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Bruce Johnston

25.12.08

Uno dei tecnici pił acclamati a livello mondiale. Abbiamo intervistato Bruce Johnston in occasione della data degli Oasis a Bournmonth (UK).

Qualche settimana fa ci siamo recati a Bournemouth, a sud ovest di Londra, per assistere ad una data  della prima parte della tournée degli Oasis che li ha visti impegnati nelle principali venue inglesi.
Complice qualche vecchia conoscenza - il P.A. man Davide Lombardi - e qualche “luogotenente” dell’azienda Outline (il sistema Buttefly è stato impiegato nelle date inglesi ndr) siamo riusciti ad approcciare un fonico di fama mondiale che annovera tra le sue collaborazioni nomi di assoluto prestigio, non ultimi proprio gli Oasis, considerati da molti (senza considerare il paragone “Beatlesiano” che fece qualche anno fa lo stesso Noel ndr) una della band più popolari del pianeta.
Stiamo parlando di Bruce Johnston, un signore australiano sulla cinquantina dall’aria piuttosto sorniona ed abituato a convincere a suon di mix più che con le parole. Da qui a poco andremo a porgli una bella serie di domande.

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Non siamo convinti di essere stati al cospetto della band più popolare e più “ispirata” del pianeta, ma per quanto riguarda la produzione del tour inglese proprio nulla da dire!
In questo appuntamento ci siamo concentrati sull’audio, ben consci che in UK quasi nessuno in una produzione si occupa sia di audio sia di luce contemporaneamente; quindi ci perdonino gli amici luciai e sappiano che, alle fine della fiera, non ci sentiamo di segnalare nulla di particolarmente esaltante su questo versante.
L’allestimento audio era affidato ad una struttura che abbiamo imparato a conoscere come una delle migliori a livello europeo, Britannia Row che, ancora una volta, affidava al P.A. man Davide Lombardi il sistema di sound reinforcement tutto made in Italy (Flero Bs) Outline Buttefly.
Parentesi patriottica: a sonorizzare il tour degli Oasis nel loro paese di origine ci abbiamo pensato noi italiani...

Lo show ci ha fatto scoprire Bruce nella sua veste probabilmente migliore, quella di fonico "poche pippe"! (Pippe nel nostro ambienbte si può dire ed ha un significato molto eloquente ed è entrato nel gergo comune ndr). Non tanto per il concerto in sé – gli Oasis sono una buona rock band e lo spettacolo illuminotecnico è stato godibile – quanto per l’audio che usciva potente, pulito e…molto analogico.
Non mi fraintendano gli amici e i colleghi con i quali sostengo sempre più spesso le mie tesi pro-digitale. Nel 2008 - quasi 2009, auguri per il nuovo anno - siamo in piena era digitale e con questo archivio la pratica.
Il concerto suonava proprio rock, punchy, estremamente caldo e… incazzato!
Incazzato è proprio l’aggettivo giusto, come perennemente incazzati sembrano essere i fratelli Gallagher sul palco.
Chissà se abbia influito sul risultato il Midas xl4 corredato di Outbord hi-end posto in regia FOH, del quale lo stesso Bruce sostiene la supremazia sonora. A conti fatti, a questa tornata, la ragione è la sua..

Fatto sta che il sonoro, oltre ad avere una copertura perfetta, un bilanciamento calibratissimo ed un volume confortevole, sembrava essere molto rotondo e morbido.
La sala concerto di Bournemouth, a mio avviso efficace acusticamente, ha aiutato a far emergere le doti di pulizia e coerenza del sistema Outline che Bruce ha gestito al meglio soprattutto rendendo piacevolissima la parte medio alta, un range di frequenze sempre molto a rischio con una band “chitarrosa” come gli Oasis.
I quattro cluster di Butterfly (due main e due side) sembravano “averne” ancora e di molto, restituendo un sound con bassi corposi e controllati, medie rotonde e frequenze alte molto “ariose”. Ho come l’impressione che gli Hi-Pack di Buttefly aiutino non poco nelle medio-alte, vi farò sapere quando mi riuscirà mixarci sopra, mannagia…
Nessun appunto se non l’unico, un po’ becero, che il nostro fonico è uno di quelli che tende a mettere veramente poco le mani sui fader durante la serata e qualche volta alcuni livelli apparivano leggermente migliorabili. Se fosse scelta artistica sarebbe peraltro più che comprensibile.

Ma torniamo a quel vecchio volpone di Bruce Johnston che abbiamo intervistato in un caratteristico bar davanti al mare e davanti ad una’altrettanto caratteristica birra. Bruce non è uomo che ama teorizzare pratiche di mixaggio esoteriche e raccontare di mirabolanti tecniche di ripresa, ma piuttosto un fonico con una bella manetta nelle mani!

A voi Mr. Bruce Johnston.

ZioGiorgio: Bruce qual’è il tuo approccio al mixaggio con una band come gli Oasis?

Bruce Johnston: dunque, cerco di mantenere un sound naturale, coerente nella gamma alta ed in quella bassa, è una band di rock and roll lineare, come si dice dalle mie parti: “carne e patate”! Io non uso troppi effetti ma faccio uso di molta compressione. Questo è il suono che voglio, non è nulla di speciale ma è quello che ci vuole per loro. Mixo in modo molto semplice, senza ricorrere a troppi cambiamenti da brano a brano e, anche per questo, sto adoperando un mixer analogico.

Da sinistra Mr. Peter Barnard, Mr Giorgio Biffi (Outline) e Bruce Johnstone.

ZioGiorgio: beh, questa è la mia seconda domanda!

Bruce Johnston: eh già, in questa occasione ho fatto ritorno all’analogico…

ZioGiorgio: tu preferisci l’analogico in questa situazione oppure preferisci una console di mixaggio analogico anche in altre situazioni?

Bruce Johnston: io penso semplicemente che il suono analogico sia migliore. Sono cresciuto come tecnico sui mixer analogici e, nonostante queste console oggi possano apparire antiquate come una zappa, sono sempre in grado di emettere un suono di qualità, di mixare musica. Capiamoci meglio, lavorando sul digitale il suono è ok, ma non penso che questo suono sia sempre il migliore, soprattutto per una band come gli Oasis. Loro sono una grande band chitarristica e necessitano di questo tipo di sound, un sound analogico.

ZioGiorgio: hai qualche feedback da parte dell’artista, sul bilanciamento o sul mix in genere?

Bruce Johnston: oh, beh, mi hanno lasciato fare, mi hanno lasciato mixare secondo il mio gusto secondo il mio “feel”. Mi hanno lasciato libero di assecondare le mie esigenze, si limitano a venire da me dicendomi “wow, così suona veramente bene” oppure “in questo modo suona meglio, preferiamo questa soluzione”. Ma ripeto, credo che gran parte della “potenza” del sound sia merito di questo stupendo set analogico dove riesco sempre ad ottenere una somma convincente e pulita anche con le chitarre come le usano gli Oasis che risultano sempre molto in evidenza. Ho mixato band sul digitale e suonava alla grande ma il contesto era diverso…

ZioGiorgio: quali sono le differenze fra un banco analogico ed uno digitale quindi?

Bruce Johnston: beh, tanto per cominciare, prima di parlare di suono la differenza sta nel layout, nella disposizione e di conseguenza nella modalità di lavoro. Non è cosa da poco…

ZioGiorgio: approfondiamo il discorso, perché tutti ne fanno solo una questione di suono, invece…

Bruce Johnston: sul banco analogico so dove si trova tutto, non ho bisogno di guardare continuamente uno schermo o una serie di tasti, so dov’ è l’equalizzatore e basta che muovo un braccio riesco ad operare continuando a guardare il palco. Sul digitale sono costantemente alla ricerca di qualche bottone guardando qualche schermo. Per me questo rappresenta un limite perché tendo a distrarmi e prestare meno attenzione allo show. È semplicemente un approccio diverso e io sono convinto che la scelta dovrebbe tener conto di questa sostanziale differenza ancor prima di qualsiasi considerazione sul sound. Con l’analogico tieni la testa alta, sul digitale la testa bassa…(ride ndr)

ZioGiorgio: vorrei parlare dell’uso del riverbero e del dalay. Quale riverbero usi e quale dalay?

Bruce Johnston: uso fondamentalmente uno Yamaha spx900 per la batteria e un delay TC Electronics D-two e poco altro. Solo per questo tour poi houn TC Electronics tc4000 dedicato esclusivamente alla voce! Come vedi ho veramente pochi effetti, questo perché voglio tenere tutto il più asciutto possibile.



ZioGiorgio: e per quel che riguarda le compressioni?

Bruce Johnston: uso ancora un sacco di compressione, ho compressa tutta la batteria in “massiccio”, soprattutto sul rullante, poi il basso,  le chitarre acustiche, la voce, insomma parecchie cose. E non finisce qui, perché oltre al singolo strumento, in alcuni casi, comprimo anche i gruppi. Per la maggior parte adopero macchine DBX 160A, semplici ed efficaci, mentre per tutta la batteria mi affido ai Drawmer.
Per le voci di Liam e Noel altri due “classici” Avalon 737.

ZioGiorgio: cosa cerchi in un moderno sistema P.A.? Da cosa sei attratto se così possiamo dire?

Bruce Jonhston: io ascolto molto quello che gli altri colleghi mi riportano sugli impianti per il sound reinforcement. Spesso sento addetti ai lavori che mi dicono “ho usato questo sistema audio e suona bene” oppure “questo sistema ha una particolare resa in quella situazione…” e così via. Con questa produzione ho anche la fortuna di poter provare impianti che magari non conoscevo, perché mi è permesso farlo. Me lo hanno chiesto in questo tour. La società che fornisce il P.A. (Britannia Row) e la produzione stessa del tour, che aveva avuto modo di usarlo con soddisfazione in precedenza, mi ha contattato e mi ha chiesto se volevo utilizzare il Butterfly e io ho risposto: certo, vediamo come suona, proviamolo.
Per la verità io posseggo già qualche sistema Buttefly acquistato da poco in Australia, dove vivo e dove ho un service (molto importante ndr) ma, essendo sempre in giro come fonico, non avevo ancora avuto modo di provarlo per bene e mai in questa configurazione così grossa. Quindi anche da parte mia l’interesse era notevole…

ZioGiorgio: beh, come ti sei trovato, che ne pensi?

Bruce Jonhston: intanto ha una sezione medio-alti, gli Hi-Pack, che è molto potente, proprio quello che stavo cercando per gli Oasis. Dopo un breve rodaggio abbiamo preso le “misure” al sistema e ho subito ricevuto i pareri degli opinion leader, i quali sostengono che - quello con Outline Butterfly - sia stato il miglior Oasis tour mai suonato prima d’ora. Con 15 Outline Subtech per lato abbiamo goduto di una gamma infrabassa sorprendente, così forte da squotere le arene. A dispetto della sua compattezza, ci siamo resi conto di quanto grandi siano le capacità acustiche di Butterfly anche per una band come gli Oasis. L’impianto ci avrebbe regalato ancora più SPL se lo avessimo voluto…era sufficiente alzare il volume e lui rispondeva. Abbiamo ottenuto un risultato eccellente e quindi non esiterò ad utilizzarlo di nuovo…



ZioGiorgio: parlando in generale dei sistemi line array, non hai notato una certa differenza con i sistemi “tradizionali”, soprattutto nel range delle medio basse? I line array sembrano sempre essere più scarichi. Come la pensi?

Bruce Johnston: certo, anche se un line array riproduce un buon suono, talvolta quando si torna a mixare su un sistema tradizionale capita di pensare: “Woah, che botta!” (ride ndr). Il mio pensiero però è sempre lo stesso: credo che alcuni sistemi soddisfino in pieno certe produzioni e certe band, altri sono più votati ad altre situazioni. Se volessimo tornare indietro ed utilizzare un P.A. tradizionale con gli Oasis, un point source come un Nexo Alpha – o un qualsiasi altro marchio per capirsi - riprodurrebbe probabilmente un sound altrettanto buono. Abbiamo scelto un line array per le sue qualità di maggior chiarezza e per la sua limpidezza e questo mi ha aiutato non poco.

ZioGiorgio: quello del line array è un suono attuale, io penso che questo sia il suono dei moderni concerti alla fine…

Bruce Johnston: chiunque adesso ne utilizza uno e chiunque lo usa per il sound reinforcemnt, il discorso è presto fatto…

ZioGiorgio:
ci sono particolari suggerimenti o trucchi sui microfoni, microfonazioni multiple o particolari?

Bruce Johnston:
tendo ad utilizzare sempre gli stessi microfoni, ho usato un sacco di microfoni per show, sulla cassa della batteria ho uno Shure SM 91 e un Beta 52, sul rullante utilizzo gli Shure SM 57 e ne ho due.

ZioGiorgio: due microfoni per il rullante? Uno sotto ed uno superiore?

Bruce Johnston: due SM 57 per il sopra e sulla cordiera uso un SM 58!



ZioGiorgio: interessante, per il resto invece mi sembra abbastanza standard.

Bruce Johnston: sì, tutti molto standard, sulla voce Noel utilizza uno Shure Beta58A mentre Liam utilizza un Beta 57A, che ama di più a livello scenico, gli piace visivamente…

ZioGiorgio: e tu gradisci questo microfono sulla voce?

Bruce Johnston: a me non piace tanto il suono sulla voce, ha un sacco di cancellazioni. Più che altro va bene sulle frequenze medie e, probabilmente, è adatto ad altri strumenti ma meno per la voce; ma lui lo vuole così…

ZioGiorgio: credo che in uno spettacolo di rock and roll moderno come questo sia molto importante avere una gamma di frequenze basse molto controllata, come del resto ho sentito questa sera. Hai qualche trucco particolare per ottenere ciò?

Bruce Johnston: mi applico molto per intervenire sulla fase. A volte ritardiamo i subs o se ritardiamo il P.A. portiamo i subs “avanti” perché diventino più compatti, dipende dal luogo. A me piace un suono fermo e compatto; la sala di questa sera suona molto “libera”, ma potrebbe diventare più controllata con l’arrivo del pubblico…

info: www.johnstonaudioservices.com

info: www.outlinearray.com

Aldo "hucchio" Chiappini
ZioGiorgio Network

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