecnologie impiegate.
La versatilità, la rapidità e la familiarità di utilizzo lo rendono davvero un bel prodotto anche se il costo, lo porta in concorrenza con alcuni dei marchi diventati ormai degli standard nel settore Live. Ma ad oggi la battaglia è certamente ad armi pari…

Info: www.exhibo.it

Nicola Trapassi
ZioGiorgio.it
© 2001 – 2018 NRG30 srl. All rights reserved

Leggi altre notizie con:
Vai alla barra degli strumenti