Elisa al Forum di Assago: Luce e Video
In questo secondo appuntamento l'intervista a Mamo Pozzoli, curatore di luci e regia scenografica, seguita da Marino Cecada e Adriana Bedin (EditArt) per il video. Uno ricchissimo contributo di foto per celebrare lo splendido lavoro del team!
Come abbiamo già detto nell'articolo dedicato all'audio, questo show di Elisa al Forum di Assago ci è veramente piaciuto tanto.
Sia gli aspetti strettamente musicali sia il sonoro si sono distinti per qualità e cura - compreso il sistema di surround - ma è nella parte scenico-illuminotecnica che, finalmente, abbiamo visto qualche cosa di veramente nuovo.
A parte le bellissime tonalità luminose create da Mamo, con un equilibrio di chiari e scuri molto potente che conferivano allo show una atmosfera "patinata" (cosa visibile anche dalle foto ndr), non sono mancati i colpi di scena e le trovate ad effetto.
In primis il palco su tre livelli, cosa che non ricordo di aver mai visto prima.
Una struttura che si sviluppava in altezza (opera di Franco Comanducci di La Diligenza ndr) sembrava "confondere" e "sorprendere" il pubblico che, come conseguenza, veniva proiettato in una atmosfera diversa da quella che si trova normalmente in uno speccatolo di musica dal vivo.
Poi i bellissimi fasci di motorizzati a pioggia (chissà perchè si vedono poco negli ultimi anni...) e lo schermo posteriore semitrasparente che, svelando e non svelando, rimandava ancora una volta ad una dimensione onirica.
Le scenografie richiamavano da vicino, anche se in maniera sobria, un certo gusto per la cultura cyberpunk ma non solo (Mamo citerà una serie di autori e artisti da perderci il sonno per gli amanti del genere..).
Ma lasciamo la parola a Mamo Pozzoli che ci saprà spiegare in maniera certamente più puntuale il suo lavoro sullo show.
E per lo stesso motivo a metà pagina trovrete un ricchissimo slideshow di foto fatte dal nostro "ZioFotografo" (vedere link in fondo alla pagina ndr) che rendono omaggio a Mamo, Elisa e a tutta la produzione!
ZioGiorgio: Mamo, uno spettacolo complicato dal punto di vista tecnico e tu ti sei occupato sia delle luci sia della regia sia della scenografia. Come hai pensato e organizzato tutto il lavoro? C’è stato un filo conduttore?
Mamo Pozzoli: io ho disegnato il palco, le luci, la configurazione video e il set, mentre la regia è stato un lavoro di team con Luca Tommassini, il coreografo, e la stessa Elisa che ha sviluppato il concept.
Per dare forma al “Sogno Meccanico” è per forza stato necessario avere uno stile progettuale molto rigoroso ed omogeneo, vista l’estrema eterogeneità dei contenuti. Dunque oltre che come show designer ho avuto un ruolo da visual director, creando o collegando fra loro tutti gli elementi formali per riportarli a un unico codice stilistico.
Tieni conto che in una produzione così grande sono molti i settori coinvolti, per forza di cose anche abbastanza compartimentati: luci, video, audio con surround, scenografie, costumi, coreografie, strutture. La progettazione dello show è stata complessa ed è durata parecchi mesi.
ZioGiorgio: Mechanical Dream, da quel che ho potuto sentire dire dalla voce di Elisa stessa è “un sogno di due ore capace di aprire numerose porte sull'immaginazione…”. Che tipo di dialogo c’è stato in questo senso con l’artista?
Mamo Pozzoli: Elisa è un’artista di grande talento ed è facile lavorare insieme, perché ha le idee chiare e lascia molto spazio creativo. Qua volevamo dare forma alle due anime della sua musica e dunque creare un set capace di esprimere momenti onirici e sospesi insieme ad altri più ossessivi e marcati, ma anche di contenere molte persone e oggetti assecondandone i movimenti e cambiando aspetto spesso.
Tra le varie release è piaciuta quella del palco a tre livelli, di proporzioni inusuali: molto largo, pochissimo profondo, sviluppato in altezza con un proscenio ribassato con alette laterali e un livello superiore che è un vero e proprio secondo palco con doppie postazioni e nascosto dal ledscreen mobile quando non utilizzato.
La dislocazione degli elementi scenografici, realizzati da Cinquini di Viareggio, sottolinea questa tripartizione. Le luci sono quasi in 2d, mancando per scelta il controluce tradizionale, sostituito da altri espedienti però di tipo grafico e dal ledwall video semitrasparente. Inoltre ho fortemente voluto lasciare tutto a vista: struttura layer, truss di servizio, aree tecniche, postazioni, camminamenti, cablaggi, rigging, scegliendo tipologie di materiali e hardware dall’aspetto “industriale”.
ZioGiorgio: domanda da un milione di dollari: come si rende un sogno nel tuo mestiere?
Mamo Pozzoli: in modo molto didattico ti rispondo che, anche se con le tecnologie disponibili attualmente si può fare ormai quasi di tutto, per me che vengo dal teatro il segreto sta nella capacità di gestire il buio e i vuoti; che detta così sembra la cosa più semplice del mondo...
ZioGiorgio: lo spettacolo era bellissimo su tutti i fronti ma in molti hanno riscontrato una certa eterogeneità dal punto di vista scenico. E’ stata una cosa voluta?
Mamo Pozzoli: da una parte sì e dall’altra è stata una conseguenza fisiologica. Lo show è strutturato in quattro parti distinte, ognuna col suo carattere. Sarebbe difficile sostenere due ore e mezza di spettacolo senza espedienti per catturare l’attenzione.
Paradossalmente può risultare ridondante, specialmente nelle coreografie di massa, perché il bombardamento sensoriale in certi punti è notevole. Io personalmente preferisco i momenti più sognanti nello stage al primo piano, dove volevo dare l’idea che tutto fosse letteralmente “sospeso” nello spazio e nel tempo.
ZioGiorgio: guardando la scenografia stessa mi verrebbe da chiederti se tu o l’artista vi siate in qualche modo ispirati al geniale scrittore P.K. Dick e o se, comunque, ci sia un qualche richiamo al “cyberpunk” in genere.
Mamo Pozzoli: beh mi fa piacere che lo citi, anche se più che a Dick magari il pensiero è a Gibson o Sterling. Poi per molti richiami estetici siamo innegabilmente debitori ai lavori di Giger ed Esher. La suggestione più concreta viene però dal mondo dell’archeologia industriale di cui sono permeate le nostre città, anche se Elisa ha spinto molto sull’immaginario tipo Willy Wonka e “la fabbrica del cioccolato”.
ZioGiorgio: passando agli aspetti più strettamente tecnici, puoi parlaci di come hai pensato e realizzato i contributi sui pannelli Led che ricoprivano un ruolo decisamente importante anche a livello scenografico.
Mamo Pozzoli: attenzione, come ti ho detto prima io ho deciso il prodotto e disegnato il ledwall, sul quale abbiamo scelto di passare sia live che contributi di tipo grafico e narrativo, con prevalenza di questi ultimi.
La mia posizione però in questi casi è categorica: io vengo dalle luci e uso il video come una sorgente luminosa che grazie alla sua fisicità mi sta allargando notevolmente il campo progettuale, e fino a che parliamo di grafica sono in grado di gestire io direttamente l’aspetto creativo, ma quando si entra nel mondo del linguaggio video vero e proprio servono competenze tecniche, registiche e fotografiche che non si acquisiscono dall’oggi al domani.
Non possiamo arrivare adesso noi LD e diventare tutti videomaker fai da te dal nostro banco luci col nostro mediaserver. Quindi i contributi e la regia sono stati fin dall’inizio pensati, realizzati e gestiti da Marino Cecada e Adriana Bidin che collaborano da anni con Elisa.
Io ho semplicemente “raddrizzato” le scelte stilistiche e colorimetriche già dalla fase di preproduzione per dare omogeneità al lavoro in totale uniformità con le luci e con i movimenti degli schermi che avevo in mente.
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ZioGiorgio: dei motorizzati a pioggia posti sopra al palco cosa ci puoi dire?
Mamo Pozzoli: una logica conseguenza delle scelte progettuali iniziali. Quando lavori in 5 metri di profondità sai già che dovrai sopperire all’assenza di controluce tradizionali con uno sviluppo verticale di tipo più grafico che “tracciante”, quindi barre led, video, ed altro.
A me personalmente poi i motorizzati a pioggia piacciono moltissimo, specialmente se accorpati in grossi blocchi di tipologia simile e con movimenti tutti uguali. Ad esempio qui ho tre truss da 21 metri a 1,5 mt di distanza l’una dall’altra con 32 Coemar iSpot eXtreme 1200 che lavorano molto spesso in home con zoom e iris al minimo.
ZioGiorgio: poi c’era la situazione del palco posto al primo piano, poteva sembrare quasi una cosa slegata dal resto della scena. E’ così?
Mamo Pozzoli: ma no, quella è proprio l’essenza della scena! Fa da sfondo quando non viene usata ma è sempre presente, grazie alla semitrasparenza del MiTrix intuisci che c’è qualcosa li dietro, una sorta di soffitta polverosa… poi quando gli schermi si aprono prende vita magicamente. Fa impressione vedere Elisa performare a 5 metri da terra con video e luci sotto e sopra e tutto il pubblico estraniato testa all’insù. Per me questa è la vera originalità di questa realizzazione.
ZioGiorgio: non conoscevamo il Jarag, questo nuovo prodotto che sembra del tutto simile ad un grosso blinder. Puoi spiegarci meglio di che si tratta?
Mamo Pozzoli: e’ prodotto dalla francese Chromlech ed è la prima volta che viene utilizzato in Italia. Effettivamente è un oggetto controcorrente perché monta 25 lampade alogene da 75w con dimmer interni pilotabili singolarmente. Una sorta di matrice 5x5 con la quale è possibile, naturalmente impazzendo, costruire grafiche, loop, scritte. Insomma ciò che fa normalmente un led, ma con la potenza, la temperatura colore e il calore della lampada alogena.
Dico calore anche perché la vampata arriva fino in sala, i musicisti hanno sofferto abbastanza! Io ne ho 24 montati in 6 colonne da 4, per un totale di 600 canali, due universi dmx dedicati. Da sottolineare il fatto che li utilizzo praticamente solo per 20 minuti, nella parte centrale del concerto, quando si solleva lo schermo dietro il quale sono montati, svelandoli anche come oggetto scenico dal look peraltro molto industriale, e infatti li illumino anche spesso.
ZioGiorgio: in regia abbiamo visto due GranMA. Nello specifico come hai utilizzato le consolle?
Mamo Pozzoli: uso una GrandMa Full per l’esecuzione, la seconda è esclusivamente di back up, e due NSP a completare il network, per un totale di 8 universi dmx. Il video come ti dicevo è gestito separatamente. Tramite il layout grafico della consolle associato al motore effetti bitmap interno riesco a pilotare in modo relativamente semplice ed efficace il gran numero di canali dimmer e barre led. L’effettistica è sincronizzata ai bpm dei brani ma non utilizzo assolutamente un timecode audio perché, finché posso, preferisco eseguire manualmente le cues prendendomi volontariamente dei margini di errore e di improvvisazione e ti dirò che questo fattore rende il tutto molto più umano e tiene al massimo la concentrazione e l’adrenalina.

ZioGiorgio: voi di EdiArt di cosa vi siete occupati?
Marino Cecada: il nostro lavoro (mio e di Adriana) è stato quello di creare i video per Mechanical Dream partendo dalle idee e agli spunti di Elisa.
In Soundtrack live tour, avevamo concepito un video per ognuno dei 24 pezzi in scaletta. Ogni video aveva lo scopo di raccontare e descrivere le sensazioni, le immagini, i colori che Elisa sentiva brano per brano.
In quest'ultimo Mechanical Dream invece, l'approccio è stato diverso.
Ci siamo concentrati di più nel creare immagini e video che incontrassero a volte l'idea del sogno a volte quella della meccanicità senza dover sottolineare ogni aspetto di ogni brano.
ZioGiorgio: da quali input siete partiti per creare il vostro lavoro?
Marino Cecada: il sogno e la meccanicità sono i due elementi che hanno dato l'input per la nascita di questo show. Anche il palco è stato concepito da Mamo seguendo questa linea realizzando un palco con un piano tradizionale contrapposto ad uno elevato di un piano, più introspettivo, più intimo, nascosto dal videowall per tutta la prima parte dello show.
Come per Soundtrack live tour abbiamo lavorato con Mamo per definire i colori predominanti che dovevano esserci nelle varie fasi dello spettacolo, l'idea di usare un videowall semitrasparente è stata sua e devo dire che è stata un'ottima scelta.
ZioGiorgio: parlaci dei contributi video.
Marino Cecada: per quanto riguarda i contenuti dei video, c'è da dire che Elisa ci ha dato molta libertà artistica lasciandoci molto spazio nell'interpretare il concetto sogno e di meccanicità, prendendo visione del lavoro svolto solamente una volta ultimato. C'eravamo incontrati con lei a fine luglio, avevamo parlato a lungo di questo show e di cosa voleva fare. Poi è partita per l'America per promuovere l'uscita del suo disco, e quando è tornata a fine agosto, le abbiamo fatto vedere tutti i video. A lei sono piaciuti molto e da li non abbiamo modificato praticamente nulla.
Man mano che sviluppavamo i contenuti, oltre a Mamo, facevamo vedere il lavoro anche al regista-coreografo Luca Tommassini. abbiamo usato tutti uno storyboard condiviso in rete che ognuno ha contribuito a sviluppare apportando le proprie idee nei rispettivi settori. Una volta concluso ci siamo ritrovati tutti a Pesaro per le giornate di allestimento e abbiamo realizzato quello che sullo storyboard c'eravamo scritti: quando far partire i video, i movimenti degli schermi, la predominante di colore per le varie falsi dello spettacolo, le coreografie, i costumi.

ZioGiorgio: che programmi e che macchine avete usato per lavorare al video e agli effetti?
Marino Cecada: dal punto di vista tecnico, abbiamo utilizzato After Effects e Motion per la video grafica e FinalCut Pro per il montaggio. Per Soundtrack live tour abbiamo lavorato molto con l'acqua, nel senso che abbiamo usato una vasca piena d'acqua in cui immergevamo colori, petali e tutti gli oggetti che ci venivano in mente. Per questo tour invece abbiamo cercato di giocare molto con la luce e i fasci di luce riprese in HD con la nostra Panasonic DVX-200.
Abbiamo filmato luci LED al buio con tempi di otturatore lunghissimi in modo da creare vere e proprie scie di luce e di colore. In genere comunque ci piace lavorare con l'analogico - digitale nel senso che ci piace manipolare e gestire in aftereffect quello che nasce da un qualcosa di "analogico", ripreso dal vero, magari realizzato apposta.
Penso ad esempio al video realizzato per la parte di "Bitter Words" in cui la forma d'onda del brano, attraverso zoom e fuori fuoco improvvisi, segue l'evolversi della dinamica del pezzo.
In questo caso non abbiamo fatto altro che filmare direttamente a monitor la forma d'onda agendo sullo zoom e messa a fuoco della videocamera ad istinto direttamente sul brano in ascolto.
Ecco tutto! Vi invitiamo a visitare sia il sito di Mamo, pieno di contenuti e disegni interessantissimi, sia di tener d'occhio il dominio di EditArt che presto avrà un nuovo portale...
info: www.mamopozzoli.com
info: www.editart.it
Aldo "hucchio" Chiappini
ZioGiorgio Network
Photo by Nicola Giannotti Photographer®
Nicola Giannotti nasce a Carrara nel 1969 e da quando aveva 18 anni si occupa di comunicazione.
Nel 1990 si iscrive all'albo dei giornalisti della Toscana a seguito di una collaborazione con diversi quotidiani.
Attualmente si occupa di comunicazione visiva e fotogiornalismo, con predilezione per il campo musicale.
Tra i suoi incarichi ufficiali spicca la collaborazione con il Premio Lunezia.
info: www.myspace.com/nicolagiannotti
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