PL+S 2013: riflessioni sulla nostra povertà…

Lo so, il titolo è un po’ forte, ma non è nostra intenzione essere pessimisti, al limite realisti. Quindi per una volta invito tutti i lettori a prenderci un pochino più sul serio e leggere il tutto con attenzione e senso critico.
Infatti in questo primo articolo non vi parlerò di prodotti, per quanto non ci siano comunque novità esaltanti dal mondo del professional entertainment, ma piuttosto cercherò di fare una piccola indagine – tutt’altro che completa ed esaustiva – sulla situazione del mercato italiano che merita ed obbliga una testata di riferimento come ZioGiorgio.it a spendere due parole in più.
Ho voluto chiedere a persone “informate sui fatti” un feedback in merito a prodotti, vendite, export, distribuzione al fine di soddisfare, per quanto possibile, le pressanti domande dei lettori che ci chiedono sempre più spesso cosa stia realmente succedendo nel settore. La classica domanda del tipo: “che aria tira?”.
La risposta più o meno univoca non è stata certo una sorpresa in quanto le testimonianze raccolte hanno confermato una situazione difficile di un mercato interno che soffre, a detta di molti, l’instabilità e l’inaffidabilità del Paese. Instabilità che si traduce ineluttabilmente nell’impossibilità di fare progetti a lungo termine impedendo a service, rent e produzioni il rinnovo del materiale accumulato in magazzino che, come se non bastasse, tende ad uscire sempre più spesso a prezzi non allineati al livello tecnologico ed al valore intrinseco dei prodotti proposti.

In questo scenario l’export rappresenta a maggior ragione la vera fonte vitale per le aziende a patto che queste stesse aziende – e per fotuna abbiamo delle eccellenze – negli anni abbiano saputo lavorare bene e costantemente su immagine, credibilità ma soprattutto idee ed innovazione.
Anche il ruolo della distribuzione sembra essere rimesso in discussione in quanto il distributore non deve essere un mero intermediario commerciale ma deve saper interpretare la richiesta del mercato, intercettare i pochi progetti e possibilmente portarli a termine inserendo i prodotti e le tecnologie giuste. A complicare ulteriormente le cose c’è quella particolare “filosofia del credito” che sembra essere prerogativa tutta italiana ma che dipende anche e soprattutto dal ruolo che le banche giocano nella partita.
Col mondo del rent italiano praticamente fermo – salvo rare eccezioni – le aziende hanno dovuto riprendere in considerazione settori apparentemente dimenticati o comunque concentrare gli sforzi su nicchie che in passato non sembravano essere così appetibili tanto da essere quasi snobbate. Parlo della riscoperta del mondo delle discoteche (Martin Professional ha introdotto un’intera nuova linea di luci dedicate al mondo della notte sul quale dichiara di credere molto ndr) o nel settore del “culturale” laddove mostre, installazioni e musei sembrano ancora facenti parte del DNA italiano. A propostito, si sappia che l’Italia occupa solo il 33° posto nella classifica per il turismo del WEF (World Economic Forum) mentre si posiziona al quinto posto al mondo nella classifica dei paesi con il più alto numero di turisti dietro a Francia, Usa, Cina e Spagna nella classifica UNWTO (World Tourism Barometer diffusi a Marzo 2012) ma, per contro, mantiene la leadership nella classifica dei 25 migliori paesi per il patrimonio artistico e culturale. Tradotto: dovremo vivere di solo turismo, con ovvie ripercussioni nel nostro settore…

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Infine, per chi ancora non lo aveva compreso, o non lo aveva ancora seriamente approcciato, è il mercato dell’installazione quello che rappresenta l’ancora di salvezza. Un mercato difficile e differente da quello genericamente definito del “professional entertainment” ma che sembra subire di meno le fluttuanti e vertiginose oscillazioni degli ultimi anni. Vi risparmio i noiosi e complicati grafici sull’andamento che potete reperire nel solito sito ISTAT o da altre fonti.
Nascono come i funghi le divisioni CA, Commercial Audio, che si occupano proprio di tutto quello che è installazione ed integrazione dei sistemi ma che in certi casi soffrono la scarsa conosceza dei meccanismi che regolano questo business.
In questo senso occorre trovare i giusti contatti ed i giusti interlocutori e cercare di far capire la reale differenza tra un prodotto qualsiasi da “banco” e un prodotto altamente tecnologico e ben più performante. Occorre banalmente saper parlare la lingua di architetti, elettricisti e design e verosimilmente è bene che anche i cosidetti guru dell’audio e i grandi creativi della luce non si “schifino” nel relazionarsi con questi nuovi collaboratori…
Un’ultima riflessione che, prima di congedarci, vorrei condividere con tutti voi cari lettori.

Scorrendo la lista di aziende italiane presenti al PL+S 2o13 notavo quante e di che spessore siano le realtà presenti provenieni da praticamente tutto il territorio italiano. Aziende ed imprenditori capaci, caparbi, determinati che, nonostante la zavorra vergognosa che la politica italiana ha attaccato a rimorchio all’imprenditoria della piccola e media impresa, sono riusciti stoicamente a lottare con i denti, a sopravvivere alla pressione fiscale ed ad una legislazione lacunosa, imprevedibile e spesso, onestamente, anche incomprensibile. Un pesante macigno posto sopra le spalle di tutti noi in nome della famosa e “necessaria” Austerity che, da quello che sento, ha sfiancato e demoralizzato aziende e persone più che rinvigorire e stabilizzare il mercato.
Chissà dove saremmo adesso se chi detiene il potere avesse avuto un minimo di riguardo e lungimiranza ed avesse, non dico assecondato, ma quantomeno non penalizzato così pesantemente il nostro prezioso patrimonio imprenditoriale.
Come diceva il detto: forza e coraggio! Che dopo aprile viene maggio…

Aldo “hucchio” Chiappini
Editor-in-Chief

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