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SIB Rimini 08 (part 1)

03.05.08

Successo della fiera di SIB di Rimini: l’importanza di avere una storia e un pubblico affezionato.

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Si è conclusa anche l’ennesima fiera di questo 2008, la “classica” per l’Italia: il SIB di Rimini.
La fiera ha segnato un buon successo di pubblico unitamente a una soddisfazione diffusa da parte degli espositori.
Com’è ormai ben noto non hanno partecipato al SIB gran parte di quelle aziende legate, per un modo o per l’altro, a ShowWay di Bergamo e all’ associazione promotrice di tale fiera.
Torneremo subito a parlare nello specifico di SIB, come è giusto che sia, ma ci concediamo due righe di riflessione finali anche in relazione all’impegno costante che ZioGiorgio Network ha dedicato alle vicende fieristiche.

Diciamolo subito, così da sgomberare il campo da eventuali dubbi, quello che chiedono tutti a gran voce è una fiera unica. Per tutto quest’anno ci sono state poste le stesse domande, sia da operatori e utenti italiani che esteri: come mai in Italia non esista un’unica fiera che accolga le varie realtà del mondo dell’entertainment e, in un contesto adatto, anche del musicale?
Finalmente questo è un concetto ben chiaro anche a coloro che dovranno prendere le decisioni per il futuro.
Senza paura di essere smentiti possiamo affermare quindi che le due parti a breve si incontreranno per trovare un punto di incontro: la volontà esiste e questo non può che essere buon segno.

Quello che possiamo dire, finito questo 2008 fieristico, è che le due kermesse italiane, ognuna nella sua impostazione e con la formula ad essa più congeniale, hanno funzionato (lasciamo da parte il MEET Milano, esperienza che probabilmente non avrà alcun seguito ndr).
Importante a questo punto è non accontentarsi per aver svolto il compito, sicuramente si può fare meglio…
Per questo motivo crediamo che l’unione delle due forze non possa che produrre risultati ancora maggiori e sicuramente competitivi rispetto a blasonate fiere estere che, alla fine dei conti, non mettono in scena nulla di così complicato o inarrivabile ma che, ahinoi, "macinano" numeri ancora piuttosto lontani...

La location? Il problema dell’Italia è scegliere tra tante splendide città e tra tante opzioni vincenti sotto diversi punti di vista, in questo senso siamo ottimisti.

Detto questo torniamo a parlare della protagonista indiscussa di questo articolo, la fiera “storica” dell’intrattenimento professionale Italiano: SIB 08.
Come accennato all’inizio la fiera ha riscosso successo sotto diversi punti di vista.
Gli espositori, nella globalità, sono rimasti soddisfatti per numero di visite e contatti reali specificando che, a differenza degli anni precedenti (problema che da sempre affliggeva SIB) nei padiglioni c’era la tranquillità sufficiente per lavorare al meglio.
Il vantaggio di avere un nome e una tradizione di anni gioca sicuramente un ruolo fondamentale; gli appassionati al SIB vengono da sempre e la sensazione è che la trasferta di Rimini sia considerata una “tappa” quasi irrinunciabile.
Un tempo - meteorologico - generoso e una riviera romagnola in splendida esplosione di colori e profumi primaverili ha regalato la giusta cornice all’evento.
Rimini poi non manca certo di strutture alberghiere e ricettive all’altezza e le serate sono spesso animate da cene e party di notevole rilievo e classe.
Per contro si è sempre detto che le vie di comunicazione e le possibilità di raggiungere la riviera rimangono un handicap ma che, a quanto pare, non ha scoraggiato i visitatori e gli operatori del settore persone che, non dimentichiamolo, spesso sono abituate al viaggio…
Sul fronte presenze si fanno registrare ufficialmente circa 21.000 visitatori (compreso il “popolo delle discoteche” sistemato in un padiglione attiguo) e una degna rappresentanza di aziende italiane e estere.

Molti gli appuntamenti, i convegni e i seminari in scena al SIB.
Tra i tanti quello condotto da Marco Mocellin dal titolo "Audio digitale: metodi, protocolli, apparecchiature, interfacciamenti", argomenti di assoluta attualità.

Il Sound Power: la formula giusta!

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Una nota di eccellenza sicuramente va alla formula e all’organizzazione del Sound Power, evento nel quale è stato possibile ascoltare diversi sistemi per il sound reinformcement “riggerati” su Layher (attenzione Layher è un brevetto originale ndr) nel piazzale antistante l’ingresso principale.
Purtroppo, causa defezioni dell’ultimo minuto, i sistemi proposti per l’ascolto era quattro: Proel Axiom, L-Acoustique Kiva, K Array, DAD HDA 800.
Non necessariamente i sistemi “comparati” erano da ritenersi nella stessa fascia di fruibilità (e di prezzo…) ma a questo proposito vale la pena fare una precisazione che ci sta molto a cuore e che da tempo ci "ronza" nella testa...

Concedeteci questa - azzardata - affermazione, che siamo sicuri incontrerà la comprensione di molti amanti della materia: un P.A. è comparabile a una bottiglia di vino.
Come prima cosa davanti ad una buona bottiglia del pregiato nettare ci insegnano che si dovrebbe fare una serie di domande legate alla lavorazione e alla “storia” del contenuto, alla fascia di mercato e di prezzo alla quale fa riferimento e la “tipologia” del vino stesso in relazione alle nostre esigenze.
Immediatamente dopo la si apre e la si assapora domandandosi se abbia dei difetti evidenti, se possa andare bene con la cena proposta e se possa essere di gradimento ai nostri ospiti.
In seguito, in tutto relax (e dopo 2 o 3 bicchieri…), si lasceranno da parte le considerazioni pseudofilosofiche e si disquisirà sul “gusto” del suo prezioso contenuto. Però, solo con un metodo definito sarà possibile apprezzare e comprendere un vino al meglio.
Quindi, la giusta prospettiva per farsi un’idea di un sistema per la diffusione sonora, a mio modesto modo di vedere, è quella dell’analisi critica di tale sistema mettendone in evidenza pregi e difetti in relazione alle nostre esigenze.
Ovvio che poi ci si farà un’idea sul suono e sulla “bontà” dello stesso ma, in egual misura, saranno importanti il peso, la facilità di montaggio, la facilità di settaggio e ottimizzazione, la potenza – intesa come copertura e pressione totale dell’ impianto - e via dicendo. Chiusa parentesi; con la speranza che chi deve spendere cifre a 5 zeri tenga conto di certe considerazioni piuttosto che limitarsi al “come suona”.

Ed eccoci al Sound Power: in questo senso la formula del Sound Power si rendeva adatta alla valutazione di alcuni parametri sopra elencati. Purtroppo in pochi (forse nessuno) hanno posto ai product specialist e ai dimostratori presenti domande del tipo: quanto hai impiegato a fare il settaggio? Quanto pesa l’intero sistema? Com’è concepito il riggeraggio? In che modo è possibile trasportare i sistemi?

Toni Soddu e i suoi collaboratori hanno ideato e prodotto un Cd test (The Blue Test Cd) che per l’occasione veniva adoperato con tracce separate e mixate su di un banco digitale Yamaha PM5-D. Il routing del segnale, tutto in dominio digitale, era curato e gestito dalla romana Link.
La prova d’ascolto prevedeva una serie di tracce “obbligate” di altissima qualità (registrate in flat) prese dal cd stesso e, in un secondo momento, da una serie di songs scelte liberamente.
La novità stava appunto nel fatto che venivano utilizzate tracce “reali”, non filtrate o finalizzate e per questo molto simili ad una situazione veritiera, molto vicina alla condizione di un sound check.
Sono sempre stato convinto che non abbia molto senso ascoltare su impianti P.A. i cd di produzione moderna che hanno mastering esasperati e fatti proprio con l’intento di farli suonare bene ovunque…

La formula del Sound Power permetteva di avere un termine di paragone sufficientemente oggettivo almeno per quanto riguardava la “pasta sonora” di un sistema.
Gran parte del risultato e del suono dipendeva comunque dal tipo di settaggio e di equalizzazione fatta dal dimostratore di turno che operava su macchine e processori con interventi a suo piacimento.
Qualcuno ha obbiettato come mai la prova non fosse stata fatta in stereofonia ma con un singolo cluster monofonico, per mio conto molto spesso in una situazione reale di concerto la stereofonia rimane un concetto piuttosto relativo e molto dipendente dalle posizioni di ascolto, ma giriamo comunque la questione ai diretti interessati.
La regia e le tribune erano poste a circa 32 metri e, senza entrare nel dettaglio dei calcoli della zona di efficienza del line array, mi si dice che era gradito un ascolto anche per distanze superiori. Seconda considerazione che riporteremo a Toni & C.
In ogni caso la strada è quella giusta e la formula è di gran lunga migliore di quella di altre fiere concorrenti.

Vittorio Storaro e Accademia della Luce:

Menzione particolare va fatta per i seminari dell’ Accademia della Luce e, soprattutto, della presenza Maestro Vittorio Storaro.

Quello che segue è un articolo che ha scritto la nostra corrispondente Eleonora Vescarelli che ha seguito per ZioGiorgio Network il seminario.

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Vittorio Storaro ha partecipato come ospite all’inaugurazione della fiera, che si è tenuta il 5 aprile, trattenendosi per un giro di visita ai padiglioni e soffermandosi sulle novità proposte dai numerosi espositori, per presenziare infine al cocktail d’inaugurazione organizzato presso lo stand Peroni.
Domenica 6 aprile Storaro hai poi tenuto un seminario presso l’area convegni della fiera, a cura dell’Accademia della Luce.
“Luce e ombra in Caravaggio”, questo il titolo del seminario, ha proposto un’affascinante visione di uno dei più grandi pittori italiani, Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Storaro, nell’analizzare le tecniche di pittura di Caravaggio, coglie la particolare attenzione alla luce del suo approccio pittorico.
Il pittore si rivela scenografo, costumista, autore della fotografia dei propri dipinti, costruendo la scena nello spazio, posizionando i personaggi, mettendoli in un certo tipo di luce e guardando infine il modello così composto attraverso uno specchio che gli permette di vedere la composizione come racchiusa in uno spazio definito.
Qui la luce, naturale o artificiale che sia, diventa decisa e avvolgente.
Caravaggio la utilizza per isolare i protagonisti dallo sfondo dei dipinti, sempre più spesso nero e le assegna quindi un ruolo selettivo che squarcia la materia e divide l’umano dal divino. Una visione tanto personale quanto suggestiva riguardo uno dei primi “autori della fotografia” della storia.

Oltre al seminario di Vittorio Storaro, l’ Accademia della Luce ha proposto durante il SIB altri eventi e convegni.
Partiamo con il seminario “La luce: da percezione sensoriale a strategia di marketing. I retail come luoghi di comunicazione".
La trasformazione dei luoghi del commercio da luoghi di scambio di beni materiali a veri e propri punti d’incontro, di comunicazione e le soluzioni illuminotecniche più idonee a soddisfare questa nuova concezione, sono l’oggetto della discussione.
Piergiorgio Capparucci, professore d’illuminotecnica all’Accademia di Belle Arti di Macerata, Salvatore Mancinelli, per 25 anni responsabile illuminotecnico al Teatro La Scala di Milano, e Guido Orlandi, project manager d’impianti per teatro, architettura e entertainment hanno spiegato come lo spazio viene reso scenografia, combinando luce e colore con atmosfere accoglienti e materiali sensibili, che invitano all’acquisto “emozionale”.

Proseguiamo con “La cultura della formazione per il Lighting Designer in Italia", tavola rotonda che si è tenuta lunedì 7 aprile. La discussione, moderata dal presidente dell’Accademia della Luce Maurizio Gianandrea, si è incentrata sulla necessità di un riconoscimento della professione del Lighting Designer, che finora non ha conosciuto una precisa delineazione.
Alla discussione hanno partecipato Corrado Terzi, direttore del dipartimento ITACA e del master in lighting Design presso La Sapienza di Roma, Marco Incagnoli, dell’Accademia dell’Immagine di L’Aquila, Pino Quini, direttore della fotografia RAI, e ancora Anna Verducci, Vincenzo Barcellona, Claudio Coloretti, Paolino Batani, Fabrizio Crisafulli e Salvatore Mancinelli.
La discussione si è orientata verso la delineazione dei criteri di formazione, pratica ma anche teorica, che un futuro lighting designer dovrebbe avere per diventare tale. Occorrono, sottolinea Corrado Terzi, figure professionali preparate e dotate di una competenza sia tecnica che artistica, che solo un’adeguata formazione può fornire.
In questo senso, aggiunge Incagnoli, realizzare un progetto luci richiede competenze diverse e specifiche rispetto, ad esempio, al saper gestire e comandare una consolle. Insomma, la discussione è sembrata orientarsi nel senso di una volontà di riconoscimento della categoria attraverso un’adeguata preparazione e il passaggio di un’abilitazione.

Infine, martedì 8 aprile, gli eventi dell’Accademia della Luce si sono conclusi con "Luce Attiva. Questioni della luce nel teatro contemporaneo", che ha visto la presentazione del libro di Fabrizio Crisafulli “Luce Attiva”, alla presenza dello stesso autore.
Offrendo una visione riflessiva, artistica del fenomeno luminoso, rispetto all’accezione tecnica, più consueta in altri volumi, Crisafulli, regista teatrale e visual artist ha raccontato come nel libro le problematiche legate al fenomeno della luce teatrale vengano indagate non da un lato puramente tecnico, che tende a isolare il fenomeno luminoso, ma più “sul campo”, rapportandolo agli ambiti più diretti e creativi della messa in scena dello spettacolo, della costruzione drammatica e della creazione poetica.
L’espressione “luce attiva” si riferisce infatti a una concezione della luce come materia espressiva, drammatica, artistica del teatro.

Le novità…

Le novità ci sono state, sia chiaro, certo è che molte le avevamo già viste nelle precedenti fiere con particolare riferimento al Pl&S.

Abbiamo quindi scelto di riportare, nel secondo appuntamento on-line a breve, solo le news “esclusive” del SIB, comunque molto interessanti, evitando di ripetere quello già scritto negli articoli precedenti (che invitiamo a leggere chi ancora non l’avesse fatto ndr).

Coming soon...

Aldo "hucchio" Chiappini
ZioGiorgio Network

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