Giovanni Pinna

Avevamo già avuto modo di incontrare Giovanni Pinna in altre occasioni, a Roma per la settimana delle sfilate di moda, a Mestre per l’ Heineken Jamming Festival (che sappiamo tutti com’è finito…) ma per un motivo o per l’altro non eravamo mai riusciti a fare un’ intervista vera e approfondita.
Giovanni è sempre molto disponibile a fare due chiacchiere, ma spesso gli obblighi di lavoro ci constringevano a rimandare l’intervista completa.
Il concerto di Vasco a Milano è stata l’occasione buona e, in un clima assolutamente rilassato e sereno, abbiamo intervistato Giovanni.
Pur essendo uno dei light designer più apprezzati e ricercati del settore Giovanni mantiene una spontanietà e uno spirito “Rock and Roll” veramente ammirabili.

ZioGiorgio: Giovanni qual’è l’iter progettistico e organizzativo per arrivare a uno show luci come questo?

Giovanni Pinna: allora, all’incirca la cosa funziona così, andiamo per gradi…
C’è Giò Forma di Milano Concerti che si occupa del design del palco e, in base alla sua idea, fa delle proposte, proposte che vengono direttamente passate alla Area di Bologna che poi è l’ufficio produzione dell’artista stesso.
In Area avviene il confronto tra tutte le figure implicate nell’evento, quindi si ascolta il parere della produzione, le esigenze dell’ audio e le esigenze illuminotecniche.
In quest’ottica quindi si valuta anche se io ho delle bisogne particolari e attraverso un dialogo sereno tra le persone coinvolte si arriva alla soluzione migliore per lo show.


Giovanni Pinna in una posa decisamente Rock and Roll!

Devo aggiungere che ormai siamo un team di lavoro consolidato e difficilmente si creano problemi insormontabili.
Inoltre c’è una stima reale da parte del management e dell’artista stesso sia nei miei confronti sia nei confronti degli altri tecnici che si occupano di audio.
Ecco, in questo senso lavorare con questo tipo di approccio, cioè direttamente con l’artista, è molto diverso che lavorare con le produzioni, in questo caso c’è molta più disponibilità e libertà e il risultato che si ottiene e assolutamente migliore…

ZioGiorgio: approfondiamo il discorso produzioni?

Giovanni Pinna: Mah, semplicemente dal mio punto di vista lavorare con le produzioni è diventato impossibile, loro vorrebbero operare le scelte, imporre i materiali e tutto in relazione ai budget sempre più ristretti e risicati.
Fortunatamente ho la possibilità di fare lavori confrontandomi direttamente con gli artisti i quali sono semplicemente interessati a fare spettacoli di qualità e senza fare troppi conti.
E’ pur vero che lavorare per Vasco è un’ ulteriore motivo di soddisfazione dato che di allestimenti con questi numeri e con queste disponibilità in Italia ne sono rimasti veramente pochi, sarei portato a dire nessuno…

ZioGiorgio: come scegli i materiali a livello di tipologia e di marchi?

Giovanni Pinna: a livello di marchi posso dirti con assoluta trasparenza che in tutta la mia carriera non ho mai privilegiato un marchio a discapito di un altro, semplicemente scelgo quello che al momento più mi piace.
Essendo nel “giro” da anni e anche a un certo livello, ho buoni rapporti con moltissimi costruttori e, come loro sanno bene, sono io il primo a dire se un prodotto mi piace o non mi piace. E’ successo negli anni che mi proponessero anche materiale gratis e io ho rifiutato.
Magari poi qualche anno dopo ho scelto io qualche nuovo prodotto di quella stessa ditta che usciva con qualche novità interessante…
Parlando di materiali e “tecnologie” sono portato a scegliere prodotti di semplice utilizzo: non sono amante dei troppi parametri e cerco di evitare di perdere molto tempo nella programmazione.
Tanto per farti un esempio i MAC della Martin che sto usando sono tutti in Basic mode, quando invece potrei usarli in extended.
Non ho fisse in fatto di tipologie ma non ti nascondo nemmeno che ho un legame particolare con alcuni prodotti che amo particolarmente. Tanto per fare un esempio uso sempre, quando posso, i Vari*Lite VL5 che, pur essendo un motorizzato degli anni ’80, è sempre un gran bel faro, li uso anche in questa tournèe.
Ecco, magari un VL5 rispetto a un moderno Wash fa molta meno luce, ma ha un suo fascino e una sua incandescenza particolari.


Un particolare dell’installazione con i Vari*LiteVL5.

ZioGiorgio: come usi i VL5 in questo caso?

Giovanni Pinna: principalmente ne uso 12 per la band e altri 24 come “special” che compaiono praticamente alla fine.
Ecco, mi rifaccio a quello che ti dicevo prima, questa è una produzione in cui puoi permetterti di parcheggiare per quasi 2 ore 24 Vari*Lite VL5 per poi usarli solo per alcuni istanti!

ZioGiorgio: torniamo ai materiali e a come operi le scelte.

Giovanni Pinna: non mi arrogo mai il diritto di chiedere o indicare cosa voglio, gli acquisti sono scelte anche importanti che fa il rent che fornisce il materiale, non io.
Molto semplicemente avviene, con grande spirito di collaborazione, che mi indichino una serie di fari a disposizione o ai quali sono interessati per un eventuale acquisto e io “dico la mia” in relazione al materiale che mi propongono. Non indico prodotti non compresi tra quelli che il rent ha preventivamente pensato di scegliere. In ogni caso si parla sempre di prodotti di qualità, questa è la base…
In questa tournèe, per esempio, sono arrivati 100 Martin MAC 700 e io ne sono stato ovviamente ben felice, anzi, li ho usati tutti! Per la precisione 98, 2 sono come spare.

Certo poi ci sono casi in cui la scelta si restringe e in quest’ultimo caso la richiesta è precisa. Per la facciata e per curare tutto il ferro ho scelto degli Infinity, per il “dietro” invece ho 80 motorizzati Coemar montati dentro il layher. In quest’ ultimo caso il rent aveva i Coemar e per quello che dovevo fare andavano benissimo.
Mi verrebbe da dire che “se sai sciare o sai giocare a tennis, scii con qualsiasi paia di sci e giochi a tennis con qualsiasi racchetta da tennis…”.
Certo nel caso degli Infinity, quello è e quello ci voleva… Oggettivamente svolgono molto bene il loro compito peraltro non facilissimo.

ZioGiorgio: come mai non proprio facilissimo?

Giovanni Pinna: beh, ci voleva una bella “botta” di luce che non molti fari sono in grado di fornire.
Gli Infinity si sono rivelati all’altezza.

ZioGiorgio: azzardo una considerazione, mi sembra che ci sia un gioco di profondità e di livelli che richiama un po’ il teatrale.

Giovanni Pinna: sì, potrebbe essere una chiave di lettura.
Di certo c’è stata una precisa volontà nel valorizzare le strutture in metallo, moltissime e belle, e nel creare diversi livelli di illuminazione, dal fondale, al palco al frontale. Ho subito pensato che sarebbe stato uno spreco non valorizzare la struttura del palco.
In effetti lo spettacolo, grazie anche alla scenografia molto “lavorata” ha una certa tridimensionalità e spazialità.


Alcuni punti particolari dell’installazione.

ZioGiorgio: poi ci sono i dieci splendidi mega schermi formati dai Barco.

Giovanni Pinna: questo è stato un investimento pazzesco, direi il punto forte del tour.
Abbiamo 1000 barre di Barco MiSTRIP che gestiamo direttamente noi dalla regia luci con 3 media server Catalyst su una grandMA.

Abbiamo fatto una pre produzione video di 15 giorni e tutta di tasca nostra (inteso come produzione di Vasco N.d.R.). Abbiamo scaricato contributi da Internet, creati di nuovi e soprattutto abbiamo fatto tutto il montaggio video partendo da zero.
Considera che Catalyst spesso in Italia significa accendere e usare le librerie interne così come sono e questo perché al solito, non c’è tempo…

Senza modestia devo dire che un progetto così è quasi unico nel suo genere e di sicuro nel nostro paese rappresenta un bel passo avanti in fatto di programmazione e ricerca su questa piattaforma.


Una delle quattro GrandMA in dotazione.

ZioGiorgio: tra l’altro vedevo che non li usate solo come “video”. Notavo che spesso sono accesi anche per far, guarda un po’ il caso, luce…

Giovanni Pinna: certo, io per primo non li considero schermi video ma sono barre di LED con proprietà video e in questo senso li ho usati proprio per creare penombre, giochi di profondità e anche come vera e propria sorgente luminosa.

ZioGiorgio: passiamo alla regia luci.

Giovanni Pinna: da ormai tre anni sono passato con grande soddisfazione alla sponda grandMA e in questo caso ne utilizziamo ben 4.
Rimane la mia idea, della quale sono convinto da anni, che meno dividi meglio è, nel senso che più controlli stanno sullo stesso banco di mixaggio luci e migliore è la gestione e la resa dello show luminoso.
Quindi anche in questo caso tutto quello che è luce, motorizzati, incandescenza ed effetti, è tutto sotto una sola console.
Ovviamente uso tutto in full-back-up, quindi nella realtà le consoles sono 2, come due sono quelle dedicate a tutto ciò che è video, ma quelle sulle quali si opera sono comunque solo 2: una, che programmo personalmente io, è per le luci e una che è sotto la “manetta” di jo Campana che da sempre lavora come me per Vasco.

ZioGiorgio: scusa se ti interrompo Giovanni, che ruolo ha di preciso Jo quindi?

Giovanni Pinna: in questo caso come ti dicevo si occupa del video e dei Barco. In generale Jo ha sempre curato gli “special” del tour di Vasco: 3 anni fa erano gli Space Cannon, due anni fa erano i LED e così via. Anche con Jo ormai l’affiatamento e la collaborazione sono cosa assodata ed è una di quelle persone a cui non serve dire nulla, sei in buone mani…


Jo Campana sulla sinistra e il cabinista Daniele Giuliano a destra.

ZioGiorgio: quindi hai programmato tutto da solo?

Giovanni Pinna: sì assolutamente, il tutto alla presenza di Marco De Nardi che mi ha dato una mano nella programmazione tecnica della console. Marco è il numero uno in fatto di programmazione MAlighting ed è un collaboratore a cui non posso rinunciare. Purtroppo quest’anno ho potuto sfruttarlo poco perché si è dedicato con maggior attenzione alla programmazione del Catalyst ma la sua presenza era indispensabile.
Abbiamo chiesto alla produzione di prendere una persona che si occupasse solo della programmazione e siamo stati ascoltati, questo è lavorare.

Tieni conto che la programmazione completa di uno show così richiede veramente tanto tempo e noi alla fine in questo senso siamo già stati fortunati contando sui tempistiche e scadenze che altre produzioni si sognano.
Spesso penso che il mio sogno sarebbe fare tutto uno show del genere su una sola console; la cosa di per sé è fattibile ma ci vorrebbe più di un mese per realizzare un progetto del genere…

ZioGiorgio: per chiudere. In questa occasione hai una quantità di materiale straordinaria, ma ti abbiamo visto fare cose molto belle anche con poca roba. Cosa diresti ai light designer che devono ingegnarsi con “quello che c’è”?


Giovanni col nostro collaboratore e light designer Davide “Pruno” Gabbani.

Giovanni Pinna: ti sembrerà strano ma le cose migliori penso di averle fatte con poca roba.
La palestra migliore è andare in giro con una piccola tournèe con 12 motorizzati 4 barre di PAR, due strobo e ogni giorno allestire in maniera diversa e inventare soluzioni diverse.
Al solito bisogna trovare una tournèe che ti metta in condizione di lavorare al meglio, anche se con poco materiale, ma almeno in condizioni di serenità e professionalità…

info: www.giovannipinna.com

Aldo “hucchio” Chiappini and Davide “Pruno” Gabbani
ZioGiorgio.it staff

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