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SGM per Gabriele Lavia

07.06.04

Le teste mobili Giotto 400 illuminano l'Avaro di Molière, con la regia di Gabriele Lavia

Lo scorso 4 Aprile 2004, al Teatro Manzoni di Milano, si è conclusa la tourné e dell’Avaro di Molière, con la regia di Gabriele Lavia.

L’Avaro, che ha fatto tappa nei più prestigiosi teatri italiani, è l’ultimo capitolo di una serie di regie teatrali, liriche e cinematografice - iniziate nel 1975 con l’Otello di Shakespeare - in cui si è cimentato il grande attore e regista milanese, con un costante successo di pubblico e critica.
Abbiamo intervistato Pietro Sperduti, lighting designer dell’allestimento, che ringraziamo per la sua disponibilità.

La tua esperienza nell’impiego dei proiettori a testa mobile in teatro; una scelta che qualche anno fa sarebbe stata considerata poco ortodossa.

Sono sempre stato interessato all’evoluzione della tecnologia nel campo dell’illuminazione teatrale; ho cominciato tre anni fa ad usare gli scanners, poi sono passato alle teste mobili, e non ho mai smesso di sperimentare nuove soluzioni.
Nell’Avaro di Molière con la regia di Gabriele Lavia, utilizzo 12 Giotto Spot 400; l’illuminazione di questo spettacolo (e degli spettacoli precedenti) non si basa solo sulle teste mobili, ma sull’integrazione tra proiettori tradizionali e i motorizzati.
In questo contesto, I Giotto hanno un ruolo importante nella creazione di effetti particolari, per rafforzare i proiettori teatrali, o per creare delle nette differenze rispetto all’illuminazione più ‘classica’.
Questo è possibile grazie alla versatilità delle teste mobili (filtri di conversione, frost - che uso piuttosto spesso - ecc.); la motorizzazione della testa aggiunge l’ulteriore vantaggio di controllare il puntamento dei proiettori dalla console. Ovviamente ne faccio un uso ‘teatrale’, con movimenti minimi da scena a scena, solo quando serve.
Molto interessante, con i motorizzati, è la possibilità di provare un’ampia gamma di colori direttamente dalla console, senza usare le classiche gelatine. Utilizzo alcuni colori in particolare, tra quelli di serie sul Giotto, come l’ambra e il celeste; il prossimo passo sarà provare il Giotto Wash 400, con la generazione CMY, per un controllo ancora più completo sul colore.

Gabriele Lavia ci ha abituato a riletture molto personali dei grandi testi, con tinte spesso drammatiche e fosche, sia nella recitazione che nell’allestimento scenografico. Qual'è il suo rapporto con le nuove tecnologie che utilizzi?

Non ho avuto alcun problema all’introduzione delle teste mobili nelle pieces dirette da lui.
Lavia è per natura molto disponibile all’innovazione, anche in campo tecnologico.
L’unica condizione posta era la totale silenziosità dei proiettori, e i Giotto l’hanno completamente soddisfatto.
Il mio disegno luci negli allestimenti teatrali di Lavia è in una naturale sintonia con la sua interpretazione di un testo e con la sua personalissima visione della rappresentazione teatrale; lavoro da 18 anni con Lavia e si è stabilito un rapporto di collaborazione tale da permettermi di dare la giusta ‘caratterizzazione’ luminosa alla sua regia, in termini di luce, colore e dimensionalità delle scene.
Il mio, comunque, è un lavoro in continua evoluzione, la cui impostazione può variare anche da serata a serata, partendo da discussioni informali con Lavia sulle varie scene.

Info: www.sgm.it

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