Plasa 2010: first peek

Mercato e tendenze: velocità diverse…

La fiera del Plasa di Londra 2010 ha appena chiuso i cancelli.
Un’edizione che ricalca una formula vincente (e quindi che non si cambia) e sempre più nel segno della tradizione, con la tendenza a trasformare quella che fino a qualche anno fa era una fiera internazionale a tutti gli effetti in una fiera legata fortemente al mercato inglese.
Come ogni anno siamo partiti col necessario spiegamento di forze e mezzi e curiosi come non mai di ascoltare voci e pensieri dei players del settore, nella speranza di avere una qualche risposta illuminante in merito alla situazione del mercato attuale.

Quello che possiamo riportare, tra tante riflessioni talvolta molto discordanti, è che sembra che in Europa la situazione sia ancora piuttosto indefinita complice anche una ripresa di mercato eterogenea e a velocità di crescita diverse: in Germania, per esempio, i meccanismi commerciali del settore sembrano tornati a girare, in Inghilterra qualche cosa si muove, mentre è acqua stagnante nel resto d’Europa, con l’Italia tra i ritardatari…
I segnali incoraggianti vengono dall’Oriente, Cina in testa, dove un mercato fino a qualche anno fa completamente privo di regole e in piena esuberante esplosione, sembra aver trovato adesso una serie di punti fermi dai quali partire per costruire un commercio quantomeno costante ed organizzato.
Chi va forte sono quei marchi che propongono prodotti originali, esteticamente belli e di qualità senza compromessi, guarda caso tutti prodotti difficilmente copiabili.
Ecco che brillano (nel vero senso della parola) una serie di aziende tutte italiane che, con grande tenacia, non hanno ceduto al fascino delle sirene per consolidare la loro posizione forte, chiara e definita sul mercato mondiale, in contrapposizione ad altre che hanno sfornato un numero impressionante di prodotti senza mantenere apparentemente una linea altrettanto coerente.
Aziende che hanno investito in sviluppo e ricerca, ma che hanno anche speso molte forze ed energie in comunicazione e pubblicità, con l’obbiettivo di mantenere alto il nome del marchio e del prodotto.
Non a caso solo quest’anno l’Italia ha ottenuto ben quattro premi del concorso "inglese" dell’Innovation Award con Clay Paky, Outline e Coemar che vanno ad aggiungersi a quelli dello scorso anno di DTS e alle innumerevoli Nominations. Tra le altre cose ci si conceda di rimarcare orgogliosamente che sono tutte aziende da sempre e fortemente presenti su ZioGiorgio network…
Come rovescio della medaglia a questi successi abbiamo un mercato nazionale fermo, sovraffollato e stanco. Negli anni tutti si sono messi a produrre tutto e molti hanno comperato fuori dalle reali possibilità di assorbimento del mercato stesso tanto che, a detta di molti, la velocità di crociera del settore sarebbe poco più alta di quella attuale, e non certamente quella "straordinaria" di una decina di anni fa.

A caccia di novità: una scommessa per gente tenace!

I protagonisti in una fiera come sempre sono i prodotti e, in attesa dei nostri due articoli dedicati alle news audio e luce, ci concediamo qualche riflessione sulle novità reali o presunte.

Le cose più interessanti vengono dal settore dell’installazione dove la tendenza, anche in questo caso lanciata da aziende italiane come per esempio K-Array, è di fare sistemi piccolissimi, discreti e nello stesso tempo efficienti e a prova di "elettricista" (non me ne vogliano gli amici elettricisti ma ci siamo capiti…).

Nei sistemi di grosso formato torna prepotentemente alla ribalta Martin Audio con suo MLA vincitore della categoria gold (leggi "assoluto" ndr) dell’Award 2010. Purtroppo, e non capiamo neppure bene perché, gli stessi uomini di Martin London svelano col contagocce le qualità e le potenzialità del loro impianto: aspettiamo con trepidazione…
Decisamente interessante il nuovo monitor 45° N-12 di Nexo che sfrutta il concetto di point source e si avvale del controllo della direzionalità del suono: novità assoluta per un monitor da palco di queste dimensioni. In generale, pur non avendo ascoltato il monitor (brutta abitudine che le aziende dovrebbero perdere…), le qualità costruttive generali sono sembrate di alto livello.


Menzione dovuta anche per un prodotto di Outline che noi di ZioGiorgio non scopriamo certo ora, il Mini-Compass iMode che racchiude al suo interno un pò tutta la tecnologia che il reparto R&D dell’azienda di Flero ha partorito negli ultimi anni: un line-array attivo piccolo, flessibile, con angoli di dispersione controllabili a livello elettronico, con un vero e proprio computer embedded al suo interno e protocollo iMode. Qualità audio di alto livello. Insomma, chi l’ha dura, la vince…


Sul fronte digital mixing qualche novità degna di nota.
Il forte ritardo di Yamaha che ancora rimanda il lancio della nuova console è un’occasione persa per tutti perché, come è da sempre, quando il colosso giapponese leader indiscusso fino a qualche anno fa nel settore digital mixing propone qualche cosa ridefinisce spesso gli standard.
Per fortuna aggiunge altri modelli alla già ricca dotazione di schede mini-YGDAI che ad oggi permetteno al mondo Yamaha di essere connesso a qualsiasi altro formato e produttore.
 Chi ha ridefinito gli standard nei mixer digitali negli ultimi anni è DiGiCo che sta saggiamente sfruttando il "filone buono" grazie alla linea SD.
Proposte interessanti sia da Midas sia da Allen & Heath che abbassano un pò il tiro e cercano di occupare prepotentemente l’unica fettina di mercato che forse era rimasta nel settore inventando il banco "ibrido": un analogico interfacciabile con un mixer che funge da A/D e D/A che, nel caso di A&H funge anche da controller motorizzato. La nuova serie Venice F e GS-R24, rispettivamente di Midas e A&H, sono mixer analogici con interfaccia firewire 32 In + 32 Out sui canali e bus di uscita. I prezzi rimangono del tutto simili alle stesse linee precedenti senza tale opzione.

Una bella operazione di "semplificazione" da parte di Soundcraft con Si1 Compact, un banco entry level, con un prezzo entry level e una superficie di controllo…entry level: tasto select su ogni canale e un chiarissimo "esploso" del channel strip davanti agli occhi. Piccolo schermo per visualizzare le informazioni basilari quali effetti, routing e qualche altro parametro…e via!

Ultima moda del momento i software di controllo tramite iPad (giusto perché Apple ha bisogno di un aiuto nelle vendite…) sui quali non vorremmo aggiungere molto altro in quanto l’argomento meriterebbe da solo un articolo a parte. Quello di Yamaha può mettere in campo un solo iPad per il controllo di alcune funzioni, mentre quello di Allen & Heath, anche se al momento è soltanto una voce di corridoio, pare che potrà connetterne diversi, dando la possibilità di fare una superficie di controllo modulare e virtuale. Ne riparleremo…

Sul versante luce, invece, ci è sembrato che ci sia la tendenza a creare un "campionato monomarca". Nel senso che i produttori di bulbi Led sono fondamentalmente due soli in tutto il mondo.
Anche i produttori di lampade "classiche" sono fondamentalmente due anche se Philips ultimamente sta prendendo sempre più campo nei confronti dei concorrenti.
 In particolare, il gruppo Philips, con ulteriori acquisizioni di brand strategici, ha concentrato nelle proprie mani una grandissima quantità di brevetti.
Ma se, come detto prima, la differenza la fanno anche originalità, idee, immagine mediatica e coerenza, ecco che aziende anche molto più piccole (quelle sopraccitate vincitrici dei premi alle quali se ne possono aggiungere senza dubbio altre ndr) tengono botta in maniera tutt’altro che timida con prodotti di alta qualità e che seguono con determinazione un cammino iniziato anni fa.
In ogni caso la battaglia a suon di lumen continua, tanto che a breve sarà saggio portarsi un paio di occhiali da sole ai concerti rock. Dove andremo a finire? Fari beam dai fasci sempre più "taglienti" e schermi a Led definiti e luminosissimi. Tutta questa luce serve? E se, magari semplicisticamente, si abbassasse un pò tutti il dimmer? Ai posteri l’ardua sentenza.


Nel campo delle console luci, osserviamo la tendenza a realizzare le cosiddette “Wings”: non un cartone animato, ma dei controller midi da collegare ad un software (sempre più freeware) che si installano su un PC/MAC e sostituisce in toto il Core della centralina luci. Sia le aziende più rampanti che quelle storiche si stanno rivolgendo a queste soluzioni per garantire una qualità elevata e ridurre i costi. Finiremo tutti a “giocare” su questi benedetti iPad un giorno?
Ma per fortuna pare che ai light designer più saggi piaccia ancora operare live con hardware dedicato. Sarebbe bello che le aziende recepissero il messaggio che il lavoro live e il lavoro di programmazione sono due cose diverse e che necessitano differenti approcci e controlli…

Nel campo dei mobile head molto interessanti alcuni prodotti come il nuovo piccolo Sharpy di Clay Paky (che presentava anche il beam 700 Profile a completamento della gamma) o il MAC101 di Martin Professional. Il primo un proiettore a testa mobile alto 50 cm per dieci kg di peso e una lampada da 170 Watt con un fascio beam impressionante come ormai ci ha abituato l’azienda bergamasca; ma ancora più impressionante per la velocità e la precisione nel movimento. Il secondo un faretto a Led anch’esso tutto pepe piccolo e velocissimo, oltre che luminoso. Prodotti semplici e funzionali accessibili ai più e che permettono anche alla produzione "dimensionata" di poter usufruire del meglio della tecnologia al momento disponibile: pollice alzato!
Un prodotto originale è anche il Reflection di Coemar che strizza l’occhio a tutti i LD teatrali e che si avvale di un principio fondamentale dell’illuminotecnica: la sorgente luminosa a Led è rivolta verso una parabola irradiante che è poi responsabile della reale luce emessa. Questo semplice espediente promette di annullare tutti i "problemi" tipici della luce Led come gli RGB dots o le ombre multicolore ai lati del fascio, a testimonianza che a volte intuizione e un solido trascorso nel settore sopperiscono ai budget delle multinazionali.
Semplice e finemente architettato anche il MidiLed di Spotlight adesso nella sua veste definitiva. Lo shape e le volumetrie dello chassis del faro sono progettate in modo da non ricorrere a sistemi di raffreddamento artificiali (liquidi o ventole esasperate) che aumentano costi, dimensioni, affidabilità. Certo detta così sembra facile!
Abbiamo visto per la prima volta in funzione anche Aledin di Robert Juliat che proiettava in maniera molto convincente un gobos con una rana che appariva con una tridimensionalità eccezzionale. Va detto però che la proiezione era a tre metri scarsi…

Passando agli schermi a Led a noi hanno colpito per qualità due modelli. Il primo proposto da Pixled chiamato F-6 Led screen dalla definizione e dalla luminosità veramente sorprendenti, il tutto proposto in moduli da 50 x 50 cm, uno spessore di 6.3 cm ed un peso di 8.5kg (equivalente a 34kg per metro quadrato). Il secondo lo schermo Mirage di Clay Paky che ha il pregio di offrire una qualità molto alta e una trasparenza del 50% in relazione a pesi e agilità simili a schermi molto meno "densi" e definiti.


Potevamo farne a meno: ma per fortuna c”è…

In fiera anche altri prodotti hanno attirato l’attenzione degli addetti ai lavori inglesi e, sinceramente, non ne abbiamo capito il perché. La nuova azienda Flare Audio proponeva questo sistema chiamato Stealth Array che promette "la purezza sonora di un point source con la facilità di montaggio di un line array".
La dichiarazione non ci suona nuova, e negli anni l’abbiamo sentita più volte.
Il modulo per le medie e alte frequenze ha delle dimensioni e dei pesi importanti e sembra semplicemente essere un blocco fuso di altrettante casse che altri produttori tengono separate.
Ovvio che in questo modo il rigging e l’accoppiamento acustico e meccanico diventano infinitamente più semplice: ma allora perché nessuno inventa una cassa unica larga 3 metri e alta otto!? Per dover di cronaca va detto che la prova di ascolto nella demo room ha comunque svelato un sistema ben suonante.
Ma è sul versante luce che se ne vedono veramente di tutti i colori. A tratti abbiamo avuto l’impressione che sembra quasi più importante trovare la frase ad effetto che accompagna il lancio che la creazione di un prodotto veramente in linea con le richieste dei light designer.
Sensacell di Architeinment Light per esempio è una superficie sensibile a led che si illumina producendo colori differenti quando vengono toccati i sensori posti sulla superficie stessa. A noi è venuto in mente il video di Billy Jean del compianto Micheal Jackson: ma qualcuno ha ancora voglia di spender soldi per un prodotto del genere? Magari siamo noi a sbagliare tutto, cari lettori, sia chiaro, pensateci bene…

Presto i due articoli con la ormai proverbiale carrellata di news…

ZioGiorgio Redazione Italiana
 
 

 

 

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