Negramaro – Amore Che Torni Tour Stadi 2018: luci e video

Continuiamo il reportage del live a S.Siro dei Negramaro con un approfondimento della parte visual dello show, con un mix di luci, video, proiezioni, laser e movimentazioni ben orchestrate dagli staff delle diverse aziende coinvolte quali Agorà, PRG e STS Video, e soprattutto ben gestite dal team di Live Nation Italia con la supervisione di Alberto Muller.

Cominciamo quindi da Jordan Babev, Lighting Designer dello show, alle prese con gli ultimi ritocchi prima dello show.

ZioGiorgio.it: bentrovato Jordan, un palco bello pieno e con diverse tipologie di fixture. Ma andiamo con ordine, raccontaci prima di tutto il concept che ti ha portato verso questa soluzione.

Jordan Babev: il concept è stato realizzato dallo studio di design Giò Forma e nello specifico dal team di Claudio Santucci. Personalmente Sono stato contattato da Live Nation per il Lighting Design e la gestione operativa in tour del sistema luci. Diciamo che dalle prime chiacchere con Claudio la priorità era di trovare una soluzione che rendesse questo palco un oggetto di design o forse meglio dire una installazione visiva in cui sono presenti diversi linguaggi che si miscelano insieme: luci, video proiezioni e laser. Il progetto luci è stato fatto proprio con questo obiettivo e svolge diverse funzioni all’interno del concerto. Con questi presupposti era necessario esaltare la struttura che circonda il palco (che noi abbiamo denominato Plexus), ma ottenere allo stesso tempo un potente impatto visivo quando la base musicale diventa potente e graffiante. Per questo ho deciso di dividere il palco in diverse zone, sia verticalmente che orizzontalmente ed assegnare una sola tipologia di corpi luminosi per ogni zona. Ognuno di questi macro blocchi ha sia lo scopo di illuminare l’installazione del palco, sia di “aggredire” il pubblico nei momenti chiave. Il Plexus è una struttura che visivamente risulta molto potente e predominante per cui ho cercato con il disegno di seguire queste linee triangolari che si formano sul palco. Chiudono il setup due pod triangolari sospesi con un sistema Kinesys che mi hanno permesso di estendere e sfruttare al meglio le geometrie della struttura.

il”Plexus” stage right

ZioGiorgio.it: sicuramente c’è stato un bel da fare nel mettere insieme tutta la parte visual. Come ha funzionato il gruppo di lavoro, chi sono state le persone coinvolte e come vi siete interfacciati?

Jordan Babev: il team è composto dallo Show Designer Claudio Santucci, Show Director Romain Sabella, io nel ruolo di Lighting Designer/Director e Davide Pedrotti nel ruolo di mio assistente, programmatore della console e responsabile follow spot.
È stato davvero davvero stimolante lavorare su questo progetto. Dal punto di vista creativo Claudio e Romain sono dei fiumi in piena e abbiamo lanciato molti input su trovate scenografiche da utilizzare, con un palco che si presta benissimo alla sperimentazione visiva.
Da un primo disegno di Giò Forma ho cercato da subito di enfatizzare gli spazi e sin dalla fase embrionale ho coinvolto Davide Pedrotti (lighting designer freelance) e Ivan Russo (crew chief e project manager per la rental company Agorà). Con Davide avevo già collaborato in passato e siamo molto affiatati, ma la vera novità è stata la presenza di Ivan, che si è occupato di tradurre in realtà le nostre idee e che con la sua elevata preparazione tecnica spesso mi riportava con i piedi per terra.
La vera sfida è stata poi mettere insieme lo show durante i giorni di prova. Non avevamo tantissimo tempo e dovevamo sfruttare ogni singolo istante per costruire ed amalgamare i vari linguaggi visivi presenti. Abbiamo anche messo in piedi una stazione di pre-visualizzazione e pre-programmazione Wysiwyg, che ci ha permesso di ottimizzare il tempo a nostra disposizione, riuscendo a lavorare sulla costruzione dello show anche durante le ore diurne.

Jordan Babev, Davide Pedrotti e Ivan Russo

ZioGiorgio.it: diamo un po’ di numeri. Puoi dirci tipologie, utilizzo e quantità di corpi illuminanti coinvolti?

Jordan Babev: cominciamo dai pod a forma di triangolo, dove troviamo 33 GLP Impression X4 bar20, 24 strobo GLP JDC1, 46 SL Beam 300FX e 29 DTS EVO. Il Plexus è invece gestito con 20 DTS EVO e 20 SGM P-5, mentre la struttura a cerchio da 12 mt di diametro posizionata sul fondo del palco è ricoperta da 11 Martin Atomic 3000 e 12 Claypaky Sharpy. Nelle due ali laterali sono presenti 22 EVO, 18 DWE e 8 SGM P-5 per lato, con ancora 48 EVO e 20 P-5 sulla truss di controluce e 18 EVO + 12 DWE in quella frontale.  Il floor è anch’esso ben popolato di fixture, con 10 GLP X4, 5 SL Beam 300 FX, 12 EVO, 60 Showline SL Beam 500FX, 5 Atomic 3000, 6 Conventional Spotbanks e 10 SGM Q7. In totale abbiamo 496 fixture, oltre a 4 follow spot da 4 Kw, 10 Hazer, 10 Smoke e 10 Fan disseminati lungo il palco.

ZioGiorgio.it: passiamo alla regia. Raccontaci il setup presente qui.

Jordan Babev: i sistemi di controllo sono gestiti da tre MA Lighting GrandMA2 con i propri NPU. Con una Full Size gestisco quasi tutte le luci, mentre Davide utilizza una GrandMA2 Light per il Key Lighting della band. Abbiamo adottato questa scelta perché lo show prevedeva molti movimenti di scena per cui abbiamo dedicato una console solo a questo. Infine una GrandMA2 Light presidiata da Francesco Mingoia, il nostro assistente alla regia, funge da Backup in caso di necessità.
Francesco ha inoltre studiato un sistema di networking molto intelligente: utilizziamo il protocollo sACN che solitamente preferisco rispetto ad Art-Net e, visto che sono presenti 36 universi DMX abbiamo utilizzato 6 NPU GrandMA2 per espandere i parametri necessari.

ZioGiorgio.it: come hai affrontato la programmazione? Timecode/busking/cue a mano ecc…

Jordan Babev: gran parte dello show è programmato in Timecode, ma su ogni pagina relativa ai vari brani gestisco diversi accenti manuali. Viste anche le differenze tra le venue, mi diverto a “gonfiare” o “sgonfiare” il rig luci a seconda delle necessità, e da qualche anno utilizziamo il software audio Reaper per creare i marker che ci servono come cue luci sulle basi musicali, trasformandole poi in sequenze luci nella console. Sempre tramite Reaper, ho mappato le librerie video fornite dai colleghi all’interno del software Wysiwyg riuscendo così a gestire una programmazione offline vedendo affettivamente tutto il sistema visivo funzionante. Siamo rimasti davvero molto sorpresi dalla somiglianza con la realtà!

Sul palco, sempre all’interno della “Oliver House” (n.d.r. fonico di palco e addetto alle movimentazioni hanno lo stesso nome e condividono lo stesso spazio!) incontriamo Oliver Green, tecnico Kinesys, inglese ma spesso in Italia per questioni affettive e collaboratore di Agorà.

Oliver Green – operatore Kinesys

ZioGiorgio.it: ciao Oliver, dicci subito di cosa ti occupi

Oliver Green: lavoro come freelance per Agorà dove mi occupo dei sistemi di automazione e della progettazione e realizzazione di sistemi di proiezione. Per questa produzione gestisco Kinesys per la movimentazione di due strutture e di un sistema lift.

ZioGiorgio.it: quali sono le strutture in movimento?

Oliver Green: come ti dicevo abbiamo tre elementi in movimento: un triangolo da 3200 Kg, uno più piccolo interno al primo da 1000 Kg e un sistema di sollevamento che Giuliano utilizza durante il tributo a Dolores O’Riordan dei Cranberries. I due triangoli si muovono lungo l’asse verticale ed eseguono alcuni pitch di pan e tilt, mentre il terzo è un semplice lift up/down. Lo Show Director Romain e il Lighting Designer Jordan mi hanno descritto il concept dello spettacolo e hanno indicato i momenti in cui desideravano alcuni cambi di scena e movimenti che io ho tradotto nella realità.

ZioGiorgio.it: come gestisci il tutto? operi dalla tua postazione o è tutto automatizzato dalla regia F.o.H.?

Oliver Green: gestisco il tutto dalla mia postazione. Abbiamo un “safety rack” di Kinesys che mi permette di operare e monitorare il funzionamento del sistema, mentre dalla console ho un totale di 40 cue che vengono richiamate da me ed inviate via Ethernet all’hoist controller posizionato sul tetto. Per questioni di sicurezza, le movimentazioni non sono comandate dal timecode e si agisce con una chiamata via intercom dalla regia con il classico “Stand by… 3… 2… 1… go!”.

Chiudiamo questo reportage sulla parte visual del live dei Negramaro a San Siro con il video. All’interno della regia F.o.H. Luca Zanutto ci descrive questo particolare mix tra LED e proiezioni.

la postazione video

ZioGiorgio.it: bentrovato Luca, con tutte queste tipologie di sorgenti video c’è da divertirsi!

Luca Zanutto: è sufficiente trovare un buon sistema per gestire il tutto in modo semplice. Infatti insieme a Fabio Fraomene mi occupo della gestione dei media server d3. Qui abbiamo due sistemi, un master e uno di backup, entrambi 4×4 con 16 uscite HD totali che gestiscono i LEDWall laterali, quello centrale, i cinque cubi rivestiti di mattonelle LED di cui 2 movimentati da remoto, due a mano e il cubo centrale della batteria e infine le proiezioni sul Plexus con 8 proiettori Barco e mappate con d3 tramite il tool proprietario Quick Call.
I media server sono posizionati dietro al palco per semplificare i collegamenti con le centraline di PRG – fornitore di tutto il LEDWall, le proiezioni e le automazioni dei cubi – e sono gestiti dalla regia tramite un sistema KVM (n.d.r. keyboard, video e mouse remoto). La Wing GrandMa che vedi qui è collegata al timecode generale e gestisce tutte le aperture live, oltre a darci la possibilità di regolare la luminosità dei LED per migliorare in tempo reale l’integrazione con le luci.
Infine è presente una matrice LightWare 32×32 per gestire tutti i segnali con lo switch automatico della matrice in caso di problematiche che mi consente di cambiare al volo la macchina che si vuole utilizzare come master e nel frattempo switchare anche i segnali di backup.

i proiettori Barco utilizzati per la proiezione sul “Plexus”

ZioGiorgio.it: quali sono stati i vantaggi nell’utilizzo di d3?

Luca Zanutto: per questa produzione in cui i tempi erano stretti, d3 si è dimostrato uno strumento prezioso ed indispensabile vista la sua enorme flessibilità e facilità di utilizzo. Durante l’allestimento, in cui dovevamo calibrare 4 proiettori per lato oltre a tutti i LEDWall mentre le luci svolgevano le attività di programmazione e puntamento, siamo riusciti ad ottimizzare il workflow, ottenendo un risultato soddisfacente e preciso.
Altro vantaggio è stato l’utilizzo del notch – potente software che consente di progettare, simulare, renderizzare, modificare e lanciare in tempo reale contenuti ed effetti – con alcune stringhe realizzate dal nostro collaboratore Filippo Rossi che ha dato vita a tre effetti particolari, due sulle uscite live ed uno sul finale.

In questo particolare show è certamente apprezzabile lo sforzo da parte della produzione di mettere insieme tantissime tecnologie che hanno dato un valore aggiunto ad una serata che ha reso onore ad un importante anniversario della band salentina, con una vera e propria esplosione di effettistica frutto del mix tra LEDWall, proiezioni, luci e laser su una struttura fuori dagli schemi e non semplice da gestire. Di sicuro la scelta di utilizzare strumenti flessibili e dal workflow semplice ed intuitivo, insieme ad un team di professionisti di livello, ha consentito di utilizzare al meglio le molte tecnologie presenti. Certo, esagerare in casi come questo è un’attimo, e a tratti ci è sembrato così, ma in un clima festoso come quello visto a Milano di sicuro non guasta.

Walter Lutzu
ZioGiorgio team
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