Negramaro – Amore Che Torni Tour Stadi 2018: l’audio

In un caldo ma ventilato (sul “ventilato” si legga in seguito…ndr) pomeriggio di fine Giugno ci siamo recati a San Siro, tempio del calcio e dei live estivi internazionali, per documentare gli aspetti audio/video/luci di una produzione complessa, ricca di particolarità tecnologiche e di vere e proprie “sfide”, affidate da un team di professionisti che non di rado incontriamo nel nostro girovagare…

Stiamo parlando del tour “Amore Che Torni Tour Stadi 2018” dei Negramaro, impegnati nella loro prima data dopo la data zero di Lignano. Un setup di elevato impatto scenico con proiezioni e LEDWall che condividono lo stesso spazio, una quantità elevata di line-array su tutto lo stadio, luci, laser ed effetti vari preannunciano uno show degno delle migliori produzioni internazionali che non vediamo l’ora di andare a scoprire.

Seduto sulla propria poltrona all’interno della postazione audio F.O.H. troviamo Sandro “Amek” Ferrari in attesa della prossima finestra temporale imposta dalle rigide regolamentazioni di San Siro, per poter procedere con le ultime verifiche audio prima dello show.

ZioGiorgio.it: bentrovato Amek, una situazione “nuova” per tutta una serie di motivi ma con alla base un rapporto particolare con la band.

Sandro “Amek” Ferrari: eh si, questo è il 12° anno che collaboro con i Negramaro, ormai gli faccio un po’ da zio. Questo tour presenta ancora novità, è molto più elettronico nelle sonorità, ma con una base rock sempre presente. Per quanto riguarda il mio rapporto con la band, che dire, mi trovo benissimo. L’unico problema – che in realtà non è un problema – è che sono sei Artisti! È una vera band in tutto e per tutto e come tale va gestita, esigenze comprese. Il rapporto che si è instaurato tra di noi non è solo di tipo professionale, considera che passo almeno 6 mesi l’anno in Salento con loro, con tutto ciò che ne consegue.

ZioGiorgio.it: situazione nuova anche in regia. Vuoi raccontarci cosa abbiamo qui?

Sandro “Amek” Ferrari: si, c’è stato un cambio di console, sono passato da DiGiCo SD7 all’SSL L500 Plus. È molto interessante, mi sto trovando molto bene, con gli inevitabili pro e contro. Ho molti meno “giocattoli” esterni, e mi dico sempre che “quello che non c’è non si rompe”! Utilizzo inoltre un TC Electronic 6000 per i riverberi, tre Distressor per il basso, Avalon per la voce e l’L2 sul master. In più ho il mio rack auto-costruito di cui utilizzo solamente un bus compressor sulla batteria. Tornando al mixer abbiamo un totale di 90 canali più i servizi e lavoriamo a 96 khz, così da godere di una grande qualità in termini definizione sonora.

ZioGiorgio.it: a cosa è dovuto il passaggio a SSL?

Sandro “Amek” Ferrari: la motivazione principale, vista anche la complessità oggettiva di questo show, è stata la rinomata e riconosciuta stabilità della macchina ma soprattutto la qualità del suono. Ho avuto modo di provarlo diverse volte e i risultati sono impressionanti. Considera che ho a disposizione 96 PRE della serie 4000 e, anche se si tratta di un brand che si è affacciato da poco nel mercato live, gli aggiornamenti sono in continua evoluzione e continua a migliorare dal punto di vista software/utility mantenendo la sua solidità a livello funzionale.
Certo, considero le utility e facility presenti nell’SD7 al top, ma SSL ti permette comunque di lavorare tranquillamente, hai tutto quello che ti serve. Praticamente non è necessario utilizzare outboards esterni, tutti i processori interni sono di ottima qualità, e questa è la prima volta che sono in tour senza il pacchetto Waves…
Gli aspetti negativi? In definitiva si tratta solamente di pochi accorgimenti che possono essere migliorati a livello software. Per quanto riguarda l’interfaccia, inizialmente ho avuto il timore di utilizzare la sezione in alto a sinistra che a prima vista mi sembrava poco comoda, e che invece sto utilizzando regolarmente. Mi sono ricreduto.

ZioGiorgio.it: parlaci invece del set di microfoni…

Sandro “Amek” Ferrari: ho un set standard, niente di particolare. Volevo utilizzare microfoni a nastro sulle chitarre ma vista la loro estrema fragilità ho optato per i soliti SM57 e AKG 414 per stare “tranquillo”. Una novità significativa è l’utilizzo di DPA sugli overhead della batteria che mi sono stati consigliati da Agorà e ne utilizzo uno per piatto. Conti alla mano per la sola batteria ho 30 canali, che sembrano tanti ma nel computo totale ci sono anche i trigger, che uso per fare aprire i gate, le due batterie elettroniche, ecc… Quindi sto utilizzando meno microfoni di quanto non faccio solitamente.

ZioGiorgio.it: lavorare a San Siro è affascinante quanto difficile per una serie di regole per quanto riguarda l’audio che tu conosci benissimo. Vuoi raccontarci quali sono le restrizioni in questa location?

Sandro “Amek” Ferrari: a San Siro impongono una serie di finestre temporali dove puoi usare il P.A. Oggi la finestra è dalle 11:00 alle 13:00 a 72 dB al ricettore esterno più vicino, e poi dalle 15:00 alle 19,00 sempre a 72 dB, mentre lo show sarà ad 80 dB sempre al solito ricettore, che significa più o meno un 100 dB pesati all’interno dello stadio. Sulla questione relativa alla pressione sonora cerco di rispettare rigorosamente le regole che ci hanno imposto, visto che ho già dato nel 1996 con Ligabue! All’epoca mi sono sorbito una serie di processi sia a livello penale che civile e che – onestamente – non vorrei ripetere. Fortunatamente si concluse tutto positivamente (ndr Ride!).

ZioGiorgio.it: prima di passare all’analisi del sistema di diffusione con Davide Grilli, vuoi anticiparci qualcosa sul P.A.? Dal tuo punto di vista…

Sandro “Amek” Ferrari: sicuramente ci troviamo in una situazione “divertente” e difficile con un impianto molto arretrato per dare spazio alla scenografia che di fatto lo copre e che ha comportato una serie di difficoltà risolte in modo ottimale proprio grazie alla collaborazione con Davide.

Ci spostiamo quindi di pochi centimetri dove troviamo Davide Grilli, P.A. manager e sound designer, alle prese con le ultime rifiniture.

ZioGiorgio.it: cominciamo da dove siamo rimasti con Amek. Raccontaci di questo P.A. così arretrato.

Davide Grilli: come vedi sono presenti due enormi vele davanti all’impianto realizzate con materiale fono trasparente, dove si è cercato di mantenere l’incidenza sul P.A. il più verticale possibile in modo da rispettare la certificazione del materiale. Qui si lavora abbastanza alti per lasciare il palco più pulito possibile. Abbiamo una passerella molto pronunciata che porta l’artista abbondantemente davanti all’impianto come puoi vedere, e per questo motivo abbiamo optato per tante posizioni di front-fill più o meno potenti con degli stack a 2 moduli e altri ad 1 solo modulo, in base a dove vogliamo essere più presenti a livello di dettaglio sonoro.
La passerella impone una particolare attenzione del livello del P.A. principale, ma di contro il pubblico li vicino deve anche sentire bene, ed è quel pubblico che restituisce l’energia all’artista. Bisogna fare godere entrambi!
Tutto ciò ci garantisce un buon piano sonoro potente vicino alla passerella, in linea con il piano visivo che rende l’esperienza molto realistica. Il P.A. principale arriva a lambire il secondo anello dove poi intervengono i delay residenti dello stadio, con l’aggiunta di una ulteriore copertura per il terzo anello. I delay residenti sono stati montati all’inizio della stagione concertistica e sono tutti gestibili dalla regia per un’amplificazione a 360°, con la possibilità di aprire quello che ci serve. Per il secondo anello sono presenti sistemi V-Dosc con l’aggiunta di alcuni Kudo agli angoli per ottenere un po’ più di medio-bassa equi-laterale, mentre per il terzo anello sono state installati 11 cluster V-Dosc 6 moduli ciascuno.

ZioGiorgio.it: quindi volendo dare alcuni numeri?

Davide Grilli: tornando al P.A. abbiamo due cluster costituiti da 14 K1 e 4 K2 come down-fill e che in questo contesto lavorano dalla passerella laterale fino al fronte palco, mentre i K1 lavorano da dove finisce la passerella e comincia il pubblico. Per i side abbiamo invece 22 K2. Sospesi accanto al P.A. principale sono presenti 8 KS28 in corrispondenza del centro della banana per ottenere il massimo della focale e altri 40 sub distribuiti a terra. I KS28 hanno un timbro veramente bello, scendono tantissimo e mi piacciono molto.
Per i front-fill utilizziamo 22 moduli RCF TTL55 che sono delle casse ideali per realizzare line array long-throw, ma che in questo caso abbiamo scelto per l’ottima pasta medio-bassa e per la particolare tromba che, anche se tenuta a freno, funziona bene come in-fill.

ZioGiorgio.it: una tua considerazione sull’utilizzo dei sub sospesi?

Davide Grilli: i sub appesi sono molto richiesti dalle produzioni estere, soprattutto qui a San Siro. Per quanto riguarda le produzioni italiane, da circa 4 anni c’e stato un incremento nelle richieste. Il sub appeso crea un cardioide con il K1, migliorando di fatto la qualità sonora. Addirittura all’interno dei palazzetti consente di far arrivare i sub in tribuna con un ascolto omogeneo in tutta la venue.

ZioGiorgio.it: passiamo all’architettura del sistema. Come sono gestite le varie connessioni?

Davide Grilli: funziona tutto su protocollo Dante. Qui abbiamo due rack Lake Dante: uno per il residente e uno per le aggiunte. La rete di amplificatori è posizionata sul tetto in modo da limitare il più possibile il numero di cavi di potenza e veniamo giù in fibra tenendoci solamente la gestione. Dante si sviluppa su due nodi, destro e sinistro, dove sono presenti due Lake gestiti sempre in Dante. Uno si occupa di dare i segnali AES/EBU ai finali, mentre la seconda macchina, clone della prima, si occupa di dare i segnali analogici ai finali. Se si danneggia la prima macchina, automaticamente si attiva la seconda in modo quasi inavvertibile.
Un ulteriore livello di backup analogico è quello che arriva direttamente a rame negli ingressi del Lake, per cui se cadesse il sistema Dante perdiamo la rete ma il Lake continua ad andare con l’L+R in rame dal banco. Questo ci da il tempo di risolvere un eventuale problema senza interrompere lo show.
Se dovesse morire anche il nodo con conseguente spegnimento dell’impianto abbiamo una Jackiera pronta dove i 4 analogici che arrivano dalla seconda macchina vanno direttamente a rame negli amplificatori. In questo modo perdiamo il controllo e qualche EQ fine sul Lake, ma tutto continua ad andare con poco più di un minuto per switchare i canon e rimettere in moto il sistema. Infine un quarto livello di backup è un mix L+R dal palco pronto a sostituire in caso di vera emergenza di tutte le macchine FoH. (leggasi più avanti ndr…).

Spostiamoci sull’immenso palco, dove in uno spazio chiuso su tre lati nello stage right, posizionato dietro la linea dei musicisti e denominato “Oliver House” ci aspetta Oliver Marino, fonico di palco del tour.

ZioGiorgio.it: ciao Oliver, anche qui non vi piace vincere facile! Come mai questa posizione un po’ insolita?

Oliver Marino: questo è un tour particolarmente complicato perchè siamo molto dietro rispetto alla posizione degli artisti e quando le pedane mobili sono in posizione di parcheggio, io non vedo assolutamente nulla se non tramite un monitor ad inquadratura fissa. Il personal di Giuliano, Michele, che è l’unico a vedere il palco, mi comunica eventuali chiusure e aperture, strumenti che entrano e che escono e altro ancora per mezzo di un microfono di servizio sempre acceso. Riusciamo a far girare il tutto perchè sappiamo benissimo cosa accade in ogni momento, complice anche una fase di allestimento ben organizzata, e una volta che parte il concerto facciamo giusto qualche piccolissima variazione su qualche livello. I ragazzi hanno dovuto superare la difficoltà di essere in qualche modo soli davanti e anche per tutti i backliner non è facile essere visibili dai musicisti che spesso si girano, li cercano e non li vedono anche se ci siamo sempre (ndr. ride!)

ZioGiorgio.it: come hai gestito il monitoraggio?

Oliver Marino: il monitoraggio è composto da in-ear e monitor fisici per tutti quanti. Per farti un esempio la batteria è un piccolo sistema di 32 ingressi e 16 uscite. Diamo 16 segnali a Danilo tra sub, shaker e diverse cose separate come cassa, rullante, voce di Giuliano ecc…
La scelta del doppio monitoraggio è dovuta al palco particolarmente atipico, con molto spazio davanti all’impianto, per cui diventa difficile essere nel tempo del ritardo dell’impianto. Quando Giuliano va davanti alla passerella inevitabilmente ha 100ms di ritardo e non è facile nemmeno il monitoraggio che non può essere messo in fase con l’impianto e se viene impostato con ritardo zero comunque ho bisogno di un volume esagerato in cui sentirò sempre il ribattuto tra monitor e P.A. Per questo motivo i ragazzi tendono ad essere molto chiusi in in-ear per cercare di gestire al meglio questa problematica. Inoltre i musicisti generano volumi elevati sul palco, e il solo in-ear non risulta sufficiente, anche per la presenza di molta elettronica che perde di fisicità in cuffia. Per questo motivo nei vari monitor distribuiti sul palco abbiamo dato peso alla parte ritmica e alla classica “ciccia”.

ZioGiorgio.it: che sistemi stai utilizzando?

Oliver Marino: tutti i musicisti utilizzano monitor Clair Brothers 12AM, mentre Giuliano ha voluto i Meyer UM-1P, due sul fronte palco e due nella passerella. Gli in-ear sono tutti della LiveZone, azienda di Pescara con cui collaboravo fino a qualche anno fa, con sistemi di trasmissione Sennheiser EM-2050, capaci di esprimere una qualità sonora che apprezzo in particolar modo. Per quanto riguarda radio microfoni e strumenti utilizziamo invece prodotti Shure con la serie GLXD4 e il classico SM58 per Giuliano.

il DiGiCo dedicato al microfono di Giuliano Sangiorgi

ZioGiorgio.it: in regia vedo invece sia SSL che DiGiCo. Come mai?

Oliver Marino: ho una SSL come mixer principale, con uno splitter da 96 canali con circa 90 in uso e oltre 48 uscite. A mio avviso il suono risulta spettacolare, e ci ha dato la possibilità di ascoltare alcune cose che non avevamo mai sentito prima, ma che di contro non ha dato la possibilità a Giuliano di trovare quei riferimenti particolari per quanto riguarda la sua voce. Per questo motivo abbiamo dovuto processare il microfono con un mixer DiGiCo. Io invio uno Stem in-ear sempre senza microfono più un’effettistica di delay che mi invia Amek dalla sala e sommiamo il tutto nella DiGiCo dove è collegato il microfono. In questo caso DiGiCo funge da pre-amplificatore specifico, e vorrei approfittare di questa intervista per chiedere ai signori della DiGiCo di pensare alla produzione di un mixerino 4 canali che in questo caso mi permetterebbe di risparmiare spazio e di ottimizzare la logistica (ndr. ride!).

I problemi audio...

Sia durante, che nell’immediato post concerto sono comparsi sui social diversi messaggi di lamentela da parte del pubblico in relazione ad un presunto malfunzionamento audio durante il concerto e che avrebbero compromesso l’ascolto in alcune zone dello stadio, soprattutto secondo e terzo anello. Noi, in quel momento “incriminato” avevamo appena lasciato lo stadio e quindi non abbiamo potuto testimoniare quanto accaduto. Abbiamo però voluto far luce sulla cosa cercando di capire “tecnicamente” cosa sia realmente successo, così come un magazine di settore dovrebbe fare in casi come questo. La scelta più logica è stata quindi quella di chiedere nei giorni immediatamente successivi direttamente a colui che più di tutti ha “voce in capitolo” essendo da tanti anni fonico della band nonché professionista stimato e tecnico di indiscussa esperienza, Sandro “Amek” Ferrari.

ZioGiorgio.it: Amek, come prima cosa ci sono stati o no questi problemi legati al sonoro?

Sandro “Amek” Ferrari: guarda, mi viene in mente il titolo “via col vento”. Prima di parlare di quello che è successo, vorrei riportare da Wikipedia, la definizione di suono e come si trasmette. Un ripasso non fa mai male: “Il suono (dal latino sonus) è la sensazione data dalla vibrazione di un corpo in oscillazione. Tale vibrazione, che si propaga nell’aria o in un altro mezzo elastico, raggiunge l’apparato uditivo dell’orecchio che, tramite un complesso meccanismo interno, crea una sensazione “uditiva” correlata alla natura della vibrazione; in particolar modo la membrana timpanica subendo variazioni di pressione entra in vibrazione.”
Quindi il suono, nel nostro caso, viene trasmesso dalla compressione e rarefazione dell’aria e se questa aria viene colpita e fatta cambiare di stato dal vento – ovviamente oltre ad una certa velocità – beh, lascio a voi trarre le relative conclusioni…
I problemi di ascolto ci sono oggettivamente stati, in alcune zone dello stadio dove la turbolenza del vento era maggiore, la leggibilità del suono era particolarmente compromessa: non mi sembra sia ancora stato inventato un PA antivento. In alcuni momenti poi ho osservato io stesso dalla regia delle oscillazioni sensibili dei “cluster” audio, sempre dovute dal vento, un fenomeno che ha compromesso ulteriormente la diffusione soprattutto sugli spalti.

ZioGiorgio.it: cosa è successo invece tecnicamente?

Sandro “Amek” Ferrari: in quella giornata non ci siamo fatti mancare proprio niente. Oltre al vento, che reputo il maggiore responsabile delle varie lamentele da parte del pubblico, ci si è messo anche il fatto che è andata in crash la console, al terzo brano, dopo che aveva lavorato senza nessun problema per tutta la giornata. Il motivo di questo blocco è oggetto di studio da parte della casa madre proprio in questi gg. e loro è affidata la verifica di quanto sia realmente accaduto.
Devo dire che io personalmente non avevo mai avuto alcun problema con questo modello di banco, ritenuto da molti una delle console più stabili e sicure in assoluto. Aggiungendo poi che utilizzando SSL non mi serve altro di esterno, perché suona già bene cosi! Come ripeto spesso “quello che non c’è non si rompe”.
Insomma, siamo andati in blackout per circa un minuto, poi tramite le varie ridondanze attive, come ha illustrato benissimo Davide poco sopra, abbiamo ripristinato il tutto facendo ripartire la console, che non ha dato più problemi fino alla fine dello show.

ZioGiorgio.it: di tutto quello che è successo oggettivamente, cosa è stato inevitabile e cosa invece, sarebbe potuto essere evitabile?

Sandro “Amek” Ferrari: come ho detto prima, contro il vento c’è ben poco da fare. Per la parte tecnica oltre alle varie ridondanze che già erano state previste, dalla data di Roma in poi è stato ulteriormente aumentato il grado di sicurezza con un sistema di switch tra le due console fornite in FoH (che erano già presenti a Milano ndr), per dare una maggiore garanzia e minori tempi di “scambio” tra i due banchi garantendo, in caso di default, interventi praticamente immediati.

 

Walter Lutzu
ZioGiorgio team
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