Elio live Crew! (Part I): Foffo Bianchi
In questo primo appuntamento le interviste con i fonici del nuovo tour di Elio e le storie tese: Rodolfo "Foffo" Bianche in FOH e Massimo Bertoldo ai monitor. Suoni eleganti per un tour elegante...
Nella regia FOH troviamo uno dei personaggi con più esperienza nel nostro settore, passato dalla “università della RCA” (come lui stesso ha definito i suoi anni passati nei prestigiosi studi Romani ndr) frequentata negli anni d’oro della discografia italiana, fino alle console di mixaggio live più prestigiose.
Stiamo parlando di Rodolfo “Foffo” Bianchi ormai fidato degli Elii fin dalle loro prime apparizioni importanti.
Sul palco Massimo Bertoldo che, oltre ai vari approfondimenti tecnici, ci ha regalato qualche chicca divertentissima sulle “follie” che ha visto sul palco di Elio e le storie tese in questi anni…

Come premessa, vorrei subito soffermarmi sulla professionalità e sulla perizia con la quale nel giorno della data al Saschall di Firenze è stato svolto il sound check.
Più di un’ora di prove in cui Foffo, evidentemente tenuto molto in considerazione dagli artisti stessi e dalla produzione, ha vestito i panni anche di direttore artistico o, quantomeno, di “direttore del suono”.
Come è ben noto la band degli Elii è composta da musicisti eccezionali, il Saschall – a mio modo di vedere – è una delle sala da concerto più belle d’ Italia e il “manico” di Foffo non è certo messo in discussione.
Come risultato il sound che usciva dal sistema ARCS di L-Acoustics, adeguatamente settato dal P.A. man Giacomo Plotegher (col quale parleremo nel secondo appuntamento) era perfetto!
Durante la serata il volume era adeguato (Foffo non è amante delle pressioni folli ndr), la copertura omogenea e il suond complessivo piacevolmente “levigato” e morbido, complice forse il sistema di reinforcement “tradizionale” che, nonostante quello che si dica, alle mie orecchie risulta sempre meno aggressivo sulla parte medio alta di alcuni line array…
Peraltro, in una location come il Saschall, un sistema con guida d’onda sarebbe servito a poco…
Il sound check effettivamente è stato un momento molto istruttivo, raramente in produzioni di questo livello ho visto questo impegno e questa umiltà da parte dei musicisti nello svolgere le prove del suono e raramente ho visto un fonico “imporsi” – sempre in maniera gentile e pacata – su alcune cose che “non lo soddisfavano in pieno”, come diceva ai musicisti attraverso il talk back.

La band, che in questo tour si professa “band elegante” (tutti i musicisti erano vestiti in maniera impeccabile ndr), ha regalato due ore di concerto ripercorrendo molti dei successi che hanno costellato la carriera degli Elii dalle origini ad oggi.
La conclusione, con la rivisitazione dell’ aria delle Nozze di Figaro, è stato un momento veramente emozionante. Qualora ce ne fosse il bisogno abbiamo avuto conferma dell’eccezionalità dei musicisti: pubblico in piedi e applausi scroscianti!
Con Foffo abbiamo parlato di aspetti tecnici ma non potevano farci scappare l’occasione di fargli qualche domanda più in generale, domande legate alla sua trentennale esperienza nel settore musicale. Di spunti interessanti ne sono emersi parecchi…
ZioGiorgio: stai usando una regia analogica, però ti faccio la domanda fatidica su analogico/digitale perché so come la pensi in questione ed hai da argomentare la tua scelta in maniera interessante…
Rodolfo “Foffo” Bianchi: beh, un attimo, vorrei chiarire. Non è che io voglia fare il paladino in difesa dell’analogico e ho un’avversione particolare nei confronti del digitale, così non è.
Intanto per motivi generazionali io sono legato alla tecnologia analogica e questo è un primo punto.
Riconosco che il digitale ha una serie di vantaggi evidenti che nemmeno ti sto ad elencare e, tanto per arrivare al punto subito, ti dico che secondo me la battaglia sta a livello di “somma”; e per somma intendo proprio il risultato audio della somma dei vari canali di mixaggio. Qui l’analogico è ancora più convincente.
Quindi, fino a che non si arriverà a frequenze di campionamento talmente alte che la differenza verrà appianata, alle mie orecchie suona ancora meglio l’analogico e per questo lo preferisco.
Un esempio che mi piace fare è in riferimento alle corse di formula 1.
In questi anni la Ferrari è vincente, ma non per questo la Mc Laren è una macchina da buttare, non so se rendo l’idea…è possibile che in Mc Laren stiano lavorando nel modo giusto tanto che a breve la Mc Laren diventerà vincente.
Insomma ognuno fa una scelta in base alle proprie esigenze e convinzioni, io al momento continuo ad optare per l’analogico e il nodo della questione, lo voglio ripetere, sta nella miglior risultato a livello di sommatoria dei canali.
ZioGiorgio: e sul singolo canale?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: ok, andiamo un attimo oltre.
Io ho usato diverse console digitali, le più conosciute come DiGiCo, Yahama e se mi devo basare sulla qualità del canale, inteso come channel strip, posso dirti che quello che ho ascoltato è molto bello e di qualità eccellente, è quando mandi tutto al L+R che la “musica cambia”.
Ho parlato anche con ingegneri informatici ed elettronici di questa mia convinzione e qualcuno ipotizzava che il divario potrà virtualmente scomparire quando arriveremo a frequenze di campionamento nell’ordine dei 30 Mhz, però probabilmente a me non mi toccherà…(Foffo accenna un sorriso ironico ndr)
ZioGiorgio: come fonico, sei uno di quelli che utilizza molti outboards o sei piuttosto parsimonioso?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: questo è un altro aspetto che va comunque a ricollegarsi al discorso somma, che come avrai capito io considero argomento fondamentale.
Un outboard alla fine dei conti “fa suono” e va a sommarsi anch’esso nel mix generale.
Rimango dell’idea che molte macchine analogiche non siano assolutamente inferiori ai plug-in digitali.
Inoltre io non uso moltissimi strumenti outboards e per questo forse non sento neppure l’esigenza di una console digitale che mi permette di avere effetti e dinamiche in grande quantità.
Prediamo un compressore, quello che a me manca a livello di sensibilità nei moderni plug-in è la sensazione della variazione graduale del rapporto di compressione. Quello che io vado a sentire è sempre un rapporto “dilatato”, estremo, che spesso assomiglia molto ad una limitazione piuttosto che ad una compressione.

ZioGiorgio: Foffo, faccio l’avvocato delle cause perse un attimo. Una considerazione che si fa negli ultimi tempi è quella che una console digitale comunque evita di portare dietro diversi fly-case con diversi costosi outboards e questo sembra far molto piacere alle produzioni…E’ un finto problema?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: no, no, non è un finto problema è una considerazione giusta e io sono consapevole di questo.
Purtroppo, o per fortuna, io vengo da una generazione in cui la musica dava molto e dava molto anche in termini economici; le produzioni non dovevano fare così tanti conti come devono fare oggi, c’era sicuramente più disponibilità. Come dire…sono abituato bene!
A parte le battute, questo è un problema vero ma che ha colpito tutto il settore in genere, non solo l’ ambito live.
Pensa che una volta si spendevano tranquillamente anche due miliardi di lire per fare uno studio, oggi con trentamila euro si entra nel mercato con uno studio casalingo…
Certo non avrai nella dotazione macchine costosissime come Manley, Massenburg, Thermionic e i risultati non saranno gli stessi.
Come ci insegna un vecchio proverbio “quando non si hanno i mezzi bisogna aguzzare l’ingegno”, ed ecco che allora quei Signori della Digidesign che si sono inventati la piattaforma ProTools sono stati non bravi, bravissimi! Hanno capito che non c’era più “ciccia” (in toscana si dice così per indicare il denaro e Foffo è un toscano verace ndr) e non era più tempo di grandi ricchezze ma non per questo non era più il tempo di produrre dischi.
Siccome penso di averne passate un po’ di esperienze di studi e produzione negli anni vorrei proprio fare un “gioco” di cifre.
Pensa che una volta, ti parlo di venti anni fa più o meno, uno studio di Serie A poteva costare circa de milioni al giorno che, moltiplicato per trecento giorni lavorativi – e gli studi erano sempre pieni! – portava a cifre annue intorno ai seicentomilioni di lire; ecco che era pensabile investire centocinquanta milioni in una console di mixaggio o sessanta milioni di outboards.
Insomma, tornando alla domanda di origine, quello che voglio dire è che c’è il risvolto della medaglia ed è giusto che le produzioni si adeguino ai nuovi budget, budget che dipendono da un mercato discografico in genere decisamente cambiato nei suoi assetti economici…
Devo dire però che le produzioni per le quali lavoro mi hanno sempre accontentato.
ZioGiorgio: a questo punto mi viene automatica una domanda, anche se non riguarda prettamente l’ambito live. In base alla tua grande esperienza negli anni, hai percepito un vero cambiamento di qualità a livello nelle produzioni?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: più che percepita l’ho proprio sentita questa differenza, eccome.
Sono disposto a raccogliere la sfida di chiunque voglia in questo senso, ho io qualche bel vinile dal quale partire per fare una prova compartiva di ascolto…
ZioGiorgio: poi adesso, come amo ripetere spesso, si “schiaccia” tutto e sembra suonare tutto bene. Anche dal vivo spesso si è costretti a mettere dinamiche sul L+R…
Rodolfo “Foffo” Bianchi: ma per forza succede questo, si pretende che un cd appena lo metti sulle casse debba avere un volume di suono che spacchi gli altoparlanti!
Posso capire i miei colleghi che ricorrono a dinamiche sul master, il pubblico è abituato ad un certo tipo di suono e si aspetta di ascoltare la stessa potenza anche in ambito live.
C’è un annullamento delle gamme dinamiche e si ricerca sempre un suono “violento” e potente.
Fortunatamente con gli “Elii” non ho questo problema, sono talmente bravi come musicisti che il suono potente è prodotto da loro stessi ma senza mortificare le dinamiche.
Un esempio che vale ancora oggi è il Bolero di Ravel, partiva da quasi -20dB per arrivare al fortissimo fino a +5dB, ha fatto caso a parte perché al tempo mise in seria crisi il vinile come supporto che non disponeva di quel range dinamico e che, soprattutto, tendeva alla distorsione.
Oggi credo che moltissimi dischi distorcano, me ne accorgo in maniera evidente, ma sembra che il pubblico non abbia più quel tipo di educazione musicale per cui si riesce a sentire una distorsione, si schiaccia tutto e l’orecchio viene ingannato.
ZioGiorgio: tornado al live, credi sia giusto assecondare gli ascoltatori e comprimere il programma sonoro?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: no, ma ti dirò di più, sinceramente penso che sia proprio sbagliato ascoltare musica in grandi stadi o in palezzetti dello sport. O meglio, il concerto come evento è meraviglioso sotto molti punti di vista, ma l’ascolto della musica viene falsato perché entrano in gioco molti fattori legati alla psicoacustica.
Ma tu credi che sia “normale” per l’orecchio umano sopportare pressioni sonore di 80, 90, 100 e passa dB? Per arrivare a 90 metri dal palco con bassi percepibili e cantato chiaro e cristallino bisogna ricorrere a sistemi di sound reinforcement onestamente “spaventosi” per il nostro delicato apparato uditivo.
Quindi, se si vuol ascoltare musica con la giusta qualità, la soluzione migliore è sempre quella di mettersi in poltrona davanti a un bell’impianti Hi-Fi.
Certo questo mio discorso vuole essere un discorso “teorico”, anche perchè il concerto è sempre uno dei momenti più alti e coinvolgenti in musica...
ZioGiorgio: torniamo al mix. La “pacca” pare piacere anche a te.
Rodolfo “Foffo” Bianchi: ma certo, ma non è solo una questione di volume sia chiaro, poi sono molto interessato a rendere il “colore” dei suoni più che potenza fine a se stessa.
Il mio background come fonico è quello di chi viene da anni di gavetta e di quella che ho sempre considerato l’università Italiana per i fonici, ossia i gloriosi studi della RCA a Roma nei quali ho lavorato molti anni.
Ho lavorato con molti artisti e produttori e ho imparato a capire le esigenze a livello di sonorità e cercare di rendere le sfumature e i colori che essi desideravano nei dischi: quello che chiamiamo in gergo il “mondo” di un brano musicale in cui convergono sound e arrangiamento.
Vedi, rendere un “colore” di un suono o di uno strumento non è cosa facile e, spesso, è anche difficile da spiegarsi a parole.
Sono molto attento ad ascoltare il risultato totale di un mix, alla conoscenza e alla “predizione” - se così possiamo dire - della sintesi in tempo reale del missaggio: questo negli anni mi ha molto agevolato nel mio lavoro in studio.
Solo che in studio si lavora solitamente con un produttore artistico che da dritte o chiede di far suonare in un certo modo un mix ma a me è sempre interessato dar vita e “colore” a un mix in prima persona.
Per questo ad un certo punto ho sentito il bisogno di dare ancora più continuità a questa mia tendenza a curare il mix e a dirigere come un “direttore” il suono: quale miglior situazione se non la musica dal vivo!
ZioGiorgio: in questa chiave di ricerca di “sfumatura” di suono credo che per te la ripresa microfonica sia molto importante?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: è fondamentale. E’ da quella che si parte per creare un suono e attraverso le scelte che operi dovresti sapere cosa aspettarti come risultato.
ZioGiorgio: immagino che tu prediliga dei condensatori che, teoricamente, dovrebbero catturare al meglio le sfumature di suono.
Rodolfo “Foffo” Bianchi: quando è possibile sì, ma solitamente dal vivo non puoi permetterti di usare molti condensatori.
Se stai facendo una situazione per così dire “fragorosa” i molti condensatori riprenderanno facilmente anche tutti i suoni vicini alla sorgente sonora con inevitabile problemi legati ai rientri nel mix.
Voglio dire, se metti un set di condensatori per una sezione d’archi posti a meno di 10 metri dalla batteria è probabile che tu faccia il concerto della batteria dentro i microfoni degli archi…
ZioGiorgio: parlando proprio della batteria, una domanda che faccio spesso: fai molto uso del close micking o ricerchi un suono più dagli over head?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: vedi, il close micking nacque proprio per dare più dinamica ai vari fusti e per aver un suono più “in faccia”, il tutto aveva come obbiettivo quello di dare più energia a tutto il mix e al brano…e si ritorna al discorso sul cambio dei gusti degli ascoltatori…
Però per dare la giusta dimensione sonora ad un set di batteria c’è sempre bisogno della ripresa d’insieme e in questo senso gli over head sono essenziali. Quindi, il mio modo di utilizzarli è quello riconducibile all’esigenza di dare spazialità e stereofonia a tutta la batteria, il suono lo faccio attraversi le microfonazioni ravvicinate.
Vorrei anche precisare che abbiamo fatto un esempio di una situazione di musica rock o pop, nel jazz i discorsi cambiano, gli over head hanno un’importanza che potrei quantificare dell’ 80% del suono complessivo perché avrei bisogno di suoni più morbidi e omogenei e sicuramente l’apporto dei piatti sarebbe molto superiore…

ZioGiorgio: tra l’altro questo tipo di “versatilità” nei suoni con gli Elii è un aspetto importante?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: molto, mi diverto tantissimo, e sono sicuramente fortunato a lavorare con loro.
Per uno come me che ha passato tante fasi musicali e ha ascoltato tanti generi lavorare con loro è un po’ come ripercorrere tutte queste tappe, credo che siano gli unici musicisti che testimonino la cultura musicale in Italia nel suo complesso. Passano dal jazz, all’ hard rock alla bossa ecc nello stesso show e io, dalla regia audio, cerco di seguire e assecondare il mix e le sonorità riconducibili ai vari generi, per questo è un contesto molto stimolante.
Aggiungi che sono musicisti eccezionali e molto preparati e la loro musica è divertentissima…
Negli anni ho sentito catalogare la loro musica come “demenzial”, quello che penso io è che ci sono arrangiamenti di grande qualità e i testi, peraltro, sono anche molto acuti…
Il suono del basso che cominciami a sentire dal palco mi da l’idea per la domanda successiva…
ZioGiorgio: parliamo proprio di basso. Usi line e microfono, solo linea? E con le fasi come la metti?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: io uso sia microfono che linea. Semplicemente poi miscelo le due sorgenti in base al palco, alla location al volume e così via…
Intanto è vero che tra linea e microfono il suono non è perfettamente in fase, ma questo è vero solo per alcune frequenze, non su tutte le note dello strumento e aggiungo che per ogni palco e sala concerto le situazioni possono cambiare.
Quindi spesso io uso tanto del suono della D.I. e meno del microfono ovviando in gran parte al problema sopra citato.
Con Elio facciamo spesso situazioni in contesti di teatri o club e in questi casi do sempre più importanza alla linea perché il microfono, comunque, è quello che va a catturare anche gli altri suoni circostanti e potrebbe creare diversi problemi di rientro.
C’è un altro problema legato ai bassisti in genere. Spesso hanno l’esigenza (giustamente) di sentirsi in maniera chiara e potente dal loro amplificatore, il basso non è uno strumento che si presta per essere ascoltato da wedge magari piccoli o ancora peggio dagli IEM, per questo vogliono il punch dell’amplificatore.
Anche Faso ha questa esigenza e negli ambienti più piccoli il suono di basso che esce è praticamente quello diretto e io mi ritrovo ad avere poco controllo nel mix, per questo c’è una lotta in corso tra di noi! (ride ndr)
Per contro Faso è talmente bravo che spesso riesce a gestire da solo volumi e dinamiche.
ZioGiorgio: lo comprimi molto?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: nemmeno più di tanto, uso un semplice DBX160A.
ZioGiorgio: quindi non necessiti neppure dei controlli di attacco e rilascio della compressione?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: no, li c’è il bassista col suo “manico” che fa tutto da solo…
ZioGiorgio: per le chitarre?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: ecco, con Cesareo ho vinto la battaglia! L’ho convinto a non usare due cabinet che secondo me sul palco non servono a nulla se non a fare più chiasso.
Riprendo il solito altoparlante con due microfoni, un condensatore Audio Tecnica AT4040 e un Sennheiser md 421 cercando di accoppiare le capsule per evitare anche in questo caso problemi di fase.
Con questa formula ho trovato il mio set ideale, ho praticamente tutta la gamma di frequenze disponibile senza far troppi interventi di eq.
Nel tempo ho usato anche l’AKG 414, ottimo microfono, ma che a mio modo di vedere ha una capsula più da “studio”, delicata, l’AT4040 invece sopporta benissimo i transienti.
Quindi con il dinamico ricerco l’attacco e con il condensatore il corpo del suond.
Inoltre Davide (Cesareo) ha capito come gestire il volume della cassa e io mi trovo in una situazione ideale.
Lui imposta un volume non esagerato ma con il giusto “gas” affinché i miei microfoni possano lavorare al meglio, addirittura poi si gira la cassa verso di se (guardando le quinte per capirsi ndr) evitando di sparare sulla platea.
…il suondcheck sta per cominciare e Foffo è già stato chiamato un paio di volte, ma gentilmente ci concede qualche altro minuto…

ZioGiorgio: due battute sulle dinamiche.
Rodolfo “Foffo” Bianchi: allora, di gates non ne uso quasi per nulla non ne sento l’esigenza e non mi piacciono molto e compressori posso dire che maggiormente le uso sulle voci.
Per Elio ho il Manley valvolare con il suo equalizzatore passivo e la sezione di compressione e sono a posto.
ZioGiorgio: che microfono usi per Elio?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: un semplice Shure Beta87A wireless.
Sai, Elio ha una voce pazzesca ed emette molto, non ho nessun problema con la sua voce, non devo “tirare” molto sul preamplificatore per far uscire il suono.
ZioGiorgio: come ti comporti a livello di ambienti invece?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: ecco, di riverberi e delay ne uso tanti e mi ci diverto pure, mi piace cambiare l’ambientazione sonora per tutti i pezzi, proprio per il discorso che si faceva poco sopra che con gli Elii ogni brano ha un suo genere e un suo stile.
Quindi spesso parto anche dallo stesso algoritmo ma cambio decadimento, spazialità della stanza e alzo e abbasso la quantità di mandata per giocare sulla dimesionalità degli strumenti.
Per farti un esempio concreto, sulla batteria nei pezzi più lenti mi piace partire da una concert hall, per pezzi più “tirati” cambio per una room corta che probabilmente “impasterà” meno il suono.
Le macchine che utilizzo sono un PCM81 per la batteria, il PCM70 per fiati e cori e PCM91 per la voce.
ZioGiorgio: e per i delay?
Rodolfo “Foffo” Bianchi: con Elio, che non fa proprio musica pop all’italiana, non ne sento molto l’esigenza anche se in alcuni pezzi può capitare…
Lasciamo Foffo andare in regia, che ringraziamo per il molto tempo che ci ha dedicato, e aspettiamo per “prelevare” anche Massimo dal mixer monitor…
ZioGiorgio: Massimo, se gli “Elii” sono bravi ad ascoltarsi come sono bravi a suonare credo che il tuo lavoro sia relativamente semplice...
Massimo “Max” Bertoldo: sì, l’hai detto tu! Ci sono i due lati della medaglia: non è un compito semplice se si vuole fare bene e di più, è un compito semplice perché sul palco ci sono dei musicisti veri! Anche un buon feeling e la loro intelligenza mi aiutano molto.

ZioGiorgio: in generale hai pressioni alte sul palco?
Max: non ti risponderò con un sì o con un no e ti spiego anche perché: più che pressione sonora, direi che “c’è molto suono e dinamica” e questo ad un fonico fa sempre molto piacere! Sono questi elementi che danno la percezione/sensazione(psicofisica), di “elevato s.p.l.”, non i volumi inutilmente elevati.
Non serve stressare la meccanica dell’orecchio, ma ha molto più senso far lavorare il cervello.
Vorrei aggiungere che per avere un gran bel suono articolato, completo e dinamico, non occorre un bravo fonico, ma dei bravi musicisti!
ZioGiorgio: vedo che adoperate una situazione mista: wedge e cuffie per le tastiere, come mai questa scelta?
Max: fa semplicemente parte delle esigenze e delle abitudini dei musicisti in questione.
Ognuno di loro sta bene nello stage ascoltando come ritiene giusto, comodo e rassicurante. Il mio lavoro è capire le esigenze dei singoli musicisti e con l’aiuto delle tecnologie che ritengo appropriate, cercare di metterli in condizione di suonare in estrema tranquillità e sicurezza.
Per musicisti della bravura degli Elii è importante sentire i dettagli del sound ed dopo anni di collaborazione, giorno dopo giorno, si cerca sempre di migliorare. E’ questo che mi diverte: sperimentazione, collaborazione e stima reciproca.
ZioGiorgio: sempre più spesso vedo nelle regie di palco la console Yamaha PM5-D. Tu come giustifichi questa scelta?
Max: in una parola? Comodità! Comunque non ritengo Yamaha PM5-D RH la mia prima scelta…

ZioGiorgio: mi pare di intuire che non hai altro outboard esterno…
Max: non ne ho bisogno, quello che mi mette a disposizione il PM5D-RH mi è più che sufficiente.
Avevo bisogno di molto outboard esterno, quando utilizzavo il Midas XL3, anche per questo non sono molto nostalgico dell’analogico. Ad un certo punto l’outboard finisce sempre e questo ti lascia un sacco di interrogativi: “se avessi avuto, avrei potuto fare questo o non fare quello…”, il magico tunnel dei ma, però, perché, ecc…
Ritengo che i mixer digitali aiutino molto il mio lavoro, in special modo negli ultimi anni che hanno iniziato a suonare pure benone!
Il punto di forza è il numero di servizi e la possibilità di fare qualsiasi cosa, che sembrano non poter mai finire.
ZioGiorgio: hai qualche richiesta particolare da parte dei musicisti? Sentivo che l’unico con un bel volume sul palco era Faso, questo ti crea qualche problema?
Max: no Faso non mi crea problemi, anzi mi da solo gioie! La sua esigenza principale è di avere il suo ampli vicino. Forse è Cesareo, Daniele e Davide (fiati) , tra loro, che hanno un volume wedge più elevato.
I “cuffiati” hanno esigenze abbastanza particolari, soprattutto la postazione di Rocco. Però non vi svelerò i segreti…
ZioGiorgio: adotti qualche accorgimento particolare sulla voce di Elio?
Max: no niente di particolare, forse è proprio questa la cosa particolare rispetto ad altre band.
Usavo un Amek Neve 9098 channel strip, perché non mi bastavano gli l’eq.dell’XL3 e devo dire che il suono era pure più bello. Ma Elio non è uno di quei cantanti molto esigenti. Posso affermare che è l’ultimo dei problemi in palco. Fossero tutti come lui!
ZioGiorgio: ti occupi anche di tutto il sistema wireless?
Max: sì, ci sono 4 wireless mic Shure uhf MK2 con capsule SM58/BETA 58 e due Shure PSM 700 wireless In-Ear-monitoring per Paola Folli e per me, normale amministrazione.
ZioGiorgio: la batteria ha una “semigabbia” di plexiglass. E’ un’esigenza che hai tu come fonico di palco?
Max: dopo un po’ di battaglie con Cristian, io e Foffo ne siamo usciti vincitori. Il problema era il rientro dei piatti della batteria sui microfoni head set di Rocco e Jantoman, che in alcune location, ci davano molto fastidio. Problema risolto, anche se Cristian non gradisce…
ZioGiorgio: in questo tour ci sono forse più strumenti e più musicisti rispetto alla formazione “standard” degli ELST. C’è qualche microfonaggio al quale devi sempre far attenzione per scongiurare rientri e feedback?
Max: no, non ho problemi di feedback, facilitato anche dal tipo di wedge monitors scelti.
Sono molto orgoglioso delle scelte fatte in questi anni, anche in controtendenza, delle apparecchiature da utilizzare nel tour di Elio ELST.
Preferirei non entrare nello specifico però.

ZioGiorgio: un’ultima domanda un po’ “easy”. Ma quanto ti diverti a stare sul palco con questa fantastica band? E dal punto di vista tecnico invece è mai successo qualche imprevisto dovuto all’esuberanza dell’ Arch. Mangoni?
Max: hai proprio centrato il punto, mi diverto molto, anche se per ovvi motivi devo cercare di restare concentrato nel mio lavoro, forse è il compito più difficile!
Mi è successo di scoppiare a ridere e perdere l’attenzione nel momento in cui un musicista cercava la mia attenzione, lo ammetto.
Non è proprio professionale, alla fine siamo lì per lavorare e bisogna trovare la forza di essere sempre attenti.
E’ pazzesco dopo 8 anni che lavoro con loro mi fanno sempre ridere, le battute non sono mai le stesse, insomma mettetevi nei miei panni! Ma è anche questo che mi lega molto a questa band, non sono mai riusciti ad annoiarmi e immaginate quanti concerti ho fatto con loro.
Per quanto riguarda Mangoni, l’artista a sé…che dire… lui è straordinario, anche quando entra sul palco e crea il disordine più assoluto.
Pensate, è da anni che quando si esibisce, io ed i backliners ”Tango e Dark” lo fissiamo ed aspettiamo che travolga qualche microfono, qualche strumento o qualche cavo, ed invece, non sembrerebbe, ma non è quasi mai successo. Incredibile!
Mi ricordo qualche anno fa, quando faceva Supergiovane, un’elettricista li allungava un tubo in ferro molto pesante e lui per tre o quattro concerti ha rotto il palco, percuotendolo ferocemente. In una di queste date, finì pure di sotto e fu recuperato dagli elettricisti. Incredibilmente non si fece niente neanche quella volta. Tra noi si dice che sia indistruttibile!
Si chiude qua questo primo appuntamento con la Crew di Elio e le Storie Tese.
Grazie a Foffo e a Max e a presto con la seconda puntata!
Aldo "hucchio" Chiappini
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