Palco SGM per Pavarotti
Palco SGM illumina la Bohème, diretta da Luciano Pavarotti con luci di Jean Paul Carradori
Le tre rappresentazioni dell’opera pucciniana svoltesi dal 20 al 27 Dicembre 2004 a Fano hanno costituito un evento memorabile per il concorso di due circostanze uniche.

Il ritorno della grande opera lirica nello stupendo Teatro della Fortuna, progettato nel lontano 1845 dall’architetto Luigi Poletti; rimasto chiuso per un lungo periodo, è stato sottoposto ad un accurato restauro che lo ha riconsegnato alla città in tutto il suo splendore.<
La direzione del grande Luciano Pavarotti, che ha accettato con entusiasmo l’invito della municipalità di Fano, facendone un evento di grande richiamo nel panorama lirico internazionale, salutato con grande entusiasmo dai melomani e dalla critica musicale.

Questo allestimento della Bohème prodotto da Fanum Fortunae ha unito il genio e la passione di un grande cast: Luciano Pavarotti (regia), il maestro Marco Balderi (direzione d’orchestra), Artemio Cabassi (scenografia e costumi), e alcuni giovani interpreti ricchi di talento e dotati di grande personalità, tra cui il tenore Yu Quaing Dai (Rodolfo) e la soprano Simona Todaro (Mimì).

Si tratta della seconda regia per Pavarotti, un’esperienza particolarmente sentita, perchè la Bohème è l’opera con cui il grande tenore ha debuttato e quella che ha più spesso interpretato nella sua quarantennale carriera.

Il grande tenore, coadiuvato nella regia da Beppe De Tomasi, ha voluto una Bohème moderna, ambientata nella Parigi del 1950, una caretterizzazione ben espressa dalla ricerca sui costumi, ispirati a Christian Dior.
Il contesto scenografico in cui si svolge l’opera era invece volutamente privo di una precisa collocazione temporale; un allestimento vagamente surreale e dai contorni indefiniti.

Alcune scale montate su strutture metalliche apparivano e scomparivano spostandosi sullo spazio scenico.
Al centro del palco campeggiavano grandi tele cubiste; altre gigantografie (da Jean Gabin a Marlene Dietrich) erano disposte su un lato.
Le misure del teatro, con una profondità limitata rispetto all’ingombro della scena, l’altezza delle scene (7 metri) e la presenza di molte quinte, hanno creato – relativamente all’illuminazione – una serie di vincoli tecnici, che è stato possibile superare con l’utilizzo di proiettori dotati di caratteristiche funzionali decisamente innovative rispetto a quelli normalmente impiegati in ambito tetrale / operistico.
La scelta del lighting designer della Bohème, Jean Paul Carradori, è caduta sui nuovi cambiacolori LED Palco 3 e sulle teste mobili Giotto Profile 400 della SGM.
Jean Paul Carradori ha detto:
La Boheme con la regia di Pavarotti al Teatro la Fortuna di Fano è stato dal punto di vista illuminotecnica,un progetto di non facile realizzazione.
Intanto le misure del teatro , con una profondità di 8 metri e mezzo e con un ingombro della scena di 8 metri e 10 restavano solo 40 cm in cui doveva essere posto un panorama…e poi illuminarlo.
Inoltre le scene raggiungevano i 7 metri di altezza con un continuo saliscendi di praticabili e scale.
Il primo pensiero è stato come illuminare un panorama senza incendiare il teatro.Impossibile usare illuminatori tradizionali per gli ovvi motivi di cui sopra quindi ricerca di alternative valide sul mercato.
I Palco della SGM, peraltro visti inizialmente solo su depliant fornivano una possibile soluzione che all’atto pratico si è rivelata vincente: illuminatore “freddo”pochissimo ingombro, alta qualità della luce, ottima dimmerazione ,buona ampiezza del fascio (40°).
In pratica quindi mentre la parte alta del panorama era illuminata frontalmente con domino nella parte bassa i Palco erano usati in retroproiezione ,lavorando sui tre colori fondamentali non si notava assolutamente la differenza se non espressamente voluta.


L’altezza delle scene poneva un altro problema, frontalmente era quasi impossibile illuminare quindi molto uso dei tagli che però erano “sacrificati” dalle molte quinte opportunamente messe per evitare “sforamenti”.
A questo punto i Profile hanno risolto i problemi riuscendo a raggiungere, “profilando” e poi “frostando”i punti critici della scena, sulle pareti molto uso di texture per aggiungere “grana” alle pareti.Ottima la qualità della luce particolarmente efficace per effetti “lunari” attraverso le numerose finestre presenti in scena.Nel secondo atto la scena diventa festosa e l’illuminazione “disneyana”:un mondo di giocattoli e festa situazione accentuata anche dai fantasmagorici costumi di Artemio Cabassi (c’erano costumi che si accendevano).

Nel terzo atto l’ambiente si trasforma con la neve,i tagli con i Profile accentuano la nevicata in modo estremamente efficace e preciso senza “sporcare” il fittissimo intreccio di quinte.
A mio avviso è stato interessante “mescolare” molte tipologie illuminotecniche:dal neon, alle tradizionali lampadine, fari teatrali, teste mobili, illuminazione a led , con una “continuità” visiva che ben si integrava.
La regia non mi ha imposto vincoli se non quello di non usare assolutamente il viola e fare “attenzione” al fatto che c’era anche una ripresa video a cui fare riferimento.
Evitare quindi zone completamente buie, i volti ben presenti, attenzione ai blu e rossi. Considerando che nel primo e quarto atto arriviamo ad una luce lunare e quindi buio e il terzo comincia con una nevicata all’alba la luce necessaria doveva arrivare sui personaggi senza essere vista in scena mantenendo le ambientazioni richieste.
L’uso dei motorizzati ha permesso più situazioni con relativamente pochi pezzi luci che fisicamente non sarebbero potuti essere montati.
I Profile con il loro bassissimo rumore di fondo non hanno creato problemi.
Personalmente tendo molto ad usare motorizzati e/o proiettori ad alta tecnologia, sempre però mescolati con tradizionali o non “convenzionali” “oggetti illuminanti”.
Ogni tipo di luce ha caratteristiche uniche che creativamente devono essere fruttate,tendo ad non avere pregiudizi anzi propongo spesso alternative alle varie regie.
Sono stati usati 128 fari tradizionali tra domino, pc 2000, par 64,sagomatori, file di neon, “lampade sospese”, n°6 Giotto Profile, n°6 Palco 3, n°2 segui 2500 a scarica.
Personalmente come esperienze ho cominciato con i Clash nel 1979 (avevo 18 anni) poi esperienze di service in Italia, Belgio, Inghilterra, importanti collaborazioni con Laurie Anderson, U2, poi il mondo del teatro con Peter Brooke, Castri,molti lavori con la danza: Carole Armitage, poi il mondo lirico in Germania, Belgio.
Mi definirei un curioso, interessato allo studio (D.A.M.S. Bologna e PROGEAS università Firenze) e alle molteplici interdisciplinarietà dell’arte:istallazioni, teatro,danza,concerti, luce architetturale, mai inquadrato sempre libero.
Foto di: Enrico Secchiaroli, Elisa Ridolfi, Stefano Ambrosini, Pierluigi Gasperoni.
Info: www.sgm.it
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