Paolo “Red” Talami

Incontro Paolo in un torrido pomeriggio di fine Luglio in un’ampia area nelle vicinanze di Firenze scelta per la manifestazioe Italia Waves.
La nuova location ha sostituito quella storica di Arezzo e il festival altro non è se non il glorioso Arezzo Waves.

Dopo qualche vicessitudine, risolta anche grazie all’intervento di Red, per reperire i pass nel vicino albergo, con annessa la sala stampa, arriviamo dentro all’area concerto.
Vediamo Paolo con la sua bicicletta sul palco (si avete capito bene N.d.R.) che con un gesto ci indica di salire.
Poco dopo, giusto il tempo di salutare qualche amico, ci spostiamo nel suo regno, la regia FOH. La giornata si preannuncia subito molto fitta e ricca di impegni e il tempo a nostra disposizione si concentrerà nelle pause e nei cambi palco.
La gran parte dell’intervista in effetti verrà fatta qualche giorno dopo al festival con grande disponibiltà di tempo e pazienza dello stesso Red.
Qualche curiosità tecnica, che spero sia anche vostra, e un piccolo tuffo in una famosa vicenda passata che riguarda Red che in molti nel tempo mi avete chiesto di domandare a Red appena ne avessi possibilità.

ZioGiorgio: in quest’occasione ti sei occupato anche del P.A.

Puoi cominciare descrivendoci che sistema hai utilizzato e in che configurazione?

Red: Il sistema utilizzato consiste in 16 cabinet di Martin-Audio™ W8L Longbow appese e

un gruppo di 8 subs Martin-Audio™ W218SX sistemati a terra in linea con l’array del W8L Longbow

per ogni lato del palco.
In aggiunta ho montato un gruppo di 4 x subs W218SX centrali e 4 x Martin-Audio™ W1 sopra di

essi come infill.

ZioGiorgio: ho sentito un P.A. perfetto, ben montato e ottimizzato. Una copertura

praticamente uniforme in ogni zona in cui fosse logico posizionarsi per l’ascolto del concerto

(non sono riuscito solo ad andare nelle prime file dove erano posizionati i front-fill) ma

soprattutto
una parte bassa molto potente e fermissima. Ecco, come sei riuscito ad ottenere bassi così
profondi e controllati allo stesso tempo?

Red: Il progetto dell’installazione è stato fatto con “Display 1.52™”, software di

simulazione acustica della casa costruttrice del PA, “Martin-Audio™”.
Per ogni lato del PA, ogni gruppo di 4 diffusori aveva un proprio processore XTA™ 226 che

controllava ulteriormente ogni singola coppia di cabinet nella parte acuta, drivers da 1″.

La suddivisione del sistema fatta in questa maniera, coadiuvata dal software di simulazione

acustica del costruttore,
”Display 1.52”, ha permesso di definire le esigenze di ogni parte dell’area da amplificare, dalle

immediate vicinanze del palco a distanze superiori a mt 100.
Per quanto riguarda la parte bassa, l’uniformità della sonorizzazione è stata realizzata con la

semplice aggiunta di un gruppo centrale di subs, ovviamente processati a parte, che ha permesso

di eliminare aree troppo privilegiate di ascolto che in definitiva avrebbero compromesso il

lavoro di un fonico posizionato centralmente rispetto al sistema audio (…o posizionato

lateralmente…nulla cambia per quanto riguarda il problema degli ascolti privilegiati…)
Nel caso di Italia Wave è stato sufficiente posizionare 4 subs in posizione centrale, in

considerazione anche della non eccessiva distanza (24mt) tra i 2 gruppi di subs laterali.

ZioGiorgio: durante i concerti di Italia Waves sei il chief engineer in regia FOH e, all’

evenienza, mixi anche le band che non dispongono di fonico loro. Ti ho visto, nel giro di un

minuto, mettere a posto un mix di partenza piuttosto “sgangherato” (in questo tipo di festival

difficilmente c’è sound check prima N.d.R). Che approccio hai in queste situazioni, su cosa ti

concentri all’inizio e come continui il lavoro di mix?

Red: Ad Italia Wave, come nella maggioranza dei festival non si fanno “sound-check”, ma

solo “set-up”, ovvero posizionamento della strumentazione e controllo delle linee, e questo è lo

standard anche per i gruppi “headliners” di tutti i principali festivals.
E’ quindi normale che un gruppo parta “al buio” e che si debba in pochi secondi rendere il mix

accettabile, e nei successivi pochi secondi magari anche bello.
Per ottenere un buon risultato ritengo che ci si debba sempre concentrare sul tipo di musica

dell’artista, cercare di capire innanzi tutto il corretto “balance “ tra gli strumenti, senza mai

portare il mix ad una propria interpretazione.
Mai perdere tempo con effetti, dinamiche, se non si è sicuri di poterlo fare velocemente, perchè

in un festival, mediamente, una esibizione dura tra 30 e 40 minuti e si corre il rischio

perdere metà del tempo a muovere i pomelli di effetti, gates, compressori e quant’altro,

dimenticandosi del mix.
Ogni mix dovrebbe inoltre suonare già bene da “crudo”!

ZioGiorgio: svelaci qualche “trucchetto” se ti va. Basso e cassa: se riesci a far suonare

bene questi due strumenti hai già fatto abbastanza a livello di ritmica del pezzo. Con le dovute

differenze dipendenti dalla situazione del momento, come incastri questi due strumenti? Parlo

anche a livello di timbrica.

Red: Pensare che un mix vada bene se suonano bene basso e cassa è un po’ limitativo, in

ogni caso ,nonostante l’importanza di questi 2 strumenti, non è da basso e cassa che

necessariamente bisogna partire o impostare il mix su questo.
Non ritengo che ci siano veri e propri trucchi, ma devo dirti che parecchie volte ho sentito

altri strumenti dimenticati perchè al fonico piacevano in particolare basso e cassa.
Anni fa un produttore una volta mi disse “…Red…la punta della tua bellissima cassa si

mangia tutto il mio charleston…”

ZioGiorgio: ad Italia Waves (ma anche nelle altre situazioni in cui ci siamo incrociati)

ti ho visto usare microfonazioni multiple, per esempio 2 microfoni sulla cassa, rullante UP e

DOWN, basso D.I. e microfono ecc…Sai che qualche tuo collega proprio ultimante diceva che

preferisce usare un solo mic per strumento per non incorrere in problemi di fase? Che pensi in

proposito?

Red: Il doppio microfono sugli strumenti menzionati esiste in quanto specifica richiesta

tecnica di quasi il 100% degli artisti.
Personalmente, comunque, lo ritengo utile ed ho sempre utilizzato doppie microfonature in

particolare su basso e rullante, ma anche doppia microfonatura su amplificatori da chitarra non

necessariamente stereo, non è nenche detto che se uno strumento ha due microfoni debbano per

forza essere usati contemporaneamente tutti e due.

Il problema della fase esiste in ogni angolo del palco, non bisogna forse controllare la fase dei

toms tra di loro ? O degli overhead rispetto al rullante ? Ovviamente, ovunque un suono sia

ripreso da più microfoni subentra un problema di fase, per via della diversa distanza tra la

fonte e i vari microfoni, ma succede anche con la chitarra che viene ripresa dal microfono della

voce del cantante-chitarrista, o sentito dalla platea, la stessa fase di 8 casse marshall che

suonano dal palco e il loro suono riprodotto nel PA.
Mettere un solo microfono per non avere problemi di fase è forse un po’ semplicistico.
In ogni caso la maggior parte dei banchi digitali al giorno d’oggi ha incluso, in ogni canale,

una linea di delay che permette di risolvere molto più facilmente il problema ora che non qualche

anno fa, dove si poteva intervenire solo con la posizionatura dei microfoni e lo switch di

inversione 180° sul banco.

ZioGiorgio: si discuteva di quanto sia importante il balance degli strumenti ancora prima

che i singoli suoni. Approfondiamo il discorso?

Red: Il “ balance” lo ritengo importante, per il semplice fatto che un brano musicale è

fatto principalmente di partiture, linee melodiche, solitamente anche nei generi musicali più

d’avanguardia.
In generale quando il “balance” è corretto l’ascoltatore ha una sostanziale impressione

piacevole, ovviamente se i suoni non sono proprio sgangherati… ma non è così quando, anche a

fronte di bei suoni presi singolarmente, il mix lascia a desiderare e i livelli non sono

corretti.

Quando si riesce ad ottenere presto un buon “balance”, si ha la possibilità di intervenire subito

per migliorare e affinare i singoli suoni.
Il percorso inverso, ovvero partire cercando di affinare al meglio i singoli suoni, non porta

sempre e necessariamente a buoni risultati generali.

ZioGiorgio: in genere, per quello che ho sentito dai tuoi lavori, sei uno a cui piace la

“pacca”. Credi che sia un modo di pensare tendenzialmente “anglosassone” o c’è posto anche in

Italia per dare la “manetta” senza necessariamente mettere per forza la voce in primo piano?

Red: E’ vero che è un modo di pensare anglossasone, ma sicuramente oggi, c’è spazio anche

in Italia per fare dei mix non con la voce troppo fuori.

Faccio una premessa, ho sempre ritenuto che ogni singolo strumento possa stare correttamente nel

mix indipendentemente dal “volume”, ovvero una voce o uno strumento “ bassi “ non necessariamente

non sono nella giusta evidenza all’interno di un brano musicale.
Diciamo che forse la fondamentale radice “melodica “ Italiana, ha fatto si che per anni le case

discografiche non accettassero mix, se non con la voce in assoluta evidenza.

Ricordo quando i discografici vennero ad ascoltare il master fresco-fresco di Terremoto
(…Litfiba ’93..) alla IRA soundlab di Firenze, rimasero sconcertati dal fatto che la voce era, a

loro modo di sentire, bassissima e si capiva chiaramente che era stata registrata con un

normalissimo SM 58, pure effettato con un pedale da chitarra (Mutron), ma quel disco così venne

stampato ed ebbe grandissimo successo.

Per quanto riguarda la “pacca”, chi sta al FOH dovrebbe sempre chiedersi se il pubblico gradisce

ciò che esce dall’impianto e a che volume.

Nell’ultima edizione del festival “Gods of Metal “, un gruppo di fans dei Symphony-X , si è

pesantemente lamentato col loro fonico insultandolo e accusandolo di avere “massacrato”

(..traduzione letterale dall’inglese….) il loro gruppo preferito perchè il volume era troppo

alto, il fonico invece era contentissimo per essere riuscito ad avere 118 db in regia per tutta

l’esibizione…mah…trattandosi di Metal , fa pensare.

ZioGiorgio: ti faccio la domanda diretta perché in molti me l’hanno chiesto e io,

ovviamente, non so dare risposta. Vuoi dire quella che è al tua versione in merito al famoso

concerto di Campovolo di Luciano Ligabue?
Agli atti rimane che tu facevi egregiamente il fonico FOH per questo artista (ho visto e sentito

una data con Red in regia N.d.R.) e adesso non lo sei più. Capro espiatorio o cosa?

Red: Per quanto riguarda l’evento in questione, non esistono versioni, ma una esauriente e

completa documentazione presente all’indirizzo www.campovolo.net, sito di mia proprietà, che ho necessariamente dovuto aprire dopo aver letto le dichiarazioni sulla stampa dei giorni successivi.

Dalla documentazione inerente al progetto audio approvato, dalle relazioni post evento del

progettista (Jim Cousin – Martin-Audio™), dalle foto riprese via aerea, dai tabulati integrali

dell’ “ARPA” che certificano le pressioni sonore, ognuno, anche il profano, puo’ rendersi conto

di quali problemi realmente ci siano stati e che hanno reso una parte dei fans insoddisfatti.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, per serietà professionale , non ho

semplicemente voluto avvallare accuse precostituite e insinuazioni varie ai danni della azienda

fornitrice del sistema audio e dello staff tecnico.

ZioGiorgio: la seconda domanda “bollente”: all’ heineken jamming festival a Mestre, dopo

la tempesta, siamo andati tutti a casa. Festival finito. Senza entrare in merito di chi siano le

eventuali responsabilità, sempre che un responsabile diverso dalla tempesta esista, secondo te si

sarebbe potuto continuare? Si vociferava di un nuovo main stage…

Red: Penso che sia stato giusto fermarsi, in considerazione dell’accaduto, dei danni alle

cose e soprattutto alle persone.
In realtà non e’scritto da nessuna parte che lo show deve continuare, sono le persone, nel

contingente, che prendono delle decisioni.
Bisogna dare atto a chi ha prodotto l’HJF che ha avuto coraggio, nell’emergenza, di prendere la

decisione giusta e fermarsi.

ZioGiorgio: torniamo ad Italia Waves. E’ arrivata in regia FOH la produzione dei Kaiser

Chief presentandosi con sé uno Yamaha DM1000 e con questo “pratica archiviata”. Un po’ sul serio,

un po’ scherzando si ipotizzava che il futuro sarà questo. Credi veramente possibile uno scenario

del genere nei festival dei prossimi anni in cui basterà fornire solo il “Left e il Right” del

P.A.?

Red: Ogni produzione ha un costo, portare in tour un Midas XL4 o un PM1D costa molto di

più che portare in tour un DM1000, e questo si sente inevitabilmente nella qualita’ del suono che

viene riprodotto nel PA.
Ogni produzione sceglie in base alla logica dei costi, rapportata alla qualità che ritiene di

dare ai propri fans.
I Metallica usano un MidasXL4, i Kaiser Chief un DM 1000.
A Italia Wave il banco residente era un Cadac R-Type, un canale del Cadac R-Type costa quasi come

tutto un DM1000, e si sente.
Attualmente non solo gli “Headliner “ usano proprie consoles, ti ricorderai che all’HJF davanti

ai Midas XL4 residenti, c’erano ben tre Digidesign Venue.
Il fatto che attualmente siano prodotte consoles digitali di dimensioni contenute e prezzo

accessibile, fa si che sempre piu’ produzioni scelgano di essere autosufficienti per le regie.
Capita però sempre più spesso che il festival offra soluzioni qualitative migliori per quanto

riguarda consoles e outboards.

ZioGiorgio: mi sento di affermare che il digitale, almeno in situazioni in cui si

esibiscano più band nello stesso giorno, rappresenti un po’ il futuro del live mix. Per il ruolo

che ricopri spesso nei festival vedi passare molti fonici di diverse estrazioni e culture. A che

punto siamo? Mi spiego meglio, che reazioni noti nei confronti del digitale? E’ cosa ormai

normale o percepisci ancora una certa insicurezza e diffidenza?

Red: Sicuramente il digitale è già lo scenario di qualche festival, ma per ora parliamo

solo dei festival dove, come nel 1°Maggio a Piazza S.Giovanni a Roma, per esigenze televisive, si

fanno 3 giorni di soundcheck.
Al momento vedo ancora un po’ di disagio in chi viene in una regia e scopre che a minuti deve

fare il mix del proprio gruppo con una console digitale.
Per quanto i banchi digitali siano sempre più conosciuti, non tutti gli operatori li gradiscono.
Per esempio, nel contratto di Bob Geldof ad Italia Wave, era inclusa la clausola che non dovevano

esserci banchi digitali, ne’ in sala ne’ in palco.

ZioGiorgio: sui protocolli di trasporto di segnale digitale invece che idea di sei fatto?

Dovremo “scarrozzarci” ancora per tanto i pesanti multicore o ce la caveremo con un paio di cavi

in fibra (o Cat5)…?

Red: Sicuramente quello sarà il futuro, ma al momento le aziende del settore, in genere e

non solo in Italia, hanno ancora tanta tecnologia analogica che, almeno nei festivals, vedremo

ancora per un po’ dei multicord classici.

ZioGiorgio: le produzioni nel nostro Paese, salvo rarissimi casi, non vivono proprio in un

momento di ricchezza sfrenata. Quali credi siano i principali motivi del “momento difficile” che

vive il mondo dell‘ intrattenimento professionale, soprattutto in ambito Rock and Roll?

Red: Purtroppo i dati del mercato discografico, per quanto riguarda le vendite, sono sotto

gli occhi di tutti.
Ci sono meno risorse da investire rispetto a qualche anno fa e a farne le spese è principalmente

il settore live.
Bisogna anche considerare che mentre in passato per vedere un artista dovevi andare per forza ad

un suo concerto, ora basta sintonizzare la TV sulle innumerevoli rassegne itineranti che vengono

proposte da quasi tutte le reti.
L’evento normale, la normale esibizione live di un artista di media fama, per una grossa parte

del pubblico, sembra non giustificare piu’ l’acquisto di un biglietto.

ZioGiorgio: una domanda che ho fatto di recente anche a Toni Soddu che, con te e pochi

altri, potete essere considerati i “grandi vecchi” del nostro mestiere (vecchio = esperienza).

Come mai non c’è mai stato verso di organizzare un bel sindacato?

Red: In effetti gli interessi del singolo hanno sempre prevalso su quelli della categoria.

In questo settore oltretutto, è presente anche un certo ricambio, ovvero molte persone che

iniziano, lo fanno per pochi anni e poi smettono o cambiano attività,, vuoi per le difficoltà

del mestiere o per la discontinuità della richiesta, e se non credi che questa sia una

professione vera, diventa difficile pensare ad una associazione di categoria.
In ogni caso non tutto è caos , già da parecchi anni persone con idee simili su questa

professione, se non proprio un sindacato, hanno creato gruppi di lavoro, cooperative, con regole

che valgono per tutti i collaboratori interni e per le produzioni e questo lo ritengo un buon

punto di partenza.

ZioGiorgio: come sei arrivato a questo mestiere? Hai avuto un percorso di specializzazione

in un settore particolare negli anni?

Red: A questo mestiere, come tanti, sono arrivato dalla musica.
A fine anni settanta con alcuni della band decidemmo di comprare un piccolo impianto, da

utilizzare per noi stessi, successivamente cominciammo a noleggiarlo e, a poco a poco,

cominciammo ad acquistare altro materiale, fondando una società di noleggio audio-luci e uno

studio di registrazione che ho chiuso nel 1990, dedicandomi successivamente solo alla mia

attività di free-lance.
A parte gli studi universitari in ingegneria elettronica negli anni ottanta, tra l’altro

interrotti quasi in dirittura d’arrivo proprio a causa degli impegni di lavoro col mio “service”, non ho mai seguito nel corso degli anni settori o particolari specializzazioni in questa

attività, diciamo che principalmente mi sono sempre trovato a mio agio dietro ad una consolle.

info: www.rwsound.com

info: www.campovolo.net

Aldo “hucchio” Chiappini
ZioGiorgio.it staff

Vai alla barra degli strumenti