Ben Fenner
Ben Fenner è un sound engineer con un palmares di collaborazioni di prim'ordine. Inglese di nascita, come l'intervistato "uscente" Steve Gray, ha scelto l'Italia come paese di adozione. Franco Battiato da anni si affida ai suoi mix: ecco cosa ci ha raccontato.
Ben Fenner: No, c'è un'altra persona che segue il PA, ma lavoriamo fianco a fianco; lui
conosce meglio di me di sicuro come l'impianto risponde alle varie location dove avvengono i
concerti, ma è indispensabile una certa cooperazione.
Si tratta di un d&b Q1, un impianto che conosco piuttosto bene anche io, quindi in un certo senso si lavora bene insieme.

ZioGiorgio.it: La scelta del banco, un digitale. Un’ esigenza particolare o perchè il digitale inizia a farla da padrone?
Ben Fenner: Il digitale è sicuramente più comodo. Come fai entrare in teatro un Midas
H2000 o H3000? Come lo porti, con quello che pesa? Con il DiGiCO D5 potremmo fare la regia da uno dei palchi senza problemi, anche nel palco reale volendo!
Inoltre trovo ormai l’approccio al mixing digitale molto comodo, ho ha disposizione tutto quello di cui ho bisogno in un volume di ingombro contenuto.
ZioGiorgio.it: digitale sì, ma vedo che hai un rack di outboard esterno. Non ti bastano gli effetti interni del mixer?
Ben Fenner: sono preferenze personali. Per esempio utilizzo sul cantato e su qualche parte
di chitarra il Delay D2 di Tc Electronics perchè è molto semplice da usare ed è una macchina che conosco ed uso da molto tempo. Grazie al tasto “Tap”, facilmente azionabile e visualizzabile mettere in sincrono l'effetto con la velocità del brano diventa molto semplice.
Inoltre devo dire che uso abbastanza il delay, inteso come ribattuto o “delay stretti”, spesso sulla voce e alcune volte anche sulle chitarre.
Ho poi il set-up segreto…(sorride ndr)

ZioGiorgio.it: vogliamo sapere!
Ben Fenner: beh, alla fine nulla di così segreto, semplicemente un delay con un po’ di pitch change che mi crea un effetto ambiente senza per questo aggiungere necessariamente un riverbero, è una cosa leggermente diversa dal riverbero vero e proprio e la preferisco.
ZioGiorgio.it: molto interessante. Quindi niente riverbero sulla voce?
Ben Fenner: il riverbero sulla voce c'è, ed utilizzo quello del banco, ma in misura minima. Preferisco rendere l'ambiente modificando leggermente il pitch del delay come ti dicevo sopra. Il riverbero rende la voce molto artificiale dal vivo, soprattutto in una situazione teatrale dove bisogna prestare molta attenzione agli ambienti naturali e a non falsare la percezione di ascolto del pubblico. Adopero una semplice “hall” ma sempre con una mandata quasi minima.
ZioGiorgio.it: allora il PC91 ed il PC80 che vedo qui collegati?
Ben Fenner: li uso molto sulla batteria, in questo caso mi piace modificare la sensazione di provenienza dei pezzi. Anzi, devo dire che in generale proprio sulla batteria è dove uso maggiormente gli ambienti.
Dal PCM91 prendo un classico “drum plate” leggermente modificato anche in base alle location mentre del PCM80 uso un “inverse” non lineare che adopero solo su alcuni brani.
Anche in questo caso ho scelto apparecchiature che conosco bene, regolo input e ritorno della quantità di effetto direttamente dalle macchine, senza andare a toccare i canali dei ritorni sul banco.
ZioGiorgio.it: se osservo il tuo rack però non vedo nessun preamplificatore esterno.
Ben Fenner: I pre della DiGiCo mi piacciono molto. Sono trasparenti, puliti e silenziosi e sinceramente non è strettamente necessario un preamplificatore esterno.
C’è da dire che da 5 o 6 anni a questa parte con Franco ho sempre usato un Avalon dedicato proprio alla sua voce, per questo tour ho rinunciato.
Oltre al motivo di cui ti dicevo sopra c’è anche il fatto che il preamplificatori della DiGiCo sono sul palco, nello stage box, e per fare un collegamento corretto avrei dovuto posizionare il pre proprio sul palco, a meno di non voler usare cavi e cablaggi molto lunghi. Posizionando il pre sul palco non avrei controllo su di esso e la cosa non mi piaceva affatto. Ma ti ripeto, non ne ho sentito la mancanza…
ZioGiorgio.it: parliamo di dinamiche. Come utilizzi la compressione?
Ben Fenner: credo che il controllo sulle dinamiche sia molto importante, ne faccio un buon uso anche in virtù del fatto che ho praticamente quello che voglio su ogni canale della D5.
La voce deve essere giustamente compressa per essere sempre presente e intelligibile nel mix, allo stesso modo anche le chitarre, che in questa situazione hanno diversi picchi di dinamica, devono essere compresse; ma praticamente anche su tutto il resto degli strumenti adopero compressione.
Usare molti compressori però non significa per forza di cose farne un uso massiccio in quantità. A parte forse la voce - peraltro Franco ha una bellissima voce ma molto varia in dinamica – il resto degli strumenti è compresso ma con moderazione.
In studio invece amo “schiacciare” i singoli strumenti, mi piace l’intervento deciso di alcuni compressori e poi in studio sei praticamente costretto dalle esigenze di mercato che richiede mix sempre molti compressi…
ZioGiorgio.it: durante il sound check sentivo però la cassa che “sfogava” parecchio e sembrava essere abbastanza “aperta” in dinamica, una cassa che respirava.
Ben Fenner: esatto, infatti sia cassa che rullante tendo sempre a comprimerli ma senza esagerare in quanto a rapporto di compressione. In particolare la cassa potrebbe perdere di profondità e di rotondità se troppo compressa.
Stessa cosa per il rullante.
ZioGiorgio.it: e gli over head?
Ben Fenner: no, sugli “over” nessuna compressione, almeno non qui e non in un contesto del genere, magari in studio può essere…
ZioGiorgio.it: parliamo di microfonazione. Non sembra un palco facile, vedo una batteria che “suona forte”, un basso, chitarre, voci, un pianoforte che immagino avrai ripreso con dei condensatori, insomma, è tutto a rischio di rientri.

Ben Fenner: infatti. Abbiamo dovuto adottare per forza degli accorgimenti.
Come prima cosa il plexiglas davanti alla batteria che è a dir poco fondamentale.
Devi tenere conto che i più grossi problemi di rientri li avevo col microfono di Franco nel quale la batteria rientrava molto facilmente. Franco ha un bellissimo timbro di voce ma, come accennavo sopra, non ha una grande emissione, devo sempre regolare volume dal fader e dare una buona dose di gain dal preamplificatore per avere un segnale corretto. Questo fa sì che i rientri siano sempre in agguato.
Durante lo spettacolo poi si muove molto, anche davanti al set di batteria, con il plexiglas ho già risolto gran parte del problema. Nella pratica mi isola in buona parte lo strumento dal resto del palco.
Discorso analogo per il pianoforte…
Il realtà il piano acustico era previsto solamente per la prima parte dello spettacolo in cui la band non suona ma i soli musicisti sul palco erano Franco Battiato e il pianista Carlo Guaitoli.
Per questo set avevo previsto due AKG 414. Per la seconda parte del concerto, insieme alla band, bisognava utilizzare un “Gran Touch” di Yamaha ma, pur essendo un ottimo strumento il piano digitale Yamaha non è propriamente un piano vero… sembrava un peccato non utilizzare un piano vero suonato egregiamente da Guaitoli, così abbiamo deciso per questa seconda possibilità.
Quindi, come prima accorgimento ho dovuto chiudere il coperchio nella seconda parte, togliere i due AKG 414 per utilizzare due condensatori MB “gaffati” allo scheletro della struttura interna del pianoforte (Ben si riferisce alla marca di micoroni MB microphone www.marquetteaudiolabs.com ndr).
ZioGiorgio.it: approfondiamo un attimo la cosa?
Ben Fenner: dunque, se vieni sul palco ti faccio vedere da vicino (sotto riporto alcune foto del posizionamento dei microfoni ndr).
In pratica per la situazione con coperchio tutto aperto uso questi due AKG 414 in una posizione abbastanza “classica”. Sono il modello ULS e settati con diagramma polare cardioide.
Per il piano chiuso invece ho utilizzato questi due condensatori MB di Marquette audiolabs che non conoscevo ma che si sono rivelati una sorpresa. Per capirsi sono paragonabili in qualche modo, almeno come forma e caratteristiche, ai KM184 di Neumann…
Li ho attaccati tramite nastro gaffa allo “scheletro” in metallo del piano e messi in una posizione in modo che le capsule si guardino.
Ti dirò che normalmente sono solito usare per il piano chiuso due microfoni Crown PZM che attacco sempre con gaffa tape proprio sul coperchio, ma questi microfoni, lo ripeto, sono stati una bella sorpresa.
Per essere un pianoforte chiuso, quindi con meno “sfogo” di suono sono soddisfatto del risultato e, soprattutto, ho diminuito molto il rischio di inneschi e rientri con altre sorgenti.

ZioGiorgio.it: ok, sempre in merito al microfonaggio, come ti sei organizzato per i cabinet di chitarre e bassi?
Ben Fenner: non ci sono cabinet, fortunatamente…
Tutti i musicisti usano delle pedaliere di effetti dedicate e un sistema basato su computer MAC con software dedicato alla emulazione di amplificatori per chitarra. I risultati sono soddisfacenti.
In realtà un ampli per chitarra c’è, quello di Marina delle MaB, lei usa un MESA BOOGIE Rectifier ma l’altoparlante viene bypassato, usiamo un simulatore, viene utilizzato solo il preamplificatore.
ZioGiorgio.it: torniamo un attimo alla voce, avrei ancora un paio di domande…
Intanto che microfono stai usando?
Ben Fenner: Shure beta 58, una scelta abbastanza normale
Ho provato ad usare con Franco il Neumann KMS105, un microfono splendido, ma per la voce di Battiato è troppo sensibile e lui, come ti dicevo prima, non è un grande urlatore; il rischio era quello di captare un sacco di suono di palco e confondere il mix.
ZioGiorgio.it: invece nel balance come ti regoli con la voce. Mi spiego: tendi a farla uscire molto in stile “mediterraneo” o sei più “british”?
Ben Fenner: sono talmente tanti anni che sono in Italia…(sorride ndr)
Diciamo il giusto, in questo contesto di certamente la voce deve avere una grande importanza. Più che altro faccio molta attenzione a tenere il dito sempre sul fader della voce di Franco per non farla mai perdere o “affogare” nel mix. Inoltre l’artista in questione ha una tecnica piuttosto imprevedibile mentre canta, come hai visto anche durante il sound check si avvicina e si allontana dal microfono, altre volte lascia cantare il pubblico nei ritornelli più famosi, insomma devo stare sempre in guardia.
Per contro ci sono momenti durante il concerto in cui è tenuta volutamente “dietro”, per esempio in “Tra sesso e castità” in cui la band esplode in dinamica e l’effetto è quello che lui canti in un temporale, per questo cerco di lasciarla in secondo piano, risaltando la musica e la band.
ZioGiorgio.it: per terminare il discorso microfoni e microfonaggio ti chiedo qualche cosa sulla batteria. Vedo un set molto semplice, un solo microfono sulla cassa, un solo sul rullante…
Ben Fenner: esatto, un set abbastanza standard.
Intanto devo dirti che non mi piace molto il suono del “bottom” (il microfono della cordiera ndr) del rullante, non sento la necessità di usarlo almeno dal vivo.
Alla base poi c’è la scelta di creare il suono della batteria usando molto l’apporto dei due over head che nello specifico sono due AKG 414.
Il mio suono parte da lì e cerco di non stravolgere neppure troppo la timbrica con l’equalizzatore.
Non uso quasi tagli low-cut sugli over head, molti miei colleghi tagliano molto in basso questi microfoni per riprendere solo il suono dei piatti, io cerco di avere tutto il set di batteria: per me la batteria si fa con cassa e over head, uso gli altri microfoni giusto per avere più attacco e profondità nei tom e un controllo maggiore dovuto al close-miking.
Ecco, sugli over head mi piace utilizzare un riverbero, magari diverso da quello che utilizzo sugli altri strumenti per dare una dimensione spaziale a tutto il set di batteria.
ci avviciniamo all’inizio del concerto, mi lascio con Ben con il proposito di continuare con qualche domanda subito dopo la fine dello show…

ZioGiorgio.it: Ben ho ascoltato un mix molto morbido, mai aggressivo e soprattutto mai tagliente, sei solito ricercare questo tipo di sonorità?
Ben Fenner: direi di sì, soprattutto in teatro credo sia buona norma.
In una situazione del genere cerco la qualità e la definizione.
ZioGiorgio.it: detto questo devo anche riscontrare come nel mix fosse sempre presente la cassa e il basso.
Ben Fenner: mi piace conservare un certo “punch”, mettere in evidenza la ritmica, è pur sempre un concerto di musica rock questo. In generale poi mi piace lasciare la cassa presente.
ZioGiorgio.it: i piatti della batteria poi rimanevano molto morbidi e mai invasivi. Mi risulta sempre abbastanza difficile fare questo soprattutto quando si usano gli over head per creare molto suono del set come fai tu.
Ben Fenner: pensa che per i miei gusti la batteria oggi era fin troppo chiara, ma la sonorità varia ovviamente da teatro a teatro. Però ho riscontrato, come hai potuto vedere, che il suono variava molto dalla mia posizione (in fondo al teatro sulla parte dx ndr) rispetto al centro, probabilmente avevo io qualche riflessione ingannevole dovuta alla parete alla mia sinistra…
Comunque se vuoi vedere la curva di eq. del mixer (Ben mi fa vedere il grafico dell’equalizzatore del canale stereo degli over head! Ndr) potrai notare che è abbastanza neutra, in questo modo cerco di ottenere un suono molto naturale, casomai gioco più sulla posizione dei microfoni stessi.
Ecco se guardi vedi che ho tolto leggermente intorno a 427 Hz, dove c’è un po’ quell’effetto di “boxing”…come si può dire in Italiano…”inscatolato”…
…esatto!
Per il ciclo “niente segreti” e “tutto è facile…se sei capace…” questo era Ben Fenner.
Grazie anche a Ben e alla prossima!
Aldo "hucchio" Chiappini
ZioGiorgio Netowrok
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