Accademia della Luce: petizione per i LD

Tema quanto mai attuale e controverso di un mestiere, che all’estero ha già trovato riconoscimento, se non istituzionale, almeno a livello culturale. Il Lighting Designer è una figura professionale nuova, nata per colmare un’esigenza sempre più sentita, dovuta all’evoluzione culturale a cui stiamo assistendo. La luce è diventata una materia più complessa, che se storicamente veniva colta dal punto di vista funzionale, essenzialmente come “luce per vedere”, ora sta acquisendo nuovi significati, in termini di comfort e capacità percettiva, con la tendenza in atto a diventare qualcosa di ancora più importante, perché capace di influenzare a livello biologico il benessere fisico e psicologico, che è legato agli ambienti in cui viviamo.

L’Accademia della Luce sta portando avanti un progetto per il riconoscimento della figura professionale del Lighting Designer a livello istituzionale. L’intenzione è il lancio di una petizione popolare da presentare al Ministro dei Beni Culturali e al Ministro del Lavoro.
L’associazione darà pieno appoggio allo sviluppo di questa iniziativa, sperando anche in un coinvolgimento di tutti gli operatori del settore e non.

“Lighting Designer, identità di una professione” :
Numerose realtà legate al mondo del Design della Luce vogliono confrontarsi in sede pubblica, per discutere sulla professione del Lighting Designer, la sua definizione e il suo riconoscimento istituzionale. Non ci sono dubbi che il riconoscimento istituzionale della professione del Lighting Designer sia indispensabile per garantire professionalità, qualità e sicurezza, in un sistema italiano per cui è difficilissimo proporsi come professionisti della luce indipendenti, a causa di mancanza di cultura della luce e di pressioni di aziende, che antepongono il business alla qualità progettuale. Non esiste l’obbligatorietà di un progetto illuminotecnico nemmeno nei casi in cui un’errata illuminazione possa risultare dannosa ed è inaccettabile, ad esempio, che in un museo si possa trovare un dipinto di Leonardo esposto a 650 lux (da misurazioni effettuate) soprattutto in un paese come l’Italia che detiene tra il 60 e il 70% dei beni culturali mondiali (stime dell’UNESCO). Il progettista della luce non viene quasi mai interessato nelle fasi di progettazione, ma nella migliore delle ipotesi viene chiamato a intervenire a posteriori, costretto praticamente a “rimediare” ad una situazione di fatto. Questa nuova professione è ancora alla ricerca di una definizione, di identità e regole per cui la professionalità possa essere garantita, mettendo ordine alla situazione nazionale di categoria che oggi si presenta confusa, disomogenea e dalle molte ramificazioni. Gli ambiti di applicazione sono infatti numerosi e apparentemente molto diversi tra loro, andando dall’illuminazione dei beni culturali, a quella architetturale di interni ed esterni (quindi anche territoriale ed urbanistica), a quella dello spettacolo (teatro, live show, moda, televisione, cinema) e dell’intrattenimento (nelle sue svariate applicazioni). Ciascun ambito di competenza richiede diverse abilità professionali e di conseguenza percorsi formativi differenziati, ma presenta simili problematiche, come per esempio la tutela della professione e il riconoscimento del diritto d’autore.

Esiste uno strumento, la petizione, che consente a chiunque, anche se non residente nel territorio comunale, di rivolgersi in forma collettiva agli organi dell’amministrazione (sindaco, presidente del consiglio comunale …) per sollecitarne l’intervento su questioni di interesse comune o per esporre esigenze di natura collettiva. La raccolta di adesioni può avvenire senza particolari formalità in calce ad un testo che raccoglie le richieste rivolte all’amministrazione.
Affinché possa essere presa in considerazione, una petizione deve chiaramente indicare i nomi dei promotori e i loro recapiti. Le loro sottoscrizioni, inoltre, devono essere autenticate ed accompagnate da una dichiarazione con cui gli stessi assumono la responsabilità dell’autenticità delle firme dei sottoscrittori. Le firme dei sostenitori devono essere accompagnate dalla indicazione chiara e completa delle generalità della persona (nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza) e del documento d’identità, onde consentire la verifica della loro capacità alla sottoscrizione in relazione ai requisiti soggettivi richiesti.

Le informazioni contenute in una petizione, naturalmente, non devono essere diffamatorie, futili o offensive. Le petizioni indirizzate al Sindaco e/o, al Presidente del Consiglio Comunale devono essere consegnate direttamente all’Ufficio Protocollo generale del Comune.
Ogni comune, attraverso il proprio statuto, stabilisce quante sottoscrizioni minime debbono essere raccolte per presentare una petizione ed entro quanti giorni (generalmente 60) il Sindaco o il Presidente del Consiglio Comunale, secondo le rispettive competenze, debbono pronunciarsi in merito. Per materie di notevole interesse generale o questioni di particolare gravità, il Sindaco può inserire la discussione sulla petizione nell’ordine del giorno del Consiglio Comunale. Se una petizione si riferisce a argomenti di carattere sovra comunale la stessa petizione sarà sottoposta anche ai Sindaci delle Amministrazioni Comunali interessate e/o dell’Amministrazione Provinciale.

Fino ad ora le istanze ulle numerose problematiche legate al settore spettacolo sono state portate avanti da ogni singola associazione, in maniera più o meno autonoma, senza risultati apprezzabili e d’altra parte perseverare nella difesa di logiche corporativistiche o personalistiche appare sempre più una posizione perdente. Citando il Guicciardini “la maggior parte delle persone si chiude in un individualismo poco lungimirante ed è pronta a criticare chi si impegna”, invece bisogna partecipare attivamente e portare ciascuno un contributo derivante dalla conoscenza profonda del proprio orientamento professionale, per arrivare ad esplicitare delle valide istanze. Il legislatore non necessariamente conosce a fondo le problematiche ed il rischio è che la normativa prodotta sia inadeguata o lacunosa, quando non addirittura dannosa alla professione, come è per esempio accaduto nel caso della recente regolamentazione dell’illuminazione urbana tesa a limitare l’inquinamento luminoso, che ha creato un ulteriore irrigidimento normativo, senza considerare le necessarie implicazioni progettuali tecniche e tecnologiche. Questi obiettivi si possono raggiungere solo con una positiva azione di “lobby”, che deve sapersi concretizzare per essere aggregata e aggregante.

Quest’esperimento è già stato fatto con successo da ANIMA, acronimo della Federazione delle “Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica varia ed Affine”, che riesce a difendere gli interessi di circa 200.000 addetti dell’industria meccanica in generale.
(Link) Alla legge sullo spettacolo che ci auguriamo tutti venga discussa presto dal Parlamento Italiano.

info: www.accademiadellaluce.it

Vai alla barra degli strumenti