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John Meyer

15.06.10

Intervista a Mr. John Meyer, President & CEO di Meyer Sound inc.

Che dire di questo personaggio, Mr. John Meyer è tra quel manipolo di inventori - meglio identificabili come geni nel caso specifico - che hanno fatto la storia del settore dell'audio professionale.
I sistemi per il sound reinforcement che portano il suo nome, Meyer Sound, sono tra i più apprezzati e usati nel mondo intero.
Personaggio "originale" da sempre appassionato di acustica e continuamente alla ricerca di nuove soluzioni, John Meyer si è concesso alla nostra video intervista con quel suo fare tipico "low profile". Sempre pronto a disquisire e argomentare in merito ad audio e suono ma molto più propenso e divertito dal fantasticare su soluzioni e nuovi progetti, attraverso i suoi tipici "voli pindarici"...

Proprio per questo abbiamo deciso di lasciare nella sua lingua originale l'intervista video, salvo trascrivere per i meno avezzi all'americano (piuttosto slang ndr) una traduzione il più fedele possibile, ma sempre e comunque limitata dall'intraducibilità e dalla perdita di colore di certe descrizioni o costruzioni grammaticali.

 

 

Ecco a voi Mr. John Meyer in una delle sue rare interviste ai media.

ZioGiorgio: Si sono fatti molti passi avanti nella tecnologia audio ma non pensa che la tecnologia che sta alla base stia invecchiando?

John Meyer:
E' una domanda molto interessante.
Mi viene in mente quello che avviene un po’ per il mondo dell’auto, da quello che continuiamo a vedere da anni - direi da sempre - si tratta sempre e comunque di avere a che fare con di veicoli con sospensioni, ruote, etc.
Da questi presupposti gli ingegneri possono sperimentare nuove tecnologie, arrivando perfino a far fluttuare le auto nell'aria, oppure possono ampliare le tecnologie che stanno intorno a quella di base per migliorarle al massimo.
In altre parole si possono implementare le elettroniche di un sistema di sospensioni per renderle più efficienti fino a spingerti ad un livello molto alto di tecnologia...
Parallelamente, per quanto riguarda la tecnologia della diffusione sonora, nel momento in cui hai la necessità di muovere dell’aria sei costretto a far muovere qualcos’altro che a sua volta produca pressione.
Detto ciò, sono stati fatti dei tentativi e degli esperimenti, che noi stessi effettuiamo da anni, che sembrano essere interessanti, ma risulta difficile contenere e far funzionare il campo con successo. Questa è una cosa ancora futuristica.

Il suono risulta essere nell’aria e si ha dello spazio da riempire; è come cercare di far fluttuare un veicolo nell’aria senza alzare polvere.
Generalmente ci vogliono 20 anni prima che quello che viene studiato nelle università trovi una applicazione pratica nella produzione di un prodotto, per cui non c’è niente di più sperimentale di prendere un trasduttore tradizionale per creare un movimento di particelle di aria e farlo lavorare in modo sempre più perfetto...
Nell’idea dell’ Hi-Fi ci si domanda, per esempio: come riuscire a riprodurre il suono di un violino  attraverso la tecnologia in maniera che suoni il più possibile come dal vivo ?
Come fare a raggiungere questo risultato effettuando una registrazione e una riproduzione con dei diffusori, creando la stessa esperienza di ascolto? Quindi la domanda è: come raggiungere questo obiettivo? Una delle cose sulla quale abbiamo cercato di lavorare all’università della California è realizzare questo grande diffusore a cupola formato da 120 piccoli diffusori ciascuno in cui ognuno di esso è gestito da un suo indipendente amplificatore e controllo dsp.
Quello che si riesce creare con questa cupola è una simulazione molto apprezzabile del suono di un violino, dato che, da quello che noi sappiamo, ogni nota di questo violino ha una forma d'onda diversa.
In questo modo si può riuscire a ricrearne il suono, capendo se ci sia una qualche forma in esso, per cui una delle molte domande che ci poniamo in questo senso è, mettendo da parte per un attimo la tecnologia per realizzarlo, perché un violino suona come un violino?
Puoi confrontare il violino e la sua riproduzione dietro delle tende e simulare la cosa, anche se noi sappiamo che il suono di un violino vero non è mai uguale a qualsiasi forma di riproduzione tramite un diffusore. Questo può dipendere dalla dimensione, oppure si può fare come in Francia, dove hanno registrato tutti i pattern e le note del violino... ecco, questo si traduce in ricerca, ed è questo tipo di ricerca che ci può insegnare cosa dobbiamo fare e cosa valutare; di conseguenza quale direzione prendere: potremmo creare un campo di ioni e controllarlo in qualche modo magico, oppure inserire qualche centinaio di piccoli trasduttori in un diffusore, e questo significa implementare una nuova tecnologia.
Ma noi non vogliamo implementarla solo per avere qualcosa di carino o particolare, vorremmo riuscire a introdurre qualcosa che serva ad arrivare a qualche risultato effettivo, altrimenti andremmo in contro a dei costi molto alti complicando le cose…

Per cui siamo arrivati alla conclusione che è abbastanza difficile nel mondo elettronico e con strumenti elettronici stabilire cosa debba essere fatto, mentre è più facile andare indietro, all’acustica degli strumenti come con il violino, il corno o la tromba e vedere se la tua simulazione funziona. In definitiva, quando tu riesci a riprodurre qualcosa, puoi a quel punto diventare creativo e come Leonardo Da Vinci ci ha insegnato: “prima dovremo imparare le pennellate del Maestro per poi poter diventare creativi”…
Questo è un altro tipo di approccio che personalmente preferisco a quello di essere solamente dei creativi.

ZioGiorgio: Perché il formato multicanale trova ancora difficoltà di applicazione nelle installazioni live?

John Meyer:
L’idea del multicanale ruota intorno al concetto che in un certo spazio ci sia un sweet spot grande più o meno come una sedia, per cui si riesce attraverso una serie di diffusori intorno a questa sedia a ricreare la spazialità.
In una location da concerto con PA adeguato si hanno persone ovunque, così se si ha un tradizionale sistema dx e sx e la gente si trova vicino al diffusore di dx, nel caso in cui diffondiamo le trombe da quel punto, saranno solo quelle persone a sentire le trombe. Dall’altra parte dell’area le altre persone sentiranno gli altri diffusori e i canali panpottati da quella parte, mentre quelli al centro beneficeranno della loro posizione centrale.
Il punto è che non abbiamo ancora focalizzato è come ricreare una piccola zona multi channel in una zona più estesa, in modo tale che possa avere effetto e non risulti oltremodo complicato. Abbiamo provato a farlo creando delle zone multicanale sparse in tutta l'area di ascolto, ma resta abbastanza complicato ed è necessaria una quantità enorme di diffusori sparsi su tutta l’area con moltissimi canali in gioco, e più canali hai e più diventa complicato.
Applicare i cinque canali in una sala da concerto, in modo che sia fruibile da ogni posizione di ascolto significherebbe posizionare cinque grappoli di diffusori per ciascuna posizione, difficile da installare, e da gestire.
Per cui penso che la questione sia passare ad un altro livello di comprensione su come spazializzare, che può essere quello che Wave Field Syntesis ed altri ricercatori stanno cercando di fare,  in modo tale che tutti  gli ascoltatori possano percepire il multicanale. Questo non è stato ancora messo in pratica, è ancora in una fase molto primordiale e è allo stadio di ricerca pura, poichè per ora può funzionare se solo una persona staziona in un punto preciso.
E’ una questione tecnologica e di spazi, in un piccolo teatro potrebbe essere anche più semplice in quanto la gente è più concentrata in un’area più limitata. Molto più complesso è in un PA dove hai una platea molto allargata. Nel cinema il problema è limitato perchè la voce sta sempre al centro, quindi basta mixarla in modo che esca dal canale centrale.

ZioGiorgio: Qual è la motivazione che sta dietro MINA?

John Meyer:
MINA nasce da una richiesta dell'industria audio, in cui troviamo molti tipi di line-array, tra cui il più grande fu anche il nostro primo impianto e fu creato dai progettisti di allora in quanto, come ingegneri, pensavamo fosse la soluzione migliore.
Una volta lanciato sul mercato abbiamo iniziato a ricevere molte richieste su come avere dei prodotti che non pesassero 200 kg, che potessero essere facilmente caricati sui camion etc., così abbiamo avuto i primi input.
Abbiamo perciò iniziato a creare versioni più flessibili come i line array curvi-linei oltre a quelli più piccoli che sviluppammo per i teatri.
In questo caso bisognava soddisfare le richieste di ridotte dimensioni in modo tale da andare incontro alle esigenze di spazio, per esempio, delle balconate e delle parti più alte di certi teatri britannici: questi sistemi dovevano essere allo stesso tempo sufficientemente potenti anche se gli architetti richiedevano dimensioni più piccole possibili, più piccole potevano essere le casse e meglio era, se fossero state invisibili sarebbero stati ancora più felici !

Gli architetti, però, hanno dimenticato che quegli spazi sono stati concepiti e progettati per le performances, così come un teatro d'opera non è pensato per gli architetti o per i committenti che hanno pagato per la realizzazione, ma sono puttosto degli spazi di lavoro per le luci, il suono e lo staff tecnico. Così è nato il bisogno semplicemente di prodotti più piccoli e compatti e allo stesso tempo più potenti, da qui il nostro sviluppo di trasduttori con peso limitato e la innovazione tecnologica intorno all’obiettivo per riuscire a soddisfare queste esigenze.

ZioGiorgio: Grazie Mr Meyer

John Meyer: Grazie a voi.

Aldo Chiappini, Luca Rossi, Marco Maffei
ZioGiorgio Network

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